LOVE THE SOCIAL. SOCIAL HARD WORK. LOVE DOING IT. OR FIND PARTNER THAT DO. IF NOT DOING IT FOR THEM? YOU FAIL. IF NOT LIKE DOING IT? YOU FAIL. IF NOT WANT TO LISTEN, NOT WANT THEM DO THINGS, NOT WANT LET COMMUNITY GROW ON OWN? YOU FAIL.
BUILD STARTUP IS JUMP OUT WINDOW, INVENT WINGS ON WAY DOWN. BUILD COMMUNITY IS JUMP INTO WHIRLWIND, MAKE IT A HURRICANE. JUMP NOW.
How To Social – Guest post on AVC. Praticamente la Bibbia. C’è tutto e niente da aggiungere. “Jump Now”. Se hai il coraggio.
First Round Capital, che opera a San Francisco, New York e Philadelphia e dichiara di aver raccolto 910 milioni di dollari nel 2012, ha rilasciato un fantastico Annual Report - a questo link – in cui si trova informazione, immagine sopra, di un totale di 16,4 miliardi di dollari investiti “Dalle società di Venture Capital nei settori tecnologia e IT nel 2012″. Prima domanda: quanto è stato l’investimento italiano complessivo? Seconda domanda: ma le società di Venture Capital italiane rilasciano dati così aperti sulle loro attività? Se si, dove? Se no, perché?
PS E, tra l’altro: perché il web design americano è così tanto più fresco, piacevole, efficace del nostro? Non ci vuole tanto a fare un sito come quello di First Round. C’è anche un template per WordPress, Expression, che viene via a 49 dollari.
Era da un po’ che mi chiedevo dove fosse finito Robert Scoble. Da Naked Conversations (gennaio 2006, che tenerezza) al blog, poi Twitter, FriendFeed, Facebook, Google+, etc, non c’è startup che lui non abbia più o meno provato, supportato, diffuso. Un mito. Lo ritrovo su Quora in questo interessante thread: What are some tips on connecting with high-profile people that can help your startup? Un po’ di good advice per startup italiane che cerchino contatti all’estero – Hey Robert, I’ll move my ass and find a way to pitch you about Blomming soon! :)
Domattina avrò il piacere di partecipare, da spettatore, all’incontro organizzato da Italia Startup, la neonata associazione collegata alla Task Force per le startup, con il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. Visto che chiedono proposte ho riassunto qui le mie, sotto forma di lettera aperta.
Egregio signor Ministro, egregi colleghi,
Fare startup non è “Arte del possibile”, bensì sfida dell’improbabile. E per far fare un salto di scala al neonato ecosistema dell’imprenditoria innovativa italiano non sono sufficienti i tradizionali compromessi su ciò che è “fattibile”. Servono anche fughe in avanti. Intendo così rimarcare una distinzione nella tipologia degli interventi che si possono effettuare. Continue Reading…
Domani sera, a The Hub Milano, quei foolish degli amici di Mikamai (vedi) organizzano la seconda Startup Night, occasione di incontro e scambio tra chi ha voglia di costruire e fare. Credo questi eventi importanti, così colgo l’occasione per rilanciare un’idea nata qualche tempo fa proprio nei loro uffici: Silicon Districts. Avete presente quelle mappe che si usava fare nel giro dei blog, qualche anno fa? Be’ l’idea è la stessa, solo a un nuovo livello: raccogliamo in una mappa – questa, per esempio – gli startupper italiani, quelli che stanno sviluppando iniziative web e non solo. Potrebbe aiutarci a conoscerci meglio, e attivare magari scambi proficui. Stasera, per esempio, a Roma c’è UpStart, fatto dal vivace Stefano Bernardi di TheStartup.eu. Noi s’è fatto un breakfast, un po’ di tempo fa. Insomma: non abbiamo la Silicon Valley? Facciamoci i distretti: incontriamoci una volta alla settimana e qualcosa succederà. Ha già cambiato faccia, questo settore, dal 2007 a oggi. Bisogna insistere.
Serata affollatissima, lunedì, alla Startup Night di Mikamai – qui una search su Twitter sulle novità. Molti che venivano anche da fuori Milano e, soprattutto, moltissime “facce nuove” – tra virgolette perché magari attivi da tempo sul Web ma poco visti in questo giro. Già: i tempi di Netwo e del First Generation Network sono ormai lontani, ma fa piacere scoprire che non sono passati invano, visto che “start-up” è diventato un meme, un termine in grado di catalizzare l’attenzione. Dobbiamo ancora crescere, ma intanto il meccanismo gira.
Ed è per tenerlo in movimento e per estenderne la portata verso l’innovazione giovane che anche il qui scrivente, con i soci di blog, si è fatto promotore e organizzatore di un evento: Tesicamp.
