Archives For design

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E’ stato grandioso incontrare Dale al WorldWideRome Makers Edition dell’anno scorso :)

“We are born makers. We don’t just live, but we make. We create things” dice Dale Dougherty col suo classico ottimismo americano, versione folk e divertente di un ormai dimenticato (e noiosissimo) positivismo scientifico europeo. Ne ha buone ragioni. Le storie che mostra nel video sono una più matta dell’altra, una più creativa dell’altra. E alla fine però trovano il modo di crescere e creare valore, anche se (o forse meglio: proprio perché) nascono da movimenti grassroot, radici amatoriali che creano connessioni forti tra persone. Continue Reading…

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“Innovating with beauty”. Così Fondazione Bassetti intitola il ciclo di eventi che ha organizzato per settimana prossima a San Francisco, nell’ambito della Design Week locale. Ma il tema è molto più ampio, ed è quello del rinnovato interesse americano per i modi del fare italiano, a confronto con la realtà di laggiù: “Making in Italy – Making in USA. Artisanship, Technology and Design”. Non poteva quindi esserci occasione migliore per portare là una serie di testimonianze – tra le quali, con grande piacere, anche quella del sottoscritto per Blomming.

Tre i momenti di confronto principali, che potranno essere seguiti tramite l’account Twitter della Fondazione (#FF!!!) e l’hashtag #makeITUSContinue Reading…

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Sebbene su spazi un po’ ridotti, anche quest’anno la zona di Ventura Lambrate raccoglie esposizioni interessanti, spunti divertenti, approcci curiosi alla progettazione, progetti che ti sfidano a muovere le rotelle del cervello. Insomma: idee, più che oggetti. Ecco una rapida fotogallery catturata ieri sera, all’inaugurazione. Dura fino a domenica, quindi dovrete per forza venire a visitare l’area. E se passate, ricordatevi che… “Infoservi is here” ;) Fatevi vivi, nel caso.  Continue Reading…

Gran bel post di Felix Turner, freelance web developer di LA: How to Beat Apple – Get Serious About Product Design. Come dargli torto. Ho pensato le stesse cose durante la mia ultima visita al Media World di quartiere, una distesa di  tristi plastiche. Ok. La cosa più interessante però è il blog di Andrew Kim, uno studente di design coreano / canadese, di 18 anni.

La foto sopra è un esercizio su un possibile telefono di cui bisogna davvero guardare l’intero processo di design. Altrettanto fenomenale è il progetto di Espresso TV – compreso Unicable e interfaccia. E non sono i soli.

Un talento. Fossi HTC, HP, Samsung o similari lo metterei sotto contratto subito.

Internet Better Life, recita il sito di ToscanaLab. E Festival dell’Innovazione Digitale, invece, VeneziaCamp. Due appuntamenti importanti, a cui ho avuto la fortuna di essere invitato per parlare di Blomming – ne ho raccontato qua. Venerdì 2 luglio, però, avrò il piacere di partecipare anche alla Venice Session intitolata Design The Future. Ascolterò figure di spicco, come Elio Caccavale del Royal College of Art, Aldo Colonetti, direttore Ottagono, Joseph Grima, direttore editoriale Domus, Stefano Mirti di Id-Lab e NABA, e altri, tra cui Carlo Guglielmi, presidente di FontanaArte e Cosmit, l’ente che organizza il Salone del Mobile.

Proprio al Salone, e grazie a Luigi Gioni di Open-Knowledge, ho avuto occasione di incontrare Guglielmi, di cui riporto la video-intervista qui sotto. Mi ha raccontato dell’evento e del mercato del design italiano (inteso principalmente come arredo, ofc), mentre io cercavo di “pungolarlo” su visioni, strategie e intenzioni nei riguardi di Internet. Sinceramente: c’è ancora molto da fare. Guglielmi riconosce l’ineluttabilità del “digitale”, anzi dà una strigliata agli operatori della distribuzione. Ma una presa di posizione più aperta e decisa verso l’online da parte dell’ente che lui rappresenta sarebbe auspicabile. Proprio perché Internet non è solo un divulgatore, bensì piattaforma di business, e miglior risposta alla crisi.

Altre anticipazioni riguardo la Venice Session sulla pagina Facebook.

