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Dopo aver occasionalmente scoperto che Facebook sta facendo pubblicità display (Oh so ’90!) tramite Google Ads su siti come Mashable per acquisire nuovi iscritti (ma i lettori di Mashable non saranno su Facebook?) ho riguardato la presentazione di Socialbakers di cui ho già mostrato una chart l’altro giorno, quella in cui si vedeva la flessione del numero totale di iscritti al social network dal miliardo di qualche tempo fa a 964 milioni. Questa volta mi ha incuriosito il ranking delle città con più numero di iscritti al mondo. In prima posizione Bangkok, capitale della Thailandia, con quasi 13 milioni di utenti. Cioè più o meno come tutti gli italiani che si collegano a Facebook ogni giorno.

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“Un italiano su cinque segue un blog o vi scrive”, dice ISPO, l’istituto di ricerca di Renato Mannheimer. E si riferisce alla popolazione in generale, perché “La percentuale sale vertiginosamente tra i frequentatori del web”, arrivando all’83%. Gli italiani, di blog, ne leggono almeno due (i blogger ne leggono 11), e “Non per divertirsi” bensì “Per approfondire temi di interesse e per cercare informazioni”. Nonostante ISPO li definisca “Diari online” – definizione decisamente incongrua – interessanti le conclusioni: i blog sono “Strumenti di riflessione e di approfondimento più che di semplice svago”. Con buona pace di chi pensava fossero “morti”. La ricerca è qui sotto.  Continue Reading…

eConsultancy ha appena rilasciato il suo Future Trends Innovation Briefing. Interessante lo stress che mettono sul concetto di innovazione agita. I tre movimenti principali sono Social, Mobile, Data, ma la chiave è “Putting all the thinking into action” e “Commercialisation of principles or ideas”. Le Social Apps, per esempio: il principio è Utility, non Communication. E infatti bella – soprattutto per noi di Blomming, che ci stiamo rompendo la testa su una scommessa di questo tipo, la citazione di Zukerberg:

“Communities already exists. Think about how you can help that community do what it wants to do”.

Qui sotto la presentazione con l’estratto del report. Che, by the way, termina dicendo “The Key to Happiness is Excitement for the Future”. Magari.

Vi ricordate Did You Know?, un video del 2007, aggiornato nel 2008, con le statistiche dei media sociali. Quello qua sotto ne riprende lo stile ma con un plateau di dati molto più ampio.

Su Socialnomics tutti i dettagli. Via Pandemia.

Una delle issue principali che sconcertano le aziende, nell’affrontare i Social Media, è in effetti il problema organizzativo. Mi è capitato di essere coinvolto direttamente in un progetto che, a tutta prima, vedeva intorno al tavolo esponenti di quasi tutte le divisioni, dal prodotto alla comunicazione al legal fino alle Risorse Umane. Impossibile prendere qualsiasi decisione, almeno all’inizio – cioè fino a quando non si sono sciolte le riserve e si è trovata una soluzione, appunto, organizzativa.

Forrester ha svolto una ricerca proprio su questo argomento, e in questa immagine sintetizza le soluzioni adottate dalle aziende intervistate.Forrester Social Media organization

Grandissimo Vincenzo Cosenza, che in questa mappa sintetizza la sfida tra social network oggi.

Nel suo post si trovano la chiave di lettura e altre considerazioni. E’ stato ripreso da TechCrunch e altri. Grande lezione, Vincos, grazie e complimenti ancora.

Web Trend Map

dottavi —  6 April 2009 — Leave a comment

Quei matti di Information Architects hanno rilasciato la “final beta” della nuova mappa. Qui la versione in alta. C’è qualcosa che non sai? Cerca e trova. E soprattutto, tu dove ti posizioni?

Web trend map

(Via Todd Cameron Tacker)

Scusate, sono stato un po’ via, speravo di riuscire ad aggiornare ma non ho potuto. Ora come al solito alle prese con gli arretrati, ma questo bell’articolo – idealista, romantico e sognatore quanto vuoi, però bello – di Tim O’Reilly non posso non segnalarlo: Where Real Innovation Happens (ripubblicato su Alibaba, che curioso. Qui il link all’originale).

E’ una tirata di orecchi alla sua stessa cultura, quella della Silicon Valley, però può avere senso anche per noi – al di là dei complimenti alle innovazioni europee (ehi! ha dimenticato il GSM!! non è mica roba da poco!!!):

It turns out that many of the great waves of creative destruction that have reinvented Silicon Valley didn’t start there. More important, they didn’t even start with the profit motive. Rather, they started with interesting problems and people who wanted to solve them, exercising technology to its fullest because exploring new ideas was fun.

I call these people “alpha geeks”… They exercise an idea or a gadget, pushing it past its current limits, reinventing it and eventually paving the way for entrepreneurs who figure out how to create mainstream versions of their novel ideas.

