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Gran bel post di Felix Turner, freelance web developer di LA: How to Beat Apple – Get Serious About Product Design. Come dargli torto. Ho pensato le stesse cose durante la mia ultima visita al Media World di quartiere, una distesa di  tristi plastiche. Ok. La cosa più interessante però è il blog di Andrew Kim, uno studente di design coreano / canadese, di 18 anni.

La foto sopra è un esercizio su un possibile telefono di cui bisogna davvero guardare l’intero processo di design. Altrettanto fenomenale è il progetto di Espresso TV – compreso Unicable e interfaccia. E non sono i soli.

Un talento. Fossi HTC, HP, Samsung o similari lo metterei sotto contratto subito.

Ultimamente mi capita di veder passare sempre più spesso considerazioni a favore di Android, il sistema operativo mobile di Google. Un po’ per la chiusura del sistema Apple, un po’ per le novità dell’ultima versione. LifeHacker riassume pro e contro. Google presenta App Inventor, per far fare applicazioni anche a chi sviluppatore non è (Mashable). E – fa un po’ ridere – introduce un’app per condividere, gosh, i parcheggi (RWW). Mi chiedo – e chiedo agli esperti lì fuori – se è tempo di considerare seriamente l’alternativa all’iPhone.

Nel frattempo, con un filo unito solo da Big G, trovo questa grafica che è un utile reminder sul motore di ricerca. Capace che lo uso a lezione l’anno prossimo. Viene da PPCBlog, dove si trova anche la versione maxi.

How Does Google Work?

Infographic by PPC Blog

Ho incontrato Stefano Sanna per la prima volta a Frontiers of Interactions 2007. Il suo intervento mi aveva colpito, come ho scritto qua. Qualche chiacchiera veloce, poi ci siamo un po’ seguiti online, ma niente di più. Fino a una sera, in Skype: “Alberto!”. E mi manda un file. Questo:

Era il numero di Aprile 1996 di PC Magazine. Io, tra le varie cose, curavo la rubrica OS/2, e avevo recensito la Zona OS/2 che lui curava su Bronto Server, il sito del suo amico Marco Marongiu (che ora lavora a Opera Software, a Oslo), senza ovviamente conoscerli affatto. Altrettanto per loro, che si sono trovati sul giornale in modo del tutto inaspettato. Quella sera su Skype Stefano mi ha raccontato che effetto gli aveva fatto la sorpresa ai tempi, che energia gli aveva dato. Non vi dico io mentre lo diceva, e il piacere di scoprire che una piccola cosa fatta tempo addietro era servita a qualcosa.

Ora Stefano (scheda sintetica) è un riconosciuto professionista, esperto di sviluppo mobile. Sua la Divina Commedia per iPhone, che è stata per lungo tempo l’applicazione italiana più scaricata. A Better Software, il 5 Maggio, aprirà le danze con uno speech dal titolo Application Store Potenzialità e trappole, che ci racconta qui.

Eccomi qui a raccontarti dell’intervento che faro’ a Better Software la settimana prossima. Come mi hai raccomandato, scrivero’ queste note molto informalmente, come se ti stessi raccontando l’intervento mentre stiamo andando a Firenze alla conferenza. Non ti nascondo che scriverti per raccontarti un mio lavoro, 15 anni dopo la prima volta, mi riempie di emozione. E ti assicuro che non sono parole dette a caso [Altrettanto, Stefano. Io di parole non ne ho proprio più :D ndr].

Il mio intervento si intitola Application store, potenzialità e trappole e vuole dare il punto di vista dello sviluppatore a proposito di fenomeni come App Store e Android Market. Il web è pieno di autorevoli analisi, commenti e statistiche che studiano e decifrano (o cercano di decifrare) l’enorme successo della rivoluzione introdotta con la seconda generazione di iPhone. Si tratta spesso di statistiche complessive (sono state scaricate N miliardi di applicazioni), oppure frutto di sondaggi presso gli utenti oppure ancora casi di successo eclatante. Normalmente chi parla è un analista, mentre gli sviluppatori sono dietro le quinte. Io sono sviluppatore al 100%, come tempo e come animo, e nel mio intervento presenterò la mia esperienza diretta e quella di altri due sviluppatori di successo italiani. Parlerò, dunque, di gente di casa nostra, con dati di prima mano, mostrando con entustiamo risultati apprezzabili ma sottolineando anche la delusione per cio’ che non e’ accaduto. Ovviamente non ho la ricetta magica per fare milioni di euro sugli application store: non mostro trucchi ne’ prevedo il futuro. Se così fosse avrei ben altra qualita’ di vita! Parlo della realta’, della cruda realta’ :)

Andiamo per ordine. Continue Reading…

Schermo LED da 42, 47 o 55 pollici. E un nome azzeccatissimo: Window to the World. E’ il primo televisore basato sul sistema operativo Android di Google, come l’AlessiTAB, i telefonini e molti altri dispositivi e, insomma, porta finalmente Internet in TV.

People of Lava Scandinavia Android Television

Personalmente, non avrei dubbi né esitazioni. Tanto più che siamo in switch over verso il digitale terrestre. Forse una scappatoia?

