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Bello, benché terribile, il web-documentario sulla Prima Guerra Mondiale del Guardian.  Continue Reading…

motorola advertisement 1950 how television benefits children

E se stessimo sbagliando tutto? Forse gli entusiasti del digitale stanno ripercorrendo ciò che gli inventori della televisione facevano 50, 60 anni fa. Riguardo questa pubblicità Motorola del 1950, penso all’idea di un luminoso progresso e mi si gela il sangue. Mad Men allora come oggi? Boh sarà solo un momento. Forse. O forse no.

13 Unusual Vintage Adverts That Will Boggle Your Mind | So Bad So Good.

Nel commentare la sua prova degli Oculus Rift, “Next-generation Virtual Reality headset designed for immersive gaming”, Babele Dunnit scrive uno dei più bei pezzi mai letti sulla storia della tecnologia, dell’innovazione, della Rete, dei matti personaggi che queste cose le hanno fatte. Whatever. Uno dei più bei pezzi mai letti e basta.

Oculus-Rift-virtual-reality-headset-immersive-gaming-babele-dunnit-test-review

Questo è un post che chiude un cerchio lungo 22 anni e decine di migliaia di chilometri.

Perché per me questa faccenda della Realtà Virtuale è iniziata nel 1992 e, fino ad oggi, mi era rimasta in sospeso. Son finito in posti buffi, inaspettati, improbabili ma anche no – da Legoland all’Havana alla RAI di Saxa Rubra al Movida al Cyberspazio nero e vuoto come quello di Gibson alle lussureggianti isole di Second Life alla VR Fair di New Orleans a un improbabile Bar Mitzvah a New York – e visto sfilare un’umanità davanti ai miei occhi che neanche il Nexus. Dal genio al cialtrone attraverso ogni possibile declinazione.

Emeriti sconosciuti e personaggi famosi, ladri patentati, milionari idealisti, modelle che si son rimboccate le maniche, inventori pazzoidi, imprenditori squalo e pecora e leone, professori universitari diversamente competenti sia nel bene che nel male, padri fondatori dell’Informatica italiana, gente che ha fatto i soldi senza volerlo e gente che avrebbe dovuto fare i soldi e invece niente, universitari in cerca di relatore, relatori che non han capito una cippa, neurofisiologi in grado di leggere cose imbarazzanti della serata precedente dal tuo EEG, autoproclamati artisti e scrittori che non hanno mai fatto o scritto nulla e militi ignoti del Metaverso che hanno costruito meraviglie con un mouse e una tastiera.

Gente incontrata per caso che ti illumina spiegando l’ovvio come nessuno prima aveva mai fatto e ti fa capire che quello è il genio e la poesia. Hacker autentici, che il Web ancora non esisteva Continue Reading…

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Il mio Follow Friday è per Jack Dorsey, probabilmente l’imprenditore più illuminato degli ultimi anni. Quelle qua sopra sono le napking notes che hanno dato vita a Twitter. Curioso che il primo nome fosse Stat.us, dominio vezzoso come andava di moda in quegli anni (la foto è del 24 marzo 2006, qui l’originale). In effetti è questa la sua invenzione che ha fatto storia: è lui che ha inventato il concetto di Status Update. Continue Reading…

Internet Archive - San Francisco - by Alberto D'Ottavi - Infoservi it

Quando sono stato a San Francisco nel 2011, grazie all’invito di una cara amica, mi è capitato di visitare l’Internet Archive. Non potrebbe esserci definizione più accurata che “Un pezzo di storia della Rete”. L’Archive è davvero la storia dei media digitali: è esattamente una biblioteca, ma anziché preservare libri di carta salva il Web – letteralmente, ne fa una copia. Vai sulla Wayback Machine in homepage, digita l’indirizzo di un sito qualsiasi e ne vedrai le versioni negli anni.

Ora, in realtà, Archive.org fa molto di più. Cerca di preservare ogni media digitale. Questi i numeri del loro archivio raccontati da Brewster Kahle, quel giorno:

  • 350.000 libri (eBooks)
  • 500.000 immagini in movimento (video)
  • 1.000.000 di registrazioni audio
  • 2.000.000 ore di TV
  • 3.000.000 di testi elettronici
  • 150.000.000.000 di pagine Web

Non è impressionante? Qualcuno si prende cura di noi. Qui sotto il piccolo video (solo un minuto) che, credo per la prima volta, fa vedere i server effettivamente in funzione, mentre salvano le pagine del Web.  Continue Reading…

