Il momento cruciale arriva domenica sera quando, dopo l’incontro col Comitato di Redazione, il Direttore del Corriere Della Sera Ferruccio De Bortoli rilascia una dichiarazione all’ANSA in cui chiede di interrompere la protesta “Perché non ha alcun fondamento”. Blocco. Da 48 ore Paola Caruso è in sciopero della fame, avendo interrotto da poco quello della sete grazie all’intervento di Macchianera ed essendosi lasciata convincere a prendere caffellatte zuccherato da alcuni amici. La Rete si è sollevata, prima per preoccupazione personale e poi schierandosi a difesa o critica, ma comunque la sostiene. Altrettanto fanno esponenti del sindacato, e le mail e gli SMS di tanti colleghi in giro per l’Italia. Tutti le chiedono di smetterla. Paola inizia a sentirsi debole, è di fisico minuto. Ma cocciuta. E decide di andare avanti, scrivendo a De Bortoli una Lettera Aperta sul suo blog.
Avvisata della vicenda poche ore prima, Letizia Mosca, voce nota del GR di Radio Popolare Milano e sindacalista, contatta Daniela Stigliano, vicesegretario nazionale e presidente della Commissione lavoro autonomo FNSI (il sindacato dei giornalisti) e il CdR che – stando ai contenuti della lettera, in fondo con altri documenti – chiede incontro al Direttore per “Fare chiarezza” sulle procedure e le questioni contrattuali che hanno portato a Paola questo gesto. “Esasperata“, avevo scritto io. “Disperata”, mi correggerà lei. In ogni caso estrema, eccessiva. Così pare a tutti e anche alla Stigliano, che cerca di convincerla al telefono. Rilascerà una dichiarazione ufficiale il giorno dopo, assicura, perché è vero che il problema è esteso. Niente da fare.
Ma le prese di posizione arrivano. Il sito dell’FNSI lunedì riporta: “La protesta estrema di Paola Caruso ha portato sotto i riflettori anche del grande pubblico una situazione da tempo non più sostenibile: le drammatiche condizioni di lavoro dei giornalisti freelance. Un mondo di quasi 24 mila persone, a fronte di 20 mila contrattualizzati, che contribuiscono ogni giorno alla realizzazione dell’informazione su giornali, radio, tv, agenzie e siti Internet italiani, con pochi o nulli diritti, quasi sempre sottopagati, costretti a una vita di precarietà senza uscita“. Non solo: “La Commissione per il Lavoro autonomo della Fnsi, che si riunirà giovedì prossimo 18 novembre, affronterà il caso di Paola Caruso per elaborare un documento da sottoporre all’Assemblea dei lavoratori autonomi, convocata per il giorno successivo. La collega Caruso sarà inoltre uno dei nomi che la Fnsi indicherà per l’indagine sulle condizioni dei giornalisti freelance, in svolgimento al Senato su iniziativa bipartisan”. Altrettanto nette le affermazioni di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti: “Nuove Schiavitù”, titola il pezzo. ANSA e AGI rilanciano.
Ora Paola dovrebbe incontrare De Bortoli. Difficile immaginare una soluzione alla sua vicenda professionale. Nel frattempo, però, il dibattito si è aperto, il problema sollevato. Di questo caso si parlerà in una commissione parlamentare. Un gruppo di giornalisti sta organizzando un incontro “Per parlare di giovani, lavoro, giornalismo e, soprattutto, precariato”. Altri ne seguiranno. E Paola ha interrotto lo sciopero della fame.









