Archives For interaction design

Del Futuro Del… Vetro

dottavi —  15 March 2011 — 2 Comments

Ok magari questi inspirational video hanno un po’ stancato però è interessante vedere cosa pensa dello sviluppo degli schermi un’azienda specializzata come Corning. Rimane la domanda su come si possa preparare una frittata con i peperoni per colazione, ma questa è un’altra storia.

Avevo già affrontato questo tema qui.

Un Mondo Altro

dottavi —  16 December 2010 — Leave a comment

Video meraviglia. Per un museo… marittimo.

By Wirmachenbunt.de

Visioni sul Futuro degli Schermi

dottavi —  20 September 2010 — 1 Comment

Di The Astonishing Tribe avevo già parlato: è un’agenzia che lavora sul futuro delle interfacce, basata in Svezia. Nel video qui sotto immaginano qualche possibilità di sviluppo, soprattutto per telefonini. Carino, e ottima occasione per riflettere sul futuro degli schermi.

Tema non banale, visto che siamo all’inizio di un capitolo tutto nuovo. Il multi-touch ha fatto molta strada – questo video faceva impressione nel 2006, ora queste cose ce le abbiamo sul cellulare – e si incrocia con Augmented Reality e 3D, riconoscimento dei gesti e ologrammi. Insomma stanno reinventando tutto l’hardware. Quest’altro video del Microsoft Applied Science Group dà un’idea di come potremmo avere 3D senza occhialini e interazioni gestuali. Non male, pensando che queste tecnologie potrebbero arrivare sulle nuove TV intelligenti, come quelle basate su Android.

(via Aurea Mediocritas)

Giusto perché è l’ultimo giorno di agosto, perché di commentare la cronaca italiana non ho proprio cuore e perché sto di nuovo studiando i visualizzatori per Twitter. Qui sotto il video di un wall interattivo usato dall’ente del turismo del Canada. Divertente.

UX Conference 2010La partnership con UX Conference, in effetti, nuova non è: ripetiamo quanto già fatto l’anno scorso – qui il report scritto per Infoservi da Luca Galli. Il bravo Luca Mascaro, con la sua SketchIn, continua a costruire su questi temi e per sabato 9 ottobre sta organizzando la seconda edizione dell’appuntamento sui temi di User Experience, Usability, Interaction Design e, in genere, Digital Design. Codice sconto per Infoservi: passando la stringa UX2010_list_infoservi al momento dell’iscrizione risparmiate il 20%. E ingresso speciale per gli studenti: 50 euro.

GeekAgendaNuova invece la partnership con GeekAgenda. Cristiano e i suoi amici stanno facendo un gran lavoro per raccogliere le segnalazioni degli eventi che si svolgono in tutta Italia in ambito tecnologia e viciniori. Un servizio utile che merita di crescere. Mi hanno proposto il widget che vedete in colonna destra, con l’elenco dei prossimi appuntamenti. Semplice ed efficace.

La piccola pausa è invece una vacanza familiare, per la quale mi assenterò durante la prossima settimana. Un saluto, a presto!

Segrate non è proprio in cima alla lista delle design location milanesi, giusto? Uno pensa al glamour di via Tortona, alle vele della nuova fiera, a certi spazi lussuosi di zona 1. Però a Segrate ci sono un po’ di aziende. Una di queste è Microsoft Italia. Intorno è tutto terziario e industriale; un paesaggio non proprio bucolico, specie con la nebbiolina dell’inverno. Dalla strada che porta lì si vedono le forme sempre più grigie del grande palazzo Mondadori, quello di Oscar Niemeyer — uno stacco netto, che piaccia o meno: in mezzo a quei prefabbricati anonimi, sembra l’ultima impronta lasciata da una civiltà superiore.

Palazzo Mondadori

Photography by Nitot, Creative Commons by-sa 3.0, from Wikipedia

Microsoft lo scorso novembre ha promosso e ospitato un workshop intitolato “Interaction Design @ Microsoft Research”, per far meglio conoscere la “visione [dell’azienda] sull’evoluzione delle tecnologie di Interaction Design attualmente oggetto di ricerca e sviluppo nei laboratori di Microsoft Research”. Il workshop rientrava nel programma dei Faculty Days, iniziativa più ampia per gli scambi con il mondo accademico. Io ero lì con il doppio cappello di NABA, Scuola di Media Design e Arti Multimediali, dove insegno ormai da qualche anno un corso di metodologia, e con quello di Infoservi, grazie all’invito indirizzato in precedenza ad Alberto (che pure insegna in NABA) e Francesco Monico, direttore della Scuola, da parte di Roberto Cavallini e Mauro Minella di Microsoft,