Whole Earth Catalogue – 1968

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Cose che non possono passare inosservate: il doodle di oggi – uno dei più semplici e modesti mai visti – è per il 14° compleanno di Google. Auguri a quello che più che un semplice motore di ricerca è una porta aperta dentro le nostre teste. Divertente la schermata qui sopra: nel 1997-98 Google era appena nato, era ancora ospite della Stanford University, usava il punto esclamativo in fondo copiando chiaramente Yahoo!, mandava una newsletter mensile (lol). E soprattutto aveva 25 milioni di pagine indicizzate e prometteva, a proposito del suo indice: “Soon to be much bigger”. Fatto: nel 2008 il Google Blog ufficiale annunciava di aver superato “1 trillion (as in 1,000,000,000,000) unique URLs”.

internet-decade

“Si vive a 4x”, si usava dire ai tempi. E’ la vita sul Web, più veloce di quella fisica. E “Se dieci anni sono un tempo lungo nella vita di chiunque, sul Web sono un’eternità”, sottolinea Mediabistro nell’intro all’infografica qui sotto che racconta, appunto, gli ultimi dieci anni della Rete. Dal 9 al 33% della popolazione mondiale. E ancora siamo solo all’inizio!  Continue Reading…

social-media-vintage-history-from-usenet-bbs-compuserve-icq-to-pinterested

Bellissima infografica vintage dei… Social Media? Non solo. ICQ c’è ancora! Ho sicuramente il numero segnato da qualche parte. Divertente anche che, racconta Social Times, questa infografica riporti le statistiche degli utenti per quasi tutti i siti, anche quelli che non esistono più. “Abbiamo utilizzato i dati attuali per i network che sono ancora in giro”, hanno chiesto a Layla Hatia di Citizen Brando, che ha realizzato lo studio. “Invece, per quelli che da allora hanno chiuso, abbiamo calcolato la loro quota di mercato quando erano al picco e abbiamo stimato quanto grandi sarebbero nel 2012. Per esempio, la base utenti di picco per CompuServe nel 1997 era di 2,5 milioni di euro, che equivale a circa il 3,57 per cento degli utenti totali di Internet in quell’anno. Se dovesse esistere con le dimensioni di oggi, avrebbe oltre 80 milioni di utenti!”. Wow. Per l’infografica completa:  Continue Reading…

Lo scorso 6 agosto, l’hanno detto in molti, è stato il ventennale della nascita del Web. Il 6 agosto alle 4:37 del pomeriggio, per la precisione. Sono questi giorno e ora in cui Tim Berners-Lee ha postato il suo messaggio sul newsgroup Alt.hypertext, subject: WorldWideWeb: Summary.

Non è affascinante? E’ ancora online. Così come è ancora online la prima pagina web della storia: The World Wide Web project.

Aggiungo qua sotto una piccola gallery di web page storiche, estratta da una delle mie lezioni sulla storia della Rete, la tecnologia, l’universo e tutto quanto.

Ci sono tanti inventori e industriali che hanno partecipato alla nascita del Personal Computer. Ma quello che ha fatto veramente partire l’industria è questo:

First Personal Computer, IBM PC 1981

Era l’agosto del 1981, ricorda Business Insider, che pubblica anche il video della pubblicità della versione successiva, l’AT, con un imitatore di Charlie Chaplin. Ripensandoci, la cosa divertente è che non è stato davvero fatto da IBM. La grande corporation non era interessata al business nascente dei pc, e così ha creato un gruppo distaccato in una sede secondaria, a Boca Raton, Florida, dando in mano a Don Estridge poche persone e poche risorse. Estridge ha così scelto di creare una piattaforma che oggi diremmo “aperta”, basata su standard accessibili a diversi fornitori, sia per l’hardware sia per il software. E così, un anno dopo il lancio,

“The PC, as usual, dominated the press clippings, a fact that has been driving IBM’s senior management nuts. The PC accounted for roughly 0 percent of IBM’s revenue and profits, yet it had struck such a chord with the public that that’s all the press wanted to cover. Here IBM made these enormously profitable mainframes that were on the cutting edge of technology, yet all anybody wanted to write about was a toy machine. And there was Don Estridge’s face plastered all over the clips, as though this midlevel manager was the most important at IBM…”

Ripensandoci, è davvero una storia da startup e disruptive innovation. E Don Estridge, morto non molto tempo dopo in un misterioso incidente aereo, merita di essere annoverato tra i grandi padri fondatori di quest’industria.

PS La citazione è tratta da Big Blues, un vecchio libro sulla storia di IBM e il suo sfascio degli anni ’90.

Be’ grande era grande. Bella collection fotografica su Technology Review a tema “100 anni di IBM” (130, per la precisione).

IBM Ramac 1956 first hard drive in history