UX Conference 2010La partnership con UX Conference, in effetti, nuova non è: ripetiamo quanto già fatto l’anno scorso – qui il report scritto per Infoservi da Luca Galli. Il bravo Luca Mascaro, con la sua SketchIn, continua a costruire su questi temi e per sabato 9 ottobre sta organizzando la seconda edizione dell’appuntamento sui temi di User Experience, Usability, Interaction Design e, in genere, Digital Design. Codice sconto per Infoservi: passando la stringa UX2010_list_infoservi al momento dell’iscrizione risparmiate il 20%. E ingresso speciale per gli studenti: 50 euro.

GeekAgendaNuova invece la partnership con GeekAgenda. Cristiano e i suoi amici stanno facendo un gran lavoro per raccogliere le segnalazioni degli eventi che si svolgono in tutta Italia in ambito tecnologia e viciniori. Un servizio utile che merita di crescere. Mi hanno proposto il widget che vedete in colonna destra, con l’elenco dei prossimi appuntamenti. Semplice ed efficace.

La piccola pausa è invece una vacanza familiare, per la quale mi assenterò durante la prossima settimana. Un saluto, a presto!

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Ovvero come ti trasformo un quartiere. L’inaugurazione di quest’area, ieri sera, è andata davvero bene. Mi è piaciuta molto l’idea di invitare scuole di design da altri posti in Italia e all’estero, il che ha creato un chiacchiericcio italo-anglo-olandese davvero divertente. Lambrate, 10 anni fa, era uno di quei posti dove portavano a bruciare le macchine rubate. Ora incontri cose così (clicca per attivare il photoshow):

Qui le altre foto su Flickr.

Come durante la Settimana della Moda, il Salone del Mobile è quel momento dell’anno in cui Milano acquista una dimensione internazionale. Vi si intrecciano le realtà più disparate – a parte il dominio assoluto del design. Tecnologia, moda, ecologia dell’abitare e dell’urbanistica, arte, performance e think tank… Questa settimana dovrebbe durare un mese, o anche tutto l’anno. Qui gli appuntamenti che mi sono segnato. Se ci sei anche tu fai un fischio su Twitter, Foursquare o Mobnotes. Se invece hai altri suggerimenti, fai sapere con un commento o una mail :)

Lunedì 12 aprile

  • Giuseppe Genna presenta la terza versione del suo Assalto a un mondo devastato e vile. Qui le info
  • Adobe presenta Creative Suite 5. L’evento è già iniziato online.
  • Gas Jeans comincia con un party dedicato al colore blu dove presenterà i risultati del progetto 25 days. Descrizione

Martedì 13 aprile

Mercoledì 14 aprile

Zona Ventura

Zona Ventura - Via Massimiano 25. Opera di Francesco Simeti, Galleria Francesca Minini

Altre attività su più giorni

  • Alla Fabbrica del Vapore c’è Posti di Vista, serie di iniziative raccolte da Ottagono. Nel Green Block (Via Procaccini 4) Hell’s Kitchen ti insegna come fare una borsa. Ne ho parlato qua.
  • Al Superstudio Più ci sono i giovani designer: Temporary Museum for New Design
  • Interni fa un Think Tank presso l’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, Milano. 9am-midnight. Anche loro hanno fatto una guida per il FuoriSalone. Partecipa anche HP Imaging & Printing Group con una design island progettata dalla designer Catarina Carreiras di Fabrica
  • Sony presenta il suo nuovo Monolithic Design alle Officine Stendhal
  • Samsung allestisce il Samsung Design Garden, un giardino tecnologico di 750 metri quadri presso il Milano Studio Digital di Zona Tortona. Presenta tecnologia e il Samsung Young Design Award (qua il report di una passata edizione)

E per finire sabato c’è la festa di Esterni – aka Public Design. costa 15 euro ed è all’Hangar Bicocca: registrazione. Nella gallery qua sotto immagini e altre informazioni sugli eventi citati (e altri ancora).

At Art

dottavi —  22 March 2010 — Leave a comment

“It dates to the sixth or seventh century when it was adopted as an abbreviation of “ad,” the Latin word for “at” or “toward”… Another theory is that it was introduced in 16th-century Venice as shorthand for the “amphora,” a measuring device used by local tradesmen. Whatever its origins, the @ appeared on the keyboard of the first typewriter, the American Underwood, in 1885 and was used, mostly in accounting documents, as shorthand for “at the rate of.” It remained an obscure keyboard character until 1971 when an American programmer, Raymond Tomlinson, added it to the address of the first e-mail message to be sent from one computer to another…”

E oggi è al MoMA di New York: Why @ Is Held in Such High Design Esteem – NYTimes.com.

