C’è un filo che collega la Legge di Moore a YouTube, i talk-show televisivi alle console portatili. E’ quello che abbiamo cercato di seguire stamattina, al convegno sulle TV Digitali. Michele Ficara Manganelli ha introdotto i temi della giornata, ovvero la trasformazione di televisione e video nell’era digitale che viviamo. Jole Saggese di Class CNBC ha raccontato le sue esperienze con la conduzione, negli ultimi due anni, di un talk-show sulle evoluzioni della tv, con qualche aneddoto gustoso, come quello riguardante un assessore di non so più dove che, sul tema interattività o meno del digitale terrestre, ha affermato che "anche loro erano interattivi", perché pubblicavano i comunicati stampa sul sito. Renato Mattioni della Camera di Commercio di Milano ha illustrato una ricerca dalla quale esce un quadro confortante sull’uso di Internet per la consultazione di news (e non sui blog, ma ho un dubbio sull’efficacia della domanda posta, indagherò se riesco), anche se non ha nascosto i suoi personali scetticismi.
Altrettanto scettico, ma per motivi diversi, è stato Marco C. Cannella, CEO di Digital Mover (di cui non trovo il link, sorry). Ha affermato infatti che chi davvero gestisce i budget pubblicitari ancora non considera Internet un mezzo adeguato, tanto che gli investimenti sono troppo bassi. E così, con simpatica energia, ha sollecitato a fare di più, con uno spunto autocritico: è infatti anche colpa delle agenzie creative che non propongono le giuste novità ai clienti. Una considerazione che ha trovato un’eco indiretta nel caso presentato da Francesco Giromini, vp mktg & sales di FidoGroup Holding, e cioè il minisito realizzato per la campagna Ford Mondeo (sorry, anche in questo caso non lo trovo). Composto da un video e un’animazione Flash su cui si poteva interagire, ha rivelato che gli utenti davano attenzione a ben altri dettagli dell’auto rispetto a quelli che l’azienda immaginava come importanti. Tanto da convincere Ford a cambiare gli argomenti della pianificazione tradizionale già progettata. Una campagna che non solo è stata molto economica in termini di investimento ma, aggiungo io, ha anche rappresentato un focus group efficacissimo e a costo zero.
Il sottoscritto ha portato il suo contributo (slide in fondo) parlando, all’inizio, delle dinamiche proprie dell’innovazione tecnologica, a partire dalla Legge di Moore. Ne parlano tutti, ma pochi, mi sembra, ne hanno analizzato i dettagli e le implicazioni. E’ però fondamentale per capire come e perché la tecnologia si evolva tramite "salti paradigmatici". Il player di YouTube, per esempio, ha rappresentato un momento di "disruptive innovation" non prevedibile, che ha creato un mercato completamente nuovo sulla base di premesse tecnologiche che stagnavano da anni, perse nei conflitti degli standard di compressione. Un po’ come se, quando sono state costruite le prime grandi autostrade italiane, ci si fosse persi in interminabili discussioni sulla qualità dell’asfalto da usare.
Ho poi illustrato quelli che ritengo siano i macro-trend da considerare per il futuro, come la peer-to-peer television. Senza dimenticare, però, che, sempre per la Legge di Moore, i dispositivi con cui andremo a confrontarci in futuro continueranno a cambiare. Come il Digiblast di mia figlia: una console di gioco da poche decine di euro che però ha il Real Player Video, con cui abbiamo visto un cartone animato delle Winx (giuro non gliel’ho regalata io :).
Oggi, però, è comunque più urgente capire cosa si può fare sulla base delle tecnologie esistenti, quali siano i nuovi format da inventare, e quali le dinamiche con cui i nuovi contenuti che andremo a creare si diffonderanno. Mi ha colpito infatti che in pochi conoscessero la storia di Lonelygirl15 (ne ho parlato più volte qui), credo ormai un case-study classico. E, of course, non ho potuto non citare la mia posizione sul tema "liberazione degli archivi", di cui ho parlato qui.
Alla fine, dunque, si tratta comunque di scambi tra persone, e di costruzione di comunità, come ha detto anche Andrea De Benedetti di Lucchettiamo.it. Il peer-to-peer, infatti, non è solo un modello tecnologico ma anche il modo – antico quanto il mondo, nuovo solo nella terminologia – con cui le persone scambiano e hanno sempre scambiato un valore prezioso: idee, convinzioni, sentimenti, passioni, desideri. Uno scambio che il telecomando non può più intercettare.
(seguono le slide)
PS Settimana prossima si ri-parla di questi temi a Video On The Net.








