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Indiana Jones Lego Spoof

Vesa Lehtimäki, noto anche come Avanaut su Flickr, progetta scene LEGO da molti anni. Ha ricreato mondi da Star Wars, Il Signore degli Anelli o ambientazioni anni ’30 stile Indiana Jones.

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“Io qui non assumo laureati” – “E’ un errore di gioventù del quale sono profondamente consapevole”.

Ho sentito dire in giro che c’è un film interessante sull’Italia precaria di oggi. Non mi ricordo il titolo. Uno che però devo assolutamente andare a vedere è “Smetto Quando Voglio – Meglio ricercati che ricercatori“. Se mantiene la metà di quanto promette il trailer, c’è da morire – letteralmente – dal ridere. Mentre assistiamo divertiti alla nostra estinzione.

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Vecchiotto (2004) ma ancora interessante. Io l’ho comprato, mi son divertito e lo uso in classe: In Search Of The Valley. E’ qui che si dice “Silicon Valley is a state of mind”. Una mentalità che, finalmente, sta davvero prendendo piede anche in Italia. Dovremmo organizzarci e farne uno italiano – e se qualcuno è interessato, io ci sto. Chissà che ne pensa Roberto Bonzio? Il suo Italiani di Frontiera è il riferimento da non perdere, in questo. Rob solo tu puoi farlo :) Segue il trailer:  Continue Reading…

Sono parecchio indietro con le segnalazioni di quanto accade a Media Design e Arti Multimediali, in NABA. Prime novità di rilievo sono l’apertura del Biennio in Film & New Media, sempre a cura di Francesco Monico, direttore della Scuola, e l’uscita del primo numero della rivista Limina. Proprio Monico ci informa degli sviluppi ed è con piacere che, come si suol dire, ricevo e giro:

Caro Professore,
ti racconto come vanno le cose qui al Dipartimento di Media Design & New Media Art / Film & New Media nell’AA 2010-2011;

Abbiamo celebrato la 5° edizione del festival Nabawood. Quest’anno è stata riuniuta una giuria di produttori del cinema indipendente, nazionale e internazionale, che ha visto le produzioni 2009-2010 del Medialab [il laboratorio di produzione video interno alla Scuola, ndr]. E’ stato un importante successo, i giurati sono rimasti colpiti e stupiti, hanno giudicato i lavori dei veri e propri Unidentified Narrative Object [vedi blog sul convegno dell’anno scorso, ndr], opere di Cinema 2 e Postcinema, come eccellenti. Dobbiamo essere tutti soddisfatti, infatti questo indica che il lavoro educativo, le formule testate, le innovazioni utilizzate, stanno funzionando. Questa operazione è come sempre curata da Maresa Lippolis a cui vanno i miei complimenti e ringraziamenti. Puoi vedere due lavori citati e premiati qui.

Il Triennio di Media Design & Arti Multimediali sta crescendo molto, con un +10% come studenti. Continua inoltre l’ibridazione sperimentale con il mondo della narrazione e dell’arte contemporanea (senza peraltro intaccare la quota dei “Cineasti”). Già adesso, dopo solo un mese e mezzo, rileviamo una grossa soddisfazione degli studenti del primo anno.

Una tesi di uno studente del Diploma Triennale in Media Design, Simone Rovellini, curata da me che gli facevo da relatore, ha vinto le selezioni del CASVA, Centro Alti Studi per le Arti Visive, ed è stata pubblicata ed è stata presentata questa settimana a castello Sforzesco a Milano: link.

Anche il Dottorato di ricerca PhD M-Node è cresciuto molto: abbiamo le domande di ricerca in crescita, sono stati selezionati nuovi ricercatori, sono partite nuove linee di ricerca e i primi post-doc, ed è un ottimo risultato pensando che è un dottorato/PhD a pagamento (agli studenti è richiesto di trovarsi i grant da soli). Il successo è il risultato dell’ottimo lavoro svolto nei primi cinque anni di attività.