Aggiornamento: Il post di Paola Antonelli sul blog del MoMA.

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elea 9003, originally uploaded by Id-Lab.

Il 26 febbraio è stata inaugurata una nuova sala espositiva del Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea, quella dedicata all’ELEA 9003. Sul sito del museo raccontano che

Quando Adriano Olivetti prese in mano le redini dell’azienda, tutti i prodotti Olivetti erano basati su tecnologie meccaniche. Adriano, però, aveva la capacità di guardare avanti e gli era chiaro che la meccanica, prima o poi, avrebbe raggiunto i suoi limiti e che il futuro dell’azienda sarebbe stato nell’elettronica. Ciò lo spinse a collaborare con l’Istituto di Fisica di Pisa per la costruzione di apparati tecnologici, contribuendo alle diverse attività universitarie… Questa decisione si concretizzò nel 1959 con la presentazione dell’Elea 9003, primo computer commerciale a transistor al mondo.

Nel 1959 era pronta la versione definitiva della macchina che venne denominata ELEA 9003. L’acronimo stava per Elaboratore Elettronico Automatico, ma il nome voleva alludere alla famosa scuola filosofica della Magna Grecia. Era un sistema all’avanguardia sotto tutti gli aspetti: la concezione logico-sistemistica, la tecnologia costruttiva e il design; quest’ultimo inventato da Ettore Sottsass”.

Grande incontro tra culture, soft e hard, umanistica e industriale. Altro su Wikipedia. Allestimento della sala, con una parte interattiva basata su Arduino, a cura di Interaction Design Lab.

[Se MySpace, negli anni scorsi, ha dato sfogo a un'intera generazione di nuovi musicisti, altrettanto non è accaduto per i giovani designer - di oggetti, moda o whatever. Il fenomeno però sta emergendo, con Behance a fare da punta dell'iceberg. Piero Rivizzigno e soci stanno lanciando una proposta italiana ma di respiro internazionale e più focalizzata sulla moda. Io in dieci minuti ho creato questa collezione e ho trovato alcune decine di potenziali contatti interessanti. La community deve ancora attivarsi, ma sembra promettente. Piero ha raccontato di Glossom in questo video, in occasione di Tesicamp. Ho chiesto a Fabio una recensione, che trovate a seguire -ad]

Glossom è un nuovo network nato per offrire ai nuovi creativi uno spazio per creare un portfolio, pubblicare i propri lavori, condividerli con gli altri utenti e, naturalmente, creare una rete di contatti. L’iscrizione è gratuita e fin dalla creazione del proprio profilo si vede la particolare attenzione rivolta a far convergere tutti i possibili network e account di cui già disponiamo all’interno di Glossom, con una serie di link predefiniti per ancorare i nostri profili esterni (da YouTube a Vimeo, da Facebook a Twitter, da MySpace a Blogger e così via…).

Una volta messe le nostre informazioni nel profilo possiamo procedere a creare il nostro portfolio. Attraverso un pannello di controllo principale, dal quale possiamo accedere a tutte le sezioni del portale, possiamo caricare i nostri contenuti (i due pulsanti “upload” e “create collection” sono sempre presenti nel pannello) o caricarli direttamente dai nostri canali esterni. Cosa sicuramente poco gradita è (dis)perdere le views dei propri contenuti già caricati in un altro canale, su altri vari network che non consentono una qualche forma di embed diretto a una fonte principale, quindi nel mio caso -ad esempio- ho trovato molto comoda l’opzione di poter importare direttamente dal mio canale di YouTube tutti i video già caricati. Altra cosa interessante è che una volta importato il contenuto esterno, vengono conservate tutte le informazioni che abbiamo dato (descrizione, tags…) e saranno visibili allo stesso modo in Glossom; cosa ancora più interessante è di poterle modificare se lo riteniamo opportuno. E’ inoltre possibile impostare il tipo di copertura di diritti applicata ai lavori pubblicati su copyright o Creative Commons (possiamo scegliere la versione che preferiamo).

