Archives For wearable

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Era un PIM, Personal Information Manager. Si sincronizzava con il PC tramite il flickering dei monitor CRT. L’occhietto in centro in alto andava posizionato davanti allo schermo, si attivava il transfer e venivano fuori robe tipo codici a barre in movimento. L’orologio si sincronizzava e avevi calendario, note, altro, al polso. Non ha mai funzionato, però faceva molto fantascienza. Il commercial di quei tempi:  Continue Reading…

Moto 360 - Motorola Smartwatch Design Contest

I concept che stanno arrivando a Motorola per Moto 360, il progetto di smartphone, non sono niente male. I miei sei preferiti:  Continue Reading…

Weiser-21st-Century-Computer-Scientific-American-Alberto-Dottavi-Infoservi

1991. In Medio Oriente si scatena la Guerra del Golfo, contribuendo tra l’altro a dare un ultimo scossone all’Unione Sovietica, che collasserà a fine anno. La cronaca ci tiene col fiato sospeso per la Uno Bianca, l’incidente della Moby Prince e l’esplosione della Haven davanti al porto di Genova. Canticchiamo tutti Losing my religion, dei REM.

Nel frattempo l’Europa segna tre record tecnologici. Dopo quasi dieci anni di ricerca il Groupe Speciàl MobileGSM – attiva la prima rete telefonica cellulare. Tim Berners-Lee pubblica le prime spec del World Wide Web (per la precisione qua). Linus Torwalds annuncia il progetto Linux. Il personal computing è ancora agli albori, era appena arrivato Windows 3.1.

Nel frattempo al di là dall’oceano Mark Weiser, Head of Computer Science Lab allo Xerox PARC, pubblica su Scientific American un articolo dal titolo The Computer for the 21st Century. Aveva già coniato il termine Ubiquitous Computing e ci stava ragionando su da qualche anno in riunioni come quella della foto sopra, in cui anche i ricercatori americani portavano le Birkenstock usando prototipi di tablet 20 anni prima che uscissero sul mercato. Wieser mantiene la promessa del titolo: praticamente immagina tutte le tecnologie emerse in questi ultimi anni e che informeranno – letteralmente – i prossimi. La prossima rivoluzione si chiamerà Contextual Computing, e Shel Israel e Robert Scoble – grandissimi – ci stanno scrivendo un libro.  Continue Reading…

Riccardo Marchesi, managing director di Inntex e fondatore di Plug&Wear, sul suo profilo Twitter Si definisce un Textile hacker.  Viene da un’azienda di famiglia che produceva macchine da maglieria. Ora crea “tessuti di metallo per la produzioni di scudi per campi elettromagnetici, per il design d’interni e la moda, e recentemente abbiamo iniziato a sviluppare tessuti interattivi, in grado di scambiare informazioni tra quello che succede nel mondo e un computer”. Ne racconta la storia Zoe Romano in Dalle macchine per maglieria alle tecnologie wearable a Firenze.

Plug & Wear Soft circuit

Incredibile quanto tempo ci voglia per arrivare al futuro – qui la mia tesina sui wearables, del 1996. Eppure ora forse ci avvicianiamo a un Futuro Artigiano, per citare il titolo di un recentissimo libro, di Stefano Micelli. Da prendere assolutamente, e argomento su cui tornare.

Ci si lamenta spesso (io per primo) di quanta fatica si faccia a trovare innovazione e ricerca in Italia, soprattutto in campo IT. Ma è di Eurotech, azienda di Udine, un nanopc decisamente interessante. Si chiama Zypad e si riesce a indossare sul polso.[//]

Può usare WinCE o Linux ma l’ingegnerizzazione dei componenti è fatta dalla stessa Eurotech. Ha GPS integrato e capacità di collegamento PAN (via Bluetooth) e WLAN. Qui la scheda.

Ora, non che questo cambi la vita di noi poveri mortali. Siamo come al solito nell’ambito delle applicazioni verticali. Il che però cambia parecchio per le aziende che lo adottano – ed Eurotech comunica di aver ricevuto ordini di nanopc per il valore di due milioni e mezzo di euro, da evadere nel 2006. Però.

Il valore della ricerca, poi, non si ferma ovviamente qui, ma è difficile da seguire. Chissà come potrà tradursi in tecnologie più vicine al quotidiano. Quel che mi diverte è che comunque segna un percorso che avevo intravisto già nel 1996, e di cui ho parlato nella tesina presentata all’esame orale da giornalista, che ripubblico qui. A me sembrava interessante. Però la commissione non è stata d’accordo con me e mi ha abbassato il voto dello scritto – sgrunt. Mi prendo la rivincita.

