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Articles tagged with: Derrick De Kerckhove

Future Studies, Media Research, Network Sciences »

[26 May 2010 | 3 Comments | 2,136 views]

Chiacchierata interessante, quella fatta con Derrick De Kerckhove in occasione dell’ultimo Meet The Media Guru. Il video che trovate sotto ha richiesto parecchio lavoro per scendere sotto i 10 minuti senza perdere il senso di ciò che è stato detto – anche perché non era affatto poca cosa. Partiamo dalla ricerca: nella prima metà del video discutiamo della sua definizione di Punto dell’Essere (riferimenti nel post dell’altro giorno), inteso come momento prospettico di coincidenza tra corpo, mente e macchina. Le interfacce si fanno sempre più impalpabili, afferma, la velocità aumenta, e altrettanto l’i-pertinenza (vedi) di contenuti e significati. Come nel Rinascimento il Punto di Vista della Prospettiva segnava la distanza tra il vedente e l’oggetto osservato, così il Punto dell’Essere identifica l’orizzonte in cui biologico ed elettrico si possono teoricamente incontrare. Il multi-touch ne è un esempio, con questa manipolazione diretta dell’effimero digitale che, invece, in quel momento diventa oggetto, appunto da toccare, e forse parte di noi. Per contesti diversi, ne ha detto benissimo Antonio Sofi in questo suo post.

Nella seconda parte cambiamo registro. Stimolato da una domanda di Massimiliano Guidetti Migliorati, raccolta da Meet The Media Guru su Facebook, passo a chiedergli del futuro del Web, e in particolare delle tecnologie chiuse. E qui Derrick va giù piatto. Critica la chiusura di Facebook (“E’ uno spazio privato, e non hanno mai risolto il problema della proprietà di ciò che viene condiviso lì sopra”) e dell’iTunes di Apple e sottolinea l’importanza di Internet in quanto Spazio libero. Al minuto 6: “Ci tengo, ci conto. Ho bisogno di uno spazio libero, della metafora di una continuazione dello spazio pubblico”. Ma soprattutto critica con forza e senza mezzi termini il Decreto Alfano in discussione in questi giorni: “Saremo tutti imbavagliati, e non possiamo accettare un Fascismo elettronico che sarà molto peggio del Fascismo classico”.

Ma insomma, mi chiedo e gli chiedo, riusciamo ancora a immaginare il futuro o l’abbiamo consumato tutto? A causa di quanto sopra, mi racconta lui, è cambiata la relazione con il nostro immaginario, che è dentro i nostri schermi e non più lineare come ai tempi della scrittura. L’innovazione oggi è composta da una miriade di frammenti che all’improvviso si compongono in un qualsiasi Twitter o YouTube – e chi poteva mai immaginare cosa sarebbero diventati? Potenza della Rete. Finché dura.

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[19 May 2010 | 2 Comments | 1,313 views]

Venerdì avrò il piacere di incontrare e intervistare Derrick De Kerckhove, a Milano perché ospite di Meet The Media Guru – iscriviti qua all’evento del 21 sera. Nel video che allego sotto lui sintetizza le sue ricerche sulla psicotecnologia (brutalmente: lo studio dei rapporti tecnologia e biologia, vedi la sua pagina su Wikipedia e questo mio post sulla sua Psychology of Mobility) con questa frase: “Le tecnologie trasformano il linguaggio, e questo cambia i nostri rapporti… L’ultima avventura del linguaggio è quella dell’elettricità… [e gli strumenti digitali] creano un mondo di immersione”.

Derrick De Kerckhove

De Kerckhove al Meet The Media Guru di qualche anno fa

Il linguaggio forma la nostra visione del mondo, e l’interazione con gli ambienti digitali trasforma il nostro modo di pensare (Come? Quanto?). Ma pensiamo anche al multi-touch, di come ci permette di manipolare entità digitali. E immaginiamolo, per esempio, in 3D – ho visto recentemente un banco di prototipazione molto simile a quello di Iron Man 1, posterò il video prima o poi. Il divario tra le nostre sensazioni e la loro natura elettrica si fa sempre più sottile.

