Studenti e Media Digitali: La Creazione del Noi
Transizione completata. Gli studenti dell’Università Milano-Bicocca, da quanto emerge dalla ricerca presentata l’altro giorno, sono definitivamente dei nativi digitali. In attesa della pubblicazione dei materiali, un paio di slide in anteprima e qualche appunto sulle loro abitudini:
- Il 53% guarda la tv meno di cinque ore alla settimana
- Il 98% utilizza abitualmente un computer
- Il 68% è collegato a Internet più di cinque ore alla settimana, il 25,5% per più di dieci
- Nell’84% dei casi il collegamento è a banda larga, nonostante il fatto che il 60% degli studenti è di fuori Milano
- Il 42% ha un blog personale e il 78% li legge
- Qualche volta alla settimana leggono anche i quotidiani cartacei, che considerano un consumo culturale importante e di valore
Un paio di testimonianze testuali, raccolte sempre dagli studenti. Se questa frase
può spaventare qualcuno, quest’altra
Ne chiarisce il senso. L’uso che del digitale fanno i nativi è disincantato, funzionale e non strumentale, focalizzato sull’obiettivo – la comunicazione – e non limitato al mezzo. Come ho affermato nel mio intervento, è un uso maturo. Esatto: i ragazzi, nel digitale, sono più maturi degli adulti. E a volte percepiscono come difficoltà questo "salto" – anche se non c’è niente di più classico dei ragazzi che non si sentono compresi dai genitori (nota). Nella tag cloud qua sotto, che mi dicono elaborata a partire dai loro interventi testuali, è significativa la ricorrenza del termine "me" ma anche della relazione con qualsiasi altra dimensione.

Non mi sono stupito quando è stato riportato che il 63% degli studenti NON ha creato un profilo in ambienti di Social Networking, oppure tende a mantenerlo privato. Perché per loro le relazioni digitali corrispondono direttamente alle relazioni fisiche. Questo si spiega anche con il lavoro di Danah Boyd sugli spazi controllati, o meglio sull’esigenza degli adolescenti di avere spazi non presidiati dagli adulti, citato dallo stesso Geert Lovink in Zero Comments.
Lo definisco più maturo, e ribadisco che è fenomeno della Post-Convergenza, perché appunto è slegato dal mezzo, rispetto al quale non c’è un entusiasmo fine a se stesso ma semplice considerazione, ripeto, funzionale. In Italia facciamo un po’ fatica ad accorgercene perché c’è, al contrario, una gran confusione generata da una sorta di entusiasmo sperimentativo da parte di chi questi strumenti li studia o li ha scoperti da poco (per tralasciare la resistenza al digitale degli esponenti dei media), ma è solo una fase destinata a stabilizzarsi e giustamente definita di "fertile cazzeggio" (nota: Twitter io all’inizio l’avevo sottovalutato, ora lo colloco in un altro contesto). O, meglio ancora, è un risultato della natura aperta di Internet, utile per ricreare dinamiche di confronto, scambio e accrescimento simili a quelle ricordate da Csikszentmihalyi e che chiamo di emulazione positiva.
Mi è sembrato aver simile approccio il lavoro presentato da Lovink, Video Vortex, con il quale va proprio a studiare come si stanno trasformando usi, abitudini ed estetica con la diffusione del video on-line, YouTube primo fra tutti. Fa piacere vedere che certe ricerche fanno in realtà parte di un movimento più ampio. Ma tornando agli studenti Bicocca, quello che segue è un raggruppamento creato dai ricercatori per tentarne una descrizione:

La "Digital Mass" descrive coloro che del digitale fanno un uso tipico, dove principale è la consultazione e bassa la partecipazione. Ma le percentuali di coloro che invece ne fanno un uso attivo, qui definiti "Inter@tivati", è molto più alta di quanto da sempre riscontrato sulla "popolazione" generica degli utenti Internet italiani. Il che non stupisce: si tratta, secondo me, di esponenti di quel 9% di cui si è già parlato.
E qui chiudo con una riflessione / proposta che ho mancato di fare al convegno. Spesso ci si interroga su come fare per "sviluppare la cultura digitale italiana", e io stesso ho partecipato a diverse iniziative (esempio: uno, due), sempre meritorie ma rivolte a quel 56% degli Italiani che la Rete la usa poco o punto.
Ecco, io credo che non siano abbastanza efficaci. Come diceva il mio prof di mate del liceo, "Chi non sa non sa", e più di tanto non si può spiegarlo. Ma farlo vedere sì. E quindi credo che, proprio per questo scopo, sia meglio andare a scovare, evidenziare, premiare e raccontare le storie migliori di quel 9% di nativi digitali o utenti avanzati. Le storie meno note, sconosciute, lontane dai riflettori e nascoste nella Coda. Le storie di quell’Italia digitale che c’è, che non si pone tanti problemi sul mezzo e lo usa per comunicare, scambiare, fare e discutere, cercando e creando senso e significato. Senza stare a pensare se si tratti di una transizione o no: acqua passata. Andiamo avanti.
PS Le opinioni qui esposte sono, ovviamente, le mie. La ricerca è stata svolta dal gruppo del Prof. Paolo Ferri, e loro avranno senz’altro altre e ben più approfondite conclusioni.
Nota: da ricerche americane era già emerso che i più giovani considerano l’e-mail strumento "per comunicare con gli adulti", mentre tra di loro gli scambi si verificano via social net.
















Si alberto, tra poco verrà il momento di fare questo.
Nessuna aggiunta, solo: grazie di essere uno dei filtri che mi rende più facile affrontare l’enorme quantità di stimoli che vengono dalla Rete.
…che sarebbe una sorta di complimento… :))
Lee: altrettanto :) Lo dico sempre, ora agli studenti, in passato ai collaboratori delle riviste in cui ho lavorato: il valore si crea *togliendo* parole, facendo riassunti ;)
Simo: noi siamo pronti. quando volete… :D
Analisi impeccabile e puntuale come sempre. Che dire facendo parte dei nativi digitali non posso che confermare questi dati.IMHO le percentuali sono destinate a salire! ciao ;)
Caro Alberto, ti ringrazio davvero molto della bella sintesi del convegno e del post. Hai davvero ragione valorizzare le buone pratiche è molto rilevante per questo ne posto una anch’io. Si tratta del progetto Bambino Autore che coinvolge più di 2000 bambini ogni anno in 43 scuole del milanese. Lo anima Stefano Merlo un “maestro” eccellente della transizione al digitale il link è http://www.bambinoautore.it
Complimenti per il resoconto dettagliato e approfondito. Mi fa piacere che nell’Università in cui mi sono formata, oggi si affrontino ricerche e discussioni su questi temi. Nella fase di transizione (avvenuta), i processi diventano complessi e affascinanti, le segnalazioni come la tua offrono stimoli interessanti all’interpretazione del ‘noi’. Alla ricerca delle storie del 9%, Federica
Interessantissimo. Ora spero che l’uso di internet si diffonda anche nella pubblica amministrazione, dove siam messi proprio male.
In quanto studente della Bicocca, mi sento di rientrare in quelle statistiche, eccetto per il “guardare la tv” che mi sembra eccessivo, nemmeno 1 ora al giorno/sera? son tutti in giro a far festa? (o forse come si spera hanno il collo piegato sui libri)
Ciao!
ciao paolo, piacere e grazie per la tua opinione! per la tv non so di preciso, forse si per il collo piegato. e cmq non credo neanch’io che rinunceremo tanto presto alla scatola parlante ;)
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A cura di Alberto D'Ottavi. Mi trovi anche su:
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