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Google15R original google server

Non poteva essere che così: il primo server di Google, quello famoso assemblato da Page e Brin quand’erano ancora all’università, era ricoperto di Lego. Sarà per questo stile Do-It-Yourself che ancora oggi Google si assembla i server da sola, come dicono nel video seguente in cui per la prima volta (per quanto mi riguarda) si può fare una visita ai loro data center. Con Street View, of course, o con un sito dedicato dal nome appena un po’ altisonante. Where The Internet LivesContinue Reading…

L’infografica sotto fa bene il paio con la mia Coda Lunga dello Storage e l’ancora valida Petabyte Age. Funny.


Online Storage Online Storage

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In un segmento di mercato da 16 miliardi di dollari, in effetti, 125 milioni sembrano proprio pochi. E se si tratta di Enterprise Storage, per di più, le dimensioni contano. Ma sembra essere solo questo il problema di Compellent, almeno stando ai commenti più che positivi dei clienti. “They deliver what they say” o “They really follow your needs” è il tono delle testimonianze raccolte al caffé durante il C-Drive. Ne abbiamo parlato con Phil Soran, CEO di Compellent, nell’intervista video che trovate dopo il salto.

I 125 milioni rappresentano i risultati 2009 dell’azienda di Minneapolis, in crescita del 38% rispetto all’anno precedente, a fronte di una contrazione del settore delle Storage Area Network del 5%. Diminuzione quest’ultima che sembra però essere solo temporanea, visto che le esigenze di storage  proiettano nei prossimi anni una crescita esponenziale, come nella slide sotto:

Compellent si sta affermando per una soluzione tecnologica interessante: un approccio che ha, diciamo così, virtualizzato file system, protocolli di comunicazione, formati dei dati, eccetera, in modo tale da poter gestire in modo uniforme ogni possibile configurazione di dischi. Man mano che diventano meno prioritari, i dati si spostano così automaticamente – per questo Fluid Data – dalle batterie di prima risposta, composte di dischi veloci e costosi come quelli in Fibre Channel, verso quelli più lenti ed economici, per esempio in tecnologia SATA. Il tutto in maniera automatica e trasparente, completamente gestita dal sistema. Una peculiarità che, a sentire clienti e partner, stacca nettamente la concorrenza. E non è l’unica.

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Quanto stanno crescendo le necessità di storage aziendale, e come? In che modo le tecnologie stanno affrontando le richieste di gestione dei dati? Come si possono salvare grandi quantità di informazioni in maniera distriibuita, attraverso la Rete? Queste le curiosità principali che mi sono venute quando ho ricevuto l’invito da Compellent al loro evento annuale, dal nome particolarmente fortunato: C-Drive.

A Minneapolis, Minnesota, in quattro giorni di evento si incontrano partner, clienti e rivenditori, tra cui l’italiana Cinetica di Enrico Signoretti (qui il suo Twitter) che sul blog dell’azienda riassume le principali novità tecniche emerse nella giornata di ieri. Fabio Rapposelli, sempre di Cinetica, riassume alcune caratteristiche tecniche del prodotto principale di Compellent, Storage Center, in altri due post: parte 1 e parte 2.

Compellent offre una soluzione di Storage Area Network (vedi su Wikipedia) basata su un approccio che fa di scalabilità, estensione e completezza delle capacità di gestione il punto di forza. Forse per questo Phil Soran, il CEO, nel suo discorso di apertura ha parlato di Era di Facebook. Come riporta The Register:

The world has transitioned from a manufacturing-focused to a service-focused and then to a digital-focused economy – a “data” economy. With everything becoming digital there is a flood of data: “It’s only taken four years for Facebook to have 400 million pages”.

E in futuro quantità e velocità di produzione dei dati, è ovvio, possono solo aumentare.

The Petabyte Age

dottavi —  2 April 2010 — 1 Comment

Grafica non nuovissima ma ancora impressionante. Soprattutto la curva in discesa del costo di un gigabyte, nella parte centrale. Mi ricorda la Coda Lunga dello Storage che avevo fatto tempo fa.

petabyte(via Gizmodo)

Un robot per i miei dischi

dottavi —  10 July 2008 — 1 Comment

Trovato, trovato! Sembra lo storage perfetto che non ero ancora riuscito a trovare. Ridondato, hot swappable, supporta fino a quattro dischi. E’ perfetto per casa! Peccato solo che non è network-attachable direttamente. Ma un sistema si trova. E’ bello o no???

Si chiama Drobo e si trova qua, mentre Thomas Hawk ha già i dati della nuova versione. Lo fa Data Robotics.

[Post domenicale, sai tipo quando metti in ordine in quei cassetti che non aprivi da anni…]

Un po’ di tempo fa ho colto un’occasione MediaWorld e ho tirato su questo Maxtor OneTouch da 500GB (foto) a 99 euro (TrovaPrezzi). Era da un po’ che meditavo una soluzione di storage, perché il valoroso LaCie Porsche da 250GB non mi bastava più (e, tra l’altro, ormai lo vendo, dovesse interessare). Ma ammetto di esser stato attratto dal design nero opaco, anche se in realtà sognavo un piccolo network storage ridondato. Qualche impressione d’uso e una domanda.

Il OneTouch ha dalla sua l’essere fornito da un software di backup semplice ma efficace. Installi e configuri in un minuto, poi lo attivi o con l’icona che sta nella Tray o con il bottone luminoso direttamente sul drive (il che spiega il nome). Difetto: durante le operazioni resta acceso, ok. Quando non si usa il disco, però, pur andando in stand-by la luce continua a lampeggiare. Bell’effetto “respiro” tipo quella del Mac, ma ogni spreco di energia mi da’ fastidio. Il Porsche ha un tasto di accensione che qui manca, ed è un difetto.

E’ fornito di software per Mac, però – supero l’imbarazzo ad ammettere quanto sono “niubbo” in quest’ambiente – non ho capito perché lo vede in sola lettura. Possibile che ci voglia un driver particolare per NTFS? Uff, non avevo voglia di cercare la soluzione.

Ho preso Maxtor perché sperimentati come i dischi più affidabili, IMHO. In passato avuto problemi, e abbandonato, Seagate (che Maxtor si è comprata, però), Fujitsu Siemens e, quando ancora c’erano, IBM. E invece anche sull’affidabilità… questo disco mi mette paura. Mi è già capitato un paio di volte che non venisse parcheggiato accuratamente durante lo shutdown, e che quindi al reboot partisse il Check Disk.

Uhm. Per quanto io cerchi sempre di avere doppie copie di tutto, i miei dischi locali non bastano più. Sul pc tengo doppia copia della library musicale, sul notebook di quella dei documenti, ma non ho più abbastanza spazio per foto e film. E se di una cosa non ho doppia copia, sto in ansia.

Ecco perché pensavo a un NAS casalingo. Vorrei una box con (almeno) due dischi ridondati (cos’è più, che non ricordo bene: RAID0?). Non che faccia striping, ché non mi serve tanto spazio, ma che assicuri il massimo dell’affidabilità.

Poi, essendo attaccato direttamente alla Ethernet, passando da un computer viene anche fuori una specie di media player come quello di cui ha parlato Andrea Beggi (io ho fatto mettere una porta Ethernet anche dalla tv, eheh :) ma i lmio problema principale è l’affidabilità. Giovy racconta qualcosa di simile, suggerendo una soluzione on-line che non mi basta senz’altro. Chissà PseudoTecnico cosa ne direbbe.

Voi non avete problemi simili? E se li avete risolti, usate qualcosa del genere? Avete un pointer da indicarmi? Thnx.

Morte agli hard disk

dottavi —  13 March 2007 — Leave a comment

Arriva da SanDisk e lo saluto con grande soddisfazione. Una memoria a stato solido in grado di sostituire gli hard disk. Era ora!

Era ovvio sarebbe successo. Troppo stupidi e complessi, i dischi fissi. Per quanto evoluti, microscopici, ipercapienti e supereconomici, sono una roba troppo idiota da tenere in un portatile. Ma ti sembra si possa ancora usare un gruppo di dischi, magnetici, sottovuoto, con testine che li sfiorano a distanza di micron, e che girano a velocità vorticose? Roba da grammofono. Questa è un’idea giusta (segue comunicato per i dettagli).[//]

"MILPITAS, CALIFORNIA, 13 MARZO, 2007 – SanDisk Corporation (NASDAQ: SNDK) amplia la linea di prodotti SSD (solid state drive) per il mercato dei computer portatili presentando un modello da 32-gigabyte (GB)1, con interfaccia Serial ATA (SATA) da 2,5-pollici, compatibile con l’architettura hardware della maggior parte di notebook attualmente in commercio. La SSD da 2.5-pollici arriva a soli due mesi dalla presentazione della SSD da 1,8 pollici per notebook ultraportatili, ed è ora disponibile per i produttori di PC come sostituto del tradizionale hard disk.

I principali benefici della memoria SSD di SanDisk sia per i produttori di computer sia per i loro clienti possono essere riassunti nei seguenti punti:

Affidabilità. La memoria SSD di SanDisk può lavorare per due milioni di ore prima di mostrare errori (MTBF)2, un tempo di circa sei volte maggiore rispetto agli hard disk dei notebook. Non avendo parti mobili, le memorie SanDisk SSD hanno minor probabilità di rompersi nel caso in cui un notebook cada a terra o qualora sia esposto ad elevate temperature.

