Una Critica Al Sistema dell’Innovazione Italiana + Il Venture Capital Monitor Italia 2009

dottavi —  6 September 2010 — 5 Comments

Il titolo di questo post, in realtà, risale a mesi fa. Ma torna d’attualità oggi per il contributo di Augusto Marietti di Mashape (vedi anche) su Il Tagliaerbe: Lettera aperta all’Italia, investitori e startup. Una discussione da un centinaio di commenti riapre il dibattito non solo su quel che vuol dire fare startup in Italia, ma proprio su cosa si intenda per startup. Web e digitale possono far parte di questo mondo? Ma soprattutto, si possono trovare dei capitali per validare delle idee, e non solo per investire su iniziative che abbiano già metriche consolidate e quindi un mercato probabile? Perché se la risposta a quest’ultima domanda è “No” allora vuol dire che il capitale di rischio è sempre quello delle tre F: “Friends, Family and Fools”. Che può andare benissimo (anche in America: vedi per esempio) però, appunto, non ci si può stupire se Augusto e i giovani startupper come lui esprimono frustrazione.

O forse ci vuole una riflessione sul sistema dell’innovazione italiana? Da far tremar le vene, vista la complessità. E quindi, per studiare, allego il Venture Capital Monitor 2009, trovato sul sito del Private Equity Monitor italiano grazie alla segnalazione di Emil Abirascid di Startupbusiness in questa interessante conversazione su Friendfeed. Il report ci dice che in ambito VC, non considerando quindi seed e angel, di digitale non c’è molto. Il che fa pensare.

Il titolo di questo post, dicevo, si riferiva originariamente a una spazzolata che Robert Scoble ha fatto mesi fa agli startupper francesi: World-brand-building mistakes France’s entrepreneurs make. Ancora una volta, un incitamento agli aspiranti imprenditori a pensare in grande, non starsi a lamentare, darsi da fare. Valido anche per Augusto e tutti gli altri. Vero. Ma, ancora una volta, c’è o non c’è qualcosa da pensare nell’innovazione digitale italiana se le vere opportunità vengono dal guardare all’estero?

IMHO da noi manca ancora una cosa: una vera presenza sul Web e sui Social Media degli imprenditori esperti, degli investitori e di tutti gli attori “istituzionali”. Sono la parte fondamentale dell’ecosistema, ma se non escono allo scoperto, se non trasmettono le loro impressioni, le loro esperienze – e non solo le loro notizie – non ce la possiamo fare. La stragrande maggioranza delle fonti che seguo in ambito imprenditoria sono internazionali. E come per me, questo vale per tantissimi would-be entrepreneur italiani. E’ anche da lì che si impara. Ma preferirei imparare dagli investitori italiani.

Venture Capital Monitor Italia 2009

Vedi anche: Infoservi: Fare Startup E’ Difficile? No, Peggio. Luca Lani: Mappa dei venture capital italiani che investono in Internet.

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
3 comments
Francesco Sullo
Francesco Sullo

Nel precedente commento, volevo usare il caso dei miei commenti a quel post specifico come esempio generale. Ma, a rileggermi, mi sa che non era chiarissimo. Devo ammettere, dando ragione a Alberto, che sebbene legga molto di quello che viene pubblicato online, partecipo raramente a queste discussioni. Ma lo faccio perché osservo continuamente che la discussione prolifera fra coloro che estremizzano le questioni. Le posizioni moderate, al contrario, vengono perlopiù ignorate, forse perché poco spettacolari. Il fatto è che la moderazione, il più delle volte, è propria di chi conosce le cose di cui scrive. Mi è capitato di leggere commenti acuti e lucidi di persone assolutamente competenti a cui nessuno ha dato importanza. Al punto che qualche volta ho messo un commento avulso dalla discussione, solo allo scopo di riconoscerne il valore. E' molto frustrante partecipare a discussioni in cui si capisce che la sfida implicita è il dibattito inconcludente, fine a se stesso, l'affrontare la posizione contraria con ostilità, come si guarda ad un nemico. La risposta di Massimo Ciociola su Tagliablog al post di ieri con la lettera aperta è scoraggiante e conferma questo modus operandi. In condizioni normali l'avrei ignorata, ma preso dalla passione ho voluto commentare. A Massimo, e implicitamente ad Augusto, rispondevo: -- Il punto chiave è che non siamo più nell’Italia o negli USA degli anni cinquanta, quando o stavi qui o stavi là. Siamo nel 2010, in una società interculturale che fa dello scambio la sua fonte di vita. Non è meglio o peggio chi sta qui o chi sta là. Ciò che un uomo contemporaneo, di qualsiasi età, deve fare, oggi, è muoversi. Perché coloro che hanno montato startup di successo si muovono e girano laddove è necessario muoversi o dove li portano il sentimento e la passione. Smettiamola una buona volta con il provincialismo del “se vuoi fare qualcosa te ne devi andare all’estero” o “se sei un vero italiano devi restare e fare le cose qui”. Sono cazzate obsolete. Linguaggi vecchi e decrepiti. Ho tanti amici che hanno o hanno avuto successo. Certi problemi non se li pongono. Vanno semplicemente avanti per la loro strada, in qualunque direzione li porti.

sinzone
sinzone

Ciao Francesco, il tuo commento non mi e' sfuggito. Ho appena commentato in risp a massimo, nominandoti.

Francesco Sullo
Francesco Sullo

Ciao Alberto, tu dici che manca: "una vera presenza sul Web e sui Social Media degli imprenditori esperti, degli investitori e di tutti gli attori “istituzionali”. Sono la parte fondamentale dell’ecosistema, ma se non escono allo scoperto, se non trasmettono le loro impressioni, le loro esperienze – e non solo le loro notizie – non ce la possiamo fare." Ma siamo sicuri che sia quello che vuole la gente? Prendi il post su Tagliablog con la lettera aperta. Ho messo due commenti che secondo me avrebbero dovuto attirare l'attenzione delle persone perché messi dal CEO di una delle poche startup italiane note a livello internazionale, che ha avuto finanziamenti da angels e VC, che malgrado li abbia avuti in Italia si sta spostando comunque nella Silicon Valley, ecc. Ce n'erano cose di cui si poteva dire, no? E invece i miei commenti sono stati ignorati da tutti. E allora mi chiedo: siamo certi che la gente voglia ascoltare chi ha veramente qualcosa da dire o non preferisca invece il discorso facile e non sostanziato sul quale è possibile imbastire qualsiasi discussione, qualunque polemica inconcludente? Io temo che questo sia il vero problema di fondo del sistema Italia, si parla senza avere una reale conoscenza di ciò che si affronta, ignorando perlopiù chi un'esperienza ce l'ha a meno che non si ravveda in questo confronto la possibilità di un vantaggio diretto.

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  1. […] letto i vari post (TagliaBlog 1 e 2, Capobianco e Bernardi, Infoservi) e le centinaia di commenti che ne sono scaturiti. Ci voleva. Discussione estremamente […]

  2. […] Posted on09 September 2010. ShareIn questi giorni ho seguito con interesse le conversazioni online avviate dai post di Augusto, Fabrizio, Stefano, Alberto. […]