Grazie, Wired.it! Nell’articolo sulle 50 Persone Da Seguire Su Facebook compaio al numero 25. Un piacere, un onore e anche una responsabilità, che si aggiunge alla citazione tra i 50 Italiani Da Seguire Su Twitter. E’ intrigante partecipare allo sviluppo della Rete in questo modo, e un riconoscimento del genere è uno sprone a fare sempre meglio. Di seguito, curiosità, l’immagine del mio profilo Facebook nei primi del 2008. Continua a leggere »

“Popolare la Rete solitaria”, diceva Marco Palombi a quei tempi. E Splinder c’è davvero riuscito. La temperatura delle relazioni che sono nate nel primo grande blog network italiano si percepisce ancora forte dai commenti su Twitter riguardo la sua chiusura. Qualche esempio qui:
OMG é morto #Splinder. E io adesso come faccio? :’(
— Giulia Mastrandrea (@heyhereJuliette) January 30, 2012
Ci sono questi due contributi che ho incontrato nelle ultime settimane che mi hanno colpito per la loro distanza e per la loro identità. Sono il libro di Mario Calabresi “Cosa tiene accese le stelle” e uno speech tenuto per l’Entrepreneurship Corner della Stanford University da Mårten Mickos, CEO di MySQL, azienda svedese che ha fatto una exit da un miliardo di dollari, intitolato “Believe in Something Bigger Than Yourself “. Avrete già capito quale sia il collegamento, e perché sia importante non solo per le startup ma per l’Italia in generale: la fiducia.
Se c’è un ingrediente di cui abbiamo bisogno forse è proprio questo, sopra a tutti gli altri. Credere che possa funzionare. Ne abbiamo bisogno tutti. E ultimamente i segnali positivi sono sempre più numerosi. Calabresi e Mickos, tra gli altri. Il primo è diventato direttore responsabile de La Stampa a 39 anni. Già un miracolo pensare di diventare direttori di un quotidiano nazionale, in Italia. Per di più a quell’età. Il secondo ha guidato una minuscola impresa open source, attraverso un mercato superblindato da grandissimi nomi e partendo dal freddo nord Europa, fino a una vendita negli USA da un miliardo di dollari. Un libro e un video da non perdere. Qui di seguito.


