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Sebbene su spazi un po’ ridotti, anche quest’anno la zona di Ventura Lambrate raccoglie esposizioni interessanti, spunti divertenti, approcci curiosi alla progettazione, progetti che ti sfidano a muovere le rotelle del cervello. Insomma: idee, più che oggetti. Ecco una rapida fotogallery catturata ieri sera, all’inaugurazione. Dura fino a domenica, quindi dovrete per forza venire a visitare l’area. E se passate, ricordatevi che… “Infoservi is here” ;) Fatevi vivi, nel caso.  Continue Reading…

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La stanza è soffice e silenziosa. Fuori c’è la neve. Tanta neve. Io dormicchio e così, quando suona il telefono, sobbalzo. Sono decisamente intontito, ma quando vedo chi è imposto la voce professionale e “Ciao Riccardo!”, rispondo. Ero in vacanza alla fine di un anno faticosissimo, all’inizio di un altro che sapevo lo sarebbe stato ancora di più, e al telefono c’è Riccardo Luna che mi chiama per un’intervista per Wired. Continue Reading…

digital makers firenze mostra internazionale dell'artigianato

Triste dover salutare Arianna Ciccone, infaticabile organizzatrice del Festival Internazionale del Giornalismo, per la terribile perdita che l’ha colpita. Non ci sono parole, un abbraccio. E il Festival che continua, dedicato a lei e a sua sorella. Il programma è vastissimo.

Con Arianna abbiamo parlato di una mia presenza al panel su Twitter di domani, opportunità per la quale ringrazio ancora, ma non mi sarà possibile arrivare a Perugia. Avevo infatti già confermato la mia presenza al Digital Makers di Firenze:

Il modello della prossima rivoluzione industriale sarà quello della manifattura distribuita sostenuta dalle dinamiche collaborative dell’Open Innovation, scambio e condivisione di saperi, know-how e strumenti.

e

Per competere occorre riscoprire l’asset di fondo del Made in Italy, la capacità artigianale, fatta di vicinanza al cliente, di ascolto e personalizzazione. Un mix di attenzione allo sviluppo delle tecnologie, conoscenza profonda del mercato di riferimento, proattività, flessibilità e duttilità. Sono caratteristiche che le migliori tra le nostre piccole imprese e giovani makers possiedono.

Qui il programma. L’incontro si svolge nel contesto della Mostra Internazionale dell’Artigianato. E’ aperto a tutti ma passando dalla registrazione). Ci vediamo lì domani.

Un video del genere un tempo l’avremmo chiamato bootleg. La musica è un bel pezzo interpretato benissimo da Sebastiano Frattini su una replica plastica, stampata in 3D, di uno Stradivari. Il suono non è perfetto e non solo per la registrazione, ma è un esperimento intrigante. Ho montato anche qualche foto, mi piaceva dare il senso di cosa è stato World Wide Rome.

Del mio contributo a #Makers12 ho scritto qua: spero presto arrivino online altre documentazioni su World Wide Rome. Parecchio tempo fa, invece, ho avuto il piacere di essere intervistato dalla sempre brava Maria Petrescu per Intervistato.com, bella iniziativa che porta avanti con Jacopo Paoletti. E’ un contributo di agosto scorso, ma il momento è appropriato: con Maria partiamo discutendo di Social Media e aziende. Alla fine del primo video (sono in totale cinque, per un totale di un’ora di intervista) racconto la nostra visione del Social Commerce. Ma già nel secondo video racconto del movimento del Do-It-Yourself, dei Makers e di Futuro Artigiano – heck, chiedo scusa a Stefano Micelli per il nome ma il libro era appena uscito.

Interessanti, se posso dire, anche la fine del terzo video e l’inizio del quarto in cui parliamo di cosa potrà succedere tra qualche anno e di deep innovation, cioè delle trasformazioni profonde del tessuto sociale come le Economie di Rete di cui abbiamo parlato a Roma. Divertente.

