Marketing and Media

9 February 2010 76 views No Comment di alberto dottavi SHORT URL

Una Scomoda Verità sulle PR. Così si intitola il video della Campagna di sensibilizzazione sull’irrilevanza dei comunicati stampa, promossa da un gruppo di agenzie inglesi. Non sarebbe male se si facesse anche se in Italia. Io, nel frattempo, continuo a tenere affilati i miei filtri anti-spam.

Qui sotto il video.

An Inconvenient PR Truth from RealWire on Vimeo.

Business and Commerce, Facebook and Social Networking

8 February 2010 199 views One Comment di alberto dottavi SHORT URL

Continua l’avanzata di Facebook per la conquista del mondo. Dopo aver Passato il traguardo dei 400 milioni di utenti, dice Mashable, ha ridisegnato l’homepage rendendo più visibile una funzione piccola ma esplosiva: la gestione dei crediti. Una valuta digitale e, come i LindenDollars di Second Life, ben collegata con le carte di credito e l’economia reale.

facebook_credits

E’ lì da tempo ma, dice Silicon Alley Insider, ora rappresenta Il piano di Facebook per raddoppiare i profitti (ingl). Non mi stupirei se ci riuscissero. Già ora, con i “giochini”, Facebook è una specie di immensa Las Vegas immateriale – e su quanto sia impressionante l’economia dei “beni digitali” vedi anche questo commento di Elena Antognazza su MList (ita).

Cosa succederebbe se lo applicassero anche al Marketplace?

facebook_marketplace

Books and History, Humor and Comics, Semantic Web

6 February 2010 139 views No Comment di alberto dottavi SHORT URL

googlebot_earth2La vignetta qua di fianco, un pezzo di storia che fa bene il paio con questa, oggi è humor da esperti SEO. Interessante però non solo che risalga al 2002 ma che fosse a corredo di un pezzo, storico anch’esso, che cercava di immaginare come sarebbe stato il 2009. Si era all’inizio dell’Era della Search e la prospettiva era quella del Semantic Web: August 2009: How Google beat Amazon and Ebay to the Semantic Web

Paul Ford, l’autore, la legge però in chiave semiseria: quella della dominazione del web da parte di Google, appunto. Intrigante notare come oggi, nell’era di Facebook, iPhone e Real-Time web, il baricentro si sia spostato decisamente altrove.

2.0, Art and Creativity, Do-It-Yourself, Facebook and Social Networking, Fashion, Photography

4 February 2010 286 views No Comment di fyborg SHORT URL

[Se MySpace, negli anni scorsi, ha dato sfogo a un'intera generazione di nuovi musicisti, altrettanto non è accaduto per i giovani designer - di oggetti, moda o whatever. Il fenomeno però sta emergendo, con Behance a fare da punta dell'iceberg. Piero Rivizzigno e soci stanno lanciando una proposta italiana ma di respiro internazionale e più focalizzata sulla moda. Io in dieci minuti ho creato questa collezione e ho trovato alcune decine di potenziali contatti interessanti. La community deve ancora attivarsi, ma sembra promettente. Piero ha raccontato di Glossom in questo video, in occasione di Tesicamp. Ho chiesto a Fabio una recensione, che trovate a seguire -ad]

glossom

Glossom è un nuovo network nato per offrire ai nuovi creativi uno spazio per creare un portfolio, pubblicare i propri lavori, condividerli con gli altri utenti e, naturalmente, creare una rete di contatti. L’iscrizione è gratuita e fin dalla creazione del proprio profilo si vede la particolare attenzione rivolta a far convergere tutti i possibili network e account di cui già disponiamo all’interno di Glossom, con una serie di link predefiniti per ancorare i nostri profili esterni (da YouTube a Vimeo, da Facebook a Twitter, da MySpace a Blogger e così via…).

mio accountUna volta messe le nostre informazioni nel profilo possiamo procedere a creare il nostro portfolio. Attraverso un pannello di controllo principale, dal quale possiamo accedere a tutte le sezioni del portale, possiamo caricare i nostri contenuti (i due pulsanti “upload” e “create collection” sono sempre presenti nel pannello) o caricarli direttamente dai nostri canali esterni. Cosa sicuramente poco gradita è (dis)perdere le views dei propri contenuti già caricati in un altro canale, su altri vari network che non consentono una qualche forma di embed diretto a una fonte principale, quindi nel mio caso -ad esempio- ho trovato molto comoda l’opzione di poter importare direttamente dal mio canale di YouTube tutti i video già caricati. Altra cosa interessante è che una volta importato il contenuto esterno, vengono conservate tutte le informazioni che abbiamo dato (descrizione, tags…) e saranno visibili allo stesso modo in Glossom; cosa ancora più interessante è di poterle modificare se lo riteniamo opportuno. E’ inoltre possibile impostare il tipo di copertura di diritti applicata ai lavori pubblicati su copyright o Creative Commons (possiamo scegliere la versione che preferiamo).

