Notevole: il Ministero dell’Istruzione, secondo quanto scrive l’Unità, ha sei posizioni aperte per “Nuovi media, E-Government, Open data, Social innovation”. Iniziativa, dicono, del ministro Profumo. Fantastico. “Le domande”, continua l’articolo, “possono essere presentate solo da under 40 in possesso del dottorato di ricerca in materie attinenti alle aree di competenza richieste”.
Heck. Quali dottorati di ricerca? Potrei sbagliarmi, ma sono sui Social Media da un po’ e non mi è mai capitato di sentir parlare di qualcosa del genere. Ho visto tesi universitarie (diverse hanno citato il mio libro sul Web 2.0 del 2006), so di colleghi che hanno organizzato Master, o seminari. E ci sono ovviamente molti corsi. Anche in Naba, per la mia cattedra, dove però abbiamo dovuto scegliere la titolarità di “Tecniche dei Nuovi Media Integrati” perchè, benchè noi si sia nell’era della disintegrazione dei Media, era la denominazione ministeriale più vicina al tema (che in Ue è invece classificato come “Networked Media”).
Comunque: che io non abbia mai sentito parlare di un dottorato di ricerca sui Social Media non significa niente. Sono sicuro che presto qualcuno mi darà indicazioni. Però potrebbe anche essere occasione di discutere su come il sistema delle alte scuole dovrebbe affrontare il tema.







Possono un’applicazione software o un device hardware essere trattati come media, o arte? C’è una tendenza forte in questo senso, ed è sicuro che la creatività di una Scuola di Media Design può portare un forte contributo a iniziative di progettazione. Già essere stati selezionati tra i cinque finalisti del 
