Archives For fare startup è difficile

When writers who are just starting out ask me when it gets easier, my answer is never. It never gets easier. I don’t want to scare them, so I rarely say more than that, but the truth is that, if anything, it gets harder. The writing life isn’t just filled with predictable uncertainties but with the awareness that we are always starting over again. That everything we ever write will be flawed.

[Lì per lì ho pensato parlasse delle startup.]

On Dani Shapiro on Vulnerability, the Creative Impulse, the Writing Life, and How to Live with Presence | Brain Pickings.

The Writing Life (Dani Shapiro)

Ieri sera polemichina su Facebook con Salvatore Aranzulla sul significativo contributo dato da Briatore alla Bocconi (LOL).

“Non scherzare [dico a Salva]. 15 anni fa eravate [mi riferisco a Virgilio] un’idea nella testa dei due fondatori più qualche amico che ci credeva. E poi di un paio di VC molto illuminati… Quando si parlava di Web, allora, ci prendevano per matti. E invece guarda ora. Virgilio, Tiscali, Videonline, Italiaonline e le poche agenzie “interactive” dei tempi hanno creato la prima generazione di professionisti Internet italiani – di cui oggi fai parte anche tu. Ma è successo perché della gente aveva voglia di “giocare”, che vuol dire rischiare. Che poi molti degli startuppari di oggi siano dei fuffologi è altro discorso e sono molto d’accordo. Ma non si tratta di non fare startup. Si tratta di non fare i cretini. E’ diverso”.

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Non ci vuole una scienza per far la punta alle matite. E sicuramente neanche una startup. Ma qualcuno ci ha fatto un libro. Con tanto di “Illustrations showing current practice”. Esempio negativo, ma non per questo buttiamo alle ortiche l’industria libraria, no?

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Il finale del Business Plan originale della prima startup tecnologica californiana della storia: Hewlett & Packard.

Sguardo verso l’alto e piedi ben piantati per terra. Alla fine è questo che mi sento di dire, di quanto mi è accaduto / ho fatto / ho imparato in questi ultimi anni di imprenditoria. Certo, rischi di cadere. Se vuoi evitarlo, devi guardarti i piedi e controllare sempre dove metti il prossimo passo. Ma a me sembra che così si perda di vista la destinazione, il “Dove” si vuole andare, il “Perché”. Certo, “Il motivo del viaggio è viaggiare”, ma è importante guardare il panorama, sentire i rumori (e i silenzi) e tutto il resto. Se passi la vita a guardarti la punta delle scarpe sarai certamente più sicuro ma… Boh, non so. Scelta tua. Startup è questo, alla fine: fare una scelta. Ficoso.

L’intervista che ho rilasciato a Italian Indie si trova qui, o al podcast sopra. In certi passaggi mi è venuto anche da ridere. E, sì, c’è ancora molto – molto – da raccontare…

The Startup Movement is just the surface phenomenon. What’s really happening is much deeper, more profound, and incredibly important. I’ve arrived at this conclusion after working with thousands of innovators, entrepreneurs, policymakers, executives, investors, and other professionals over the past year or two. Since my book The Rainforest was published…

I’ve realized that, despite outward appearances, the Startup Movement is not just about startups. It is actually a deeper cultural shift that cuts to the heart of the human condition. It reflects a dissatisfaction with the way much of the world has gone for the last several decades. It marks a transformation in how we view our societies, how we convene our communities, how we create value together as human beings. It’s a counterpoint to the governing economic paradigm – what economists call neoliberalism – which has prized efficiency and productivity above everything else, even when it has corroded relationships that bond us together in our communities and social networks.

The Startup Movement is like a reboot of the human spirit.

The Startup Movement Is Not About Startups, Actually – Victor W. Hwang on Forbes.

The Startup Movement Is Not About Startups, Actually – Forbes

This is the most manic depressive way you could possibly live life. You’re never having a good day. You’re either having the best day ever, or you are thinking you are about to die.

Startups: A Manic Depressive Way Of Living

Bella storia sul bootstrap di Soundcloud – serie “Fare startup è difficile? No peggio”, ma con happy ending. Importante quel che racconta sull’ufficio, sul funding, sulla community e, soprattutto, sulla piattaforma. Il video di Eric Wahlforssin questa pagina – è tutto da vedere e da ascoltare fino alle ultime parole: “Do something instead of talking about it… at the end it’s all about building things that people love to use and find value in”.

Eric Wahlforss on BootstrappingEric Wahlforss on BootstrappingEric Wahlforss on Bootstrapping

Tre post usciti in questi ultimi tempi sulle difficoltà di fare startup. Il primo è di Lauren Kretz, imprenditore francese che tra le altre cose organizza anche StartInParis. Leggero, racconta in quali cespugli di rovi ti vai a cacciare, o quanto sia difficile trovare un buon work-life balance. Il secondo è invece un rant più serio sulla situazione italiana da parte di Roberto Chibbaro che ha scatenato un po’ di discussioni. L’ultimo, tra l’altro molto dettagliato e utile, è dei ragazzi di Mashape (ricordate?) sulle complicazioni dei visti per gli Stati Uniti.

Ok, there’s no free lunch. Fare azienda è una scelta e così via. Ma siamo sicuri non si possa far nulla a riguardo? Non solo e non tanto le istituzioni (anche, ma è altro discorso), bensì tutti gli attori coinvolti?

Poco dopo il post dell’altro giorno su Mashape mi scrive Daniele Galiffa di VISup / Closr, di cui ho parlato qua, interessato a conoscerli. Tiro dentro Nicola e via, si organizza un breakfast. Augusto Marietti, Marco Palladino e Michele Zonca ci hanno ospitato nel loro garage (20 metri quadri, soppalco compreso), spiegato il sistema e Daniele ne è uscito con un’idea per delle API. Il giorno dopo Nicola gli fa un early test e ora il mashape di Closr è in sperimentazione.

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Da sinistra: i Mashaper Marco, Augusto e Michele; Nicola J. Vitto; Daniele Galiffa

Nel frattempo i mashaper sono andati al TechCrunch50 (qui il loro blog) e così ci raccontano la loro esperienza:

Abbiamo fatto piu di 100 pitch (li abbiamo contati) e un paio di investitori sono interessati a metterci i soldi, in piu ho convinto anche sequoia capital a venire alla nostra demo, e ci hanno messo “under the radar”, cioè monitorerà Mashape nei prossimi mesi perchè è un’idea interessante. Abbiamo anche ricevuto feedback buoni da founders fund, ron conway (il padrino della silicon valley) paul graham, che mi ha invitato ad entrare in ycombinator e fargli l’application, il fondatore di powerset (barney) venduto a microsoft per 80M, marissa mayer, product vice president di google, molto carina, geroge di charles river ventures, grande chiaccherata con aaron levie di box.net, tim draper, yossi vardi e molti altri. Molto è dovuto anche al fatto che abbiamo avuto la fortuna di dormire a casa di trevis, che ci ha introdotto alle giuste persone e ci ha fatto entrare nel “sistema”. molti lo chiamano addirittura mafia… in effetti è molto difficile entrare nel giro se non sei nessuno o non hai nessuno che ti possa qualificare e dare fiducia.

Ancora più interessante la loro storia, che trovate qui sotto.  Continue Reading…