L’idea è di rovesciare la logica dell’aula classica, dando agli studenti un’occasione per presentare i loro progetti di tesi, e il pubblico – aziende, accademia, professional, popolo della Rete, chiunque – a commentare. Ed è anche di ibridare, remixare, incrociare i linguaggi, discutendo di tecnologia ma dai punti di vista sociale / creativo e business / economico. Crediamo siano questi tre pilastri importanti su cui si poggia l’innovazione, lo sviluppo di iniziative e aziende. E che sia opportuno partire dagli studenti.
Stiamo dando le ultime pennellate al blog: nei prossimi giorni annunceremo le novità. Intanto però le iscrizioni sono aperte a tutti – qui i dettagli. In questo post le note introduttive e la presentazione. Nel frattempo la notizia è già trapelata :)
Qualcuno mi puo’ spiegare perche’ la maggior parte dei giovani con i quali parlo vorrebbe andare via dall’Italia, mentre si stima che a fine sanatoria saranno 700,000 le richieste di regolarizzazione di badanti e colf?
Bella domanda. Piena di spine da qualsiasi lato la si prenda. E rincara la dose Sergio Nava:
Sono tornati in venti. Il pomposo programma di “Rientro dei cervelli” ha fatto registrare l’ennesimo buco nell’acqua. Su 125 domande presentate, neppure due decimi hanno potuto usufruire di una borsa ministeriale per l’anno accademico 2008-2009.
Sono in chat con l’amico e partner Nicola Jr. Vitto con cui, da qualche mese, si sta sviluppando un progetto. Si è martellata un’idea fino a tirarne fuori un nocciolo, poi via a strutturare documenti, studi, scenari. Ora è arrivato il momento di scrivere codice, e dall’America ci arriva notizia di un servizio praticamente uguale, appena rilasciato da un grande gruppo. Bella botta.
Non ci facciamo scoraggiare, anzi si affila il martello e si picchia di più. L’innovazione sul Web funziona così. Però mi è venuto da chattargli che “Il problema di essere due anni avanti rispetto all’Italia è che sei un anno indietro rispetto alla Silicon Valley”. Prima l’ho scritto e poi la frase mi ha colpito. Doppio problema: qui sei avanti rispetto al mercato, quindi ti ci vuole un doppio, triplo motore. E mentre perdi tempo a spiegare che il Web è importante, di là dall’oceano vanno come proiettili.
Mi è anche tornato in mente uno scambio di mail di un sacco di tempo fa, con l’amico e partner Luca Galli. Gli raccontavo che mi stava scadendo il dominio Videowiki.it, che era un’idea che avevo per raccogliere i video degli utenti dai cellulari etc etc. Vado a riprendere il messaggio e di quand’è? Del luglio del 2006. In quel momento tornavo dalla conferenza stampa di DailyMotion, ma avevo registrato il dominio nel luglio del 2005. Allora mica sapevo ancora che esisteva YouTube: erano partiti da pochi mesi. Di seguito lo scambio con Luca – è lui che dice “Se avessimo 3 phd in computer science e un garage in silicon valley sarebbe da mettersi lì subito e vedere di fare l’alpha version”, in fondo qualcosa che ho imparato.
—–Messaggio originale—–
Da: Luca Galli [mailto:lgalli]
Inviato: giovedì 6 luglio 2006 12.55
A: dottavi;
Oggetto: RE: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it
non so bene cosa facciano questi che dici [DailyMotion, ndr], ma se la tua idea era quella di interpretare sul video i principi e i meccanismi dei wiki allora sarebbe sec me molto nuovo e molto bello
intendo, se le logiche di collaborazione distribuita, orizzontale, bottom-up, accesso controllato ma estremamente aperto, capacità di elaborazione con curva di apprendimento quasi a zero (su un utente in grado di usare apps standard) ma anche feature avanzate per esperti o “redazioni” (wikipedia ha una rete intera di redazioni…) etc etc, che a oggi sono disponibili sul testo come media (ragion per cui i wiki han fatto quel che han fatto bla bla), tu le volessi applicare al video come media, e sempre ammesso che questa cosa non esista già, allora di sicuro lì uno potrebbe pensare di mettere in piedi proprio una cosa nuova, una piattaforma o un motore disp online, e lì sopra una tipica start up 2.0 etc
in realtà il movimento di wikipedia è già attivo sui media dico a memoria su tutto il fronte dei repository audio video licenziati con creative commons o altri schemi open. non sono sicuro appunto che ci sia quel che stavo cercando di dire sopra e che se ho capito il senso del nome che avevi in mente tu
chiaram poi ci sono tutti i vari videoblog etc ma in realtà quel che manca lì sec me – e c’è invece nei blog standard, che sono centrati sul testo di nuovo – è proprio la possib di collaborare e manipolare assieme i contenuti…
se avessimo 3 phd in computer science e un garage in silicon valley sarebbe da mettersi lì subito e vedere di fare l’alpha version
> —–Original Message—–
> From: Alberto D’Ottavi [mailto:dottavi]
> Sent: Thursday, July 06, 2006 11:50 AM
> To: lgalli;
> Subject: I: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it N°
>
> Un annetto circa fa avevo registrato questo dominio. L’idea
> era raccogliere video dagli utenti, meglio se dai cellulari
> facendosi sponsorizzare dalla Nokia o TIM della situazione
>
> Opera decisamente improba per le mie forze :D ma mi fa
> piacere che l’idea era giusta – l’altro ieri conferenza
> stampa DailyMotion, oltre a rafforzare le presenze locali
> stanno facendo accordi con gli operatori per raccogliere i
> video via UMTS. Già attivi in Francia, qui stanno discutendo
> con TIM. Prob idea simile avevano anche quelli di Splinder
>
> Secondo voi ce ne facciamo qualcosa? Come business direi di
> no, però ritengo sempre importante fare dei mock-up, delle
> bozze di progetto… Secondo me bisogna lavorare sui vertical
> …
>
> Bah voi che ne pensate? Direi parliamone alla prossima birra,
> io ho novità
>
> Cheers
> Alberto
>
> —–Messaggio originale—–
> Da: comunicazioni@staff.aruba.it [mailto:comunicazioni@staff.aruba.it]
> Inviato: mercoledì 5 luglio 2006 3.52
> A: dottavi
> Oggetto: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it N°
>
> Gentile Cliente,
>
> lo Staff di Aruba le comunica che il dominio www.videowiki.it
> è in scadenza il giorno: 18/7/2006 ,con tutti i servizi ad
> esso associati.
…
Mettete volentieri una parolaccia in questo punto. Mannaggia a me. Perchè non abbiamo fatto noi YouTube nel 2005? Cosa ci manca? Be’ sì certo, le competenze. E poi la tecnologia, il mercato, il network, la semplificazione della burocrazia, etc etc. Ma l’aspetto più importante che mi viene in mente è la fiducia. Devi crederci. Devi pensare di potercela fare. In Italia non è così. Non sei educato così. Ricordate Papaveri e papere? Ecco.
Questo è esattamente un posto da sogno. Nel senso che da tempo, con amici, propongo il sogno di un IdeaLab: un posto dove ci siano decine di start-up (o micro-iniziative), centinaia di persone esperte e pronte a darti un consiglio più che a rubarti l’idea, dove si collabori con istituti di design e si riempiano le pareti di Post-it, dove ogni settimana si facciano presentazioni del proprio lavoro (ehi! qualcuno si ricorda del “Demo or die” del Media Lab del MIT?) e, se l’azzecchi, ti diano anche 25k-100k dollari, pensando al business ma senza troppe menate sul business plan. E’ il Facebook Fund.
Parte con dieci milioni, finanziati da Facebook, Founders Fund e Accel Partners. Qui la pagina su Facebook.
My partner Ben Horowitz and I are delighted to announce the formation of our new venture capital firm, Andreessen Horowitz, and our first fund — $300 million in size — aimed purely at investing in the best new entrepreneurs, products, and companies in the technology industry.
Between the two of us, Ben and I have started three companies directly, created many new products and services, run operating businesses at high levels of scale, angel invested in 45 tech startups in the last five years, and served on a broad cross-section of company boards with some of the best entrepreneurs and investors in the industry.
E’ un po’ tipo quel che succede in Italia, ma 100 volte di più. Forse.
Uno studio della Ewing Marion Kauffman Foundation ribadisce che in tempi di recessione l’ultima cosa da fare è tagliare fondi all’innovazione:
The study, “The Economic Future Just Happened,” found that more than half of the companies on the 2009 Fortune 500 list were launched during a recession or bear market, along with nearly half of the firms on the 2008 Inc. list of America’s fastest-growing companies. The report also suggests a broader economic trend, with job creation from startup companies proving to be less volatile and sensitive to downturns when compared to the overall economy.
Bellissima iniziativa e soprattutto bellissimo segnale, visto che si aggiunge ai tanti che, in questi ultimi mesi, si sono mossi per sostenere e sviluppare l’innovazione e per “Promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del paese, andando finalmente oltre le patologie di una transizione politica infinita e ripetitiva”. E’ ItaliaFutura.it, associazione nata “Dall’incontro tra alcuni protagonisti della vita pubblica italiana (Luca Cordero di Montezemolo, Corrado Passera e Andrea Riccardi) e un gruppo di giovani esponenti del mondo dell’università, della cultura, delle professioni e dell’economia”. Bellissima iniziativa. Se non fosse che ai Soci semplici, che semplicemente “Partecipano alle discussioni on line sul sito dell’associazione e sono costantemente informati sulle attività”, vengono chiesti 100 euro.
Non mi sembra il migliore dei modi, da parte di così brillanti esponenti dell’economia italiana, per iniziare un dibattito sull’innovazione che qui in Rete già si svolge a ritmo serrato grazie a sforzi personali, volontari, non retribuiti, pro-bono. Speriamo in un rapido pit-stop per sistemare il set-up della macchina.
Journalist, blogger, entrepreneur. Writing about tech, culture and society since 1991. Author of a book about Web 2.0 and Social Media in 2006. Co-founder Blomming.com.