Nell’auditorium a dire il vero non eravamo in molti, ma quasi tutti hanno seguito i lavori dall’inizio alla fine e le conversazioni durante le pause, almeno per me, sono state fitte ed eccellenti. Buona parte della giornata è stata spesa nella presentazione di alcune tecnologie e strumenti Microsoft nel dominio della creatività e del design: di mio ho trovato interessante soprattutto l’introduzione a SketchFlow di Roberto, ma si è parlato anche parecchio di Blend e soprattutto  di Silverlight, dove come sanno anche i sassi da tempo Microsoft sta proponendo un’alternativa al numero uno in questo spazio, Flash di Adobe. Dicevamo però di interaction design e Microsoft Research. Bisogna dare credito qui agli organizzatori per aver aperto una finestra su pratiche, metodi e processi di progetto diventati un riferimento nel contesto internazionale, ma purtroppo molto meno frequentati dalle nostre parti (e sì, è difficile trovarne traccia anche nella Milano “capitale del design”, come disse con grande cortesia Bill Moggridge quando passò in Mediateca per Meet the Media Guru, recensito sempre qui su Infoservi).

In rappresentanza di Microsoft Research ha parlato quindi Richard Banks, di stanza a Cambridge, UK, dove c’è l’unico polo europeo della struttura globale di R&D dell’azienda. Un centinaio di persone sulle duemila totali impiegate nel mondo. Di queste cento, ha spiegato Richard, la maggior parte lavora su problemi di pura (“hard core”) computer science, mentre un buon quarto, al quale appartiene lui stesso, si colloca in un ambito ibrido, una combinazione di ricerca sociale, psicologia e design, dove per design si intende appunto “interaction design”. Penso sia meglio precisare, col rischio di sembrare pedantii: nel mondo accademico e nella pratica professionale non c’è ancora un accordo granitico sulle definizioni e sui confini esatti di questo dominio. Non ci mettiamo a imbastire qui la discussione teorica. Chi volesse una traccia autorevole sul punto potrebbe partire per esempio dalle prime pagine di Theories and Practice in Interaction Design, co-editato da Gilliam Crampton Smith, tra l’altro presente al workshop (oggi è allo IUAV, dopo l’esperienza all’Interaction Design Institute di Ivrea). Durante la pausa ho trovato il modo di chiacchierare un po’ con lei di design, design research e interaction design in Italia.

Dicevamo dell’intervento di Richard Banks. Pur essendosi assegnato il compito di offrire soltanto una cornice e un rimando (“grounding”) al resto delle presentazioni previste nella giornata, molto più orientate ai prodotti, Richard ha aperto un bello squarcio su alcune delle ricerche in corso nel suo gruppo, dando dimostrazione di come si può articolare il nesso tra design e ricerca nello sviluppo delle tecnologie. Dal punto di vista culturale, è il mondo descritto magistralmente da Bill Buxton in Sketching User Experiences, uscito nel 2007 e già diventato un titolo importante nella migliore divulgazione sul tema. Buxton è entrato in Microsoft Research in tempi abbastanza recenti, dopo una lunga carriera di ricercatore sulle interfacce sviluppata tra università di Toronto, Xerox PARC, SGI e Alias Wavefront. I metodi e i casi raccontati nel suo libro, a voler cercare una formula, mostrano che l’essenza esplorativa, visuale e generativa del design tradizionale può evolvere in un insieme di modelli e di tecniche adatti a progettare interazioni, media e “intangibili”, per dirla con John Chris Jones (per inciso, il nume tutelare del mio corso in NABA). Come ovvio qui il discorso va oltre le dimensioni pur gigantesche di Microsoft: uno dei casi di studio più ampiamente illustrati nel libro di Buxton, acclamato in quarta di copertina nientemeno che da Bill Gates, riguarda l’evoluzione della user inteface dell’iPod…

I progetti su cui si è soffermato più a lungo Richard hanno a che fare con la fotografia digitale, la memoria personale e familiare, compresa quella delle persone che sono mancate. Una scelta originale e interesante, credo. Le applicazioni e i servizi digitali straripano di cose utili, divertenti o inutili, ma alle volte sono lontane dagli affetti o dai dolori più forti della vita quotidiana, come quello del lutto. Le persone, ha sottolineato Richard, sono già parte di ecologie complesse e pre-esistenti rispetto alle tecnologie, con le quali entrano poi in relazioni di reciproca influenza (Buxton, aggiungo io, ha scritto che “technologies are adapted, not adopted”). Si tratta di comprendere le persone dal loro punto di vista (Richard: “understanding users in human terms”, e non in “machine terms”), per poi mettere a fuoco idee e opportunità di progetto. Nel caso della fotografia, la domanda di fondo è quindi sul “futuro della memoria” (“the future of looking back”). Pensiamo alla tradizione della fotografie di famiglia, delle immagini fatte per conservare un ricordo. In molte case, spesso in una posizione di rispetto, magari in sala, c’è un classico ritratto di famiglia. Cosa potrebbe diventare il ritratto di famiglia nell’età di Flickr e dei Social Network?

