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“What really matters is what you like, not what you are like… Books, records, films – these things matter. Call me shallow but its the truth.” – John Cusack in “High Fidelity”

[Poi l’articolo parla di “The psychographic profile that every Facebook user creates for him/herself provides a data rich opportunity for marketers. Socialtyze went through our database and pulled a representative sample on what the elusive Millennial (defined here as 25-34 year olds) group has listed as an “Interest” on Facebook].

via Millennials and Facebook | Social Media Today.

Millennials and Facebook: You Are What You Like

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Dopo aver occasionalmente scoperto che Facebook sta facendo pubblicità display (Oh so ’90!) tramite Google Ads su siti come Mashable per acquisire nuovi iscritti (ma i lettori di Mashable non saranno su Facebook?) ho riguardato la presentazione di Socialbakers di cui ho già mostrato una chart l’altro giorno, quella in cui si vedeva la flessione del numero totale di iscritti al social network dal miliardo di qualche tempo fa a 964 milioni. Questa volta mi ha incuriosito il ranking delle città con più numero di iscritti al mondo. In prima posizione Bangkok, capitale della Thailandia, con quasi 13 milioni di utenti. Cioè più o meno come tutti gli italiani che si collegano a Facebook ogni giorno.

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Le hanno chiamate proprio così: “Storie”. E’ il Newsfeed, ripensato con l’imperativo “Goodbye clutter”“Arrivederci confusione”. Cosa che trovo incredibilmente ilare: ma allora lo sapevano anche loro che Facebook non ci piace più! Malignamente, mi viene da pensare che il calo degli utenti degli ultimi tempi possa essere più significativo del previsto. Ecco la “leggera” flessione secondo Socialbakers:  Continue Reading…

Del mio contributo a #Makers12 ho scritto qua: spero presto arrivino online altre documentazioni su World Wide Rome. Parecchio tempo fa, invece, ho avuto il piacere di essere intervistato dalla sempre brava Maria Petrescu per Intervistato.com, bella iniziativa che porta avanti con Jacopo Paoletti. E’ un contributo di agosto scorso, ma il momento è appropriato: con Maria partiamo discutendo di Social Media e aziende. Alla fine del primo video (sono in totale cinque, per un totale di un’ora di intervista) racconto la nostra visione del Social Commerce. Ma già nel secondo video racconto del movimento del Do-It-Yourself, dei Makers e di Futuro Artigiano – heck, chiedo scusa a Stefano Micelli per il nome ma il libro era appena uscito.

Interessanti, se posso dire, anche la fine del terzo video e l’inizio del quarto in cui parliamo di cosa potrà succedere tra qualche anno e di deep innovation, cioè delle trasformazioni profonde del tessuto sociale come le Economie di Rete di cui abbiamo parlato a Roma. Divertente.

Jacopo e Maria seguono il tema del Social Commerce anche su Social-Commerce.it

 

Non stupisce che abbia raggiunto 200.000 Like in due giorni. The Museum Of Me è fantastica. Applica metodiche di Information Design ai tuoi contenuti estratti da Facebook, creando un digital exhibit. Molte forme sono note, ma trovo fortissima l’idea di prendere metodi di visualizzazione avanzati e applicarli a un dataset esterno, pubblico, anziché chiuso come solitamente accade. Sotto il video di un pezzo della nostra storia.

E così sono arrivati anche gli analisti. CapGemini riporta una ricerca Ovum, citata anche dal Financial Times: “It has been estimated that the volume of goods sold through social media will grow sixfold in the next five years”. Stessi dati da Forrester e, soprattutto, da Booz&Co che in Turning “Like” to “Buy”, paper sul tema Social Commerce rilasciato nel loro IT Foresight, affermano che “As companies find ways to embed their e-commerce engines within social media, the market for social commerce will skyrocket, helped in part by new models for buying and by the availability of products developed specifically for social networking sites. By 2015, the dollar volume of goods sold through social media should rise sixfold, to $30 billion from $5 billion this year, according to Booz & Company estimates”. Così:

Booz&Co Social Commerce forecast

Ma se la picture è really really big, non meno impressionanti sono i dati di performance raccolti da Social Commerce Today in questo post. Entusiasmante. E conforta, una volta tanto, non esser presi di sorpresa. Perché anche Blomming fa la sua parte: oggi presentiamo i Facebook Store. Chi ha uno Shop su Blomming ora può integrarlo nella sua Facebook Page e vendere direttamente da lì.

19 milioni gli italiani iscritti al social network di Zukerberg, e 12 milioni quelli che si ricollegano ogni giorno. Un canale troppo allettante per lasciarlo non presidiato. Ed è solo l’inizio.