Conforta leggere che lui vede “alpha-geek innovation bubbling up in areas like manufacturing, open-source hardware, sensor networks and robotics” – ne ho riparlato l’altro giorno. Fa invece tristezza leggere “So don’t follow the money. Follow the excitement. The people inventing the future are doing so just because it’s fun”.

Che è vero. Ma mentre “da loro” è una qualità, “da noi” è un difetto. Casi della vita.

L’altro giorno, con Stefano Laffi di Codici Ricerche che mi ha invitato alla prima di tre giornate di studio, siamo stati al Centro di Aggregazione Giovanile di Arese a parlare di Rete. Ma in realtà il tema davvero urgente era "Rete e adolescenti". Mi hanno fatto una domanda alla quale, devo ammettere, non ho trovato una risposta diretta, e quindi giro agli amici di blog per vedere se qualcuno ha studi, pratiche, idee che possono essere utili. A quelli del Centro di Arese ma non solo: erano presenti anche educatori provenienti da altri centri simili dei comuni limitrofi.

La domanda è stata: "Oggi i ragazzi si aggregano in Rete. Come facciamo a riportarli a frequentare il Centro, che è un luogo di aggregazione fisica?". Il problema è quindi trovare pratiche, esempi di ri-aggregazione dalla Rete agli spazi fisici.

Ripeto, una risposta diretta non ce l’ho. Tanti esempi sì – le feste di Facebook e i BarCamp in primis. Cmq la mia posizione è che prima bisogna comprendere quali siano le logiche di comunicazione dei ragazzi, e dopo torneranno idee e metodologie di aggregazione ed educazione. Cioè che vista la migrazione bisogna per forza reinventare le regole e poi cercare risultati – perché i vecchi metodi è certo che non funzionano.

Quindi abbiamo fatto una carrellata e un’approfondita discussione su strumenti come Istant Messenger, peer-to-peer, Web Partecipativo e contesti organizzativi come Wikipedia e World Of Warcraft ("Metafore per la sperimentazione di comportamenti", Joi Ito). La mia tesi è che i giovani nativi (Ricerca Bicocca: "La creazione del Noi") sono oggi immersi in una comunicazione di flusso (nota), e che bisogna trovare il modo giusto per prendervi parte – partecipare al flusso e nello stesso esserne fuori, mantenere il distacco dell’educatore e nello stesso tempo non ricreare le dinamiche degli spazi controllati.

Il gruppo di lavoro approfondirà questi temi con una ricerca, e speriamo ci facciano poi sapere i risultati. Intanto qui sotto qualche nota, diciamo così, bibliografica e un praise alla condivisione a chi abbia già affrontato questo specifico tema.

Nota: Per comunicazione di flusso intendo quella che si sviluppa a partire dalla parcellizzazione del testo del blog verso l’informazione di contesto ("status") alla Twitter / FriendFeed o Facebook. Tra l’altro abbiamo già osservato un fenomeno simile nella stampa cartacea, bisognerebbe farci una riflessione un giorno o l’altro.

Addendum: Ho ritrovato la bozza di un post del 2007 che chissà perchè non ho mai pubblicato con un’esperienza che credo interessante e alcuni link sull’argomento. Si è incasinato tutto e l’ho ripubblicato: Ascoltare i ragazzini. Credo di esser riuscito a spiegarmi finalmente una riflessione che faccio spesso sul ruolo cognitivo della nuova estetica di Rete.

Da leggere: Mimi Ito, Digital Youth Project. Fabio Giglietto ne parla approfonditamente qui e riporta un video qui, anche se ora mi risulta irraggiungibile.

Vicini al tema: Federico Bo sulla Mobilità sociale.

Did you know?

dottavi —  8 November 2008 — Leave a comment

Non faccio a tempo a finire il post sull’incontro in Bicocca dell’altro giorno, sorry. Ma non posso non segnalare uno Stefano Vitta particolarmente affilato, stamattina :)

Grazie per la segnalazione del video qui sotto, che aggiorna il primo “Did You Know?” del 2007.

Ascoltare i ragazzini

dottavi —  20 October 2007 — Leave a comment

Qualche tempo fa, per la prima volta, ho avuto occasione di vedere mia figlia e un suo amichetto (di circa sei anni entrambi) davanti un piccolo videogioco. La cosa che mi ha sconvolto è vedere il più piccolo dei due (lui) riuscire a muoversi nel web senza assolutamente a leggere le scritte. Usufruiva cioè di una comunicazione simbolica del tutto esclusiva, mutuata dalla conoscenza di quello specifico cartone animato e, deduco io, dalla struttura dei segni che quel contesto ha definito.

Per questo dico che l’interazione bi-direzionale, ambiente che genera comportamenti e comportamenti che plasmano l’ambiente, anche passando da una forma visuale ed estetica e non solo testuale come i blog ha un profondo influsso su abitudini e capacità – è fortemente cognitivo, forse anche più della forma testo. Per questo mi colpiscono alcune pagine di MySpace e Splinder, di cui ripropongo qui una collection.

Alcuni post sull’uso delle tecnologie da parte dei più giovani: