Per la seconda volta, e a ben tre anni di distanza dal CitizenCamp dove ci siamo conosciuti, ho avuto il piacere di partecipare alla giuria per il premio nazionale La Città Dei Cittadini, promosso dall’Istituzione dei Servizi Culturali Casalecchio delle Culture, del Comune di Casalecchio di Reno.
Quest’anno l’associazione ha ricevuto un numero davvero importante di iniziative, anche solo per la sezione Mezzi di Comunicazione che trovate qui subito dopo il salto.
Si è detto spesso che l’informazione in Rete è come un liquido che va lasciato fluire. Questo schema di Social Reflexion ne visualizza qualche dinamica, e può essere uno spunto per disegnare le proprie.
(Via Derek Baird)
Venerdì scorso presso l’Hotel Park Hyatt di Milano, Microsoft Italia ha presentato i dati della ricerca svolta per suo conto da Nextplora sull’utilizzo di social network e istant messaging, nonché delle console di nuova generazione (ovviamente si è parlato poi nello specifico di Xbox 360) nel contesto italiano. Il campione in esame fa parte del Panel di Nextplora Idee & Opinioni e ha visto coinvolti intervistati divisi nella Sezione Istant Messaging/Social Networking (1.176 interviste della popolazione internet con età 16+ anni) e Sezione Console (990 interviste ai possessori di almeno una console di gioco con età compresa nel range 16-55 anni).
I dati confermano la tendenza già nota del fenomeno: l’utilizzo dei social network e degli IM (istant messaging) è in costante crescita, gli utenti utilizzano entrambi i sistemi (iscritti quindi almeno a un servizio per parte) per un 57% del totale dell’utenza internet italiana. Inoltre più della metà dell’utenza (57% nel caso dei social network e 61% degli IM) dichiara di utilizzare questi strumenti tutti i giorni. Un altro dato evidenzia che gli utenti della rete trascorrono mediamente tre ore sul web contro le due ore davanti alla televisione e l’utilizzo degli strumenti di comunicazione che internet offre sono sempre più utilizzati a scapito del telefono.

Altra osservazione importante è l’aumento dell’utilizzo di questi sistemi da parte della popolazione femminile (che, vedremo poi, si conferma anche nell’ambito del gaming).Se nella fascia d’età dei 16-24 anni l’utilizzo di internet come strumento privilegiato di comunicazione, al posto del telefono, riguarda una percentuale pressoché identica per maschi e femmine (55% e 54%), il dato significativo è quello che riguarda la fascia d’età dei 25-34 anni, dove l’incremento della popolazione femminile è del 46% contro il 40% maschile.
Questa panoramica ha portato all’analisi sulla diffusione delle console nelle famiglie italiane, ormai presente nel 48% dei casi in una fascia d’età compresa fra i 16 e i 55 anni. E la loro diffusione è importante soprattutto per il fatto che diventa uno strumento sempre più al centro dell’intrattenimento domestico, quindi il passaggio dalla cameretta al salotto che gradualmente si sta compiendo in modo definitivo. Qui si è parlato in particolare di Xbox 360, delle sue molteplici funzionalità multimediali e l’integrazione coi social network e gli IM (Live Messenger, Twitter e Facebook) rappresenta uno degli aspetti principali. Nella direzione del digital entertainment Microsoft punta a quella che definisce l’integrazione dei tre schermi, ovvero l’accesso a una serie completa di servizi attraverso televisione, pc e telefono e gli scopi principali restano quelli ben noti: condividere, giocare e socializzare…
Di tanto in tanto do’ un’occhiata nella sezione Social Network dell’AppStore e provo qualche applicazione. Quest’ultima che mi è capitata è davvero curiosa. Ne ha parlato anche iPhoneItalia, qui. L’applicazione è presente in versione gratuita e Pro (a pagamento), la cui unica differenza è che nella versione Pro si possono inviare immagini all’interno della chat, prese dalla libreria o scattate sul momento. Si tratta di un sistema di chat primordiale, che ricorda in tutto e per tutto quelle che erano le prime chat di dieci e passa anni fa. Se, per quanto ho memoria, un tempo c’era perlomeno un nickname da inserire e una lista di utenti visibile, in questa applicazione vi sono ancor meno informazioni. Il Main Menu ci informa solo su quanti utenti sono al momento connessi all’applicazione. Nient’altro. Sembra una versione testuale e mobile di ChatRoulette, il fenomeno web sviluppato da un ragazzo russo giovanissimo che ha fatto tanto scalpore in Rete negli ultimi tempi – ha già una sua pagina su Wikipedia. In entrambi i casi, la novità è data dal fatto di poter chattare con un utente sconosciuto, scelto del tutto a caso dal sistema.