Quest’anno ho inoltre curato la terza edizione del convegno New Media Art Education & Research: Always Already New – Thinking Media, Subversing Feeling, Scaffolding Knowledge: Art and Education in the Praxis of Transformation. Il successo di partecipazione decretato dalla venuta dei più importanti esponenti delle Media practice, theories and arts internazionali conferma che il livello di ricerca che abbiamo impostato è qualche cosa di interessante e che attira l’interesse e l’attenzione di così quotati personaggi [prossimo post proprio su questo: siete invitati! ndr].

LIMINAAbbiamo pubblicato il primo numero della rivista Limina; in questo numero esploriamo il concetto della New Italian (media) Epic, nel prossimo raccoglieremo i risultati del convegno di studio e ricerca sullìeducazione nelle new media art. La rivista è curata da Amos Bianchi e si trova qui.

Inoltre pubblicheremo un Lexicon delle parole che hanno informato e informano NABA Media. Le voci sono: Cinema 2, Medium/a, Psicotecnologia, Fake, Found Footage, Simulazione, Dispositivo, Complessità, New Media Art, Cibernazione, Sincretismo, Sovversione…

In conclusione:
Il modello dell’Accademia, centro di studi e sviluppo, sta funzionando molto bene. Un organismo che si finanzia e pone le basi tecnico-culturali con il Triennio, fa ricerca con il PhD e con la Laurea Biennale fa sviluppo di opere (Film & Audiovisivi, Installazioni & Art). E’ un modello molto avanzato di Accademia “1-to-1″, ovvero un organismo che produce la stessa informazione che processa per definirsi, informazione critica con le riflessioni del PhD e creativa e propositiva con il biennio di sviluppo. Il modello è stato messo a punto durante il mio PhD Outline of a Subversive Technopoetic: for a libertarian pedartgogy – Technology, Art, Research; E’ una tesi di pedagogia che ho sviluppato parallelamente alla fondazione, progettazione e sviluppo della Facoltà BA, MA, PhD, in quanto la pedagogia in quanto tale appare nel momento in cui la domanda a proposito dell’oggetto del sapere si trasforma in una problematica volta a definire le modalità della sua stessa trasmissione.

Complimenti Francesco. Lavorare in questi scenari in perenne trasformazione non è facile ma sempre entusiasmante.

Non è ancora uscito – arriva il primo ottobre – che già le polemiche infiammano. In effetti, c’erano già state per il libro. Voglio dire: come sparare sulla Croce Rossa. Qui sotto il trailer di quel che si preannuncia un filmone. Imperdibile.

I Numeri Del Cinema

dottavi —  16 May 2010 — 1 Comment

Quelli di Online MBA hanno riassunto i numeri del cinema, qua sotto. Se qualcuno sa come recuperare Colin, il film a più basso budget mai fatto, lo vedrei volentieri.

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La regista si chiama Kate Ray, si è laurata in Journalism / Psychology alla New York University e ha fato questo bellissimo film-documentario che oltre a essere un’ottima lezione sul Semantic Web è anche un bellissimo esempio di ricerca video su tecnologia e argomenti correlati.

Web 3.0 from Kate Ray on Vimeo – via Mauro Rubin su Facebook.

Ok ammetto, è anche colpa mia: li ho giocati tutti. Forse anche per questo hanno conquistato il mondo. Nel film (di due minuti e mezzo) qua sotto.

(via Designerblog)

Life 2.0: Un Film Su Second Life

dottavi —  27 February 2010 — 2 Comments

Verrà presentato (anche) al Sundance 2010, è Life 2.0:

Every day, across all corners of the globe, hundreds of thousands of users log onto Second Life, a virtual online world not entirely unlike our own. They enter a new reality, whose inhabitants assume alternate personas in the form of avatars—digital alter egos that can be sculpted and manipulated to the heart’s desire, representing reality, fantasy, or a healthy mix of both. Within this alternate landscape, escapism abounds, relationships are formed, and a real-world economy thrives, effectively blurring the lines between reality and “virtual” reality.

Director Jason Spingarn-Koff digs deeply into the core of basic human interaction by assuming his own avatar and immersing himself in the worlds of Second Life residents, whose real lives have been drastically transformed by the new lives they lead in cyberspace. In doing so, he manages to create an intimate, character-based drama that forces us to question not only who we are, but who we long to be.