PS Nel nuovo Help di Blomming ci sono tutti i dettagli. Per chi vuole restare informato c’è la newsletter. Se si vuole creare uno shop basta iscriversi qui. In Zona Tortona domani il sottoscritto farà presentazione pubblica delle novità: in questo post le coordinate.

Me lo confermava una persona di Facebook Italia, non molto tempo fa, che le statistiche e i tassi di crescita di Facebook sono impressionanti. Così risulta anche a Social Bakers, risorsa straordinaria sul tema. Sotto un’immagine dei dati per country dell’ultimo mese.

Impressionante. Quella sotto non è una mappa del mondo, ma delle relazioni di “soli” 10 milioni di utenti Facebook. La parte scioccante è che in effetti le due cose quasi coincindono. Il post: Visualizing Friendships.

Facebook relationship map

“The current Messages infrastructure handles over 350 million users sending over 15 billion person-to-person messages per month. Our chat service supports over 300 million users who send over 120 billion messages per month”. Così, afferma il team di Facebook Engineering, abbiamo pensato che valeva la pena ridisegnare tutto. Intendo dire l’intera esperienza del mandare e ricevere messaggi. Di qualsiasi tipo – SMS, chat, e-mail. E raggruppati per utente (“Non per subject” – capito Google?). Lo raccontano con grande chiarezza nel video qui sotto.

Ok, un filo tecnico ma da segnare, giusto come sassolino su un percorso che, a naso, potrebbe cambiare qualcosa. Facebook fa esperimenti con HTML5 (vedi sotto il pezzo preso dal loro “blog”) a partire da un nuovo video player che sembra far bene il paio con quello di Google (ricordate?) e che potrebbe non piacere ad Adobe – e a Microsoft, se è per questo, visti i rumor di fusione.

Image by Bruce Lawson

David Recordon di Facebook dice:

We are excited about HTML5 and wanted to share with you some of the things we’re already using it for!

It’s worth understanding that the term “HTML5” has come to mean more than just the single HTML5 specification, but really represents the next evolution of the web platform and thus dozens of related specifications. Many of them have already been implemented across recent versions of Chrome, Firefox, Internet Explorer, Safari, and Opera.

Our engineering teams started shipping HTML5 functionality over the past few months and we’re quite excited by what’s already possible:

  • A summer intern, Carl Jackson, built a new HTML5 video player with support for high-definition H.264 video which is rolled out to iPhone and iPad users. While we tested this new player on other mobile browsers, we found that Flash still outperformed their HTML5 video implementations. Continue Reading…

Non è ancora uscito – arriva il primo ottobre – che già le polemiche infiammano. In effetti, c’erano già state per il libro. Voglio dire: come sparare sulla Croce Rossa. Qui sotto il trailer di quel che si preannuncia un filmone. Imperdibile.

E così anche Twitter ha abbandonato l’approccio minimalista e spartano delle applicazioni classiche del Web 2.0. L’altra sera ha lanciato un redesign del sito con un’affermazione che sembra quasi un ripensamento: Life doesn’t always fit into 140 characters.

Shocking. Dove vogliono andare? Nonostante l’affermazione (re-twittata durante la conferenza stampa) “Non siamo un social network”, appare chiaro che l’obiettivo è Facebook. Ora – almeno teoricamente – dovrebbe essere possibile condividere contenuti di ogni tipo, e visualizzarli nel pannello di destra. Dovrebbe essere più facile seguire le conversazioni, grazie ai comandi in posizione più immediata (subito sopra la lista dei messaggi), e le persone, e i contenuti. Ogni messaggio, infatti, ha un piccolo pulsante che aggiorna la barra destra con i dettagli. Così:

Può bastare? No. Sempre durante la conferenza stampa uno dei tweet diceva: “La nuova interfaccia è il client di Twitter per iPad portato sul Web”. Non mi stupirebbe. E renderebbe più facile cambiarla in fretta, perché ora è clumsy, disordinata e confusa. Soprattutto, visto che si possono visualizzare i contenuti, manca di una funzionalità base: l’upload. Dicono che l’hanno fatto per non “cannibalizzare” Twitpic e altri servizi simili. Però delle due l’una: o lo fai o non lo fai. Se offri qualcosa di diverso da Facebook te la puoi cavare, se fai cose simili ma peggio, rischi.

Comunque, Twitter ha ancora una ricchezza che Facebook si può solo sognare, ed è il suo uso come strumento informativo e non di solo entertainment. Questo lo rende più stabile e rende i suoi utenti molto più “fedeli”. E allora, forse, ecco perché dicono di non essere un social network. Pensano ai media? Chissà. Certo che ora, in colonna destra, la pubblicità ci sta comoda comoda.