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Dalla Blogfest di qualche tempo fa è uscita anche una foto particolare: quella fatta dai ragazzi di Organirama, che hanno raccolto decine e decine di scatti dei partecipanti per poi montarle in questo modo nuovo e bellissimo.
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Valorizzare l’imprenditorialità della Rete. Questa l’intenzione più volta sottolineata da Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia, durante il secondo “Incontro con la Blogosfera” tenutosi in occasione della Blogfest di Riva del Garda – qui il report dell’anno scorso. Per questo Working Capital, Jpeggy, Venice Sessions, Capitale Digitale e, per ora ancora in versione alfa chiusa al pubblico, quel che per ora viene chiamato con il nome in codice DailyMe, citando un concetto di Nicholas Negroponte. Si tratta di un aggregatore di blog, pensato per fornire una pagina iniziale cha facilità l’accesso verso la Blogosfera italiana. Se ne vede la prima schermata verso la fine del video qui sotto, che riporta in integrale l’intervento di Bernabé. Io ho fatto un paio di domande di cui allego le risposte in fondo.
Volevo capire quale fosse la struttura dell’intervento sul debito, sia per avere rassicurazioni dirette sullo stato di Telecom Italia – l’esposizione mi risulta ammonti a circa 35 miliardi di euro, i dipendenti circa 80.000 – sia per capire le intenzioni strategiche. Ho infatti chiesto successivamente se Bernabé immagina un ruolo di primo piano, per TI, in ambito Web. Di seguito le risposte, transcript più o meno fedele di quanto ho registrato. In realtà gli ho anche chiesto cosa pensi, quale operatore mobile e dal punto di vista business, di Twitter: su questo non ha risposto, o solo indirettamente. Rimane la curiosità, ma i temi qui sotto sono decisamente prioritari:
Le infrastrutture in Italia sono necessarie, devono espandersi e faremo prima di tutto il nostro mestiere che è quello di gestirle e farle crescere. Credo che, nel paradigma di business che ha introdotto Internet, servizi e infrastrutture siano sempre più separati. I servizi tendono a distribuirsi sulla Coda Lunga con iniziative diffuse, e a essere creati da un ecosistema, non dall’operatore principale. L’unione indissolubile tra servizi e infrastrutture che è stata caratteristica essenziale delle telecomunicazioni degli ultimi 150 anni è in procinto di sparire. Sono soggetti almeno idealmente distinti che devono fare le cose. noi siamo in grado di farlo, cioè di fare servizi over-the-top, ma credo che saremmo velleitari se dicessimo che siamo in grado di fare tutto noi.
La risposta è: noi siamo la rete, facciamo la rete e vogliamo che si promuova un ecosistema non necessariamente collegato a noi ma che cresce nel Paese e che consenta al Paese di crescere. La Coda Lunga, però, funziona se c’è una dimensione mondiale del mercato. In Italia abbiamo il problema della lingua ma credo che se siamo sufficientemente bravi il sistema Italia ha potenzialità.
Debito: certamente sono molto più rilassato [fa riferimento a una battuta iniziale che ho fatto dicendo che su questo tema lo vedevo più rilassato dell'anno scorso, ndr], perché prima di tutto abbiamo dimostrato che siamo in grado non solo di finanziarlo ma di finanziarlo a costi decrescenti. Nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo praticamente rifinanziato per cinque miliardi il fabbisogno dei prossimi 18/24 mesi. Quest’anno succede anche un’altra cosa: paghiamo quasi 2,5 miliardi di tasse in contanti. Ho firmato la dichiarazione dei redditi proprio l’altro ieri. In passato Telecom Italia aveva goduto di benefici fiscali importanti grazie a operazioni societarie e che aveva pagato delle tasse limitate, quest’anno dà un contributo enorme alle disastrate finanze pubbliche.
Certo, se non avessimo problemi saremmo una gazzella che corre nella savana. Facciamo un po’ più di fatica ma riusciamo a fare lo stesso le cose importanti che dobbiamo fare. In prospettiva io credo che Telecom Italia può tornare… Telecom Italia è stata… e l’Italia in generale [qui diventa più discorsivo perché, diciamo così, si è "scaldato", ndr]. La cosa che più disturba, e più disturba me, perché onestamente l’ho vissuto sulla mia pelle e perchè la ragione per la quale Telecom Italia oggi ha questi problemi è stata l’OPA del ’99, è che Telecom Italia e il sistema italiano delle telecomunicazioni è stata all’avanguardia negli anni ’50 e ’60. Noi non ricordiamo la radiodiffusione, il centro di ricerca della RAI [che sono stati all'avanguardia, ndr]. Oggi purtroppo… non voglio dire quello che si vede alla televisione, non voglio far commenti su quello che ci purtroppo tocca vedere tutte le sere, ma insomma… il centro scientifico di ricerca della RAI di Torino è stato all’avanguardia, l’Italia ha fatto l’algoritmo di compressione dell’MPEG4, ha inventato dei sistemi di ottimizzazione del suono che sono stati all’avanguardia a livello mondiale. Torino in particolare perché a Torino era concentrato lo CSELT, il centro ricerca della RAI, c’era il Politecnico, c’erano altre istituzioni…
l’Italia deve tornare ad essere all’avanguardia. Noi abbiamo avuto Marconi, e non a caso: non è nato nel vuoto, c’è stata una configurazione di eventi, non si è prodotto un genio casualmente. E’ perché in Italia negli anni precedenti era all’avanguardia, e lo è stata ancora fino agli anni ’80 e ’90. Certo è un Paese piccolino, non possiamo competere con Palo Alto, però è un Paese che le potenzialità ce le ha, ha le intelligenze, ha la cultura e lo spazio per crescere in futuro.
