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Oggi esami in NABA per Media Design e Networking Media e così, cercando tra gli appunti, ritrovo Lost In Google, del 2011. Sempre valido, è stato un serial per YouTube tutto italiano fatto da TheJackal, agenzia che si è costruita una fama sui video per la Rete (e non solo). Interessante l’integrazione dei commenti tra una puntata all’altra. E simpatica narrazione circolare.

cinecitta-istituto-luce-youtube

Be’, impressive. Sono anni che aspettavamo. Ed è bello pensare che si siano liberati degli archivi così importanti. Qui sotto il video, dopo il salto il comunicato stampa con cui Istituto Luce e Google annunciano la creazione del nuovo canale dell’archivio storico di Cinecittà. Un pezzo di storia italiana. Anzi, “Uno dei più grandi archivi storici di video mai realizzati su YouTube”, dicono.

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Julius-von-Bismarck-Collide-CERN-artist-in-residence

Dice ArsElectronica che Julius von Bismarck è stato nominato come il primo Artist In Residence del CERN, precisamente al laboratorio Collide@CERN. “A rising star of the international arts scene”, continuano, “von Bismarck will team up with theoretical physicist James Wells as he works alongside the lab’s engineers and scientists for the next two months, before moving to the Ars Electronica Futurelab in Linz, Austria for the second part of his residency”.

Eh. Non è il primo caso: sapevate che Laurie Anderson (l’artista multimediale – performer – cantante, moglie di Lou Reed) è stata Artist In Residence alla NASA? E’ nella fotogallery dell’Entertainment Technology Center della Carnegie Mellon University: guarda qua.

Voglio farlo anch’io. Possibile che non ci sia un qualche laboratorio che mi voglia ospitare… per esperimenti scientifici?

Bellissima. L’animazione qua sotto è una tesi. Lindsey Olivares nel suo blog dice che ora “I’m up at Dreamworks PDI working as a Visual Development artist”. Hai capito.

Titolo complesso. Come i nostri tempi, d’altronde. Always Already New – Thinking Media, Subversing Feeling, Scaffolding Knowledge: Art and Education in the Praxis of Transformation è il convegno curato da Francesco Monico, direttore della Scuola di Media Design e Arti Multimediali di NABA (vedi anche post precedente) in collaborazione con NoemaLab. Terza edizione della serie New Media Art Education & Research, si tiene a Milano settimana prossima (16-18 dicembre), è in inglese e l’ingresso è a pagamento (gratis per gli studenti). Scelta coraggiosa, ma dovuta anche al panel di esperti che sarà presente.

Roy Ascott, pioniere dell’arte elettronica, Michel Bauwens della Peer to Peer FoundationStephen Kovats di TransmedialeGertfried Stocker, direttore di Ars Electronica sono alcuni dei nomi internazionali, insieme a Derrick de Kerckhove (che conosciamo bene, ricordate?), Alan Shapiro o gli italiani PierLuigi CapucciAntonio CaroniaGiovanni Boccia Artieri e altri.

Questi i temi:

  • Art on the Edge: new strategies for sustainable creativity
  • The New Creativity: art and education in the time of transformations
  • Transdisciplinary Territory: the limits of Video in Media education
  • Changing visions: new models of art in education
  • Beyond Sensibility: new perspectives on art and its formation
  • Authoritarian dreams imaginary, vision and utopias, beyond dreams
  • New Instruments for Teaching and Learning: do they change anything?

Belle sfide, no? Quanto capire quel che succede nei Media oggi :)

Sono parecchio indietro con le segnalazioni di quanto accade a Media Design e Arti Multimediali, in NABA. Prime novità di rilievo sono l’apertura del Biennio in Film & New Media, sempre a cura di Francesco Monico, direttore della Scuola, e l’uscita del primo numero della rivista Limina. Proprio Monico ci informa degli sviluppi ed è con piacere che, come si suol dire, ricevo e giro:

Caro Professore,
ti racconto come vanno le cose qui al Dipartimento di Media Design & New Media Art / Film & New Media nell’AA 2010-2011;