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Segrate non è proprio in cima alla lista delle design location milanesi, giusto? Uno pensa al glamour di via Tortona, alle vele della nuova fiera, a certi spazi lussuosi di zona 1. Però a Segrate ci sono un po’ di aziende. Una di queste è Microsoft Italia. Intorno è tutto terziario e industriale; un paesaggio non proprio bucolico, specie con la nebbiolina dell’inverno. Dalla strada che porta lì si vedono le forme sempre più grigie del grande palazzo Mondadori, quello di Oscar Niemeyer — uno stacco netto, che piaccia o meno: in mezzo a quei prefabbricati anonimi, sembra l’ultima impronta lasciata da una civiltà superiore.

Palazzo Mondadori

Photography by Nitot, Creative Commons by-sa 3.0, from Wikipedia

Microsoft lo scorso novembre ha promosso e ospitato un workshop intitolato “Interaction Design @ Microsoft Research”, per far meglio conoscere la “visione [dell'azienda] sull’evoluzione delle tecnologie di Interaction Design attualmente oggetto di ricerca e sviluppo nei laboratori di Microsoft Research”. Il workshop rientrava nel programma dei Faculty Days, iniziativa più ampia per gli scambi con il mondo accademico. Io ero lì con il doppio cappello di NABA, Scuola di Media Design e Arti Multimediali, dove insegno ormai da qualche anno un corso di metodologia, e con quello di Infoservi, grazie all’invito indirizzato in precedenza ad Alberto (che pure insegna in NABA) e Francesco Monico, direttore della Scuola, da parte di Roberto Cavallini e Mauro Minella di Microsoft,

Nell’auditorium a dire il vero non eravamo in molti, ma quasi tutti hanno seguito i lavori dall’inizio alla fine e le conversazioni durante le pause, almeno per me, sono state fitte ed eccellenti. Buona parte della giornata è stata spesa nella presentazione di alcune tecnologie e strumenti Microsoft nel dominio della creatività e del design: di mio ho trovato interessante soprattutto l’introduzione a SketchFlow di Roberto, ma si è parlato anche parecchio di Blend e soprattutto  di Silverlight, dove come sanno anche i sassi da tempo Microsoft sta proponendo un’alternativa al numero uno in questo spazio, Flash di Adobe. Dicevamo però di interaction design e Microsoft Research. Bisogna dare credito qui agli organizzatori per aver aperto una finestra su pratiche, metodi e processi di progetto diventati un riferimento nel contesto internazionale, ma purtroppo molto meno frequentati dalle nostre parti (e sì, è difficile trovarne traccia anche nella Milano “capitale del design”, come disse con grande cortesia Bill Moggridge quando passò in Mediateca per Meet the Media Guru, recensito sempre qui su Infoservi).

In rappresentanza di Microsoft Research ha parlato quindi Richard Banks, di stanza a Cambridge, UK, dove c’è l’unico polo europeo della struttura globale di R&D dell’azienda. Un centinaio di persone sulle duemila totali impiegate nel mondo. Di queste cento, ha spiegato Richard, la maggior parte lavora su problemi di pura (“hard core”) computer science, mentre un buon quarto, al quale appartiene lui stesso, si colloca in un ambito ibrido, una combinazione di ricerca sociale, psicologia e design, dove per design si intende appunto “interaction design”. Penso sia meglio precisare, col rischio di sembrare pedantii: nel mondo accademico e nella pratica professionale non c’è ancora un accordo granitico sulle definizioni e sui confini esatti di questo dominio. Non ci mettiamo a imbastire qui la discussione teorica. Chi volesse una traccia autorevole sul punto potrebbe partire per esempio dalle prime pagine di Theories and Practice in Interaction Design, co-editato da Gilliam Crampton Smith, tra l’altro presente al workshop (oggi è allo IUAV, dopo l’esperienza all’Interaction Design Institute di Ivrea). Durante la pausa ho trovato il modo di chiacchierare un po’ con lei di design, design research e interaction design in Italia.

