Lo spot Audi “Land of Quattro” mi ha colpito. Non solo e non tanto perché diverso dalle solite pubblicità automobilistiche insulse, con gente che si butta da aerei, sbuffi di colore o macchine che saltano da un tetto all’altro – che non riesco proprio a capire. Ma perché quando ho visto i primi frame ho pensato “Finalmente un bel promo dell’Italia!”. E invece no, è lo spot di un’auto. Ma del tutto diverso dalle solite sciocchezze. Dettaglio campanilistico: quella chiesa sulla rocca col mare in tempesta è Porto Venere, in Liguria, vicino a La Spezia. Dettaglio social: sul sito Audi si trova in questa pagina, ma non si può condividere. Dettaglio di produzione: è dell’agenzia Verba, di Milano, con un team tutto italiano a cui vanno i complimenti. Altro dopo il video, spettacolare. E anche sul fatto che la pubblicità a volte riesce ancora a diventare contenuto interessante ci sarebbe da dire.
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Ok, si può definitivamente dire che sono un ritardatario. Ma mi ero dimenticato di questo video. E’ un racconto sul 2011 visto da Twitter. Ma non è di Twitter, è di un certo jeremiahjw, uno youtuber che ha creato questa animazione raccogliendo le schermate relative agli eventi più importanti dell’anno scorso. Con una musica molto coinvolgente. Il video: Continue Reading…
L’aspetto più divertente è che nell’immaginare il Telepass (circa a 0:30 nel video sotto) in realtà si sono sbagliati. Oggi non abbiamo bisogno di strisciare la carta di credito. In compenso, così, hanno inventato anche i mobile personal POS. Poi c’è tutto: videoconferenze, remote learning, e-health. E una rete dati mobile che funziona, i tablet, e quasi tutto il resto. Pubblicità AT&T del 1993. In fondo non ci vuole molto a inventare il futuro. Basta crederci.
Ricordate il “vecchio” Quicktime VR? Una serie di scatti fotografici ricreavano gli ambienti a 360°, in cui ci si poteva “spostare”. Questo è uguale, però video. Con click and drag del mouse cambi punto di vista in tempo reale. E alla velocità di uno snowboard. Pensa farlo grande una stanza. Ubercool.
Ecco, questa è la dinamica virtuosa dell’innovazione. Piccoli segnali, sperimentazioni, idee sparse che si mettono insieme finché non superano un livello di soglia, il Tipping point. E’ il caso del Social Commerce. Un anno fa, quando con Nicola abbiamo iniziato a finalizzare l’idea di Blomming, questo termine non c’era. Noi stessi lo chiamavamo Sociable Marketplace. Oggi, invece, è un trend consolidato. Nel video qui sotto.
Di The Astonishing Tribe avevo già parlato: è un’agenzia che lavora sul futuro delle interfacce, basata in Svezia. Nel video qui sotto immaginano qualche possibilità di sviluppo, soprattutto per telefonini. Carino, e ottima occasione per riflettere sul futuro degli schermi.
Tema non banale, visto che siamo all’inizio di un capitolo tutto nuovo. Il multi-touch ha fatto molta strada – questo video faceva impressione nel 2006, ora queste cose ce le abbiamo sul cellulare – e si incrocia con Augmented Reality e 3D, riconoscimento dei gesti e ologrammi. Insomma stanno reinventando tutto l’hardware. Quest’altro video del Microsoft Applied Science Group dà un’idea di come potremmo avere 3D senza occhialini e interazioni gestuali. Non male, pensando che queste tecnologie potrebbero arrivare sulle nuove TV intelligenti, come quelle basate su Android.
(via Aurea Mediocritas)
Doh. Non so perché non l’ho mai postato. Ormai datato, ma sempre efficace.
Ok ammetto, è anche colpa mia: li ho giocati tutti. Forse anche per questo hanno conquistato il mondo. Nel film (di due minuti e mezzo) qua sotto.
(via Designerblog)
Don Tapscott è uno degli autori di Wikinomics, e nel videopodcast qui sotto non usa mezzi termini per descrivere quello che sta per succedere. A causa della crisi (trend economico), dei nuovi modelli di lavoro (sociale) e dei prossimi sviluppi tecnologici. E mentre assistiamo agli ultimi momenti del Web 2.0, si stanno di nuovo per incrociare i flussi, segno della vicinanza di una nuova fase di disruptive innovation. Io sono pronto per il “2.0 2.0“. Tu?
L’Apple iPad sembra fantastico. Qui il sito ufficiale, sotto il video.
Mi è capitato di sentir parlare dal vivo Sir Tim verso la fine degli anni ’90, e non è cambiato molto: sempre nervoso :) ma anche passionale e coinvolgente. Nonostante la stretta, difficile parlata british, il video qui sotto merita cinque minuti di attenzione. Nel raccontare la nascita del WWW Berners-Lee ci porta verso una delle possibili prossime metafore di sviluppo del Web, e cioè l’idea di collegare direttamente dati nel loro formato nativo (“raw data now!”), anziché semplici documenti.
Difficoltà, come spesso accade, più culturale che tecnica (“do not hug your database”, non stare lì abbracciato al tuo database :). E se è vero che i dati sono il cuore di qualsiasi iniziativa, è vero anche che spesso dovrebbero essere pubblici, o proprio perché li abbiamo pagati con le tasse (e cita come esempio Gapminder.org che fa uso di dati pubblici, l’abbiamo visto qua), o perché li abbiamo creati con le nostre attività, come nei diversi social network (e qui si apre anche il grande dibattito tra dati espliciti e dati impliciti, ma ora è lunga).
Così facendo TBL offre un’introduzione semplice al Semantic Web, ma nello stesso tempo lancia un altro richiamo etico forte sullo spirito originario del web: condividere la conoscenza.
Trovo sul Friendfeed di AlbyBisy e ripubblico al volo:







