Spiega tutto nel dettaglio Elvira Berlingieri, specialista in diritto d’autore, in questo post. Il fatto è che il Corriere.it ha ripubblicato le immagini della serie "Understanding art for geeks" di Paul The Wine Guy. Scaricato e copiato le immagini sui propri server ("riproduzione abusiva"), e non riconosciuto l’attribuzione se non a un generico "Flickr.com". Che non è una fonte. La fonte è Paul. Della sua serie aveva iniziato a parlare Francesco, e poi Antonio, ed è stata ripresa da alcuni big names americani, a partire da SlashDot.
Sbaglia Vanz a dire che "non val la pena di incazzarsi". Di grosso, perché tutta l’economia della generosità creata nella Rete in questi ultimi vent’anni sta proprio nel porre il confine tra "commercial use" o no. Forse Paul poteva compilare meglio il suo profilo su Flickr, che avrebbe reso più facile risalire alla fonte. Ma questa è chiaramente citata nel set. Quindi il Corriere non ha scuse.
Non bisogna smettere di incazzarsi per queste cose. E quindi vorrei sentire le spiegazioni di Marco Pratellesi.
PS Ha ragione Napolux a ricordarmi della domanda fatta a Pratellesi al Dada Day proprio sulla citazione delle fonti. E lo ricorda anche Gaspar.
AGG: Antonio Sofi fa un’approfondita disamina del tema su Apogeonline, mentre Paul The Wine Guy rimuove le foto dicendo "Non mi diverto più", nonostante il Corriere abbia provveduto con un po’ di attribuzione in più.
AGG-2: Marco Pratellesi interviene nel migliore dei modi e chiude in bellezza.















Niente di nuovo sotto il sole. Ti ricordi al Dada-Day quel ragazzo che ha parlato del problema dell’attribuzione delle fonte?
Pratellesi se ne era uscito con quella storia dell’archivio non aggiornato.
Qua sarebbe da mettere 5 euro a testa al mese (non ne tiriamo su 300-400 blogger?) trovare un blogger-avvocato E tenerli in causa ad-libitum fino a quando non capiscono come vanno le cose nell’Internet di oggi.
Napolux hai ragione adesso aggiorno il post :)
:D
Vecchia storia che ahimè fa anche Repubblica (non per niente sotto c’è un tuo post simile). E’ davvero una cattiva abitudine che ormai è giornaliera: non so perchè abbiano questa direttiva di non inserire troppo spesso link esterni.
Grandissima idea, Francesco! Probabilmente parteciperà solo chi produce contenuti facilmente linkabili e con un audience medio-alta, ma secondo me li trovi 300-400 bloggers. C’è bisogno di tutela, anche e soprattutto di fronte ai “big”. E di fronte ai big, da solo, non conti nulla.
Il “non vale la pena di incazzarsi” del Vanz va letto proprio nel contesto dell’atteggiamento di Pratellesi al Dada Day. Non nel senso di sminuire l’importanza, ma di non suicidarsi dalla rabbia: ricordo benissimo un intervento di Grazia Neri (tenutaria di una delle più importanti agenzie fotografiche italiane) alle Invasioni Barbariche che si lamentava della renitenza di Corriere e Repubblica a inserire i credit alle loro foto: il malcostume non è una sgarberia alla rete, è proprio un malcostume.
Personalmente ritengo che a Corriere.it siano in buonafede, nel senso che proprio non hanno ancora capito (basta pensare alla già ricordata reazione di Pratellesi al Dada Day). Se fossi in loro, preferirei essere ritenuta in malafede
Il problema e’ estremamente inportante e grave:
Lo analizzo molto veloecemente
1) i giornali ritengono sempre di potere quasi tutto nei confonti delle entita “piccole” o che non possono pensare realisrticamente ad azioni legali pecuniariamente pericolose
2) aggiugniamo poi che la cultura effettiva sui diritti d’autore digitali nelle testate on-line e’ a macchi di leopardo per cui un collaboratore piu competente avrebbe analizzato meglio la situazione della catena dell’attribuzione dei diritti e non avrebbe fatto svarioni plateali.
Caro Alberto e se invece rivoltassimo i termini del problema e facessimo fuori direttamente l’editoria in toto? Avete presente Grillo? Avete presente la censura delle iene?
Ecco immaginiamo un mondo in cui Alberto o un altro giornalista viene pagato in euro sonanti dai suoi lettori per i pezzi che scrive. Tipo i Radiohead. Gli editori sono come le case discografiche fra non molto le vedremo fare la fine delle astronavi di Blade Runner.
Siamo noi cittadini che dobbiamo aiutare i giornalisti a fornirci un prodotto migliore altrimenti dovremo fare a meno anche di loro come è avvenuto a Xiamien nella Cina Popolare dove i citttadini hanno fatto l’informazione facendo vergonare la stampa.
grazie per i contributi
mafe, vittorio: è vero, tutte le competenze sono “a macchia di leopardo” – se ho capito bene: qualcuno ne sa di più, qualcuno di meno, il risultato può dipendere dalla sensibilità del singolo (redattore, etc)
intanto questo ci ricorda che il problema è proprio della categoria, cioè di noi giornalisti. ci sono mille problemi più importanti, ma è evidente che continua a mancare una giusta cultura su internet e le tecnologie. senza esagerare, non credo che chi sta al desk o in newsroom debba passare il tempo a twittare. ma considerare ciò che succede su internet con rispetto, questo sì. e da questo punto di vista credo che l’Ordine abbia le colpe più gravi, perché non mi risulta abbia fatto gran che per stimolare una riflessione interna su questi temi
gli editori poi non si possono sottrarre: mi sembra che l’atteggiamento sia ancora e sempre quello della “torre d’avorio”. ma con gli scossoni che ci sono stati in questi ultimi 18 mesi nell’informazione on-line continuo a pensare che sarebbe dovute venir fuori ben altro
dice Mafe “Personalmente ritengo che a Corriere.it siano in buonafede, nel senso che proprio non hanno ancora capito”. esatto. sono d’accordo. il miglior modo per educare questi signori e fargliela capire e’ colpirli laddove son piu’ sensibili, ovvero non nei maroni (la cui esistenza e’ in molti casi tutta da dimostrare) ma nel portafoglio. Quindi plaudo all’idea del martellamento legale.
Il corriere si è reso conto dell’errore! :)
http://mediablog.corriere.it/2008/01/corriere_fonti_copyright.html
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Ispirazioni
— Alan Kay
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A cura di Alberto D'Ottavi. Mi trovi anche su:
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