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Articles tagged with: Douglas Coupland

Books and History, Future Studies »

[16 Oct 2010 | 2 Comments | 3,539 views]

In un momento di follia devo aver prestato a qualcuno l’edizione italiana del mio Generazione X. Se mi leggi, riportamelo. Se ne hai uno usato da vendere, dimmelo. Per fortuna, ho trovato a poco un usato dell’edizione originale. Comunque, secondo me l’associazione con il nuovo Generazione A, nella bellissima nuova collana di ISBN, è un po’ stiracchiata, nonostante l’esplicita citazione dei “McJobs” verso la fine. Ciò che li rende simili, IMHO, è la capacità di Douglas Coupland di leggere i sintomi di una modernità male assimilata, in hangover per gli eccessi della sera prima, e una contemporaneità indigesta. Come le paginate di spam di Jpod, Generazione A è pieno di idiosincrasie e difetti e malanni e debolezze e cose da dimenticare che Doug, impietoso, ci ripropone con la crudeltà di uno specchio consapevole. Autocoscienza, appunto.

Evidente anche nella sua Radical pessimist’s guide to the next 10 years, in cui dispensa pillole di un’ironia acida da miglior Woody Allen come questa:

23) Everyone will be feeling the same way as you
There’s some comfort to be found there.

Impagabile. Segno qui qualche altro spunto dalla Pessimist’s Guide, che per me è già un classico.

12) Expect less
Not zero, just less. Continua a leggere »

Off Topic, The Dot »

[31 Dec 2009 | No Comment | 1,431 views]

Nel senso che stanotte questo blog conclude il quarto anno di scouting tra le meraviglie del Web (e, ovviamente, non solo), e domani ne comincia un altro. Col dubbio che serva a qualcosa ma col piacere di aver incontrato un sacco di persone incredibili: divertenti, curiose, interessanti, appassionate, intelligenti, preparate, sapienti, informate, volenterose, decise, desiderose, straordinarie. Grazie.

microserfs

Humor and Comics »

[19 May 2009 | No Comment | 1,325 views]

La news di ieri, secondo la quale Google ha assoldato… triciclisti e urban trekker per girare i centri storici e scattare foto per StreetView non poteva non farmi tornare in mente la definizione di McJob di Douglas Coupland: “A low-pay, low-prestige, low-dignity, low benefit, no-future job in the service sector. Frequently considered a satisfying career choice by people who have never held one”.

Altro lavoro simile è quello dei Mechanical Turk di Amazon. Andy Baio, fondatore di Upcoming.org, ha fatto un bel lavoro qualche mese fa, chiedendogli di farsi vedere in fotografia.

Varrebbe la pena di rifarlo per i “ragazzi del call center”, di cui non si sente più parlare. Che fine avranno fatto? Quel che è certo è che i McJob non sembrano mai passare di moda…

Humor and Comics »

[16 Mar 2009 | No Comment | 920 views]

Questo simpatico siparietto di Alberto Mucignat col suo macellaio sui tempi di pagamento è una di quelle cose che potrebbe interessare a Dario.

PS Mi chiedono spesso “Perché Infoservi”. Nasceva tutto con Microserfs di Douglas Coupland. Storie da “cubicles”, gli ameni ufficetti da open space con separatori. Però accidenti, quante storie Infoserve nel solo apparentemente più ampio spazio della libera professione :)

YouTube, Cinema, TV »

[5 Jan 2008 | 3 Comments | 1,185 views]

L’ha detto Kurai in un twit: l’8 gennaio jPod diventa un serial. Eh be’, insomma, che soddisfa: Infoservi – Movimento per la liberazione d’ – proprio da Douglas Coupland ha preso il nome, ispirandosi a "Microservi" – per non dimenticar l’epico "Generazione X". Raibaz, che non conosco, piacere, ha pubblicato il trailer.

(Un bel modo per festeggiare il compleanno: il primo gennaio appena passato questo blog ha varcato la soglia dei due anni della V2 – la V1 fa tenerezza a rivederla ora, rinfrescata ma sfoltita per provare i nuovi blog di Tiscali – mentre continua la ricerca della V3)

PS La mia recensione di jPod, l’analisi di Ivan, e una delle più belle colonne sonore per chi si sente infoservo: In My Cubicle.