Abbiamo celebrato la 5° edizione del festival Nabawood. Quest’anno è stata riuniuta una giuria di produttori del cinema indipendente, nazionale e internazionale, che ha visto le produzioni 2009-2010 del Medialab [il laboratorio di produzione video interno alla Scuola, ndr]. E’ stato un importante successo, i giurati sono rimasti colpiti e stupiti, hanno giudicato i lavori dei veri e propri Unidentified Narrative Object [vedi blog sul convegno dell’anno scorso, ndr], opere di Cinema 2 e Postcinema, come eccellenti. Dobbiamo essere tutti soddisfatti, infatti questo indica che il lavoro educativo, le formule testate, le innovazioni utilizzate, stanno funzionando. Questa operazione è come sempre curata da Maresa Lippolis a cui vanno i miei complimenti e ringraziamenti. Puoi vedere due lavori citati e premiati qui.

Il Triennio di Media Design & Arti Multimediali sta crescendo molto, con un +10% come studenti. Continua inoltre l’ibridazione sperimentale con il mondo della narrazione e dell’arte contemporanea (senza peraltro intaccare la quota dei “Cineasti”). Già adesso, dopo solo un mese e mezzo, rileviamo una grossa soddisfazione degli studenti del primo anno.

Una tesi di uno studente del Diploma Triennale in Media Design, Simone Rovellini, curata da me che gli facevo da relatore, ha vinto le selezioni del CASVA, Centro Alti Studi per le Arti Visive, ed è stata pubblicata ed è stata presentata questa settimana a castello Sforzesco a Milano: link.

Anche il Dottorato di ricerca PhD M-Node è cresciuto molto: abbiamo le domande di ricerca in crescita, sono stati selezionati nuovi ricercatori, sono partite nuove linee di ricerca e i primi post-doc, ed è un ottimo risultato pensando che è un dottorato/PhD a pagamento (agli studenti è richiesto di trovarsi i grant da soli). Il successo è il risultato dell’ottimo lavoro svolto nei primi cinque anni di attività.

Quest’anno ho inoltre curato la terza edizione del convegno New Media Art Education & Research: Always Already New – Thinking Media, Subversing Feeling, Scaffolding Knowledge: Art and Education in the Praxis of Transformation. Il successo di partecipazione decretato dalla venuta dei più importanti esponenti delle Media practice, theories and arts internazionali conferma che il livello di ricerca che abbiamo impostato è qualche cosa di interessante e che attira l’interesse e l’attenzione di così quotati personaggi [prossimo post proprio su questo: siete invitati! ndr].

LIMINAAbbiamo pubblicato il primo numero della rivista Limina; in questo numero esploriamo il concetto della New Italian (media) Epic, nel prossimo raccoglieremo i risultati del convegno di studio e ricerca sullìeducazione nelle new media art. La rivista è curata da Amos Bianchi e si trova qui.

Inoltre pubblicheremo un Lexicon delle parole che hanno informato e informano NABA Media. Le voci sono: Cinema 2, Medium/a, Psicotecnologia, Fake, Found Footage, Simulazione, Dispositivo, Complessità, New Media Art, Cibernazione, Sincretismo, Sovversione…

In conclusione:
Il modello dell’Accademia, centro di studi e sviluppo, sta funzionando molto bene. Un organismo che si finanzia e pone le basi tecnico-culturali con il Triennio, fa ricerca con il PhD e con la Laurea Biennale fa sviluppo di opere (Film & Audiovisivi, Installazioni & Art). E’ un modello molto avanzato di Accademia “1-to-1″, ovvero un organismo che produce la stessa informazione che processa per definirsi, informazione critica con le riflessioni del PhD e creativa e propositiva con il biennio di sviluppo. Il modello è stato messo a punto durante il mio PhD Outline of a Subversive Technopoetic: for a libertarian pedartgogy – Technology, Art, Research; E’ una tesi di pedagogia che ho sviluppato parallelamente alla fondazione, progettazione e sviluppo della Facoltà BA, MA, PhD, in quanto la pedagogia in quanto tale appare nel momento in cui la domanda a proposito dell’oggetto del sapere si trasforma in una problematica volta a definire le modalità della sua stessa trasmissione.

Complimenti Francesco. Lavorare in questi scenari in perenne trasformazione non è facile ma sempre entusiasmante.