Un prototipo mostrato da Richard, sviluppato attorno alle fotografie del padre, offre un’interfaccia che esplora a più livelli la storia personale, quella familiare e la storia generale degli avvenimenti, pubblici, politici, economici e culturali. Le foto analogiche ereditate dal figlio, una volta digitalizzate, si arricchiscono attraverso le associazioni con altre immagini e storie che ne costituiscono il contesto. In un’altra vista sulla sperimentazione il focus è sulla modalità di interazione. Un’interfaccia multitouch (credo via Surface) permette di manipolare le immagini come se fossero raccolte in una serie di box, per analogia con le scatole delle foto stampate. Un altro prototipo mostra le possibilità di esplorare un ambiente andato distrutto o disperso, come uno studio personale o un garage degli attrezzi, combinando in un oggetto 3D una serie di immagini scattate fintantoché era ancora integro, per esempio nello stato in cui era quando la persona venuta a mancare lo viveva quotidianamente. Nelle parole di Richard, questi artefatti sono “eredità tecnologiche” (“technology heirlooms”), emergenti nell’uso quotidiano ma con ampie possibilità di cambiamento, indagine, invenzione.

The Timecard (Richard Banks)

Sono soltanto esempi, come si capisce. Come e quando diventeranno prodotti e tecnologie per tutti è un’altra storia. Ma danno un’idea del tipo di ricerca possibile su persone, società e interazione. Due o tre segnalazioni in chiusura per chi volesse approfondire: il newsfeed di Microsoft Research (dove si parla di R&D in generale, non solo interaction design), il sito personale di Bill Buxton (con molti articoli e video) e per la generazione più giovane il nome celebre, ben meritato, di danah boyd, sempre ricercatrice a Microsoft Research, non UK ma New England — btw, a quando Microsoft Research Milano?

“It’s a New Language. You Need A New Alphabet”. Così iO Agency, realtà – a dispetto delle apparenze – tutta italiana, nell’illustrare la loro filosofia. Che è quella di potenziare l’uso dei sensi del tatto e della vista nell’interazione con all things electronics. iOO Design è una linea di prodotto, e, potendo, a me una parete così non dispiacerebbe.

Complexity Gets Visual

dottavi —  14 September 2009 — Leave a comment

Non riesco a smettere. Già Visual Complexity è una risorsa straordinaria: “A unified resource space for anyone interested in the visualization of complex networks. The project’s main goal is to leverage a critical understanding of different visualization methods, across a series of disciplines, as diverse as Biology, Social Networks or the World Wide Web”. In più, reMap riorganizza il loro database di visualizzazioni secondo relazioni tra tag. Addicting.

visual_complexity

Sopra l’home page di VC, sotto una schermata di reMap:

reMap2

Mac Funamizu sul suo PetitInvention pubblica Illumio, un progetto di “lampada emozionale”. Si può cambiare configurazione dei LED per rappresentare diversi stati d’animo. Interessante per due aspetti. Il primo nell’immagine sotto: i codici colore sono basati sulla Teoria delle Emozioni di Robert Plutchik, psicologo. Qui una striminzita pagina su Wikipedia.

Il secondo aspetto interessante è che Illumio è stato presentato a LED – Emozionalize your light, un concorso internazionale che annuncerà i vincitori il prossimo 4 agosto.

The Power of Magic

dottavi —  15 April 2009 — 2 Comments

L’amico Mauro di Domostyle mi segnala questa meraviglia: Ecomagination, di General Electric. Aveva proprio ragione Arthur Clarke a dire che "Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic"… Guarda qua:

Ecomagination

Vai sul sito. Dal piccolo link a destra stampi un tag. Attivi le demo (quella sopra è Wind Turbine, quella che segue invece Solar Energy), fai vedere il tag alla webcam e… magic, viene fuori un mondo virtuale in overlay sul video.

Ecomagination

Augmented Reality. Non è fenomenale?

Jazz

dottavi —  20 December 2008 — 2 Comments

Davide Casali ha raccolto una bellissima serie di citazioni sull’esser brevi.

Pochi giorni dopo Alberto Mucignat propone altre riflessioni su ciò che si può eliminare.

Trovo tutto questo molto jazz. Devi conoscere bene gli standard per capire cosa togliere.

E, visto il tema, non aggiungo altro :)

Lo showreel della Media & Interaction Design Unit dell’ECAL / Ecole cantonale d’art de Lausanne

(Trovato da Patrick Moberg, fantastico illustratore)