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“Volevamo fare una rivista digitale dove i bambini potessero trovare il meglio della ricerca sull’immagine per bambini e il meglio delle potenzialità di interazione offerte dall’iPad. E volevamo farne un posto in cui potessero coltivare la loro curiosità e la loro incredibile forza”. E così, quasi en passant, hanno reinventato tutto. Elena Favilli con l’idea di Timbuktu ha vinto la borsa di studio Working Capital – vedi. Ha creato un gruppo di lavoro leggero ma internazionale e hanno portato su iPad non solo un magazine per bambini, che già è un’idea nuova, ma un magazine di news. Reinventato, a sua volta, come App. Non stupisce che, appena rilasciata su iTunes Store, sia finita su Mashable.

Timbuktu Primo News Magazine per Bambini su iPad

Last but not least, Timbuktu è fatta con Baker Framework, altra innovazione importante di un gruppo italiano: ne avevo parlato qui.

C’è un po’ tanto Lato Oscuro della Forza, in Rete, ultimamente. Così, visto che è venerdì e ci sta una scivolata, pubblico queste due piccole fiabe. Una:

E due:

Grazie a Francesca Costaldi ed Elena Favilli.

Entusiasmante IAB Forum: +40% espositori, quasi 10.000 registrati e la sala plenaria del Convention Center, grande quasi quanto mezzo campo di calcio,  affollatissima per sentire gli interventi di apertura. Roberto Binaghi, presidente IAB Italia, ha fatto il punto sulla pubblicità online italiana che sembra aver ripreso a correre: +15% previsto per quest’anno e un obiettivo del +50% nei prossimi tre. Impressive.

Iab Forum - Chris Anderson

Ospite d’onore Chris Anderson di Wired, un po’ sulle difensive per la già famosa copertina The Web is Dead (se n’è parlato qua). “Il Web è una delle applicazioni di Internet”, così come lo sono quelle per smartphone, console di gioco e tablet. Piattaforme che offrono nuove forme di monetizzazione – opportunità – ma nello stesso tempo controllate e chiuse – rischio. “I hope we will find a way to re-introduce openness”, afferma a conclusione della prima parte, ma anche se “Distributing data any platform, any device via the Internet is alive and well”, il Web potrebbe non essere più l’attore protagonista. A seguire una lunga demo di Wired su iPad, con la considerazione di come questo introduca nuove offerte appetibili per i media – magazine in primis. Il che porta però a pensare se le considerazioni di cui sopra rispecchino davvero l’esigenza del pubblico o non piuttosto quelle di una parte dell’industria.

Dicevamo della pubblicità, che in Italia penalizza proprio i magazine (-8,6%) mentre cresce online. Con cosa, cioè come sia composto il dato, non è chiaro. Da altre affermazioni IAB si deduce che l’80% del valore sia ancora legato a display tradizionale, e allora forse la buona notizia nasconde una pillola avvelenata, ovvero la classica sindrome italiana da testa grossa e gambe piccole: pochi grandi operatori che controllano la maggior parte del traffico, e tanti piccoli che fanno fatica. Se è bene la prima componente, per fare un mercato maturo, citando l’intervento di Layla Pavone, ci vuole però anche la seconda. Il che porta a una possibile critica da fare a IAB: l’assenza dei nuovi esponenti dell’innovazione Web italiana, ovvero le startup che tanto lavoro stanno facendo e che in altri ambienti hanno dimostrato di creare valore. Forse un bug fix per la prossima release del Forum.

Qui sotto la presentazione di Binaghi. Su Twitter i commenti arrivano a ritmo continuo. In questo post l’intervista che ho fatto a Chris Anderson due anni fa.

IAB Forum – Presentazione Binaghi

(via)

Stagione importante, la prossima, per il Publishing. C’è la solita convergenza di forze – economica, tecnologica, sociale – che preannuncia l’arrivo dell’onda. Anche da noi.

