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Alto, dinoccolato, con un perenne sorriso. Arriva da me e mi spiega il suo progetto: “Voglio raccontare le storie degli imprenditori esperti perché diventino Role Model e possano ispirare e aiutare quelli più giovani”, mi dice. Mi ricorda qualcosa. E come, gli chiedo. “Con un Podcast”. Lo guardo. Pausa. “Sono farmacista e sto dando le dimissioni per fare Italian Indie, conclude. “Sei matto?”, gli chiedo. Mi guarda, ancora quel sorriso. Mi ricorda qualcuno. “Ok, I’m in”, gli dico. “Ti aiuto”. Lui si è messo lì e l’ha fatto. Sono settimane che intervista gente in giro per l’Italia, e ora ha lanciato. Guarda, ascolta e iscriviti a Italian Indie: clicca qui ora.

Oscar Farinetti gestisce “una drogheria”, dice. Che sarebbe in realtà Eataly, catena di negozi di alimentari d’eccellenza italiana aperti anche a New York e in Giappone (oltre che online, ovviamente). Ma è con una sua Fondazione che ha a Fontanafredda (dove fa anche vino) che sta portando avanti un messaggio per i giovani direi estremamente chiaro: “Siete nella merda”.

Come dargli torto. Ma Farinetti non si ferma qua e propone 7 Mosse per l’Italia. Nel video sotto si capisce tutto. Parla dell’entusiasmo del fare impresa. Da non perdere.

Austin non è esattamente il più famoso dei posti. Io ci sono stato una quindicina di anni fa e ricordo solo il barbeque di pollo speziato accompagnato da té freddo – e non è detto che sia una buona notizia. Però una volta l’anno diventa il centro del mondo, almeno di quello digitale. C’è South by Southwest:

SXSW - South by Southwest

Quest’anno è presente anche una nutrita schiera di italiani, tra i quali mi risulta che Marco Massarotto, Paola Bonomo, Gianfranco Chicco e Luca Conti terranno il panel Italy Technology Summit: qui il calendario. Complimenti!

Mentre gli italiani non esitavano a varcare l’oceano, un gruppo di startupper americani, per uno strano contrappasso (“Se devo andare in America, come mio nonno, prendo il tram”, Francesco Guccini, cit.) non hanno esitato a organizzare un autobus. Lo StartupBus, per la precisione, che gli ha meritato il titolo di “Buspreneurs”. Qui la mappa del loro viaggio con la visualizzazione della frequenza dei tweet:

Startupbus

I buspreneurs hanno anche fatto tappa alla Kauffman Foundation. Le startup a SXSW, invece, avranno occasione di incontrare l’amministrazione Obama. Non tanto / non solo per sentirsi dire chissà che, ma per “Dare i propri input”. Chissà perché queste cose divertenti, negli Stati Uniti, sono prese molto seriamente, mentre da noi si ride di cose molto serie.

Come seguire: Qui l’elenco degli appuntamenti in live streaming, qui la live search da Twitter.

Non posso nascondere un bel po’ di orgoglio infoservo (vedi il primo incontro con Mashape qua) per il contributo di Augusto a Ballarò. Nel video qui sotto.

Via

Dura fino a domani sera l’edizione 2010 di Mind The Bridge, la business plan competition creata da Marco Marinucci, patrocinata da Corriere della Sera e con una nuvola di supporter davvero nutrita. Se ne può seguire il Twitter stream a questo link, o la diretta video qui. Molto interessante il testo qui sotto, che fotografa – credo per la prima volta – le caratteristiche delle startup italiane.

DNA di una startup

Dall’analisi delle semifinaliste della Mind The Bridge Competition 2010 emerge il profilo delle startup italiane di successo. Ecco 10 i punti che caratterizzano le imprese e gli imprenditori innovativi che oggi e domani si contenderanno l’accesso alla Silicon Valley (fonte: Mind the Bridge 2010)

Milano, 5 novembre 2010 – Giunta quest’anno alla sua terza edizione, Mind The Bridge è un’iniziativa che nasce dall’intuizione di un gruppo di imprenditori italiani radicati con successo nella Silicon Valley. Obiettivo mettere altri giovani nella condizione di replicare la propria esperienza – nello spirito del “give back” – lanciando un “ponte” tra la creatività italiana e i capitali americani, aprendo nuove opportunità ai talenti del nostro Paese dove abbondano creatività e spirito imprenditoriale ma difettano cultura e pratica del venture capital.

1. L’istruzione conta…

  • Le startup 2.0 sono fondate da persone con alta formazione
  • Solo il  5% non ha una laurea universitaria
  • Il 67% ha un background scientifico/tecnologico,  mentre il 33% ha una formazione economica/umanistica
  • Il 42% ha un Ph.D o un MBA

2. …ma studiare non basta

  • L’esperienza conta tanto quanto la formazione
  • Essere un imprenditore seriale è un LAVORO
  • La startup giusta non è mai la prima che si mette in piedi
  • Il 28% ha precedenti esperienze imprenditoriali

3. Aprire i propri orizzonti è fondamentale

  • Lavorare e studiare all’estero significa generare una rete di rapporti, di opportunità, di idee, di esperienze che alimenteranno la attività di impresa
  • Il 33% ha ottenuto il PhD all’estero
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