Dicevamo dell’intervento di Richard Banks. Pur essendosi assegnato il compito di offrire soltanto una cornice e un rimando (“grounding”) al resto delle presentazioni previste nella giornata, molto più orientate ai prodotti, Richard ha aperto un bello squarcio su alcune delle ricerche in corso nel suo gruppo, dando dimostrazione di come si può articolare il nesso tra design e ricerca nello sviluppo delle tecnologie. Dal punto di vista culturale, è il mondo descritto magistralmente da Bill Buxton in Sketching User Experiences, uscito nel 2007 e già diventato un titolo importante nella migliore divulgazione sul tema. Buxton è entrato in Microsoft Research in tempi abbastanza recenti, dopo una lunga carriera di ricercatore sulle interfacce sviluppata tra università di Toronto, Xerox PARC, SGI e Alias Wavefront. I metodi e i casi raccontati nel suo libro, a voler cercare una formula, mostrano che l’essenza esplorativa, visuale e generativa del design tradizionale può evolvere in un insieme di modelli e di tecniche adatti a progettare interazioni, media e “intangibili”, per dirla con John Chris Jones (per inciso, il nume tutelare del mio corso in NABA). Come ovvio qui il discorso va oltre le dimensioni pur gigantesche di Microsoft: uno dei casi di studio più ampiamente illustrati nel libro di Buxton, acclamato in quarta di copertina nientemeno che da Bill Gates, riguarda l’evoluzione della user inteface dell’iPod…

I progetti su cui si è soffermato più a lungo Richard hanno a che fare con la fotografia digitale, la memoria personale e familiare, compresa quella delle persone che sono mancate. Una scelta originale e interesante, credo. Le applicazioni e i servizi digitali straripano di cose utili, divertenti o inutili, ma alle volte sono lontane dagli affetti o dai dolori più forti della vita quotidiana, come quello del lutto. Le persone, ha sottolineato Richard, sono già parte di ecologie complesse e pre-esistenti rispetto alle tecnologie, con le quali entrano poi in relazioni di reciproca influenza (Buxton, aggiungo io, ha scritto che “technologies are adapted, not adopted”). Si tratta di comprendere le persone dal loro punto di vista (Richard: “understanding users in human terms”, e non in “machine terms”), per poi mettere a fuoco idee e opportunità di progetto. Nel caso della fotografia, la domanda di fondo è quindi sul “futuro della memoria” (“the future of looking back”). Pensiamo alla tradizione della fotografie di famiglia, delle immagini fatte per conservare un ricordo. In molte case, spesso in una posizione di rispetto, magari in sala, c’è un classico ritratto di famiglia. Cosa potrebbe diventare il ritratto di famiglia nell’età di Flickr e dei Social Network?

Un prototipo mostrato da Richard, sviluppato attorno alle fotografie del padre, offre un’interfaccia che esplora a più livelli la storia personale, quella familiare e la storia generale degli avvenimenti, pubblici, politici, economici e culturali. Le foto analogiche ereditate dal figlio, una volta digitalizzate, si arricchiscono attraverso le associazioni con altre immagini e storie che ne costituiscono il contesto. In un’altra vista sulla sperimentazione il focus è sulla modalità di interazione. Un’interfaccia multitouch (credo via Surface) permette di manipolare le immagini come se fossero raccolte in una serie di box, per analogia con le scatole delle foto stampate. Un altro prototipo mostra le possibilità di esplorare un ambiente andato distrutto o disperso, come uno studio personale o un garage degli attrezzi, combinando in un oggetto 3D una serie di immagini scattate fintantoché era ancora integro, per esempio nello stato in cui era quando la persona venuta a mancare lo viveva quotidianamente. Nelle parole di Richard, questi artefatti sono “eredità tecnologiche” (“technology heirlooms”), emergenti nell’uso quotidiano ma con ampie possibilità di cambiamento, indagine, invenzione.

The Timecard (Richard Banks)

Sono soltanto esempi, come si capisce. Come e quando diventeranno prodotti e tecnologie per tutti è un’altra storia. Ma danno un’idea del tipo di ricerca possibile su persone, società e interazione. Due o tre segnalazioni in chiusura per chi volesse approfondire: il newsfeed di Microsoft Research (dove si parla di R&D in generale, non solo interaction design), il sito personale di Bill Buxton (con molti articoli e video) e per la generazione più giovane il nome celebre, ben meritato, di danah boyd, sempre ricercatrice a Microsoft Research, non UK ma New England — btw, a quando Microsoft Research Milano?