Jacopo e Maria seguono il tema del Social Commerce anche su Social-Commerce.it

 

[Sto raccogliendo le idee per World Wide Rome - Makers Edition, che si terrà il prossimo 9 marzo e a cui avrò il piacere di partecipare. Ritrovo questo articolo scritto a fine 2010 in occasione della visita a un mercatino di Etsy visto a New York. Occasione per riflettere, allora quanto adesso, sulle nuove economie di Rete - non tanto perché digitali ma in quanto basate sulle reti di relazioni, potenziate dal digitale. Semi di una trasformazione radicale in atto da tempo e che sta mostrando i suoi effetti. -ad]

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Maggio 2010. C’era un vento terribile quel pomeriggio a Chelsea, New York. Alle foglie si mischiavano, fuori controllo, illustrazioni fatte a mano, segnalibri e pupazzetti dagli occhi strabici. Le bancarelle erano costrette a chiudere. Non era un mercato rionale, ma un raduno dei venditori di Etsy.com, marketplace online di “All things handmade”. Giovani designer, artisti visuali e stilisti, appassionate del fatto-a-mano e del fai-da-te, rivenditori di oggetti vintage hanno colorato e animato una strada rendendola simile a un raduno freak. Già. Ma non senza una vera e propria freakonomics, per dirla col libro di Levitt e Dubner. Continue Reading…

Il tema dei Makers, estremizzato nel romanzo di Cory Doctorow, è stato ripreso recentemente da Chris Anderson di Wired: Atoms Are the New Bits. Forse eccede, Anderson, nel dire che si tratta della Next Industrial Revolution, tanto da attirarsi una contro-opinione da quelli di Gizmodo: Making is not Manufacturing. Ma non per questo il tema è meno importante per un tessuto produttivo come quello italiano, soprattutto se lo decliniamo come incontro tra mercato, progettazione e produzione. C’è un passaggio illuminante nel video di Anderson (all’indirizzo sopra), quando al minuto 1:18 parla di come sia facile trovare (per esempio con motori di ricerca specializzati come Alibaba.com) un produttore in Cina, o in qualsiasi altro posto nel mondo. La domanda è se le PMI italiane siano altrettanto trovabili – perdonate la brutta parola – e se siano in grado di gestire micro-produzioni, magari collegando i propri sistemi CAD-CAM-CAE (vedi) tramite la Rete.

Sarà prospettiva di lungo periodo, ma credo opportunità importante. Anche perché, nel frattempo, nello scenario internazionale i punti d’incontro di questo tipo si moltiplicano. Qui sotto una rassegna dei quattro più importanti.

Shapeways

Shapeways

Shapeways

Forse il primo, ma certamente il più famoso, è un sistema di stampa a richiesta di… oggetti fisici. Il video nella pagina di About lo spiega bene. Notevole il fatto che ora non siano più limitati alla stampa di materiali plastici ma possano anche lavorare metalli. C’è un limite all’immaginazione?

FabbersMarket

FabbersMarket

FabbersMarket

Si definiscono un “Free global B2B marketplace and network, connecting designers, engineers and manufacturers”. Supportano così l’incontro diretto tra produttori e clienti, soprattutto online.

RedesignMe

RedesignMe

RedesignMe

Non meno interessante, RedesignMe è diverso. E’ orientato alla co-creation, cioè alla progettazione collaborativa. “For example by setting up communities of tea-lovers who brainstorm about tomorrow’s innovations in tea”, dicono.

Ponoko

Ponoko

Ponoko

Ponoko è forse il più completo di tutti, ponendosi chiaramente come punto d’incontro tra “Creators, digital fabricators, materials suppliers and buyers”. E permette anche di sottoporre il progetto, direttamente in digitale, per cercare qualcuno in grado – o interessato – a produrlo.

Che impatto avrebbe un sistema del genere in Italia? Che valore potrebbe portare all’economia delle nostre piccole aziende, tra le quali tantissime oggi in crisi? Forse ha ragione Alberto a dire che “Non siamo neanche lontanamente pronti”. Ma probabilmente è il caso di prepararsi.

Catania ha aperto gli Stati Generali dell’Innovazione, un modo per condividere riflessioni e proposte sulla città. Tra le iniziative un Barcamp (qui la pagina su Barcamp.org, qui l’evento su Facebook) al quale sono invitati anche 15 blogger di tutta Italia. Io ringrazio ma non posso andare, perché avevo già dato la mia adesione all’evento su Innovazione Sociale ed Economia P2P organizzato da Ricerca Urbana di cui ho già parlato, e di cui vedete locandina sotto. Il nostro è decisamente più bootleg, però speriamo di aprire un confronto interessante. Se sei a Milano ti va di venire? Ti aspettiamo, c’è da discutere.

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[Post lungo ma nonostante questo incompleto. Scriverò ancora sull'argomento, ma soprattutto ne parleremo in un incontro aperto a cui siete invitati con Massimo di OpenP2pDesign, gli esponenti di Edufashion e Adam Arvidsson - docente sociologia, autore Ethical Economy - venerdì 19 marzo, dalle 17 alle 19:30, a Scienze Politiche, Milano. Altre informazioni su Ricerca Urbana -ad]

Fornire strumenti e metodologie per stimolare l’Open Innovation presso le comunità di Piccole Medie Imprese. Questo l’obiettivo di Collective, progetto europeo partito questo scorso primo gennaio e destinato a chiudersi il 31 dicembre 2012. Partecipano 13 enti di diverse nazionalità, tra cui associazioni, università, imprese e anche la nostra Camera di Commercio, tramite Innovhub. Recentemente si è tenuto un incontro di riflessione a cui ho avuto il piacere di essere invitato per la discussione, e riporto qui un mio contributo.