Books and History »

[18 Nov 2006 | 4 Comments | 2,202 views]

La ri-mediazione (remediation) secondo gli autori inglesi J.D. Bolter e R. Grusin (Remediation. Understanding New Media, MIT Press, 1999) è quell’operazione per cui

Un media nuovo prende il posto del medium in uso, ereditando e insieme riorganizzando le caratteristiche di scrittura del vecchio medium e riformando il suo spazio culturale (…) la ri-mediazione è insieme un omaggio e un oltraggio, perchè il nuovo medium imita alcuni tratti del vecchio, ma al tempo stesso si presenta, esplicitamente o implicitamente, come suo miglioramento o superamento. La rimediazione è una fase di competizione culturale tra due o più tecnologie della comunicazione

In questo senso il media nuovo internet ri-media la scrittura a stampa nel momento in cui applica le logiche ipertestuali a un testo di una notizia, o di una voce enciclopedica o di qualsiasi altro genere di scrittura (su su fino ai diari di vita come è spesso il caso dei blog). Un aspetto interessante di tale processo è il fatto che “i vecchi media possono ri-mediare i media più recenti nel contesto della stessa economia della comunicazione di massa”, è quanto succede per esempio quando la presentazione delle interfacce televisive riprende stili propri di quelli del web, due esempi tra i più brutti, ma efficaci, sono la suddivisione dello schermo attuata da canali televisivi come Rainews24 o BloombergTv.

JPOD, l’ultimo libro di Douglas Coupland (noto ai più per Generazione X) sembra riportare questa operazione di ri-mediazione a chiudere il cerchio. L’opera può essere letta infatti proprio come un tentativo di riportare nell’ordine sequenziale e rigido di un modello di media qual è il libro stampato, proprio la compulsività e l’affastellamento informativo tipico della Rete. lo fa secondo lo stile già proprio di Coupland di associare pezzi di storia a brandelli di rumore informativo: le liste di termini trovati su google, le email di spam, le liste infinite di numeri primi (16 pagine) gli ideogrammi cinesi di termini come “turismo” e “chirurgia estetica” (7 pagine) etc. Una fine operazione culturale che consente anche di giustificare la spesa di 17 euro quando ci si rende conto che oltre alla storia si sono acquistate decine di pagine “useless”…

Books and History »

[9 Nov 2006 | 2 Comments | 1,788 views]

E’ lui, è lui, il cantore della geek generation, del neo-pop digitale, della vita nei cubicoli, del junk food. E’ tornato Doug, con un libro che non fa più rimpiangere né Gen X né Microservi (chiara ispirazione per noi, of course :). E anche se le note in quarta di copertina non andrebbero lette mai, secondo me questa è vera: “Coupland sta indagando un aspetto della realtà largamente ignorato dal mondo letterario”. E non solo letterario, aggiungo io. E’ un libro frattale, ricorsivo, autoreferenziale, trash-pop.

Anzichè minestra Campbell, lui ti sbatte in faccia lo spam e 16 pagine di numeri primi o di decimali di pi greco, e i codici a barre delle merendine dei dispenser aziendali e le note di release dei giochi. Perché sono i nuovi oggetti del quotidiano, la nuova realtà. Che non tutti vedono e continuano a considerare “altra”, invece ci siamo immersi dentro.

Poi è gigione e con spunti da gioco di ruolo ti dice che è finta. Quindi si mette dentro al romanzo come personaggio e si descrive come bugiardo, o mette in guarda sulle sindromi da autismo dei geek, e passando continuamente dentro e fuori, sopra e sotto, il suo libro dal punto di vista dimensionale è cyberspaziale. Con le scritte in cinese (shopping, noia, pornografia, chirurgia estetica, turismo, navigazione in Internet, tv) e le altre paginate di messaggi che sembrano presi dai cartelloni pubblicitari autostradali e invece vengono dalla Rete, ti seduce e nello stesso annoia, perché riconosci l’abilità consumata di chi ha creato un modello, un linguaggio, un format, e con quello oggi ti stordisce.

Ma chissenefrega, è che i geek li descrive come nessun altro… “C’è qualcuno che conosce una lingua morta?” “Vuoi dire il Cobol?”; “Getto un incantesimo su di te… ti privo della capacità di percepire i cartoni animati”; “Il piano era di manomettere il sistema d’illuminazione di un grosso grattacielo del centro in modo da simulare una partita a Tetris”. E sa che hanno bisogno di una macchina per gli abbracci, che nella saletta del caffè ti coccoli un po’, per riprendersi dalla loro fuga digitale da una realtà “reale” in cui le azioni più assurde diventano “normali”. E per riparare ai torti, per far del bene, per migliorare il mondo non gli resta che hackerare il gioco che stanno sviluppando per la loro compagnia e metterci l’easter egg di un mago che distruggerà tutto… fino al lieto fine. Wanna play?

PS E’ piaciuto anche alla Loredana Lipperini.