Dai video di ricerca ai film di ricerca… powerful. Trailer qui sotto.

Life 2.0 Trailer from TronicStudio on Vimeo.

avatar

Giovedì notte, o, meglio, venerdì mattina (erano le 00:01 in effetti) ho finalmente assistito alla prima italiana di Avatar . Delle principali caratteristiche dal punto di vista tecnico ha parlato Alberto qui dopo l’ante-prima per la stampa, illustrando quali sono le innovazione introdotte da James Cameron nella realizzazione di questo kolossal.

Volevo solo aggiungere alcune considerazioni sul film. Dal punto di vista estetico, sono convinto di poter affermare che Avatar abbia davvero aperto la porta su una nuova era del cinema. Il livello di coinvolgimento e immersione visiva, accentuato sicuramente dalle fantas(cien)tiche ambientazioni del film (dai panorami del pianeta Pandora al livello di dettaglio e realisticità delle creature e dei Na’vi  – in particolare della naturelezza delle loro espressioni facciali-).

Un viaggio su Pandora

Dal punto di vista della trama, non sono d’accordo con quelli che non la considerano nulla di (troppo) degno di nota e sottolineano il film solo dal punto di vista degli effetti speciali e delle innovazioni tecniche che comporta. Certo, è una trama funzionale al tipo di film, ovvero un film di azione e di effetti speciali (due caratteristiche che vanno a braccetto da sempre) rivolto alla massa. Non è la più originale delle trame (si tratta, come ha detto Cameron stesso, di “una guerra di civiltà”) ma quanti film sono davvero originali? E cosa significa originale?

Secondo me il film affronta dei temi sostanziali sui concetti di avatarmondi virtuali e la relazione-interazione dell’uomo(reale) con essi. Io penso che visto nell’ottica del grande kolossal, del film fatto per la massa, il suo valore diventa quindi immenso non più solo per le innovazioni tecniche e l’estetica che introduce nel cinema ma anche per come amalgama temi molto profondi a una storia che vuole evitare le lunghe disquisizioni filosofiche a cui si era assistiti ad esempio vedendo Matrix (cosa che ok, farà certo gioire i critici ma magari storcere il naso ai più che di certi temi magari non hanno mai sentito parlare -a prescindere che Matrix resta comunque un altro capolavoro assoluto-).

Avatar non è il primo film ad affrontare i temi trattati, ma unito alle innovazioni tecniche di cui appena detto, penso che se non altro fra un po’ di anni verrà ricordato come viene ricordato oggi quel primo “insignificante” treno che correva verso la macchina da presa facendo fuggire le persone dalle sale, convinte che stesse per uscire dallo schermo e piombar loro addosso. Interessante a mio avviso che questa volta succede “davvero”: le immagini escono dallo schermo e ci piombano addosso -senza travolgerci fisicamente, d’accordo :)

E’ questo il passo avanti del cinema: le immagini vengono verso di noi, fuori dallo schermo, e noi andiamo un po’ di più verso(dentro) a esse.

Che è poi il tema vero (la metafora), a mio avviso, di questo gran prodotto hollywoodiano: uomo reale e ambiente virtuale. Come non riconoscersi nel protagonista Jack Sully (Sam Worthington) quando pur di entrare nel suo avatar e restare nel mondo di Pandora insieme ai Na’vi -il popolo indigeno che lo abita- comincia a trascurare ogni altro aspetto della sua vita come farsi la barba, cambiare abiti, bere e mangiare (ovviamente il tutto è ironicamente forzato -ma neanche troppo-)… E la dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) appare come una mamma severa ma comprensiva che deve star dietro al ragazzino che non vuole proprio staccarsi da Internet o dal suo videogioco preferito.. Per non parlare poi di tutto il tema delle connessioni neurali: fra uomini e avatar / fra i Na’vi e Pandora (come una grande rete neurale), una metafora di mondo reale/mondo virtuale. E qui poi ogni altro parallelismo o metafora sono benvenuti: la guerra fra esseri umani e Na’vi si può leggere in tanti modi a mio avviso tutti in parte giusti. Grandi temi odierni come in-tolleranza/integrazione fra civiltà, la guerra, il dibattito aperto sul rapporto uomo-tecnologie… Insomma, tante cose.