Abituati ai social network di oggi, che sono sempre più evoluti e dove, caso limite Facebook, abbiamo davanti agli occhi praticamente qualunque informazione della persona che è al di là dello schermo (a prescindere che sia vero o meno ciò che questa persona-utente ci mostra di sè), è perlomeno disarmante trovarsi gettati in una conversazione così primordiale. Nel caso di Stranger Chat perché è basata solo sul testo. Per ChatRoulette perché ti mette in collegamento video diretto e immediato con il tuo interlocutore. Inoltre, non c’è modo di tenere traccia di un utente o riprendere una conversazione. Per restare in contatto, quindi, bisogna a scambiarsi altri account. Un po’ come il retrogaming, direi che è solo una curiosa applicazione che si potrebbe definire di retrochatting, la quale esorta (o costringe?) al ricorso degli odierni sistemi di social networking. E siamo di nuovo al punto di partenza ;)
Fabio (edit di Alberto -ad)
Il tema dei Makers, estremizzato nel romanzo di Cory Doctorow, è stato ripreso recentemente da Chris Anderson di Wired: Atoms Are the New Bits. Forse eccede, Anderson, nel dire che si tratta della Next Industrial Revolution, tanto da attirarsi una contro-opinione da quelli di Gizmodo: Making is not Manufacturing. Ma non per questo il tema è meno importante per un tessuto produttivo come quello italiano, soprattutto se lo decliniamo come incontro tra mercato, progettazione e produzione. C’è un passaggio illuminante nel video di Anderson (all’indirizzo sopra), quando al minuto 1:18 parla di come sia facile trovare (per esempio con motori di ricerca specializzati come Alibaba.com) un produttore in Cina, o in qualsiasi altro posto nel mondo. La domanda è se le PMI italiane siano altrettanto trovabili – perdonate la brutta parola – e se siano in grado di gestire micro-produzioni, magari collegando i propri sistemi CAD-CAM-CAE (vedi) tramite la Rete.
Sarà prospettiva di lungo periodo, ma credo opportunità importante. Anche perché, nel frattempo, nello scenario internazionale i punti d’incontro di questo tipo si moltiplicano. Qui sotto una rassegna dei quattro più importanti.
Forse il primo, ma certamente il più famoso, è un sistema di stampa a richiesta di… oggetti fisici. Il video nella pagina di About lo spiega bene. Notevole il fatto che ora non siano più limitati alla stampa di materiali plastici ma possano anche lavorare metalli. C’è un limite all’immaginazione?
Si definiscono un “Free global B2B marketplace and network, connecting designers, engineers and manufacturers”. Supportano così l’incontro diretto tra produttori e clienti, soprattutto online.
Non meno interessante, RedesignMe è diverso. E’ orientato alla co-creation, cioè alla progettazione collaborativa. “For example by setting up communities of tea-lovers who brainstorm about tomorrow’s innovations in tea”, dicono.
Ponoko è forse il più completo di tutti, ponendosi chiaramente come punto d’incontro tra “Creators, digital fabricators, materials suppliers and buyers”. E permette anche di sottoporre il progetto, direttamente in digitale, per cercare qualcuno in grado – o interessato – a produrlo.