Io ho ipotizzato un paio di domande, qui sotto. Ma mi farebbe piacere portare anche le vostre – su qualsivoglia argomento. Scrivetemi o commentate, qua o dove preferite.

  • Cosa c’è dopo i media? Abbiamo digitalizzando testi, audio, video. Cosa rimane? Gli altri sensi? Le esperienze immersive? Transumanesimo e Singularity? O non forse… le droghe? Non è una battuta (mi vien voglia di rileggere Timothy Leary)
  • C’è ancora il futuro o l’abbiamo consumato tutto? Dico dal punto di vista dell’immaginario, ovviamente. Satelliti, veicoli, robot… perfino le città che stiamo costruendo derivano dalla nostra cultura. Che però sembra un po’ troppo legata a visioni ormai passate. Come stiamo immaginando quello che ci aspetta? Non è forse necessario un altro ripensamento della dimensione umana?

Appunto: meglio chiederlo a Derrick…

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[20 Dec 2007 | 3 Comments | 2,367 views]

Lo trovo or ora da Suzukimaruti, lo provo al volo e adotto immediatamente, sostituendolo al "vecchio" Bloglines che ho usato finora: è Bloglines Beta. Mi piace in particolare la possibilità di fare una piccola "start page" con le box dei feed preferiti. Apprezzata la possibilità di spostare i feed tra cartelle direttamente con il drag & drop, senza passare dalla modalità "edit". E anche un minimo di grafica migliorata non dispiace, il vecchio Bloglines era veramente fatto con lo scalpello.

PS Resto comunque dell’idea che questi strumenti siano grezzi e primitivi, oltre che ormai vecchi come il cucù. Non è possibile fare navigazioni approfondite, non si possono incrociare i criteri, non usano neanche le tag. Sognerei un tool che mi componesse la cloud delle tag estratte dai miei feed preferiti, per esempio, in modo da capire subito gli argomenti di conversazione. E mi piacerebbe poterci "volare" dentro secondo criteri di i-pertinenza, pertinenza ipertestuale. Si riferisce alle relazioni tra concetti: un esempio pratico può essere le associazioni tra tag.

Questo criterio l’ho scoperto recentemente grazie a Germano Paini di ThinkTag, l’avevo raccontato qua, ed è elaborato (anche) da De Kerckove. Ne accenna Leandro in occasione della conferenza Topix, e stamattina è citato anche da Antonio nella sua sempre magnifica Quinta di Copertina, anche se in senso leggermente diverso. Da approfondire.

PPS Insomma: se per caso sei un esperto di aggregatori, feed reader and the whole e avessi un suggerimento da darmi per un tool che sia appena oltre l’età della pietra te ne sarei veramente grato. Se invece di queste cose non sai nulla consiglio questo ottimo video che in tre minuti spiega tutto.

AGG Nel frattempo trovo segnalazione di Twine in questo post di Bernardo. Sembra interessante…

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[17 Oct 2006 | One Comment | 2,103 views]

Dove Evolution

L’amico Marco Formento mi segnala questo video impressionante, che ora vedo anche raccomandato dalla Boyd. Assolutamente da non perdere.

Un lavoro che mi ricorda molto il progetto Andros di Helga Stein, che definirei geniale senza incertezze, e che mi fa venire in mente il tema del “Body Electric” di cui parlava Derrick DeKerchove.

Il video è notevole, non per niente è della Ogilvy & Mather (dettagli sotto). Marketing intrigante per l’approccio completamente rovesciato, visto che è una pubblicità fashion e proprio di queste rivela i meccanismi sotterranei. Un “Il re è nudo” piuttosto forte. C’è un sacco di riflessioni da fare su questo, cioè su come il marketing “globale” stia cavalcando gli stessi stimoli di insofferenza al marketing stesso.

Poi è potente anche dal punto di vista di contenuti e media. Su temi come lettura delle immagini, meta-informazione, eccetera, spiegano più questi tre minuti che anni di articoli e corsi universitari.