A mio avviso un film, per essere un grande film e per avere una storia definibile “profonda”, non deve necessariamente essere intriso di dialoghi o riflessioni complesse comprensibili/accessibili ai pochi. Secondo il mio modesto parere, Avatar è un film che riesce a mescolare temi molto profondi e attuali a una favola di semplice lettura (è pur sempre un kolossal rivolto a tutti, ricordiamolo) e per me in grado di regalare momenti unici grazie a un impatto visivo senza precedenti (vi consiglio: guardatelo in 3D, non ha senso vederlo in altro modo, non al cinema almeno) di cui siamo i primi fortunati fruitori.

James Cameron sul set di AvatarPazienza se l’IMAX 3D (qui un video dimostrativo del 2006) deve ancora arrivare in Italia, arriverà e ci abitueremo anche a questa nuova estetica, ma io penso che le emozioni e la sensazione di immersione che possiamo provare guardando questa pellicola in 3D, sia paragonabile a quello che devono aver provato i primi fruitori di un film sonoro o a colori.

Forse esagero? Sarà, ma con film e innovazioni come questi ci si divide sempre fra scettici, critici ed entusiasti. Ricordo solo che l’avvento del sonoro fu a suo tempo visto da alcuni con indifferenza, da altri con entusiasmo, da altri ancora con avversione e anche sul tema della storia e della fruizione c’era chi percepiva che non apportasse alcun valore aggiunto a un film se non addirittura gliene togliesse. Stessa cosa per gli effetti digitali. E così via.

Io appartengo agli entusiasti e penso che Avatar ci faccia entrare veramente in un altro mondo. Sia visivo che narrativo, e la sua grandezza sta proprio in questa perfetta unione (connessione?) che ci fa vivere l’esperienza cinematografica e non più solo guardarla.

Se non altro, ha di certo fatto entrare il cinema in una nuova era.

fabio

Mi son sempre chiesto se non si possa usare il blue screen anche per la webcam di casa, in modo da fare videocall sullo sfondo, boh, delle Hawaii, o della Luna. Non dovrebbe essere difficile, almeno stando a questa piccola storia video degli effetti speciali. Imponente.

(via ReflectionOf.Me)

Un concorso, un film, una campagna sui Social Media per sentire cosa vogliono i giovani da un personal computer. E’ Listen 2U, campagna HP che coinvolge i ragazzi di Europa, Medio Oriente e Africa “Combinando iniziative sui social media e attività vis-a-vis, con l’obiettivo di ascoltare le aspettative e le richieste dei giovani per sviluppare personal computer realmente in linea con le loro esigenze”.

HP_listenDice il comunicato:

Ispirato da una ricerca sui fattori che influenzano maggiormente il comportamento dei ragazzi e sul ruolo che la tecnologia gioca nelle loro vite, Listen 2U metterà alla prova il talento dei giovani nell’inventare e dirigere un film, offrendo loro la possibilità di vincere le migliori soluzioni HP per realizzare le proprie creazioni.

Fondamentale per la campagna è il sito, dove saranno reperibili i dettagli sull’iniziativa e sul concorso, nonché pubblicati tutti i progetti (video e fotografici) dei partecipanti e i risultati. Inoltre, è prevista la creazione di specifici gruppi Listen2U su YouTube, Facebook, Flickr e Twitter.

La prima attività della campagna Listen 2U sarà la competizione “RU the next inventor?”, che invita i giovani a creare un video che mostri che cosa vorebbero poter fare con un computer. I filmati, di una durata massima di 30 secondi, dovranno essere caricati su un canale YouTube. Tra questi saranno selezionati 10 finalisti, proclamati in base al numero di visite e alle votazioni degli utenti YouTube, e un vincitore scelto da HP. Tutti i finalisti riceveranno un notebook HP Pavilion dv2 mentre il vincitore sarà premiato con un desktop HP TouchSmart IQ800. Altri due concorsi sono previsti nei prossimi mesi.

Mica male.