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Facebook Facts And Figures

dottavi —  2 September 2010 — Leave a comment

E’ del marzo scorso, ma trovo solo ora. Utile ricostruzione di storia e risultati di Facebook.

Facebook facts and figures

Ricordate il post di Sergio Maistrello di un po’ di tempo fa, sul problema delle tue informazioni pubblicate dagli altri? Si intitolava A te, che sei nuovo di qui. Qua sotto si vedono proprio bene i vari problemi di privacy, da Facebook a Google. Per tacer delle videocamere.

http://www.wordstream.com/articles/google-privacy-internet-privacy

By WordStream

Avevo già citato una testimonianza medioevale sulle resistenze nei confronti delle nuove tecnologie. Questa di Slate, invece, è una vera e propria panoramica storica completa: A history of media technology scares, from the printing press to Facebook. L’attacco del pezzo è tutto un programma:

A respected Swiss scientist, Conrad Gessner, might have been the first to raise the alarm about the effects of information overload. In a landmark book, he described how the modern world overwhelmed people with data and that this overabundance was both “Confusing and harmful” to the mind. The media now echo his concerns with reports on the unprecedented risks of living in an “Always on” digital environment.

E’ interessante notare, continua l’articolo, che Gessner non ha mai usato l’e-mail ed era completamente all’oscuro di tutto ciò che riguardasse i computer. E non perché fosse tecnofobo, ma perché morì nel 1565. Si riferiva al flusso di informazioni, apparentemente ingestibile, proveniente dai libri stampati.

Non so come, ma suona noto :)

Chiacchierata interessante, quella fatta con Derrick De Kerckhove in occasione dell’ultimo Meet The Media Guru. Il video che trovate sotto ha richiesto parecchio lavoro per scendere sotto i 10 minuti senza perdere il senso di ciò che è stato detto – anche perché non era affatto poca cosa. Partiamo dalla ricerca: nella prima metà del video discutiamo della sua definizione di Punto dell’Essere (riferimenti nel post dell’altro giorno), inteso come momento prospettico di coincidenza tra corpo, mente e macchina. Le interfacce si fanno sempre più impalpabili, afferma, la velocità aumenta, e altrettanto l’i-pertinenza (vedi) di contenuti e significati. Come nel Rinascimento il Punto di Vista della Prospettiva segnava la distanza tra il vedente e l’oggetto osservato, così il Punto dell’Essere identifica l’orizzonte in cui biologico ed elettrico si possono teoricamente incontrare. Il multi-touch ne è un esempio, con questa manipolazione diretta dell’effimero digitale che, invece, in quel momento diventa oggetto, appunto da toccare, e forse parte di noi. Per contesti diversi, ne ha detto benissimo Antonio Sofi in questo suo post.

Nella seconda parte cambiamo registro. Stimolato da una domanda di Massimiliano Guidetti Migliorati, raccolta da Meet The Media Guru su Facebook, passo a chiedergli del futuro del Web, e in particolare delle tecnologie chiuse. E qui Derrick va giù piatto. Critica la chiusura di Facebook (“E’ uno spazio privato, e non hanno mai risolto il problema della proprietà di ciò che viene condiviso lì sopra”) e dell’iTunes di Apple e sottolinea l’importanza di Internet in quanto Spazio libero. Al minuto 6: “Ci tengo, ci conto. Ho bisogno di uno spazio libero, della metafora di una continuazione dello spazio pubblico”. Ma soprattutto critica con forza e senza mezzi termini il Decreto Alfano in discussione in questi giorni: “Saremo tutti imbavagliati, e non possiamo accettare un Fascismo elettronico che sarà molto peggio del Fascismo classico”.

Ma insomma, mi chiedo e gli chiedo, riusciamo ancora a immaginare il futuro o l’abbiamo consumato tutto? A causa di quanto sopra, mi racconta lui, è cambiata la relazione con il nostro immaginario, che è dentro i nostri schermi e non più lineare come ai tempi della scrittura. L’innovazione oggi è composta da una miriade di frammenti che all’improvviso si compongono in un qualsiasi Twitter o YouTube – e chi poteva mai immaginare cosa sarebbero diventati? Potenza della Rete. Finché dura.

Quanto stanno crescendo le necessità di storage aziendale, e come? In che modo le tecnologie stanno affrontando le richieste di gestione dei dati? Come si possono salvare grandi quantità di informazioni in maniera distriibuita, attraverso la Rete? Queste le curiosità principali che mi sono venute quando ho ricevuto l’invito da Compellent al loro evento annuale, dal nome particolarmente fortunato: C-Drive.

A Minneapolis, Minnesota, in quattro giorni di evento si incontrano partner, clienti e rivenditori, tra cui l’italiana Cinetica di Enrico Signoretti (qui il suo Twitter) che sul blog dell’azienda riassume le principali novità tecniche emerse nella giornata di ieri. Fabio Rapposelli, sempre di Cinetica, riassume alcune caratteristiche tecniche del prodotto principale di Compellent, Storage Center, in altri due post: parte 1 e parte 2.

