Search Results For "lonelygirl15"

YouTube ha fatto un video per festeggiare i suoi cinque anni. Benché sia spiccatamente promo lo segno qua, che serve come spillo su una mappa che non finirò mai di disegnare. Per l’occasione ha anche creato un intero canale e una timeline per ricostruire una “storia dei tormentoni” – ach, l’avevo dato come compito ai ragazzi NABA, ora si trovano il lavoro pronto. Comunque: la storia di YouTube mentre si svolgeva, raccontata su queste pagine, si recupera a questo link. Dopo il salto aggiungo anche la ricostruzione che Jessica Rose fa di Bree, ovvero della storia di Lonelygirl15.

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Stavo cercando informazioni sulle ultime di Lonelygirl15 (oppure qui, se non sai cos’è ne ho parlato qui) che a prima vista sembrerebbe diventare un film – vedi questa google search.

A ben vedere però si mischiano due info: una è che si vocifera di un fondo d’investimento che "ha destinato cinque milioni di dollari per produrre ancora video per la community di Internet" (grazie Repubblica per questi spunti di meravigliosa ironia). L’altra è che Jessica Rose (l’attrice che fa Bree in LG15) sembrerebbe aver trovato alcuni ingaggi: prima qua e poi qua (news con un thread di commenti da morir dal rider, tra l’altro).

Nel frattempo scopro per caso che da noi sta per uscire un film dove il blog del protagonista ha un ruolo importante nella trama. Si intitola Ultimi della classe, e leggere la scheda mi lascia, come dire, un po’ esterrefatto.

Meno male però che ci sono ancora persone come la prof.ssa Paola Mattioda, che a Ultimi della classe dà invece un senso tutto diverso. Complimenti prof.

Lonelygirl15Quando “sbattuta in copertina” non è certo brutta cosa. E’ Lonelygirl15, attrice diciottenne di nome Jessica Rose, a conquistare quella di Wired. Ma la parte interessante del racconto è come sia diventata una star – una star di YouTube, protagonista del primo format post-televisivo, per la precisione.

Che Lonelygirl15 fosse un fake si è scoperto ai primi di settembre (l’avevo scritto qui), e lì per lì ero rimasto deluso. Preferivo pensare a un’idea del tutto “grassroot”, anziché a un plot meditato a tavolino. Ma in fondo perché?

L’articolo racconta con il solito grande stile alla Wired come il format sia stato ideato, studiato e sviluppato da Miles Beckett e Mesh Flinders, che sono partiti con ben chiara in testa l’idea di sviluppare un format per YouTube. Ed è interessante anche scoprire come i visitatori, il “pubblico”, non se la sia presa più di tanto quando si è saputo che era, appunto, un serial.

Beckett e Flinders hanno trovato un modo per far funzionare la Rete, hanno creato un contenuto di valore, hanno inventato un format che può esistere solo qui, e l’hanno fatto funzionare. Oggi hanno un agente e sono corteggiati dalle grandi reti – quelle tv, tipo MTV, CNN, eccetera. Ha ragione Wired: questa storia mostra che “the Internet TV has arrived”. Welcome baby!

PS Sullo stesso numero altri interessanti articoli su YouTube e altro. Worth reading-

Parbleu. Tipo una settimana fa notavo stupito che i due canali più sottoscritti di tutti i tempi su YouTube sono Geriatric1927 e Lonelygirl15. Certo, gran lavoro di editing, non un video da webcam qualsiasi. Però devo ammettere c’ero cascato. Ora invece TechCrunch mi dice che il videoblog della ragazzina era una bufala. [//]

A parte sentirmi stupido, è oggettivamente uno spunto di riflessione critico forte sullo user generated content. Vero che anche i professionisti sono “user”, però faceva più piacere pensare a iniziative spontanee. Sciocco da parte mia: tutti i nuovi format esplosivi, finora, sono fatti con i ferri del mestiere. RocketBoom è già vecchio, It’s Jerry Time è notevole, e anche Ask A Ninjia non è male. Almeno sono divertenti.

D’altronde proprio l’altro giorno si ragionava con Montemagno sul fatto che è tempo che quelli dei media prendano confidenza con questi strumenti. Ed ecco lì. Oltre alla sex-star di MySpace c’è da segnalare anche il canale di Paris Hilton su YouTube. Sarà una buona notizia? Boh.

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Il post di inizio d’anno, per questo blog nato il primo gennaio 2006, è sempre un po’ delicato. Divertente allora ricevere il report fatto da Jetpack, che tra le altre cose gestisce le statistiche di WordPress. Ne pubblico le foto qui: viene fuori che nel 2011 ho scritto poco, e questo è un peccato. O forse segno dei tempi e dei cambiamenti. Mi ha stimolato a fare un po’ di manutenzione e rivedere le cose in prospettiva. Continue Reading…

Il 14 febbraio, si sa, è una data memorabile. No, non per San Valentino, ma perché è il compleanno di YouTube – quest’anno, il quinto. Lo raccontano in questo post: YouTube & the Online Video Revolution. Io credo che pochi altri servizi on-line abbiano avuto un impatto così importante sui nostri costumi, anche se negli ultimi tempi il contenuto generato dagli utenti è stato di nuovo oscurato da quello proveniente dal mainstream, oltre che da Facebook – e anche questo credo meriti una riflessione su come lo sharing possa essere attività limitante, se non c’è anche una produzione in prima persona.

Nelle righe che seguono riprendo un vecchio post che voleva tener traccia delle classifiche dei video più visti su YT nel corso degli anni, argomento che mi serve anche per le lezioni in NABA. Nel frattempo, dal blog di YT, I video più visti nel 2009 e I “Memorable videos” del 2008 (ingl). Il più importante di sempre, comunque, ritengo che sia Pork and Beans dei Weezer che ora si trova a questo link e che embeddo sotto – sperando che duri. Un incredibile remix: hanno creato un video musicale usando le “hit” di YouTube. Meta YouTube?

