La battuta del titolo, in realtà, è di Hugh Macleod. Ma trovo si adatti perfettamente al tema della musica on/off-line. Per questo l’ho usata come subject della mail che ho mandato l’altra notte ad Alberto, dopo l’interessante serata trascorsa a casa sua con altri amici. Copio qua le mie considerazioni:
Chiaro che l’industria musicale non sa abbracciare il modello Internet, ed è altrettanto chiaro che per ora, con radio e tv, è ancora ben più efficace della Rete stessa. Ma la domanda è appunto quale sia il modello che funziona
Parallelo con altra soft industry, la mia: il giornalismo. Chiaro che con il blog non si guadagna niente. Tre anni che investo e ancora neanche un segno – ma anche Cory Doctorow con Boingboing ci ha messo cinque anni prima di prendere pubblicità. Però è altrettanto chiaro che è questo il modello emergente
Morale: non c’è salvezza dalla Tempesta Perfetta. Non c’è un percorso di transizione che sia sicuro e indenne. Se sei un musicista, devi buttare via il modello vecchio, mettere in conto investimenti per qualche anno di sperimentazione e infilarti nel tunnel, anche se nn vedi la luce in fondo
Per questo secondo me è meglio interrogarsi su quali siano le sperimentazioni / i modelli emergenti che funzionano (splendido l’intervento di D’Amato), anziché sbattersi a cercare una via di fuga. Non c’è
My two cents…
Non resta che “farci una risata su” con Gaping Void.

[...] #kublainight), i commenti su Friendfeed (qui la cronaca di Alberto D’Ottavi: 1 2 3 4, con post finale su Infoservi) … commenti istantanei seguiti poi da molte mail e messaggi entusiati sulla serata. Alberto [...]
Alberto, questo è un sasso straordinario che lanci in un momento in cui tutti, da Shirky in giù, si interrogano sul futuro del giornalismo. Stai dicendo: abbiate fiducia, il modello è BoingBoing. Sono curioso di leggere le reazioni.
Ciao Alberto, ti ringrazio molto per l’apprezzamento, ovviamente sono d’accordo con la tua considerazione. L’aspettativa ansiosa che decollino le traduzioni in ambiente digitale dei tradizionali modelli di business, così da “compensare” il calo del fisico e riportare il sistema a equilibri e soprattutto a numeri pre-tempesta, denota una totale incomprensione della portata dei cambiamenti, che non riguardano banalmente i formati (file vs. cd) ma appunto le logiche del sistema intero.
Ne approfitto per segnalarti un Convegno che sto organizzando e che potrebbe forse interessarti, dato che si tornerà a parlare delle trasformazioni del settore musicale: il 10 Novembre a Roma, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione della ‘Sapienza’, dal titolo “La formazione universitaria per un industria musicale in trasformazione”. Sto cercando di mettere insieme professionisti e accademici, in modo da creare un dibattito interessante, e ovviamente non mancherà anche il nostro Cottica.
A presto
Francesco D’Amato
Francesco: my pleasure. Grazie per la segnalazione. Certo mi interessa perché è uno dei capitoli del mio corso in Naba :) Cercherò di seguire. Intanto un saluto ancora
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