Su ricerca e prospettive spero si tornerà in futuro. My personal point is: ok, bello, facciamolo. Perché questo obiettivo, valorizzare la ricerca in ambito tecnologico, non si raggiunge con la divulgazione. Che è sacrosanta: la demand generation, in un Paese in cui meno della metà della popolazione usa Web e tecnologie in maniera abituale, è ovviamente necessaria. Dico spesso che l’Italia è davvero entrata in Rete giusto un anno fa, quando gli italiani su Facebook sono passati da 700.000 a sette milioni. Possiamo considerare il 2008 come anno zero dell’Italia digitale – con quindici anni di ritardo. Pazienza. Però la sfida per tornare all’avanguardia credo non l’abbiamo ancora affrontata.
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Ormai è tradizione. Dal 2 al 4 ottobre si tiene a Riva del Garda la BlogFest, “L’evento che riunisce tutto ciò che in Italia gravita attorno alle community della rete, che abbiano origine dai blog, da Facebook, da Twitter, dalle chat e dai forum e da qualsiasi altra forma sociale di comunicazione”. Be’, descrizione un po’ altisonante. Però si tratta pur sempre dell’incontro dell’anno per blogger e altri appassionati.
Tra i vari appuntamenti, oggi pomeriggio ci sarà un incontro con Franco Bernabé, a.d. Telecom Italia, per una “Conversazione sulla nuova Italia digitale” (vedi programma), durante il quale, però, dovrebbe essere presentato un nuovo prodotto online, dedicato appunto alla Blogosfera. Ci si rilegge da lì, più tardi. In questa pagina il report di quanto accaduto l’anno scorso.
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Venerdì scorso, in occasione della Blogfest, al Mart di Rovereto si è tenuto un incontro tra alcuni “esponenti della Blogosfera” e Franco Bernabè, ri-amministratore delegato di Telecom Italia. In questa pagina alcuni estratti e i link ai post di altre persone presenti, qui altre discussioni.
La mia personale opinione è che Bernabé si sia preso un momento di pausa dagli impegni politici per chiacchierare di argomenti che gli stanno a cuore, tra i quali anche Telecom Italia. Sembrava contento di poter finalmente parlare di lavoro e realtà delle cose con chi ne condivide una visione, o almeno l’importanza. Ha alzato la voce, si è scaldato. Ha perfino detto una parolaccia.
E sì, si è difeso con qualche numero (100 milioni di km di rete, 2,7 miliardi di euro l’anno di spese per l’infrastruttura domestica, 42 miliardi il debito lordo, 35 netto) e no, non ha risposto alle domande. Però ha preso delle posizioni. Ha detto che in Italia le aziende non vogliono avere chiarezza nei conti perché “Abbiamo un problema di norme”. Ha criticato le logiche clientelari dei tempi dell’ENI e il fatto che “Questo è un Paese dove contano le relazioni e non il merito”. Ha affermato di aver accettato l’incarico perché gli è stato chiesto di gestire Telecom Italia come una vera public company.
Ha detto che usa il browser Mozilla perché contrario “A tutto ciò che rafforza posizioni di monopolio in Rete” (e per l’AD di un incumbent non è banale). Ai suoi dipendenti ha fatto sapere che “Hanno una missione da compiere: restituire all’Italia un ruolo di leader delle telecomunicazioni”. Ha commentato l’incontro dicendo “Sono qui a fare qualcosa che mi piace e penso utile per il futuro del Paese”, e che vorrebbe che “Segnasse una discontinuità”, perché vuole “Una Telecom proiettata al futuro”.
E’ vero: in questo incontro non si è parlato delle strategie di Telecom Italia, se non “Dobbiamo ripianare il debito”. Ed è vero, le affermazioni di cui sopra possono essere generiche e di principio, e i racconti personali su riviste, tecnologia e laptop solo una “captatio benevolentiae”.
Oppure potrebbe essere che Franco Bernabé ci crede davvero, e che le sue future azioni saranno ispirate a uno sviluppo responsabile della principale azienda di telecomunicazioni italiana. Vedremo.


