Qualche tempo fa Stefano Rocco, direttore di Wired.it (il sito, per chiarire), ha chiesto a me e altri in Rete un paio di domande da fare a Nicholas Negroponte, in occasione della sua visita in Italia. Visto che l’occasione era la già discussa candidatura di Internet al Nobel per la Pace, una delle due domande che ho proposto è stata: “Uno dei progetti resi recentemente disponibili dal MIT Media Lab è Scratch, un linguaggio di programmazione per bambini dagli otto anni in su. Qual è il suo significato? Ha una relazione con progetti di innovazione sociale come l’Olpc?”
Non so se gli è stata proposta, né la risposta. Ma so che Scratch (qui qualche informazione di background) ha preso la copertina di uno degli ultimi numeri del mensile dell’Association for Computing Machinery. Qui l’abstract, fulminante:
“Digital fluency” should mean designing, creating and remixing, not just browsing, chatting and interacting
Non saprei come tradurre fluency se non con padronanza. L’articolo racconta la storia di una ragazza di 12 anni, che si è appassionata al sistema tanto da realizzare una animazione stile fumetto manga. Gli utenti del sito (cioè altri bambini, oltre a qualche adulto) si sono appassionati, le hanno fatto domande, così lei ha realizzato un tutorial per insegnare agli altri come aveva fatto. E siccome le hanno fatto anche i complimenti sul personaggio disegnato, ha realizzato un tutorial anche su come disegnare i manga.
Essere appassionati utenti degli strumenti digitali non basta. Saper navigare in Rete, chattare, interagire, non basta. Padroneggiare le tecnologie, saperle domare, usarle per l’educazione o qualsiasi altra cosa vuol dire fare.



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