Ho messo la tesina nel post Computer da indossare

Niente male. Qualche idea arriva. Nella tecnologia ultimamente sembra che molto si sia fermato nei laboratori, tipo “in attesa di tempi migliori”. Fatto sta che era da un po’ che non si vedevano incroci, intrighi, convergenze strane, insomma idee nuove. Ora da più parti qualcosa arriva, e non solo, diciamo così, “dall’alto”, ma anche da quelle aziende sparse per il mondo che sono concentrate sull’innovazione, anche se si tratta di strutture non di ampie dimensioni (o forse proprio per questo?).[//]

Una prima curiosità è rappresentata dai notebook rivestiti in pelle presentati recentemente dalla taiwanese Asus. Sì, in effetti, bisogna dirlo: un filo kitch, eh? Ammettiamolo : - ). Non certo un’innovazione “disruptive”. Però un curioso tentativo di far qualcosa di nuovo. E che, soprattutto, avvicina sempre di più il computer ad altri oggetti “meccanici” a cui siamo abituati. Le automobili, per esempio, per le quali il rivestimento in pelle non è certo una stranezza.

Più avanzata la tastiera in tessuto di ElekTex. Arrotolata è grande come mezzo pacchetto di sigarette, compreso il connettore Bluetooth, che ovviamente serve per collegarla a telefoni, smartphone e palmari. Certo, soffre del non secondario problema di dover essere appoggiata da qualche parte. Il tessuto però è resistente (dicono di derivazione spaziale), le dimensioni quasi full size. Dobbiamo ancora provarla, certo è curiosa.

Tanto più se accostata a un monitor arrotolabile. Come quelli su cui stanno lavorando questi della Universal Display Corporation. Sorry, non ho avuto tempo di far ricerche su dimensioni, struttura e azionariato dell’azienda. Però sono quotati. Certo è che sembrano ben piazzati su OLED e le altre tecnologie successive all’LCD. Devo studiare, però, tema non banale.

Insomma, ci siamo quasi: “Computer? Computer!”. Risponderà, prima o poi :).

Computer da indossare

dottavi —  9 November 1996 — Leave a comment

Il testo che segue è la tesina che ho scritto in occasione dell’esame per l’Ordine dei Giornalisti, nel 1996/97. Inutile dire che non è stato particolarmente apprezzato :)

Orologi che comunicano tramite lo schermo, organizer elettronici per scrivere e far di conto, computer tanto piccoli da poter essere nascosti nei vestiti. La tecnologia non manca mai di stupirci, e continuerà a farlo.

wearable computerProbabilmente se una decina d’anni fa ci avessero detto che molti avrebbero avuto un telefono in tasca ci saremmo quantomeno sorpresi. Incredulità simile fu incontrata anche dal presidente della Sony quando decise di creare il walkman. I suoi stessi collaboratori dubitavano del fatto che le persone sarebbero state interessate a sentir la musica in solitudine, portandosi dietro uno scomodo fagotto.
Per ripensare a un passato ancora più lontano, forse lo stesso effetto l’ha fatto anche il primo orologio da taschino. Nelle piccole città di allora, dove da qualsiasi punto si poteva vedere o almeno sentire la torre dell’orologio, che bisogno c’era di un cipollone ingombrante e rumoroso?

Ebbene, oggi l’orologio l’abbiamo tutti, il walkman quasi e il telefono cellulare ha ormai una diffusione di massa. Forse dunque non stupirà pensare che presto anche i computer diventeranno oggetti in qualche modo indossabili.

Orologi
“Mise l’orologio da polso a contatto del terminale (del computer). Lo schermo gli diede un Attendere e un istante dopo un rosso Fine, quand’ebbe trasferito all’orologio il contenuto dell’agenda. Solita routine.” Queste parole sono rimaste profetiche per non più di due anni. Risalgono al 1992, data di pubblicazione del libro di fantascienza L’uomo di Turing (Editrice Nord) di Harry Harrison e Marvin Minsky. Quest’ultimo è stato un famoso pioniere dell’Intelligenza Artificiale e ora è professore al Media Lab del Massachusset Institute of Technology, lo stesso istituto di Nicholas Negroponte.

Risale al 1994 un primo esempio commerciale di incontro fra un computer e qualcosa di indossabile. E’ appunto un orologio prodotto dalla Timex, si chiama Data Link ed è stato sviluppato in collaborazione con Microsoft, la società di Bill Gates famosa per i sistemi operativi Dos e Windows e per la suite di applicazioni Office. Digitale, oltre a presentare le informazioni su ora e data per diversi fusi orari e ad avere le solite sveglie, può ospitare brevi testi descrittivi su appuntamenti, numeri di telefono, e così via.

Per inserire tali informazioni non è necessario fare strane acrobazie con tasti minuscoli, bensì è sufficiente avere un personal computer con un programma software apposito. Per trasferire i dati immessi comodamente da tastiera basterà poi tenere a mezz’aria l’orologio davanti allo schermo. Una serie di segnali molto simili a un codice a barre in movimento verranno intercettati da un’apposita cellula nell’orologio. Ciò che nel 1992 era fantascienza, oggi è comune.

Organizer
Un più sofisticato esempio di computer da tasca è rappresentato da una nuova generazione di organizer elettronici, chiamati non a caso hand held PC, personal computer da tenere in mano. Come altri prodotti simili hanno schermo sensibile al tatto, tastiera e possono ospitare un modem per le comunicazioni via telefono (anche cellulare), ma presentano una novità particolarmente importante in questo settore. Si basano infatti su un adattamento di Windows, chiamato Windows CE (Consumer Electronics o Compact Edition). Seguono perciò gli standard tipici dei computer, sia per quanto riguarda l’interazione con l’utente, sia per le applicazioni utilizzabili sia infine per le capacità di interscambio dei dati.

Sono presenti versioni ridotte dei programmi Microsoft per scrivere e calcolare (Pocket Word e Pocket Excel), così come un programma per gestire le informazioni personali come indirizzi e numeri di telefono. Inoltre è possibile accedere a Internet tramite il modem e utilizzare la posta elettronica o navigare sulla World Wide Web.

Per questi nuovi prodotti sta nascendo una nutrita serie di applicazioni, non solo da parte delle case produttrici come Casio e Philips, ma anche da terze parti specializzate in vari settori. Per fare alcuni esempi, c’è già chi offre programmi per Windows CE in grado di emulare una calcolatrice scientifica con piena dotazione funzionale, o in grado di collegarsi a un sistema Gps (Global Position System), per la localizzazione via satellite.

L’introduzione di Windows CE dunque rappresenta un passo importante perchè sposta il centro dell’attenzione dal singolo dispositivo alle applicazioni che questo può offrire. Inoltre, facilita l’accesso a nuovi utenti, poiché chi sa usare un computer con Windows 95 non avrà bisogno di imparare nulla di nuovo per usare uno di questi organizer elettronici, così come non ci sarà bisogno di imparare nulla di nuovo quando si deciderà di cambiare marca.

Il punto fondamentale comunque è che sono arrivati: oggetti piccoli e dal peso di pochi etti, in grado di assomigliare significativamente ai computer a cui siamo abituati. A questo punto il volano è in moto, e possiamo aspettarci interessanti novità a ritmo incalzante.

Computer
Nati per scopi militari ma disponibili oggi al pubblico, i personal computer da vestire si compongono di diverse parti. In genere l’unità di calcolo e memorizzazione è installata su una cintura, magari scomposta per comodità in diverse componenti collegati mediante circuiti flessibili. La tipologia di schermo più diffusa è invece un oculare fissato alla testa tramite una cuffia che ospita anche un microfono.

Il modo più efficace per controllare un computer e mantenere le mani libere è tramite comandi vocali, tecnologia ora adeguatamente evoluta anche se necessita di notevole capacità di calcolo. Altrimenti si possono usare i tradizionali dispositivi come la tastiera, visto che, una volta di più, il sistema opera tramite un normalissimo Windows. E’ dunque solo la forma a essere diversa, mentre la struttura, le componenti e le modalità di funzionamento sono in tutto e per tutto quelle dei computer.

Questi prodotti si propongono oggi per utilizzi particolari come inventari per magazzini all’aperto (per esempio i container), o opere di manutenzione che richiedono la consultazione di ampi manuali, ma non è difficile immaginare le loro possibili evoluzioni. Da una parte la tecnologia continua a produrre componenti sempre più veloci, più economici e più piccoli, migliorando sui tre fattori contemporaneamente. Dall’altra il fatto di poter realizzare prodotti standard contribuisce a mantenere bassi i prezzi e a permettere eventuali estensioni.

Possiamo infatti pensare a schermi a cristalli liquidi ancora più leggeri. Magari che si possono rendere trasparenti, e montati in modo simile agli occhiali. Aspettiamo dunque il primo simposio internazionale sull’argomento, che si terrà nell’ottobre del 1997 nel Massachussett, per vedere sviluppi e tendenze.

Domani
I prototipi allo studio negli istituti di ricerca o nei laboratori delle aziende ripropongono quel gusto fantascientifico che forse sembrava sbiadito.

Sono già in fase di sperimentazione nuove forme di interazione con i computer, per esempio tramite segnali nervosi captati con elettrodi che si applicano sulla pelle. Questo renderebbe possibile anche a chi ha gravi difficoltà motorie leggere, studiare, comunicare. All’opposto, c’è chi lavora perché il computer impari a vedere, ovvero a riconoscere tramite una telecamera i gesti di chi gli sta davanti.

Le sorprese, dunque, continueranno a non mancare.


Ordine Nazionale dei Giornalisti, Commissione d’esame di idoneità professionale, Sessione autunnale 1996
Alberto D’Ottavi