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Grandissimo Zerocalcare, anni che non ridevo così. Grazie, maestro. Mi ha ricordato una vignetta di Doonesbury su Windows 95 di un bel po’ di tempo fa. Spirito dei tempi?

Le 9 Fasi Dell'Elaborazione Del Cambio Di Sistema Operativo

Leggilo tutto: Le 9 fasi dell’elaborazione del cambio di sistema operativo at Zerocalcare.it.

Gianugo, già Apache Software Foundation, ha fatto su armi, bagagli e famiglia e si è trasferito in America. Un altro italiano che, zitto zitto, ora gioca in serie A. Complimenti. Qui la sua storia. E, notizia nella notizia: cosa farà Microsoft per le community Open Source? Sotto il suo video per Channel 9.

Minority Report con Kinect

dottavi —  10 December 2010 — 1 Comment

Ecco, ora sì che mi è venuta voglia di una Xbox con Kinect. E grazie a Jaron Lanier per l’idea (e al MIT, of course).

via Engadget

E’ Uscito Windows 1.0

dottavi —  17 October 2010 — 3 Comments

Ray Ozzie ha ritrovato il comunicato stampa del lancio di Windows 1.0, il 20 novembre 1985. 25 anni fa.

Ok, un filo tecnico ma da segnare, giusto come sassolino su un percorso che, a naso, potrebbe cambiare qualcosa. Facebook fa esperimenti con HTML5 (vedi sotto il pezzo preso dal loro “blog”) a partire da un nuovo video player che sembra far bene il paio con quello di Google (ricordate?) e che potrebbe non piacere ad Adobe – e a Microsoft, se è per questo, visti i rumor di fusione.

Image by Bruce Lawson

David Recordon di Facebook dice:

We are excited about HTML5 and wanted to share with you some of the things we’re already using it for!

It’s worth understanding that the term “HTML5” has come to mean more than just the single HTML5 specification, but really represents the next evolution of the web platform and thus dozens of related specifications. Many of them have already been implemented across recent versions of Chrome, Firefox, Internet Explorer, Safari, and Opera.

Our engineering teams started shipping HTML5 functionality over the past few months and we’re quite excited by what’s already possible:

  • A summer intern, Carl Jackson, built a new HTML5 video player with support for high-definition H.264 video which is rolled out to iPhone and iPad users. While we tested this new player on other mobile browsers, we found that Flash still outperformed their HTML5 video implementations. Continue Reading…

Visioni sul Futuro degli Schermi

dottavi —  20 September 2010 — 1 Comment

Di The Astonishing Tribe avevo già parlato: è un’agenzia che lavora sul futuro delle interfacce, basata in Svezia. Nel video qui sotto immaginano qualche possibilità di sviluppo, soprattutto per telefonini. Carino, e ottima occasione per riflettere sul futuro degli schermi.

Tema non banale, visto che siamo all’inizio di un capitolo tutto nuovo. Il multi-touch ha fatto molta strada – questo video faceva impressione nel 2006, ora queste cose ce le abbiamo sul cellulare – e si incrocia con Augmented Reality e 3D, riconoscimento dei gesti e ologrammi. Insomma stanno reinventando tutto l’hardware. Quest’altro video del Microsoft Applied Science Group dà un’idea di come potremmo avere 3D senza occhialini e interazioni gestuali. Non male, pensando che queste tecnologie potrebbero arrivare sulle nuove TV intelligenti, come quelle basate su Android.

(via Aurea Mediocritas)

Venerdì scorso presso l’Hotel Park Hyatt di Milano, Microsoft Italia ha presentato i dati della ricerca svolta per suo conto da Nextplora sull’utilizzo di social network e istant messaging, nonché delle console di nuova generazione (ovviamente si è parlato poi nello specifico di Xbox 360) nel contesto italiano. Il campione in esame fa parte del Panel di Nextplora Idee & Opinioni e ha visto coinvolti intervistati divisi nella Sezione Istant Messaging/Social Networking (1.176 interviste della popolazione internet con età 16+ anni) e Sezione Console (990 interviste ai possessori di almeno una console di gioco con età compresa nel range 16-55 anni).