Ma direi anche molto, molto importante come riflessione sulla sintesi, sulla tecnologia stessa, sul digitale, in questo caso sì veramente virtuale come opposto al reale. Questo è un limite che – ne sono tristemente convinto – varcheremo senza accorgercene, anzi sicuramente l’abbiamo già fatto. E credo possa essere davvero la realizzazione della visione (incubo?) del “body electric” di Derrick DeKerchove, quantomeno in versione software. Riflessione su questo più sotto.

Sul tema della sintesi, secondo me, riflette in maniera sconcertante anche la Stein. O meglio: fa riflettere, visto che in realtà lei dice che “the identity is questioned and time and object/index are left behind”. Comunque mi sembra un continuo giocare sul limite, stare proprio sul filo tra naturale e innaturale, tra foto e ritocco. Negli ultimi scatti il lavoro di ritocco è più evidente, ma quando l’ho incontrata (su Flickr, intendo dire) quest’estate erano deformati in modo meno accentuato, tanto che molti tra coloro che hanno lasciato un commento sembravano non accorgersene. Comunque eccezionale: se c’è qualche gallerista che fa mostre fotografiche, lì davanti allo schermo, mi faccia sapere che organizziamo qualcosa.

Il tema del “body electric” software, secondo me, non è da sottovalutare. Metto sotto una illuminante presentazione di DeKerchove sulla Psychology of Mobility, che avevo usato per il convegno su The Mobile Society (del 2004). Spero lui non se ne abbia a male, comunque era roba per l’ITU.

Se prendiamo alla lettera la visione tecnobiologica di De Kerckhove, con l’integrazione fisica delle terminazioni elettriche tra umano e computer, ne rimaniamo parecchio spiazzati. Certo, gli androidi esistono, almeno per gli interventi legati alla salute, ed è ormai cosa normale mettere chip RFID o simili sottopelle ai cani, al posto della vecchia medaglietta. Ma l’evoluzione, in realtà, non procede esattamente a strappi, o a salti. Noi vediamo i salti, mentre i cambiamenti avvengono continuamente.

Bisogna ricordarsi che la genetica è molto chiara in questo: esiste solo la selezione naturale del meno adatto, non la trasformazione. Alle giraffe non si è allungato il collo, semplicemente quelle col collo corto avevano meno possibilità di sopravvivenza, e quindi di riproduzione.

Riportando il principio nella tecnologia, più importante dell’integrazione elettrica, allora, è la capacità di sopravvivenza nel software, nella rete dei dati, di cui parla sempre DeKerchove nella presentazione. Quindi è sciocco pensare se i miei discenti perderanno il mignolo, perché inutile sulla tastiera del computer. La domanda è invece se ci selezioneremo sulla base della nostra capacità di vivere in Rete. Per esempio il multitasking: oggi se ne parla come di uno stress, non una malattia sociale ma quasi. Per la Rete è essenziale. Oppure la capacità di mantenere una memoria parcellizzata ma ampia, derivante dal fatto di avere poche informazioni da un numero sempre più elevato di fonti, contrapposta a una memoria “classica” di approfondimento, come quella legata allo studio concentrato, per esempio universitario. O… you name it. C’è pieno di capacità specifiche, inesistenti o inutili altrove, necessarie per sopravvivere nella vecchia società dell’informazione, e tanto più nella nuova società dell’informazione collegata in rete.

Forse essere abituati a considerare reali le immagini virtuali, di sintesi, non testimonia nel migliore dei modi sulla nostra capacità di sopravvivenza elettrica. E il video sopra ce lo fa scoprire. Quindi oserei dire che l’evoluzione verso il corpo elettrico avanza in fretta, ed è palesemente prima software che hardware.

Dettagli sul video e la versione su YouTube:

Agency: Ogilvy & Mather, Toronto
Co-CCOs: Nancy Vonk & Janet Kestin
ACD/Writer/Art Director: Tim Piper
Production Company: Reginald Pike
Director: Yael Staav
Music: Vapor Music, Toronto

PS Altro link: riflettevo sull’estetica di alcuni esperimenti di video in stop-motion altrove, e anche in quel caso mi colpiva la relazione tra lento – veloce: Fast life a 60 Hertz.

PS2 De Kerckhove, The Psicology of Mobility:

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