La Valle chiama: è in corso una business plan competition. In premio, per sette vincitori, un viaggio nel paradiso delle start-up a incontrare investitori e imprese. E non solo: grazie al supporto (anche) del First Generation Network imprenditori esperti aiuteranno le giovani imprese fornendo gratuitamente i loro consigli.
Si chiama Mind the Bridge ed è un’idea di Marco Marinucci, nostro connazionale che lavora in Google inc. come Executive for Strategic Partnerships and Content Acquisition. Nel video qui sotto racconta l’iniziativa in prima persona.
Marco (qui il suo blog) è anche membro di 1GN (qui il suo profilo). Il Network, che su queste pagine ho già presentato (disclaimer: qui il mio profilo), si sta animando davvero, e in Mind the Bridge è parte attiva, grazie a Luigi Orsi Carbone (blog personale, profilo 1GN) che è nel comitato organizzatore.
C’è di più: 1GN è sponsor di Mind the Bridge, grazie alla disponibilità di alcuni soci che hanno offerto una quota per pagare le spese dell’iniziativa. Inoltre, altri metteranno a disposizione la propria esperienza e i propri consigli ai giovani imprenditori che vinceranno la competition.
Luigi presenterà queste idee alla tavola rotonda dell’Ambasciata USA “Italy-Silicon Valley” di domani. Ne ho parlato qui.
Mi piace sottolineare che si tratta di disponibilità e partecipazione diretta: professionisti che – autonomamente – si organizzano e si mettono d’accordo per portare avanti un’idea in cui credono: lo sviluppo di una imprenditoria aperta, in un ecosistema che supporta e stimola i più giovani. Credo sia davvero un bel segnale.
PS Dell’iniziativa parlano anche Marco Palombi e Stefano Quintarelli.
PPS Comunicati stampa: qui quello di 1GN.















che bello farsi mandare progetti in cambio di un viaggio!!
Ciao Anonimo, non è bello non presentarsi ma va be’
Guarda che alle persone che si stanno dando da fare per questa iniziativa non mancano ne’ lavoro ne’ tantomeno idee per start-up da fare. E anche di business plan se ne ricevono già a iosa
Peccato che la maggior parte dei business plan italiani a stento si possano definire tali. Raramente reggono, e quasi mai hanno progetti ampio respiro
Proprio per questo l’idea è creare la possibilità perché qualcuno possa venire in contatto con realtà diverse (chissà, magari l’anno prossimo potrebbe essere la Cina o Bangalore in India)
Non è cosa che capiti tutti i giorni, potersi sedere a certi tavoli
c’è da dire però che i business plan italiani forse reggono meno rispetto a quelli americani perchè persino un sedicenne che pensa di fare impresa vendendo un succo d’arancia in america si mette in un’ottica di quaotazione in borsa…
ulteriore discorso poi è la quantità di fondi disponibili per questi individui.. basta leggere una qualsiasi biografia di un qualche imprenditore americano ” da donald trump in giu ” per vedere come una semplice idea sia stata finanziata con decine di milioni di dollari
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Ispirazioni
— Peter Lunenfeld
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A cura di Alberto D'Ottavi. Mi trovi anche su:
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