Federico Scafato, primo anno di Media Design, in NABA. Per l’esame del prof. Pier Luigi Capucci (su Facebook, il sito) a cui ho avuto il piacere di fare assistenza, ha portato la tesina che vedete sotto. Quando gli abbiamo chiesto i motivi della scelta ha risposto che era per semplice curiosità. E per semplice curiosità si è andato a cercare informazioni sull’azienda, dati economici e metriche, che ho tabellato in Excel. Ne ha analizzato gli andamenti con i grafici, ha ipotizzato delle correlazioni e insomma ha studiato il fenomeno. Qui il suo blog.

Second Life Economy

La storia risale a due anni fa ma ci torno su perché il video su cui ruota tutto continua a riscuotere consensi – e anche perché mi serve come caso di studio per il corso sia per il contenuto video sia, ed è quel che più interessa qui, per la conversazione che ha attivato con la Blogosfera. Andrea ha realizzato Arrakis, “documentario poetico e sociale”. E’ l’evoluzione della sua tesi di laurea triennale in linguaggi dei media. Il 9 Giugno 2008 ha scritto, a me e ad altri, questa mail:

Ciao Alberto,
dedicami 5 minuti per favore. Mi chiamo Andrea e sono un giovane videomaker. Il 12 Giugno rilascerò su Internet il mio documentario sociale Arrakis. Verrà rilasciato su più blog in maniera automatizzata e simultanea, grazie appunto alla partecipazione di alcuni blogger italiani che avranno deciso di permettere l’oscuramento totale dei loro siti.

Arrakis è un documentario un po’ strano: ho intervistato Silvestro, un ex-operaio laringectomizzato (operato per un tumore causato dall’amianto) e ho unito la sua particolarissima voce sopra ad alcune riprese di fabbriche abbandonate. Silvestro in Arrakis racconta delle cose forti, molto rancorose e lo fa con la sua voce da laringectomizzato.

Il metodo con cui questo documentario verrà rilasciato su internet sarà non meno forte e non meno provocante. Sarà molto probabilmente anche qualcosa di nuovo. Un’azione collettiva, un progetto di oscuramento concordato per la prima assoluta di Arrakis.

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Il 14 febbraio, si sa, è una data memorabile. No, non per San Valentino, ma perché è il compleanno di YouTube – quest’anno, il quinto. Lo raccontano in questo post: YouTube & the Online Video Revolution. Io credo che pochi altri servizi on-line abbiano avuto un impatto così importante sui nostri costumi, anche se negli ultimi tempi il contenuto generato dagli utenti è stato di nuovo oscurato da quello proveniente dal mainstream, oltre che da Facebook – e anche questo credo meriti una riflessione su come lo sharing possa essere attività limitante, se non c’è anche una produzione in prima persona.

Nelle righe che seguono riprendo un vecchio post che voleva tener traccia delle classifiche dei video più visti su YT nel corso degli anni, argomento che mi serve anche per le lezioni in NABA. Nel frattempo, dal blog di YT, I video più visti nel 2009 e I “Memorable videos” del 2008 (ingl). Il più importante di sempre, comunque, ritengo che sia Pork and Beans dei Weezer che ora si trova a questo link e che embeddo sotto – sperando che duri. Un incredibile remix: hanno creato un video musicale usando le “hit” di YouTube. Meta YouTube?

Qui il video, dopo il salto altre classifiche degli anni precedenti.

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Alcune novità per il Webdesign International Festival, di cui ho già parlato (e di cui Infoservi è Social Media Parter). Rinnovato il sito (al link sopra), definito il programma (che trovate sotto), e la location: sarà presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, dove insegno. Una piacevole coincidenza.

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Segrate non è proprio in cima alla lista delle design location milanesi, giusto? Uno pensa al glamour di via Tortona, alle vele della nuova fiera, a certi spazi lussuosi di zona 1. Però a Segrate ci sono un po’ di aziende. Una di queste è Microsoft Italia. Intorno è tutto terziario e industriale; un paesaggio non proprio bucolico, specie con la nebbiolina dell’inverno. Dalla strada che porta lì si vedono le forme sempre più grigie del grande palazzo Mondadori, quello di Oscar Niemeyer — uno stacco netto, che piaccia o meno: in mezzo a quei prefabbricati anonimi, sembra l’ultima impronta lasciata da una civiltà superiore.