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In esposizione in questi giorni al Salone del Mobile, AlessiTAB è un dispositivo basato sul sistema Android di Google, quindi relativamente aperto, con un’applicazione sviluppata apposta per Alessi. Progettato da Promelit, è di design italiano con hardware coreano, ed è pensato per la casa.

AlessiTAB

E’ in sostanza un computer per cucina e salotto, con Wi-Fi, televisione digitale terrestre, photoviewer e altre applicazioni Android – tipo un browser, la mail, eccetera. Il prezzo previsto è di 300 euro. Non poco ma neanche eccessivo per un oggettino che può offrire funzionalità full Internet, oltre che televisive, sul piano della cucina. Come minimo, rende obsolete e inutili le cornici digitali, che hanno un costo non molto lontano e un design decisamente inferiore.

AlessiTAB

Il triangolo nell’immagine è come si presenta una volta ripiegato sulla docking station, da dove offre un angolo di visuale più inclinato. Dopo il salto altre foto, una video-animazione e i commenti che ha raccolto su Friendfeed.

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Citata in Smart Mobs di Howard Rheingold – più che un libro, un sacchetto della tombola dal quale escono solo numeri vincenti – la frase all’inizio del titolo è presa da un famoso SMS che girava a Manila, Filippine, intorno al 2001. Rheingold, nel testo, esamina il ruolo di questa tecnologia per aggregare i movimenti politici e di rivolta “dal basso” di quei luoghi e quei tempi. Robert Scoble, invece, “ci” accusa (dove “ci” sta per “noi europei”) di essere ancora troppo legati al modello del Text messaging, e di non aver capito che la rivoluzione dell’Internet Mobile è già in fase avanzata. Dice in Europe no longer matters to lead position in mobile:

Europe is stuck in a texting rut.What happened? Europe started buying its own hype and today its citizens are stuck using phones that are way behind those from Google, Apple, and Palm… Heck, things have gotten so bad for Nokia, third-party developer wise, that in press comparisons of mobile platforms only iPhone and Palm are compared. Why not Nokia? Easy. Even Europe’s own best developers aren’t supporting Nokia/Symbian… Well, [Nokia] keep pushing market share, as if that matters to anyone. Nokia does, indeed, own most of the world’s market share for cell phones. But here’s where my own observations in London’s tube (the subway system here) come in: the UK is stuck on texting. That’s all I see most people do with their phones. That rut that Europeans are stuck in is going to doom them. Nokia simply does not understand how important the Web is and it’s because they ride the same subways and see the same behaviors.

Samsung GalaxyOk, non è proprio così. Ma risuona parecchio vicino all’analisi che avevo fatto a seguito del recente Nokia Developer Summit: vedi qui e qui. La prima risposta può essere che l’iPhone è un “prodotto di nicchia”, come sosteneva un amico/collega giornalista ieri sera. Ma se a questo aggiungi i produttori di telefonini – e non solo , dice la BBC – che stanno passando ad Android la scena cambia. E’ il caso di Samsung, che ieri sera ha presentato ufficialmente il già annunciato Galaxy (se ne parlava anche qui) ma soprattutto ha annunciato che questo è il primo di una serie di telefonini basati sul sistema operativo di Google. E se Palm, nonostante le ottime recensioni che ha ottenuto negli USA per il suo Pre, non risulta essere una variabile rilevante in Europa, non si può dimenticare il rinnovato sforzo di Microsoft che ha lanciato un marketplace per le applicazioni mobili (su questo torneremo in futuro).

Sono d’accordo con Scoble quando dice che il market share non è più così importante. Il punto focale è che, una volta di più, è il software che conta, perché forma le abitudini d’uso. E, tra queste, quelle che battono il tempo e tirano sono quelle che vengono dal Web. L’abbiamo inventato noi, è vero, ma di fronte alle osservazioni di Scoble non si può negare che oggi siamo ancora indietro.

Samsung Galaxy AndroidParrebbe che le aziende abbiano fatto amicizia con i Social Media. Oltre ad HP è Samsung a chiedere opinioni alla Rete. Sul sito Samsung Galaxy sono infatti aperte le iscrizioni per diventare “beta tester” del Galaxy i7500, che arriverà a breve sul mercato. Afferma il comunicato che

“I tester saranno totalmente liberi di esprimere le loro opinioni, impressioni e suggerimenti e condividerle sul sito… Saranno poi i navigatori del web e gli appassionati Samsung a esprimere il proprio parere sulle recensioni, tenendo conto della passione, dell’originalità, dello stile e dalla capacità di raccontare le caratteristiche che il tester avrà deciso di recensire”.

Iscrizioni entro il 24 luglio, 30 posti disponibili. Solo uno, però, riceverà il titolo di “Beta Tester Samsung”: “Verrà eletto in base al numero di recensioni pubblicate e alle impressioni espresse dalla Community Samsung, la vera e sola giuria che si permetterà di pronunciarsi sugli articoli. Colui che risulterà il più gradito dagli amanti Samsung sarà premiato con l’opportunità di ricevere, in anteprima per sei mesi, i nuovi telefoni da provare”. Non mi sembra male questo approccio diretto, disintermediato. Lo definirei “better buzz”.