[Viste le robe magiche che s'è dovuto fare per risolvere le ultime issue come sempre imprevedibili, per oggi si riattiva questo Infoservi V2, si migra stanotte verso la V3, fingers crossed]
Ieri sera alla Innovation Dinner, prima di una serie di tre. Stasera e domani le altre due, le informazioni arriveranno. Iniziativa di Giandomenico Sica, che oltre a essere founder di Polimetrica e direttore del Business Design a Itsme è anche, e per qualcuno soprattutto, un appassionato di Filosofia della Scienza ;)
Si è parlato di innovazione, start-up, relazioni tra università e mercato, e altro. Gianluca di dPixel segnala ancora insoddisfazione per la qualità delle proposte che riceve – dalla capacità di presentare all’idea ripetitiva, etc. Questo non è un buon segnale, visto che da un paio d’anni di queste cose si parla molto più di prima, e si sperava si fosse meglio diffusa la cultura. Evidentemente non basta, bisogna fare di più.
Io ho lanciato una provocazione: che per innovare è necessario fare in modo che il futuro sia diverso dal passato. Un modo per dire che dobbiamo trovare forme nuove e migliori. Con i miei due soci / amici di sempre abbiamo sviluppato un’idea, e la presenteremo presto. Intanto ribadisco, noioso e pedante, il valore di un ambiente open by nature come Internet, che tanto ha portato in questi ultimi mesi. Non basta: ma se di iniziative ne avessimo migliaia, anziché centinaia, sono sicuro che uscirebbe qualcosa di meglio. Cambiando scala, credo si farebbe un salto di qualità, non solo di quantità.
Io credo che le barriere all’ingresso siano ancora troppo alte, e che sia un tassello fondamentale. Si dovrebbe poter sbagliare di più. Provare e riprovare, seguendo le idee, non il business plan, e in questo supportare meglio l’innovazione giovane. Anche perché non si tratta, in realtà, di sbagliare. Si tratta solo di fare. Senti cosa ne dice Anil Dash, founder di Six Apart e blogger dal 1999:
“FAIL is over. Fail is dead. Because it marks a lack of human empathy, and signifies an absence of intellectual curiosity, it is an unacceptable response to creative efforts in our culture. “Fail!” is the cry of someone who doesn’t create, doesn’t ship, doesn’t launch, who doesn’t make things. And because these people don’t make things, they don’t understand the context of those who do. They can’t understand that nobody is more self-critical or more aware of the shortcomings of a creation than the person or people who made it”.
(via un twit di Luca de Biase)