Qui il video, dopo il salto altre classifiche degli anni precedenti.

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Sinceramente non so mica se sono contento di vedere, nella pagina dei video più visti di tutti i tempi su YouTube, "hit" classiche del genere Avril Lavigne, Rihanna, Timbaland e similiori. Mi viene un gran mal di "testa" – nel senso della "coda", of course.

[Ok, scusate, mi è scappata la battuta: voglio dire che quella pagina, in cui sono emerse meravigliose forze creative spontanee come Lonelygirl15, Geriatric, e ancora Guitar e Dance, che ormai anni fa hanno fatto scoppiare la rivoluzione, ecco quella pagina dicevo, spontanea, oggi, non sembra più. E ho paura che per questo motivo spinga a tornare passivi, e questo è male]

In compenso dal TestLab esce codice interessante. Quello che a me piace di più, ovviamente, è Warp: finalmente posso volare nella nuvola di dati e relazioni – una roba normale per chi è cascato nel cyberspace da piccolo, vero Andrea? ;)

Legge di Moore C’è un filo che collega la Legge di Moore a YouTube, i talk-show televisivi alle console portatili. E’ quello che abbiamo cercato di seguire stamattina, al convegno sulle TV Digitali. Michele Ficara Manganelli ha introdotto i temi della giornata, ovvero la trasformazione di televisione e video nell’era digitale che viviamo. Jole Saggese di Class CNBC ha raccontato le sue esperienze con la conduzione, negli ultimi due anni, di un talk-show sulle evoluzioni della tv, con qualche aneddoto gustoso, come quello riguardante un assessore di non so più dove che, sul tema interattività o meno del digitale terrestre, ha affermato che "anche loro erano interattivi", perché pubblicavano i comunicati stampa sul sito. Renato Mattioni della Camera di Commercio di Milano ha illustrato una ricerca dalla quale esce un quadro confortante sull’uso di Internet per la consultazione di news (e non sui blog, ma ho un dubbio sull’efficacia della domanda posta, indagherò se riesco), anche se non ha nascosto i suoi personali scetticismi.

Altrettanto scettico, ma per motivi diversi, è stato Marco C. Cannella, CEO di Digital Mover (di cui non trovo il link, sorry). Ha affermato infatti che chi davvero gestisce i budget pubblicitari ancora non considera Internet un mezzo adeguato, tanto che gli investimenti sono troppo bassi. E così, con simpatica energia, ha sollecitato a fare di più, con uno spunto autocritico: è infatti anche colpa delle agenzie creative che non propongono le giuste novità ai clienti. Una considerazione che ha trovato un’eco indiretta nel caso presentato da Francesco Giromini, vp mktg & sales di FidoGroup Holding, e cioè il minisito realizzato per la campagna Ford Mondeo (sorry, anche in questo caso non lo trovo). Composto da un video e un’animazione Flash su cui si poteva interagire, ha rivelato che gli utenti davano attenzione a ben altri dettagli dell’auto rispetto a quelli che l’azienda immaginava come importanti. Tanto da convincere Ford a cambiare gli argomenti della pianificazione tradizionale già progettata. Una campagna che non solo è stata molto economica in termini di investimento ma, aggiungo io, ha anche rappresentato un focus group efficacissimo e a costo zero.

Il sottoscritto ha portato il suo contributo (slide in fondo) parlando, all’inizio, delle dinamiche proprie dell’innovazione tecnologica, a partire dalla Legge di Moore. Ne parlano tutti, ma pochi, mi sembra, ne hanno analizzato i dettagli e le implicazioni. E’ però fondamentale per capire come e perché la tecnologia si evolva tramite "salti paradigmatici". Il player di YouTube, per esempio, ha rappresentato un momento di "disruptive innovation" non prevedibile, che ha creato un mercato completamente nuovo sulla base di premesse tecnologiche che stagnavano da anni, perse nei conflitti degli standard di compressione. Un po’ come se, quando sono state costruite le prime grandi autostrade italiane, ci si fosse persi in interminabili discussioni sulla qualità dell’asfalto da usare.

Ho poi illustrato quelli che ritengo siano i macro-trend da considerare per il futuro, come la peer-to-peer television. Senza dimenticare, però, che, sempre per la Legge di Moore, i dispositivi con cui andremo a confrontarci in futuro continueranno a cambiare. Come il Digiblast di mia figlia: una console di gioco da poche decine di euro che però ha il Real Player Video, con cui abbiamo visto un cartone animato delle Winx (giuro non gliel’ho regalata io :).

Oggi, però, è comunque più urgente capire cosa si può fare sulla base delle tecnologie esistenti, quali siano i nuovi format da inventare, e quali le dinamiche con cui i nuovi contenuti che andremo a creare si diffonderanno. Mi ha colpito infatti che in pochi conoscessero la storia di Lonelygirl15 (ne ho parlato più volte qui), credo ormai un case-study classico. E, of course, non ho potuto non citare la mia posizione sul tema "liberazione degli archivi", di cui ho parlato qui.

Alla fine, dunque, si tratta comunque di scambi tra persone, e di costruzione di comunità, come ha detto anche Andrea De Benedetti di Lucchettiamo.it. Il peer-to-peer, infatti, non è solo un modello tecnologico ma anche il modo – antico quanto il mondo, nuovo solo nella terminologia – con cui le persone scambiano e hanno sempre scambiato un valore prezioso: idee, convinzioni, sentimenti, passioni, desideri. Uno scambio che il telecomando non può più intercettare.

(seguono le slide)

PS Settimana prossima si ri-parla di questi temi a Video On The Net.