L’obiettivo di Collective è creare una piattaforma – agorà – ecosistema per “Facilitare collaborazione e innovazione presso le PMI”. Quindi strumenti e metodologie per sostenere comunità auto-organizzate per “Generare nuove tendenze, concetti e modelli di prodotto, processi o business”. Fondamentale: la cultura del networking e della collaborazione è nostra grande tradizione, ma da sempre limitata al territorio tramite distretti e filiere, con storiche difficoltà a muoversi in ambito internazionale. Anche solo per le attività commerciali, figuriamoci per collaborazione e progettazione. E la Rete è perfetta per potenziare queste dinamiche, portandole a una scala superiore – ne avevo parlato con Chris Anderson, direttore di Wired, vedi intervista. Sull’importanza del tema è di simile opinione anche la parte di Rete che ha partecipato alla discussione che ho proposto su Friendfeed: Come collegare l’intelligenza *produttiva* collettiva delle PMI italiane?, da dove sono usciti stimoli importanti…

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Importante notare che un’ondata di innovazione come quella che si sta prospettando nell’ambito del Do-it-yourself – benché ultrapotenziato – sia iniziata in realtà da un centro di ricerca – ancora una volta, al MIT: Center For Bits And Atoms. Il racconto di Neil Gershenfeld, fondatore del centro e iniziatore del movimento dei FabLab, nel video qui sotto, è un contributo a un TED del febbraio 2006. Ci torneremo su.

Thanks to Marco Fabbri.

Costa meno di mille dollari, te la consegnano in un kit che devi montare, è lenta e ingombrante ma in compenso non fa solo statuette e bamboline: fa buchi nell’universo. E’ una 3D printer ed è l’inizio della prossima rivoluzione. Video qui sotto.

[Se MySpace, negli anni scorsi, ha dato sfogo a un'intera generazione di nuovi musicisti, altrettanto non è accaduto per i giovani designer - di oggetti, moda o whatever. Il fenomeno però sta emergendo, con Behance a fare da punta dell'iceberg. Piero Rivizzigno e soci stanno lanciando una proposta italiana ma di respiro internazionale e più focalizzata sulla moda. Io in dieci minuti ho creato questa collezione e ho trovato alcune decine di potenziali contatti interessanti. La community deve ancora attivarsi, ma sembra promettente. Piero ha raccontato di Glossom in questo video, in occasione di Tesicamp. Ho chiesto a Fabio una recensione, che trovate a seguire -ad]

Glossom è un nuovo network nato per offrire ai nuovi creativi uno spazio per creare un portfolio, pubblicare i propri lavori, condividerli con gli altri utenti e, naturalmente, creare una rete di contatti. L’iscrizione è gratuita e fin dalla creazione del proprio profilo si vede la particolare attenzione rivolta a far convergere tutti i possibili network e account di cui già disponiamo all’interno di Glossom, con una serie di link predefiniti per ancorare i nostri profili esterni (da YouTube a Vimeo, da Facebook a Twitter, da MySpace a Blogger e così via…).

Una volta messe le nostre informazioni nel profilo possiamo procedere a creare il nostro portfolio. Attraverso un pannello di controllo principale, dal quale possiamo accedere a tutte le sezioni del portale, possiamo caricare i nostri contenuti (i due pulsanti “upload” e “create collection” sono sempre presenti nel pannello) o caricarli direttamente dai nostri canali esterni. Cosa sicuramente poco gradita è (dis)perdere le views dei propri contenuti già caricati in un altro canale, su altri vari network che non consentono una qualche forma di embed diretto a una fonte principale, quindi nel mio caso -ad esempio- ho trovato molto comoda l’opzione di poter importare direttamente dal mio canale di YouTube tutti i video già caricati. Altra cosa interessante è che una volta importato il contenuto esterno, vengono conservate tutte le informazioni che abbiamo dato (descrizione, tags…) e saranno visibili allo stesso modo in Glossom; cosa ancora più interessante è di poterle modificare se lo riteniamo opportuno. E’ inoltre possibile impostare il tipo di copertura di diritti applicata ai lavori pubblicati su copyright o Creative Commons (possiamo scegliere la versione che preferiamo).

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