Recente il lancio di BookRepublic, “Servizio di distribuzione online per i libri digitali rivolto principalmente agli editori indipendenti e libreria online”, iniziativa di Marco Ferrario (intervista) e Marco Ghezzi, con Giuseppe Granieri quale direttore editoriale e Matteo Brambilla chief editor. E’ un online store che aggrega un gran numero di editori italiani (vedi), quindi in chiara alternativa a Apple iTunes – iBooks. Non altrettanto lucida, ma pur sempre positiva, sembra la proposta di Ebook.it, di ambito romano, che ha recentemente organizzato un incontro sul tema dell’IVA che per i libri cartacei è al 4% mentre per gli ebook, parificati al software, al 20.

Gli stessi fondatori di BookRepublic hanno poi creato anche una piccola casa editrice, 40k, che si aggiunge alla pioneristica Simplicissimus e alle collane di Apogeo. E molte altre. Per esempio, Noa Carpignano mi contatta via blog per segnalare la sua BBN, “Prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali”, e la tre giorni che sta organizzando per il prossimo settembre: Ebook.Fest. Be’, complimenti.

Insomma il primo passo è stato interpretare i nuovi sistemi di pagamento, senza i quali non si muove foglia. Dichiarazione netta del director of operations di una importante casa editrice italiana, che ho incontrato proprio al lancio di BookRepublic: “Il giro del web gratuito l’abbiamo fatto. Il prossimo giro sarà a pagamento. Deve essere redditizio”. Sacrosanto.

Nel frattempo si reinventa la tecnologia. Riflessione appuntita di De Biase in questo post, che termina affermando “I libri resteranno prodotti. I giornali tenderanno a diventare servizi”. E’ proprio così: vedi per esempio gli aggregatori di blog come Liquida, giusto per citare un italiano (a proposito: che fine ha fatto BlogNation?). I blog negli anni scorsi si sono affermati come nuove fonti ma puntuali, atomiche. Il giornale generalista è diventato un aggregatore. E sempre De Biase segnala il passo avanti fatto dal New York Times che, dice, “Proporrà in licenza le sue applicazioni ad altri editori su un vero negozio online”. Per ora il NYT ha aperto la sua Developer Network, offrendo accesso ai suoi dati tramite interfacce di programmazione – le API. Qui il blog, che non a caso si chiama Open. Interessantissimo. Per chi ama le letture tecniche, questo post dà un’idea di alcune possibilità, recuperando i dati di geo-localizzazione associati agli articoli.

Quindi non è solo il giornale che va ripensato, ma anche i suoi contenuti. Questo stesso articolo è un oggetto stupido, fatto di tante parole buttate in un campo testo, senza differenziazione. WordPress, la piattaforma che uso, si dichiara “semantica” solo perché usa le tag. Ridicolo. De Biase un po’ di tempo fa affermava che i giornali siano applicazioni. Esatto. Anzi, prima di tutto i giornali sono database, o dovrebbero esserlo, e in formati ben definiti – vedi per esempio.

Se riusciamo a strutturare informazione e conoscenza, riusciremo poi a estrarla creando nuovo significato. Da lì in poi sì che svilupperemo applicazioni. Dove il differenziale diventerà però l’esperienza. I nuovi device come l’iPad ci hanno fatto finalmente… toccare con mano, scusate la battuta, le potenzialità. D’ora in poi è tutto da costruire. Di nuovo.

Vedi anche: visual Data.

Prende da fonti social, rielabora un po’ tipo Feedly e Paper.li ma molto di più. Flipboard, per iPad. Una bomba. Video qua sotto. Intervista da Scoble.

Marco Massarotto fa una bellissima recensione di una serie di applicazioni editoriali per iPad. Degli italiani dice che per ora sono solo pidieffoni, e promuove Associated Press (io l’ho vista al volo a New York e non mi ha fatto buona impressione, ma saprà meglio lui). Insomma “Italiani rimandati a settembre”, commenta Salvo Mizzi su Facebook.