Palazzo Mondadori

Photography by Nitot, Creative Commons by-sa 3.0, from Wikipedia

Microsoft lo scorso novembre ha promosso e ospitato un workshop intitolato “Interaction Design @ Microsoft Research”, per far meglio conoscere la “visione [dell’azienda] sull’evoluzione delle tecnologie di Interaction Design attualmente oggetto di ricerca e sviluppo nei laboratori di Microsoft Research”. Il workshop rientrava nel programma dei Faculty Days, iniziativa più ampia per gli scambi con il mondo accademico. Io ero lì con il doppio cappello di NABA, Scuola di Media Design e Arti Multimediali, dove insegno ormai da qualche anno un corso di metodologia, e con quello di Infoservi, grazie all’invito indirizzato in precedenza ad Alberto (che pure insegna in NABA) e Francesco Monico, direttore della Scuola, da parte di Roberto Cavallini e Mauro Minella di Microsoft,

Nell’auditorium a dire il vero non eravamo in molti, ma quasi tutti hanno seguito i lavori dall’inizio alla fine e le conversazioni durante le pause, almeno per me, sono state fitte ed eccellenti. Buona parte della giornata è stata spesa nella presentazione di alcune tecnologie e strumenti Microsoft nel dominio della creatività e del design: di mio ho trovato interessante soprattutto l’introduzione a SketchFlow di Roberto, ma si è parlato anche parecchio di Blend e soprattutto  di Silverlight, dove come sanno anche i sassi da tempo Microsoft sta proponendo un’alternativa al numero uno in questo spazio, Flash di Adobe. Dicevamo però di interaction design e Microsoft Research. Bisogna dare credito qui agli organizzatori per aver aperto una finestra su pratiche, metodi e processi di progetto diventati un riferimento nel contesto internazionale, ma purtroppo molto meno frequentati dalle nostre parti (e sì, è difficile trovarne traccia anche nella Milano “capitale del design”, come disse con grande cortesia Bill Moggridge quando passò in Mediateca per Meet the Media Guru, recensito sempre qui su Infoservi).

In rappresentanza di Microsoft Research ha parlato quindi Richard Banks, di stanza a Cambridge, UK, dove c’è l’unico polo europeo della struttura globale di R&D dell’azienda. Un centinaio di persone sulle duemila totali impiegate nel mondo. Di queste cento, ha spiegato Richard, la maggior parte lavora su problemi di pura (“hard core”) computer science, mentre un buon quarto, al quale appartiene lui stesso, si colloca in un ambito ibrido, una combinazione di ricerca sociale, psicologia e design, dove per design si intende appunto “interaction design”. Penso sia meglio precisare, col rischio di sembrare pedantii: nel mondo accademico e nella pratica professionale non c’è ancora un accordo granitico sulle definizioni e sui confini esatti di questo dominio. Non ci mettiamo a imbastire qui la discussione teorica. Chi volesse una traccia autorevole sul punto potrebbe partire per esempio dalle prime pagine di Theories and Practice in Interaction Design, co-editato da Gilliam Crampton Smith, tra l’altro presente al workshop (oggi è allo IUAV, dopo l’esperienza all’Interaction Design Institute di Ivrea). Durante la pausa ho trovato il modo di chiacchierare un po’ con lei di design, design research e interaction design in Italia.

Dicevamo dell’intervento di Richard Banks. Pur essendosi assegnato il compito di offrire soltanto una cornice e un rimando (“grounding”) al resto delle presentazioni previste nella giornata, molto più orientate ai prodotti, Richard ha aperto un bello squarcio su alcune delle ricerche in corso nel suo gruppo, dando dimostrazione di come si può articolare il nesso tra design e ricerca nello sviluppo delle tecnologie. Dal punto di vista culturale, è il mondo descritto magistralmente da Bill Buxton in Sketching User Experiences, uscito nel 2007 e già diventato un titolo importante nella migliore divulgazione sul tema. Buxton è entrato in Microsoft Research in tempi abbastanza recenti, dopo una lunga carriera di ricercatore sulle interfacce sviluppata tra università di Toronto, Xerox PARC, SGI e Alias Wavefront. I metodi e i casi raccontati nel suo libro, a voler cercare una formula, mostrano che l’essenza esplorativa, visuale e generativa del design tradizionale può evolvere in un insieme di modelli e di tecniche adatti a progettare interazioni, media e “intangibili”, per dirla con John Chris Jones (per inciso, il nume tutelare del mio corso in NABA). Come ovvio qui il discorso va oltre le dimensioni pur gigantesche di Microsoft: uno dei casi di studio più ampiamente illustrati nel libro di Buxton, acclamato in quarta di copertina nientemeno che da Bill Gates, riguarda l’evoluzione della user inteface dell’iPod…