I dati confermano la tendenza già nota del fenomeno: l’utilizzo dei social network e degli IM (istant messaging) è in costante crescita, gli utenti utilizzano entrambi i sistemi (iscritti quindi almeno a un servizio per parte) per un 57% del totale dell’utenza internet italiana. Inoltre più della metà dell’utenza (57% nel caso dei social network e 61% degli IM) dichiara di utilizzare questi strumenti tutti i giorni. Un altro dato evidenzia che gli utenti della rete trascorrono mediamente tre ore sul web contro le due ore davanti alla televisione e l’utilizzo degli strumenti di comunicazione che internet offre sono sempre più utilizzati a scapito del telefono.

Altra osservazione importante è l’aumento dell’utilizzo di questi sistemi da parte della popolazione femminile (che, vedremo poi, si conferma anche nell’ambito del gaming).Se nella fascia d’età dei 16-24 anni l’utilizzo di internet come strumento privilegiato di comunicazione, al posto del telefono, riguarda una percentuale pressoché identica per maschi e femmine (55% e 54%), il dato significativo è quello che riguarda la fascia d’età dei 25-34 anni, dove l’incremento della popolazione femminile è del 46% contro il 40% maschile.

Questa panoramica ha portato all’analisi sulla diffusione delle console nelle famiglie italiane, ormai presente nel 48% dei casi in una fascia d’età compresa fra i 16 e i 55 anni. E la loro diffusione è importante soprattutto per il fatto che diventa uno strumento sempre più al centro dell’intrattenimento domestico, quindi il passaggio dalla cameretta al salotto che gradualmente si sta compiendo in modo definitivo. Qui si è parlato in particolare di Xbox 360, delle sue molteplici funzionalità multimediali e l’integrazione coi social network e gli IM (Live Messenger, Twitter e Facebook) rappresenta uno degli aspetti principali. Nella direzione del digital entertainment Microsoft punta a quella che definisce l’integrazione dei tre schermi, ovvero l’accesso a una serie completa di servizi attraverso televisione, pc e telefono e gli scopi principali restano quelli ben noti: condividere, giocare e socializzare…

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Windows Phone 7: Intrigante

dottavi —  15 February 2010 — Leave a comment

Si è appena conclusa la conferenza di lancio di Microsoft Windows Phone 7, in occasione del Mobile World Congress a Barcellona. Riprese ufficiali a questo indirizzo. I primi video promozionali di Microsoft, devo dire, non sono niente male e dimostrano un’idea di interfaccia che in parte si distacca anche da quella dell’Apple iPhone, con qualche miglioramento. Qua sotto il primo della serie, qui gli altri.

Segrate non è proprio in cima alla lista delle design location milanesi, giusto? Uno pensa al glamour di via Tortona, alle vele della nuova fiera, a certi spazi lussuosi di zona 1. Però a Segrate ci sono un po’ di aziende. Una di queste è Microsoft Italia. Intorno è tutto terziario e industriale; un paesaggio non proprio bucolico, specie con la nebbiolina dell’inverno. Dalla strada che porta lì si vedono le forme sempre più grigie del grande palazzo Mondadori, quello di Oscar Niemeyer — uno stacco netto, che piaccia o meno: in mezzo a quei prefabbricati anonimi, sembra l’ultima impronta lasciata da una civiltà superiore.

Palazzo Mondadori

Photography by Nitot, Creative Commons by-sa 3.0, from Wikipedia

Microsoft lo scorso novembre ha promosso e ospitato un workshop intitolato “Interaction Design @ Microsoft Research”, per far meglio conoscere la “visione [dell’azienda] sull’evoluzione delle tecnologie di Interaction Design attualmente oggetto di ricerca e sviluppo nei laboratori di Microsoft Research”. Il workshop rientrava nel programma dei Faculty Days, iniziativa più ampia per gli scambi con il mondo accademico. Io ero lì con il doppio cappello di NABA, Scuola di Media Design e Arti Multimediali, dove insegno ormai da qualche anno un corso di metodologia, e con quello di Infoservi, grazie all’invito indirizzato in precedenza ad Alberto (che pure insegna in NABA) e Francesco Monico, direttore della Scuola, da parte di Roberto Cavallini e Mauro Minella di Microsoft,

Nell’auditorium a dire il vero non eravamo in molti, ma quasi tutti hanno seguito i lavori dall’inizio alla fine e le conversazioni durante le pause, almeno per me, sono state fitte ed eccellenti. Buona parte della giornata è stata spesa nella presentazione di alcune tecnologie e strumenti Microsoft nel dominio della creatività e del design: di mio ho trovato interessante soprattutto l’introduzione a SketchFlow di Roberto, ma si è parlato anche parecchio di Blend e soprattutto  di Silverlight, dove come sanno anche i sassi da tempo Microsoft sta proponendo un’alternativa al numero uno in questo spazio, Flash di Adobe. Dicevamo però di interaction design e Microsoft Research. Bisogna dare credito qui agli organizzatori per aver aperto una finestra su pratiche, metodi e processi di progetto diventati un riferimento nel contesto internazionale, ma purtroppo molto meno frequentati dalle nostre parti (e sì, è difficile trovarne traccia anche nella Milano “capitale del design”, come disse con grande cortesia Bill Moggridge quando passò in Mediateca per Meet the Media Guru, recensito sempre qui su Infoservi).