Io sto discutendo con un’azienda che sviluppa applicazioni editoriali per iPad, e mi dicono che tanti editori italiani stanno andando su Zinio. La loro gallery di testate sembra confermarlo. Non stupisce: è una piattaforma di trasformazione del contenuto piuttosto efficace, e soprattutto è… un’edicola. Per la precisione è un’app definita Newsstand Reader: guarda qua. In effetti è anche di più: si dichiara markeplace multipiattaforma. Dichiarano di avere “850 major consumer brands available digitally and delivered on behalf 300 publishers”. Bum.

[Stasera HP presenta la nuova gamma di personal computer. Nonostante iPad e altre novità, incuriosisce sapere come si muove il leader di mercato. Chissà se si parlerà dello Slate: il tablet presentato, poi subito dismesso e ora in sospetto di rinnovamento a seguito dell'acquisto di Palm e considerato da alcuni l'ammissione della fine dell'Era del PC. Parleranno anche di design - vedremo. Nella foto sotto l'installazione fatta per il Salone del Mobile a tema "Web printing", con cui HP vuole proporre strumenti per creativi e ottimizzati "per Internet". Nell'articolo sotto Fabio recensisce il multifunzione Officejet Pro 8500 Wi-Fi, che HP ci ha offerto qualche tempo fa e si inserisce in questa linea -ad]

Il modello HP Officejet Pro 8500 Wireless racchiude le funzionalità di stampa, scanner, copia, fax, con la possibilità di connessione wireless. Come accennato nello scorso articolo, HP si rivolge a un target di professionisti e agenzie creative, con l’intento di ottimizzare i consumi mantenendo alta la qualità della stampa, rappresentando un’alternativa inkjet alle stampanti laser. Fra le principali caratteristiche indicate: il risparmio energetico (meno dispositivi singoli da alimentare, racchiusi in un unico device multifunzione), nuove cartucce con inchiostri pigmentati che garantiscono migliore resistenza e alta qualità, condivisione wireless fino a 10 utenti, LCD touchscreen.

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Non sorprende che sia uno dei punti più fotografati di New York: è bellissimo. Almeno l’ingresso, visto che sotto è un normale negozio Apple. Comunque di iPad disponibili non se ne parla – anzi i commessi hanno il tic alla palpebra per il fatto di ripetere la stessa cosa migliaia di volte al giorno. Qui sotto il video della visita all’Apple Store con piccola demo delle principali applicazioni preinstallate sull’iPad. Qualità molto amatoriale ma, ehi, this is supposed to be my weekend of vacation :)

Condiviso da Gianluca Neri (aka Macchianera) su Friendfeed con la lapidaria osservazione “iPad: set, gioco, partita, incontro, grande slam”. In effetti non possono esserci molti altri commenti a un video come quello qui sotto. Forse solo il titolo di DownloadSquad: What the iPad’s two-year-old-friendly interface means for developers, publishers and the world.

Oggi è il giorno dell’iPad, il device che ha stravenduto se stesso già prima dell’uscita. BoingBoing ne ha pubblicato una prima prova dai toni entusiastici: Ipad is a Touch of Genius. New York Times e Guardian.co.uk fanno due rassegne sui prototipi dei nuovi magazine: Interactive Magazines (NYT) e How Will Print Content Look? (Guardian), e sempre il NYT dovrebbe rilasciare un’applicazione gratuita proprio oggi. Mashable ha raccolto i demo-video di ben dieci applicazioni, anche se la più bella di tutte sembra essere la tavola perioda degli elementi. Steve Wozniak ha messo da parte la sua gelosia per Steve Jobs e ne ha comprati tre. Nel venture capital hanno raddoppiato gli investimenti e sperano di portarselo a letto stasera.

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Ma una cosa sola sembra mettere tutti d’accordo: la vera killer app sarà quella di Marvel Comics ;)

L’Apple iPad sembra fantastico. Qui il sito ufficiale, sotto il video.