I progetti su cui si è soffermato più a lungo Richard hanno a che fare con la fotografia digitale, la memoria personale e familiare, compresa quella delle persone che sono mancate. Una scelta originale e interesante, credo. Le applicazioni e i servizi digitali straripano di cose utili, divertenti o inutili, ma alle volte sono lontane dagli affetti o dai dolori più forti della vita quotidiana, come quello del lutto. Le persone, ha sottolineato Richard, sono già parte di ecologie complesse e pre-esistenti rispetto alle tecnologie, con le quali entrano poi in relazioni di reciproca influenza (Buxton, aggiungo io, ha scritto che “technologies are adapted, not adopted”). Si tratta di comprendere le persone dal loro punto di vista (Richard: “understanding users in human terms”, e non in “machine terms”), per poi mettere a fuoco idee e opportunità di progetto. Nel caso della fotografia, la domanda di fondo è quindi sul “futuro della memoria” (“the future of looking back”). Pensiamo alla tradizione della fotografie di famiglia, delle immagini fatte per conservare un ricordo. In molte case, spesso in una posizione di rispetto, magari in sala, c’è un classico ritratto di famiglia. Cosa potrebbe diventare il ritratto di famiglia nell’età di Flickr e dei Social Network?

Un prototipo mostrato da Richard, sviluppato attorno alle fotografie del padre, offre un’interfaccia che esplora a più livelli la storia personale, quella familiare e la storia generale degli avvenimenti, pubblici, politici, economici e culturali. Le foto analogiche ereditate dal figlio, una volta digitalizzate, si arricchiscono attraverso le associazioni con altre immagini e storie che ne costituiscono il contesto. In un’altra vista sulla sperimentazione il focus è sulla modalità di interazione. Un’interfaccia multitouch (credo via Surface) permette di manipolare le immagini come se fossero raccolte in una serie di box, per analogia con le scatole delle foto stampate. Un altro prototipo mostra le possibilità di esplorare un ambiente andato distrutto o disperso, come uno studio personale o un garage degli attrezzi, combinando in un oggetto 3D una serie di immagini scattate fintantoché era ancora integro, per esempio nello stato in cui era quando la persona venuta a mancare lo viveva quotidianamente. Nelle parole di Richard, questi artefatti sono “eredità tecnologiche” (“technology heirlooms”), emergenti nell’uso quotidiano ma con ampie possibilità di cambiamento, indagine, invenzione.

The Timecard (Richard Banks)

Sono soltanto esempi, come si capisce. Come e quando diventeranno prodotti e tecnologie per tutti è un’altra storia. Ma danno un’idea del tipo di ricerca possibile su persone, società e interazione. Due o tre segnalazioni in chiusura per chi volesse approfondire: il newsfeed di Microsoft Research (dove si parla di R&D in generale, non solo interaction design), il sito personale di Bill Buxton (con molti articoli e video) e per la generazione più giovane il nome celebre, ben meritato, di danah boyd, sempre ricercatrice a Microsoft Research, non UK ma New England — btw, a quando Microsoft Research Milano?

Primo giorno di scuola /3

dottavi —  6 November 2009 — Leave a comment

Tra poco ricomincia il corso in NABA. E’ diventato annuale, e quindi tutto diverso. Lezioni di due ore, ogni settimana, per due cicli di 12 lezioni. Rifatto il programma, per la terza volta. E’ terribilmente difficile insegnare – è già difficile capire – una materia che cambia continuamente. Per cui ho inserito una parte iniziale di storia. Comunque, nella prima lezione sarà già abbastanza se riesco a spiegargli cosa significa tutto l’ambaradan qua sotto (nell’ordine: accademia, scuola, cattedra e corso). E’ il nuovo stile delle slide. Non si presenta male, no? Miracoli dell’Helvetica.

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