Compellent offre una soluzione di Storage Area Network (vedi su Wikipedia) basata su un approccio che fa di scalabilità, estensione e completezza delle capacità di gestione il punto di forza. Forse per questo Phil Soran, il CEO, nel suo discorso di apertura ha parlato di Era di Facebook. Come riporta The Register:

The world has transitioned from a manufacturing-focused to a service-focused and then to a digital-focused economy – a “data” economy. With everything becoming digital there is a flood of data: “It’s only taken four years for Facebook to have 400 million pages”.

E in futuro quantità e velocità di produzione dei dati, è ovvio, possono solo aumentare.

Royal Pingdom ha fatto uno studio sulla distribuzione delle età tra gli utenti americani di social network. Dicono: “To get consistent age data for the various sites we used site demographics information for the United States gathered from Google’s Ad Planner service and then did some additional calculations to get all the data we needed”. Nel post originale, Ages of social network users, altri chart interessanti.

Via Nereo Sciutto e Valoriprimilab.

Mashable pubblica un’infografica di Muhammad Saleem, social media consultant, che riassume le statistiche principali dei sei anni di Facebook: Visualizing 6 Years of Facebook. Imperdibile. (clicca per ingrandire)

facebook-viz-big

Continua l’avanzata di Facebook per la conquista del mondo. Dopo aver Passato il traguardo dei 400 milioni di utenti, dice Mashable, ha ridisegnato l’homepage rendendo più visibile una funzione piccola ma esplosiva: la gestione dei crediti. Una valuta digitale e, come i LindenDollars di Second Life, ben collegata con le carte di credito e l’economia reale.

facebook_credits

E’ lì da tempo ma, dice Silicon Alley Insider, ora rappresenta Il piano di Facebook per raddoppiare i profitti (ingl). Non mi stupirei se ci riuscissero. Già ora, con i “giochini”, Facebook è una specie di immensa Las Vegas immateriale – e su quanto sia impressionante l’economia dei “beni digitali” vedi anche questo commento di Elena Antognazza su MList (ita).

Cosa succederebbe se lo applicassero anche al Marketplace?

facebook_marketplace

I Am Googlebot, I Control Earth

dottavi —  6 February 2010 — 1 Comment

googlebot_earth2La vignetta qua di fianco, un pezzo di storia che fa bene il paio con questa, oggi è humor da esperti SEO. Interessante però non solo che risalga al 2002 ma che fosse a corredo di un pezzo, storico anch’esso, che cercava di immaginare come sarebbe stato il 2009. Si era all’inizio dell’Era della Search e la prospettiva era quella del Semantic Web: August 2009: How Google beat Amazon and Ebay to the Semantic Web

Paul Ford, l’autore, la legge però in chiave semiseria: quella della dominazione del web da parte di Google, appunto. Intrigante notare come oggi, nell’era di Facebook, iPhone e Real-Time web, il baricentro si sia spostato decisamente altrove.

Poco dopo aver inserito le liste (qui le mie), Twitter ha iniziato un test per implementare la funzione di “retweet”, abitudine inventata dagli utenti di riproporre un messaggio (“tweet”) di uno dei propri contatti a tutti gli altri premettendo la semplice sigla RT ed, eventualmente, aggiungendo un micro-commento di due o tre parole. Open innovation in action, tra l’altro, e funzione che squaderna ancora le regole del gioco: se infatti tempo fa l’autorevolezza dei blog si “misurava” sul numero di citazioni e link in ingresso, oggi i RT sono forse altrettanto importanti – per non dir dei commenti che si sono spostati su FriendFeed e Facebook.

twitter_RT1

Sinceramente, l’implementazione di Twitter non mi convince. E’ rigida (non permette di modificare il messaggio che si retweetta) e anche complicata da capire: vedi una nuova icona di RT ma non capisci chi ha retweettato cosa. Aveva ragione TechCrunch ad avvertire dei Rischi del Retweet, l’altro giorno. Comunque Evan Williams spiega la sua in questo post. Il sistema funziona come nelle immagini qui intorno.

twitter_RT2

Anche se la composizione delle revenue rimane ancora misteriosa, al di là della pubblicità sul sito e dell’accordo con Microsoft, Inside Facebook riporta che il social network di Zuckerberg ha iniziato a guadagnare, con qualche mese d’anticipo sulle previsioni. Inoltre, Facebook oltrepassato il traguardo dei 300 milioni di utenti.

facebook_300-million-users

Sono appena diventato fan delle seguenti pagine (in ordine di popolarità): René Descartes, 6.700 fan; Isaac Newton, 5.400 fan; Johannes Kepler, 1.900 fan; Immanuel Kant, 2.500 fan. Affascinante effetto Wikipedia: mi chiedo chi si sia preso la briga di farle. Sono diventato fan anche delle pagine di History Of Science, 162 fan e infine The Scientific Revolution, con… 72 fan? Solo 72??? Mi viene un’idea.

philo