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Data and Analysis, Experience and Interface, Network Sciences

3 February 2010 385 views No Comment di alberto dottavi SHORT URL

Focus.com, un business magazine di San Francisco, ha pubblicato The State of the Internet, infografica che vedete qui sotto e che ho trovato grazie a questo tweet di Francesco D’Orazio.

State_of_The_Internet

2.0, Art and Creativity, Events and Reports, News, Video, Cinema, TV

2 February 2010 278 views One Comment di fyborg SHORT URL

oscarOggi alle 14,30 ore italiana (5,30 a Los Angeles) sono state annunciate le nomination delle categorie principali della Notte degli Oscar 2010. Qui un sunto. La novità più importante di quest’anno è stato di portare il numero di candidati al titolo più ambito, ovvero l’Oscar per il Miglior Film, da 5 a 10.

La sfida, come previsto, è sostanzialmente quella fra Avatar e The Hurt Locker, con 9 nomination a testa. Cameron perde così l’unica sfida con -sè stesso- Titanic che restava ancora aperta, ovvero la corsa alle statuette (Titanic ebbe 14 nomination e vinse 11 Oscar), ma era prevedibile calcolando le categorie dalle quali Avatar sarebbe stato escluso per via dell’ampio utilizzo del digitale.

Ricordando quella Notte degli Oscar del 1996, quando Toy Story vinse un Oscar Speciale come primo lungometraggio interamente animato a computer e aprendo al cinema d’animazione un riconoscimento tutto suo, da un po’ di anni vedendo l’evoluzione dell’animazione digitale mi domando a quando le categorie di Oscar dedicate agli attori -ma non solo- non si estenderanno anche ai personaggi virtuali. Il livello di dettaglio e di espressività sono tali che non si può negare che gli attori tridimensionali compiano delle performance ormai paragonabili a quelle degli attori in carne e ossa (oppure degne di una estetica tutta loro). Ricordando quel primo esperimento che venne fatto con Final Fantasy e vedendo gli ultimi risultati ottenuti, sono stati fatti passi da gigante. Io la butto lì, ma visto il livello raggiunto mi domando se non sia ora che personaggi come Carl Fredricksen di UP (2009, Disney-Pixar),  gli stessi Na’vi di Avatar, i leggendari Buzz e Woody di Toy Story, non meritino di poter essere premiati per le loro interpretazioni. Se il cinema d’animazione dopo quel primo premio speciale del 1996 ha ottenuto una categoria tutta sua, non sarebbe ora di considerare di espandere le categorie di premi che lo riguardano? Non è ormai troppo riduttiva una sola macro-categoria?

Oppure il fatto che il cinema dal vero e quello digitale siano sempre più legati e connessi fra loro (personaggi veri in scenografie virtuali -e viceversa-, motion capture che da’ ai personaggi virtuali movimenti ed espressioni sempre più vere e naturali, etc..) dovrebbe incrociare ancora di più i premi fra cinema “dal vero” (anche se di film puri al 100% da un qualche intervento digitale credo non ne esistano più, almeno a Hollywood) e cinema “in animazione“. Sottolineare le differenze fra i due diversi “mondi” o unirli definitivamente. Per chiarirci: una Neytiri (sotto le cui vesti c’è comunque un’attrice vera) può competere alla stessa statuetta con -che so- Meryl Streep? O merita una categoria tutta sua? E ha senso paragonare un Na’vi di Avatar con i personaggi de L’era Glaciale?

Oppure va bene tutto così com’è?

Penso che non si possano trascurare l’emozione che sono in grado di trasmettere i personaggi virtuali con le loro performance e il livello di sospensione dell’incredulità raggiunto, soprattutto nei casi dove i personaggi virtuali interagiscono con quelli reali (ma qui, di nuovo, c’è da capire quanto un Na’vi si possa paragonare a un Woody -Toy Story- oppure a un attore in costume e che differenze ci siano con il Benjamin Button di Brad Pitt…). E trovo molto interessante che si possa oggi ragionare su limiti e confini che diventano sempre più sfumati, al di là di quante e quali statuette dare (e a chi).

fabio

Books and History, Hardware and Gadget

1 February 2010 1,140 views 6 Comments di alberto dottavi SHORT URL

Garry Tan, fondatore di Posterous, ha trovato un thread illuminante, con i commenti al primo iPod di nove anni fa:

Ipod_1iPoop… iCry. I was so hoping for something more.

Great just what the world needs, another freaking MP3 player. Go Steve! Where’s the Newton?!

I still can’t believe this! All this hype for something so ridiculous! Who cares about an MP3 player? I want something new! I want them to think differently! Why oh why would they do this?! It’s so wrong! It’s so stupid!

All that hype for an MP3 player? Break-thru digital device? The Reality Distiortion Field™ is starting to warp Steve’s mind if he thinks for one second that this thing is gonna take off.

1. Not revolutionary. Big capacity mp3 players already exist. With Creative Labs’ entrance into the firewire arena, future nomads will have similar specs and better prices.
2. A bad fit. This product is outside Apple’s core competancy – computing devices. When many are calling for a pda, they release an MP3 player.
3. Without a future. This Christmas you will see mp3 players be commoditized. Meaning that the players from Korea will be way less expensive tha iPod. The real money is in DRM and distribution (ala Real Musicnet). If Apple were smart they would be focusing on high gross revenue from services rather than a playback device.

Books and History

30 January 2010 208 views No Comment di alberto dottavi SHORT URL

[Raccontato su FriendFeed: per infortunio al polso destro il blog è rallentato. Gli aggiornamenti continuano su Twitter -ad]

Causa quanto sopra mi è capitato di fare un giro in una cantina di famiglia e ritrovare quel che vedete qui sotto. Per i più giovani: no, non è un CD in fibra di carbonio, poteva registrare un massimo di 512KB e sì, è proprio la prima versione di Windows. La 3.0 è del 1990. Ora la curiosità è trovare un drive e installarlo.

PS Fa bene il paio con la Piccola storia dell’informatica per dischetti.

Floppy

Hardware and Gadget, News

28 January 2010 271 views One Comment di alberto dottavi SHORT URL

L’Apple iPad sembra fantastico. Qui il sito ufficiale, sotto il video.

Architecture and Design, Books and History, Data and Analysis, Experience and Interface, Hardware and Gadget, Innovations

24 January 2010 637 views 2 Comments di alberto dottavi SHORT URL

Ho avuto il piacere di ricevere una richiesta di intervista (scritta) da Innovation Café, altra iniziativa Telecom Italia collegata a Next Open Innovation. Consegnata da poco, mi hanno detto che la pubblicheranno a febbraio. Ci tengo però a segnalarla ora (dopo il salto), prima degli annunci Apple attesi per mercoledì 27, giusto per una scommessa con me stesso. Le indiscrezioni parlano di iCloud, un sistema per mettere la propria musica in Rete in modo che sia sempre accessibile, e di un possibile tablet. Nel primo caso buona idea, ci sta lavorando anche una giovane start-up italiana, Audiobox.fm, segnalata da uno dei fondatori, Claudio Poli con cui abbiamo avuto una piacevole chiacchierata in mail – approfondimenti in futuro.

Una ipotesi di possibile Apple Tablet secondo SciBlogs

Una ipotesi di possibile Apple Tablet secondo SciBlogs

Quel che più o meno tutti si aspettano però è un tablet. Una sorta di super-iPhone da 10 pollici, o qualcosa di simile. Microsoft ha messo la bandiera sul nome Slate poco tempo fa. Insomma la mia scommessa è che Apple un tablet lo presenterà, e cambierà di nuovo le regole del gioco. Io mi immagino un sistema semi-chiuso, come l’iPhone, e l’estensione di iTunes a più contenuti digitali a pagamento, video e libri in primis, per non parlare di possibile interazione wireless con computer o anche le nuove tv recentemente presentate al CES. Io mi immagino che si potranno comprare video, film, podcast, corsi on-line dal tablet, e poi proiettarli in tv. Una macchina da salotto. Un super-telecomando. E guarda caso proprio ciò a cui i produttori di televisori non hanno mai badato. Insomma penso si possa iniziare a reinventare l’esperienza della televisione.

Lo stesso dicasi per i libri. Ci vedo bene la morte del Kindle di Amazon e di tutti gli e-book reader, non perché non siano interessanti ma perché si rivolgono a un pubblico di nicchia e perché storicamente le macchine dedicate hanno sempre perso contro quelle generali (concetto che risale, tutto sommato, a Turing). Il che è coerente anche con le tardive mosse di Amazon di aprire il Kindle agli sviluppatori e, pochi giorni fa, di alzare le royalty per gli editori al 70%. Troppo tardi, imho. Anche perché che noia i libri da leggere. Su un dispositivo così si possono immaginare libri di natura completamente nuova. Per esempio con i video dentro.

Magari mi sbaglio, eh, però di solito funziona così: It’s the software, as always. E i prodotti Apple sono oggi ottimo software incastonato dentro ottimo hardware. Chiuso, certo. Ma chi l’ha detto che Internet e i contenuti devono essere gratis?

Segue l’intervista sul più generale tema dell’innovazione, anche italiana, con pillola video finale.

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