Mettendo a posto il computer ho ritrovato il vecchio file di testo che copio sotto. Le prime righe erano le istruzioni di configurazione per l’accesso Internet via GSM per quando, via infrarossi, navigavo dal Palm (versione IBM, ma è lo stesso), a sinistra, grazie al bellissimo Nokia 8810, a destra. La posta andava alla grande e per le mappe… bè ne avevo una di carta nello sciccoso porta-palmare di pelle. Nessuna nostalgia, anzi. Da chiedersi il perché dello stupore per tutte queste app mobile nell’era degli smartphone.
*99#
Usr: cell num
Psw: [...]
+cgdcont=1,”IP”,”UNI.TIM.IT”,”0.0.0.0″,0,0;Disattivare tutte le segreterie: ##002#invio
Disattivare la segr incondizionata ##21#invio
67: dis segr cond terminale occupato
61: terminale che non risponde
62: terminale non raggiungibileattivare losai: tel 4920
Codice IBOX: 8235201
Disattivare: SMS al 49000: IBOX OFFPassword GPRS: SMS al 49000: UNI
800619619 – help line normale
800846900 – 1 – help line disperati
PS Mi diverte quest’ultima riga, chissà cosa volevo dire.
Stamattina a The Hub Milano per un appuntamento della serie Creative Mornings. Il tema questa volta è information design e l’incontro è con Francesco Franchi, che avevamo già incontrato per la newspaper map e che oggi è il chief designer di IL, magazine del Sole 24 Ore. Francesco sta raccontando come il cambiamento in redazione abbia riguardato non tanto la grafica quanto processi e organizzazione, struttura del giornale e modo di raccontare. Per arrivare a reinventare tutta la linea editoriale del magazine, da un generico lifestyle a una nuova focalizzazione: “L’attualità è il nuovo lifestyle”. Mi ricorda il contributo di Jacek Utko al TED di qualche anno fa: ridisegnare vuol dire ripensare. E, sia per i magazine di cui si è occupato Utko sia per Franchi e IL, il risultato è un aumento delle vendite.
Sotto-trend di questa analisi possono essere il data journalism e le infografiche - qui ci si è passati spesso. E tu guarda cosa pubblica il blog di Google Analytics: un’infografica, quella sopra, che ha la bellezza di 140 anni. E le altre sulla pagina Wikipedia di Charles Joseph Minard non sono da meno – per esempio, vedi oltre la “Carte figurative et approximative des quantités de viandes de boucherie envoyées sur pied par les départements et consommateurs à Paris”. Accidenti, è una rappresentazione grafica dei consumi di carne nella Francia del 1858! Continua a leggere »
“People don’t buy what you do, they buy why you do it”. Suona sciocco? Ascoltate questo video di Simon Sinek, “How great leaders inspire action”, e cambierete idea. Anzi, cambierete completamente il vostro modo di pensare, di concepire progetti e di presentarli. Perché cio che conta non è tanto cosa fate, né il come. E’ il perché.
C’è una bella discussione su Twitter che ci ricorda, quale ennesimo spunto, il valore dell’Open Web e perché opporsi a SOPA: #blog2012. Ancora più interessante, però, la testimonianza che raccolgo qua. Attualissima. Da notare la data, in fondo [evidenze mie]:
Nel 1998 c’erano solo pochi siti del tipo ora identificato come “weblog” (termine coniato nel dicembre 1997). All’inizio del 1999 una pagina ne elencava solo 23. Poi, improvvisamente, sorse una comunità. Sempre più persone iniziano a pubblicare il loro blog personale. Continua a leggere »
Le voci contro il titolato Stop Online Piracy Act - che trovate in integrale sulla Library Of Congress degli Stati Uniti – e il correlato Protect IP Act si levano sempre più forti. Tra queste da segnalare senz’altro quella di Joi Ito, che conosciamo bene dai tempi in cui era CEO di Creative Commons (ne ho parlato spessissimo su queste pagine, essendo stato io sostenitore ufficiale del network CC per qualche anno) e ora direttore del MIT Media Lab. I due atti, afferma Ito, “Cercano di minimizzare la diffusione di materiale protetto da copyright prendendo di mira siti che promuovono e permettono la condivisione di materiale protetto da copyright, come The Pirate Bay. Ma anche se questo obiettivo può essere lodevole” – continua – “imprenditori,giuristi e attivisti per la libertà di parola sono preoccupati per le conseguenze di questi disegni di legge per l’architettura di Internet”. E conclude con una posizione ufficiale: “Presso il MIT Media Lab condividiamo queste preoccupazioni e ci opponiamo a SOPA e PIPA in quanto minacce per l’innovazione su Internet”.
Non sono parole da poco. Ito è persona di non poco peso, e non è solo. Continua a leggere »
Certo che è cambiato davvero tutto da questo post del 2006: Le Mani Sul Video. Ora il Multitouch è gesto comune. Però pensa cosa sarebbe interagire come si fa con l’iPhone ma su uno schermo grande come una parete – o quasi, già 84 pollici non è male, no? E’ quel che si vede nel video sotto, con fior fiore di nuove applicazioni.

“Sorry ladies, this party is for geeks only”, sembra dire l’immagine qua sopra. Ok dai lasciate passare l’humor – ladies are welcome, of course ;)
Stasera Beintoo, startup italiana di mobile gamification che avevo già alzato qui, fa un party a The Hub per festeggiare l’ottimo lancio internazionale e il fatto di aver vinto una importante gara mondiale per startup: la LeWeb StartUp Competition di Parigi (PR NewsWire). Occhio, l’evento è su invito. Trovate il modo per entrare!
PS Thnx Mushin!