Il buon Antonio Vergara pubblica la qui presente interessante tabellina, presa dall’Espresso, con i dati di diffusione media giornaliera, rilevata a giugno, dei principali quotidiani italiani, e la variazione nell’ultimo anno.
Anche se è agosto, fa caldo e c’è da preparar le valigie non riesco a trattenermi e vado a ravanare su Prima, alla mitica “Dati e Cifre“, of course.
Il dato confrontabile più vecchio che trovo risale al 2002 (A-L, M-Z) e nonostante la piccola incongruità – si tratta di una media mobile dei 12 mesi precedenti, mentre la tabellina qui a fianco dice di essere una rilevazione diretta – butto le robe in un foglio e ottengo i seguenti risultati…
Facendo la media delle tre variazioni, posto che abbia senso, viene fuori che negli ultimi sei anni i primi tre quotidiani italiani hanno avuto un calo di diffusione pari a un rotondo -17%.
Aggiornamento: Discutendo nei commenti mi torna in mente questa piccola analisi di tendenza sugli andamenti on-line fatta giusto un annetto fa: The Future of News in Italy.

go to the table!













Una ragione è il fatto che molti lettori hanno abbandonato la lettura della copia cartacea a favore dell’edizione online.
Non a caso è il Sole 24 ore ad aver perso più lettori, perché, immagino, l’impostazione del giornale (soprattutto notizie economiche con “data di scadenza” molto breve, report, informazioni di servizio) è quella che più guadagna nel trasferimento online e nel sistema di distribuzione tramite feed rss.
ok la diminuzione di copie è fisiologica nell’era digitale. ma l’aumento a quale arcana logica risponde?
Sarebbe interessante completare la tua piccola analisi con il raffronto 2002-2008 delle visite ai corrispondenti siti online
non mi fermo più…
di solito un aumento del numero di lettori di un giornale può corrispondere ad un suo cambiamento (nella linea editoriale, nell’impostazione grafica, nell’organizzazione dei contenuti) o ad un intenso utilizzo di gadget associati.
Quale di questi casi può spiegare l’exploit de “La Nazione”, maremma maiala? :)
fischia, scatenati vi siete :D
eh, cmq nn facile. bisognerebbe poterci guardar dentro, a quei dati. per il Sole, per esempio, bisogna capire quanto è calo edicola e quanto calo abbonamenti, che è un tradizionale punto di forza del giornale
per il confronto con i siti: pensato anch’io, ma chissà se ha valore. dal 2002 a oggi son cambiate così tanto le strategie. mostrerà sicuramente una crescita, ma ha una relazione con le copie stampate? o non si riferisce piuttosto a investimenti / promozione etc?
aumento: nella tabella crescono solo i giornali +o- locali (compreso il mAssaggero – ah, i typo ;)
cioè: questi dati pubblici, imprecisi per definizione. nello stesso tempo, danno un po’ di corpo alle analisi di tendenza che si fanno da tempo. anzi, ora che ci penso, aggiorno il post con il link a un’analisi proprio di questo tipo che ho fatto tempo fa. si guardava alle pagine viste dei giornali on-line, ma sec me è quantomeno uno spunto di confronto niente male
ci vorrebbe anche un dato riguardante l’estero, almeno per i Paesi in qualche modo comparabili con L’Italia (in generale e rispetto alla diffusione di Internet). il mercato italiano dei media come noto ha già di suo alcune distorsioni notevoli ;)
La butto lì: non è che l’informazione locale (cioè aggregata geograficamente)su internet sta funzionando meno bene di quella verticale (cioè aggregata tematicamente), almeno in Italia? Per quello che vale il mio parere non penso che sia una caratteristica della tecnologia, ma semplicemente un problema di curve di apprendimento. Anzi, vedrei molto bene la forma del blog di quartiere. Ci ho provato qui:
http://www.cottica.net/2008/07/20/canto-damore-per-dergano/
ehila ciao bentornati :)
luca: eh, magari. già non sarebbe male sapere quali siano dei paesi paragonabili. qui ci vorrebbe il prof montis ;)
alberto: mah io credo sia un problema di lettorato / diffusione vs. importanza del contenuti. conosciamo blog molto locali usati come punto di aggregazione in casi di proteste, etc (i famosi “nimby”), ma lì è il territorio che conta, il motivo principale. tipicamente, quando va tutto bene, non c’è notizia. al limite servizio, ma boh, chissà :)
cmq aggiungo uno spunto venuto fuori da una discussione su friendfeed, sottolineando che questo quadro riguarda solo i “top 3″ anche perché nel numero totale di copie vendute, quindi le abitudini alla lettura degli italiani, bisogna considerare la free press
ma, insomma, è roba parecchio estesa :)
dario ha fatto un’analisi interessante citando anche casi di blog di quartiere nel post che linko alla firma
saluto ancora, ci si becca!
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A cura di Alberto D'Ottavi. Mi trovi anche su:
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