Prestazione. Nei notebook, i dati si spostano da e per una SSD 100 volte più velocemente che in un hard disk. Le memorie SSD di SanDisk offrono una velocità di lettura di 67 megabyte (MB) al secondo ed una capacità di lettura casuale di 7.000 input/output al secondo (IOPS) per il trasferimento di 512-byte. Usufruendo del vantaggio di queste prestazioni, i notebook con una scheda SSD da 2,5 pollici possono eseguire il processo di avvio di Microsoft Windows Vista Enterprise in 30 secondi5 e raggiunge una velocità di accesso medio ai file in 0,11 millisecondi. Un notebook che utilizza un tradizionale hard disk richiede una media di 48 secondi per avviare il sistema operativo e una media di 17 millisecondi per accedere ai file.

Basso consumo energetico. Con l’utilizzo di memorie SanDisk SSD si raggiunge un risparmio energetico del 50% rispetto all’utilizzo di un normale hard disk – 0,9 watt durante normali operazioni rispetto al consueto 1,9 watt. Questo aspetto è particolarmente importante nel prolungare la vita della batteria a beneficio di chi lavora lontano dall’ufficio.

Silenziosità. Dal momento che la memoria SanDisk SSD non richiede un motore o meccanismi mobili, genera minor calore dei normali hard disk. Le memorie SanDisk SSD sono completamente silenziose a differenza degli hard disk rigidi che emettono sempre qualche rumore durante le operazioni di lettura e scrittura".

A parte il "marketing jargon", è ovvio che si tratta di una soluzione che consuma (e scalda) meno, che non fa rumore, e meno soggetta agli urti. Sulla velocità invece non conterei, almeno per ora, perché il collo di bottiglia dei portatili è tipicamente il bus, cioè le circuiterie che spostano i dati dal disco fisso a memoria, CPU e chipset. Comunque è una strada importante, speriamo di veder presto abbassarsi i prezzi.

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Sono bellissimi questi oggetti nuovi. C’è in giro della roba folle e divertente, geniale, inutile, trash… da non perdere :).

Il Nabaztag è un vero e proprio smart object, una classe a parte. Un coniglio Wi-Fi con funzionalità di instant messenger, RSS reader, e altro, il tutto con una “interfaccia emozionale”. Comunica, oltre che con la sintesi vocale, con luci, suoni ed “espressioni” (muove le orecchie). Ti registri sul sito e puoi far mandare dei messaggi al Nabaztag del tuo amico. E’ una specie di avatar fisico, ed è semplicemente bellissimo. Chi l’ha pensato è un genio matto. Lo so che sto esagerando con le buzzwords ma davvero in questo caso si può parlare di hardware 2.0. Su Flickr se ne possono vedere in quantità.

I Verballs invece sono fantastici per la loro assoluta inutilità. Sono telefoni Internet, quindi fanno una cosa che puoi fare normalmente con il computer. Sono solo oggetti trash, ma mi diverte l’idea di tirar fuori dal pc piccole funzioni software e dargli un oggetto fisico, secondo me è un trend.

Altra piccola tendenza è trasformare noiose periferiche come le chiavi USB o i lettori MP3 in oggetti divertenti. L’ha fatto Toshiba con il Pala-Chan, un delfino MP3, ma molto più avanti si sono spinti questi di Mimoco. Con le chiavette USB si possono fare grandi cose – personalizzarle, metterci del software e renderle specializzate, eccetera. Costano anche una sciocchezza, pochi dollari, per cui per un’azienda possono diventare anche un veicolo di marketing molto più sveglio di un semplice gadget. Avevo trovato una bella iniziativa di un istituto di design milanese che stava sviluppando un’idea del genere, ma ho perso il link. Se qualcuno ne sapesse qualcosa, pliiiis… Questo è il delfino di Toshiba:

Il Gorillapod invece non ha niente di tecnologico, è solo geniale. Meriterebbe una citazione tra i Cool Tools di Kevin Kelly (ne avevo parlato qua). E’ un treppiede piccolissimo e snodabile, che puoi agganciare ovunque. Tra l’altro, mi servirebbe, ma già costa un botto di suo (la versione SLR), con l’importazione viene una cifra davvero esagerata. Se per caso tra chi legge c’è qualche negozio che lo importa (tipo Nice2have? Sei all’ascolto?), grazie anticipate se me lo fate sapere.

Sono in tanti, ultimamente, a ragionare su nuovi design per gli oggetti tecnologici. Interessanti questi di Digitalwellbeing, così come quelli di Art Lebedev, che si dichiarano il principale studio di design in Russia e stanno facendo un gran lavoro sulle tastiere – oggettino da nulla, dal punto di vista dell’interfaccia. Notevolissima, poi, questa Jean Aw di Notcot, una ragazza di 23 anni con le idee chiare in maniera impressionante (è da lei che ho trovato Mimoco). Insomma, belle, belle idee.