Che impatto avrebbe un sistema del genere in Italia? Che valore potrebbe portare all’economia delle nostre piccole aziende, tra le quali tantissime oggi in crisi? Forse ha ragione Alberto a dire che “Non siamo neanche lontanamente pronti”. Ma probabilmente è il caso di prepararsi.
L’altro giorno presentazione di Percittà, start-up italiana ma di modello americano nell’ambito del giornalismo iperlocale e “dei cittadini”. Partono con uno staff di 17 persone, coprendo 10 città italiane – per esempio, Milano. Redazione che non si può definire centrale perché distribuita sul territorio. Tutti i redattori lavorano con notebook, videocamera, telefonino e collegamento Internet, e ognuno di loro coordina altri collaboratori. Numerose osservazioni si sono già sviluppate su Friendfeed, compreso – e non è l’unico – il dubbio se si tratti di giornalismo partecipativo o citizen journalism. Sarà comunque questa la loro sfida, vista l’affermazione del fondatore Vincent Turco di avere l’obiettivo specifico di generare partecipazione tramite il modello “a blog”. Altro fronte più interessante, forse, la coincidenza con la recente presentazione del progetto Citynews di Luca Lani, già CEO di Studenti Media Group e ora imprenditore.

Lani, come spiega nell’intervista a Prima Comunicazione, ritiene che “La torta della pubblicità locale è consistente, perché sommando free press e quotidiani locali si arriva a oltre 150 milioni di euro”. Tutto da vedere: i modelli dell’offerta – stile classico giornale online quello del gruppo di Lani, vedi per esempio RomaToday, a blog con forti elementi fotografici quello di Percittà; le strategie di ingaggio dei lettori; quelle verso gli inserzionisti e, soprattutto, come risponderanno i grandi editori stile Corriere (i rumor dicono che si sta muovendo in questa direzione, ma con che ritmo non si sa), Repubblica o gli alternativi.

Condivido in pieno la sottolineatura positiva di Luca De Biase sui “Giornalisti giovani ed entusiasti”, riguardo Percittà. L’offerta la si crea, anche, e si migliora sperimentando. Però a me la domanda principale che mi viene è come sia possibile che né da una parte né dall’altra ci sia una figura veramente esperta non solo di nuovo giornalismo digitale, per dir così, ma almeno di community, o di engagement. Davvero una iniziativa giornalistica qualsivoglia, oggi, può considerare i Social Media un aspetto secondario?
PS Su Percittà vedi anche l’intervista video fatta da Blogosfere a Vincent Turco. Un po’ di storia (cronaca?) del Citizen Journalism su queste pagine in questa categoria.
Spettacolo!
Via Gianluca Dettori.
Catania ha aperto gli Stati Generali dell’Innovazione, un modo per condividere riflessioni e proposte sulla città. Tra le iniziative un Barcamp (qui la pagina su Barcamp.org, qui l’evento su Facebook) al quale sono invitati anche 15 blogger di tutta Italia. Io ringrazio ma non posso andare, perché avevo già dato la mia adesione all’evento su Innovazione Sociale ed Economia P2P organizzato da Ricerca Urbana di cui ho già parlato, e di cui vedete locandina sotto. Il nostro è decisamente più bootleg, però speriamo di aprire un confronto interessante. Se sei a Milano ti va di venire? Ti aspettiamo, c’è da discutere.
Bellissimo articolo su I Love Typography: The Library of the Gutenberg Museum. Dico “bellissimo” anche solo da guardare, perché si tratta di un’analisi da (e per) graphic designer di materiali e documentazioni per tipografia presenti alla Library del Gutenberg Museum. Doppia scoperta, quindi, da segnare per una possibile gita a Mainz, che davvero merita il titolo di Pressburg.