In rappresentanza di Microsoft Research ha parlato quindi Richard Banks, di stanza a Cambridge, UK, dove c’è l’unico polo europeo della struttura globale di R&D dell’azienda. Un centinaio di persone sulle duemila totali impiegate nel mondo. Di queste cento, ha spiegato Richard, la maggior parte lavora su problemi di pura (“hard core”) computer science, mentre un buon quarto, al quale appartiene lui stesso, si colloca in un ambito ibrido, una combinazione di ricerca sociale, psicologia e design, dove per design si intende appunto “interaction design”. Penso sia meglio precisare, col rischio di sembrare pedantii: nel mondo accademico e nella pratica professionale non c’è ancora un accordo granitico sulle definizioni e sui confini esatti di questo dominio. Non ci mettiamo a imbastire qui la discussione teorica. Chi volesse una traccia autorevole sul punto potrebbe partire per esempio dalle prime pagine di Theories and Practice in Interaction Design, co-editato da Gilliam Crampton Smith, tra l’altro presente al workshop (oggi è allo IUAV, dopo l’esperienza all’Interaction Design Institute di Ivrea). Durante la pausa ho trovato il modo di chiacchierare un po’ con lei di design, design research e interaction design in Italia.

Dicevamo dell’intervento di Richard Banks. Pur essendosi assegnato il compito di offrire soltanto una cornice e un rimando (“grounding”) al resto delle presentazioni previste nella giornata, molto più orientate ai prodotti, Richard ha aperto un bello squarcio su alcune delle ricerche in corso nel suo gruppo, dando dimostrazione di come si può articolare il nesso tra design e ricerca nello sviluppo delle tecnologie. Dal punto di vista culturale, è il mondo descritto magistralmente da Bill Buxton in Sketching User Experiences, uscito nel 2007 e già diventato un titolo importante nella migliore divulgazione sul tema. Buxton è entrato in Microsoft Research in tempi abbastanza recenti, dopo una lunga carriera di ricercatore sulle interfacce sviluppata tra università di Toronto, Xerox PARC, SGI e Alias Wavefront. I metodi e i casi raccontati nel suo libro, a voler cercare una formula, mostrano che l’essenza esplorativa, visuale e generativa del design tradizionale può evolvere in un insieme di modelli e di tecniche adatti a progettare interazioni, media e “intangibili”, per dirla con John Chris Jones (per inciso, il nume tutelare del mio corso in NABA). Come ovvio qui il discorso va oltre le dimensioni pur gigantesche di Microsoft: uno dei casi di studio più ampiamente illustrati nel libro di Buxton, acclamato in quarta di copertina nientemeno che da Bill Gates, riguarda l’evoluzione della user inteface dell’iPod…

I progetti su cui si è soffermato più a lungo Richard hanno a che fare con la fotografia digitale, la memoria personale e familiare, compresa quella delle persone che sono mancate. Una scelta originale e interesante, credo. Le applicazioni e i servizi digitali straripano di cose utili, divertenti o inutili, ma alle volte sono lontane dagli affetti o dai dolori più forti della vita quotidiana, come quello del lutto. Le persone, ha sottolineato Richard, sono già parte di ecologie complesse e pre-esistenti rispetto alle tecnologie, con le quali entrano poi in relazioni di reciproca influenza (Buxton, aggiungo io, ha scritto che “technologies are adapted, not adopted”). Si tratta di comprendere le persone dal loro punto di vista (Richard: “understanding users in human terms”, e non in “machine terms”), per poi mettere a fuoco idee e opportunità di progetto. Nel caso della fotografia, la domanda di fondo è quindi sul “futuro della memoria” (“the future of looking back”). Pensiamo alla tradizione della fotografie di famiglia, delle immagini fatte per conservare un ricordo. In molte case, spesso in una posizione di rispetto, magari in sala, c’è un classico ritratto di famiglia. Cosa potrebbe diventare il ritratto di famiglia nell’età di Flickr e dei Social Network?

Un prototipo mostrato da Richard, sviluppato attorno alle fotografie del padre, offre un’interfaccia che esplora a più livelli la storia personale, quella familiare e la storia generale degli avvenimenti, pubblici, politici, economici e culturali. Le foto analogiche ereditate dal figlio, una volta digitalizzate, si arricchiscono attraverso le associazioni con altre immagini e storie che ne costituiscono il contesto. In un’altra vista sulla sperimentazione il focus è sulla modalità di interazione. Un’interfaccia multitouch (credo via Surface) permette di manipolare le immagini come se fossero raccolte in una serie di box, per analogia con le scatole delle foto stampate. Un altro prototipo mostra le possibilità di esplorare un ambiente andato distrutto o disperso, come uno studio personale o un garage degli attrezzi, combinando in un oggetto 3D una serie di immagini scattate fintantoché era ancora integro, per esempio nello stato in cui era quando la persona venuta a mancare lo viveva quotidianamente. Nelle parole di Richard, questi artefatti sono “eredità tecnologiche” (“technology heirlooms”), emergenti nell’uso quotidiano ma con ampie possibilità di cambiamento, indagine, invenzione.

The Timecard (Richard Banks)

Sono soltanto esempi, come si capisce. Come e quando diventeranno prodotti e tecnologie per tutti è un’altra storia. Ma danno un’idea del tipo di ricerca possibile su persone, società e interazione. Due o tre segnalazioni in chiusura per chi volesse approfondire: il newsfeed di Microsoft Research (dove si parla di R&D in generale, non solo interaction design), il sito personale di Bill Buxton (con molti articoli e video) e per la generazione più giovane il nome celebre, ben meritato, di danah boyd, sempre ricercatrice a Microsoft Research, non UK ma New England — btw, a quando Microsoft Research Milano?

Mentre Google presenta il suo superphone Nexus One (che pare costerà in UK poco più di 300 sterline), e Amazon ingrandisce il suo lettore di e-book Kindle DX (disponibile anche per l’Italia dal 19 gennaio a 489 dollari, dice il comunicato), Steve Ballmer di Microsoft al Consumer Electronic Show ha presentato Slate, tablet di HP con interfaccia tattile – vedi per esempio su Engadget. Tutti aspettiamo le contromosse di Apple per gli inizi di febbraio, ovviamente, e nel frattempo ci conforta pensare a cosa porterà la trasformazione del personal computer, tipo così:

computer_evolution

Ripensandoci, è l’estensione perfetta della logica del Web 2.0 di qualche anno fa: software as a service, data centrality, lightweight programming, loosely connections – alla slide 5, in questa pagina. Si era nel 2006, e si ragionava su Google e le sue interfacce di programmazione (API), esemplificate a quei tempi soprattutto dai mash-up: Housing Maps, che appunto posizionava gli annunci immobiliari di Craigslist sulle Google Maps, faceva scuola. E’ lo stesso approccio, solo svariati ordini di grandezza più sopra, o più potente, o più veloce. O più avanti.

Sto parlando degli annunci che Ryan Sarver, director of platform di Twitter, ha fatto ieri a Le Web. Ubiquity of content, questo il principio ribadito all’inizio del suo discorso, nel video qui sotto. Gli sviluppatori sono la chiave di tutto. Del business model, soprattutto, che sarà basato proprio sui servizi che altri saranno in grado di monetizzare: annuncio ufficiale all’inizio 2010. Delle partnership, con i motori di ricerca di Google e Microsoft innanzitutto, che avranno accesso diretto alla base dati, e non più solo alle API. E quindi di vita, morte e miracoli dell’azienda, tanto che proprio agli sviluppatori sarà dedicato un nuovo sistema, per ora ancora basato su PBWiki, qui, ma in aggiornamento nelle prossime settimane.

Sapessi programmare ci farei dei giornali – oh guarda, già fatto.

Windows 7

dottavi —  22 October 2009 — Leave a comment

Oggi l’home page di Microsoft si presenta così…

windows7

Ieri sera a Smau è stato presentato il nuovo sistema operativo. Per valutare aspettiamo di “toccare con mano”, as usual. Intanto qui i demo-video di MS US, qui una piccola nota su MClips, il corporate blog multiautore della filiale italiana dell’azienda di Redmond, qui la search tra i miei contatti su FriendFeed, tra i quali molti hanno fatto live-microblogging dell’evento.