Sono ad Amsterdam per il Nokia World. Un’opportunità derivata dalla nuova rubrica di personal technology settimanale che tengo sul Secolo XIX, dove lunedì prossimo parlerò di argomenti più ameni: nuovi cellulari, i film sulla schedina per il cellulare, eccetera. Eccone qui la trascrizione. In più ho raccolto un sacco di osservazioni interessanti – a partire dall’affermazione forte del titolo, fatta dal president & CEO Olli-Pekka Kallasvuo – che non posso non appuntare qui. L’idea del Web 2.0 sui cellulari è affascinante.
Olli-Pekka Kallasvuo – chiamato familiarmente OPK – si presenta sul palco senza cravatta. Non ha l’aria del manager aggressivo, potrebbe stare bene con una camicia di flanella a quadrotti rossi e neri, o con gli stivaloni da pesca. Ma quando inizia a parlare l’impressione iniziale un po’ dimessa cambia radicalmente. Fa affermazioni puntute, dà dati, usa poco “marketing jargon”. Inizia parlando di “speed and chance”, e si riferisce a Internet. «Mobility and the Internet», per la precisione, che lui vede «coming together», e vuole che sia Nokia «the company to merge the two».
Poi, vabe’, esagera, dicendo «we are committed to bring Internet to the next billion of people». Lo dice in realtà sulla base delle incredibili previsioni di sviluppo dei mobile, per esempio quelle per cui ritengono che la cifra di tre miliardi di abbonati verrà raggiunta già nel 2007, anziché nel 2008 come affermato in precedenza. E metà dei nuovi abbonati verranno dagli emerging markets come Cina e India. Kallasvuo afferma anche che 15 persone acquistano un cellulare ogni secondo, ma che molti di questi sono mercato di sostituzione («80% nel 2010»). Buon motivo quindi per potenziare i terminali, e riempirli di funzioni. Uso “terminali” anche se è un termine un po’ desueto, però più corto di quello che usano loro: “mobile multimedia computer”. Non parlano quasi di “phones”, telefoni.
Comunque sono smart, non c’è niente da fare. OPK dice che le persone «are discovering personal ways of using mobiles. Communities are discovering new way to interact on the Internet». E quindi quello che vogliono fare è fornire il modo per far sì che sia possibile partecipare «in on-line communites from the mobile phones». Eh.
Alla mobile tv ha solo accennato, il che mi conforta, mentre si è soffermato molto sull’acquisizione di Loudeye (googlando è uscita questa news su Html.it). L’ha definita una “music recommenders community”, e ha detto che è coinvolto (sorry non ho capito come) anche David Bowie: «forse per i più giovani non vorrà dire molto, ma per quelli come me è un eroe». :)
Alla fine della mattinata, e prima delle interviste, avevo scritto questo: “Mentre sono assolutamente, doppio assolutamente d’accordo con lui su Bowie, a me non convince l’approccio che Nokia ha al software e ai servizi. È come se stesse cercando di ricostruirsi tutto in casa. Mentre è molto comprensibile che voglia ovviamente far sua una parte dei profitti derivanti dal traffico dati (per quanto futuro), lo è meno che sia poco disponibile a una vera apertura della piattaforma verso gli sviluppatori software. La pagina dell’Open Source di Nokia mi sembra, così, non molto vivace, no? Ok, non c’è neanche da sottolineare quanto il sistema operativo sia cruciale (battuta fulminante su Vista e Microsoft: «we do coopetition with them», cooperation / competiton»), resta però il fatto che l’apertura è essenziale, per stimolare il mercato. L’abbiamo visto con Palm, pace all’anima sua, che finché aveva una buona politica per gli sviluppatori andava alla grande. E lo vediamo ancora con Windows Mobile, che comunque attrae molti sviluppatori per la facilità di porting delle applicazioni tra versioni e anche tra diverse piattaforme (es. palmari).
In breve: trovo molto interessanti e confortanti le affermazioni fatte da Kallasvuo. Alla fine ha anche aggiunto che la lezione più importante che ha imparato in tanti anni in questo mercato è che «people use the devices, creating demand». Mica poco. Se però pensano di poter ricreare la loro versione di Internet sui cellulari, usando il loro sistema operativo, le loro applicazioni, i loro servizi, credo si sbagliano di grosso. Soprattutto perché andrebbero ad affrontare una complessità che, prima o poi, è senz’altro destinata a esplodergli in mano”.
Poi ho fatto un paio di interviste, ma non ho cambiato molto opinione. Prima di arrivare a questo, però, la sessione di Q&A, durante la quale ho chiesto a Kallasvuo cosa volesse dire, con “Internet on the mobile phones”, dal punto di vista del software. Quali fossero le sue strategie, e quale la sua posizione nei confronti della “openness”, che è oggi una parola d’ordine in Rete. Anche se sull’openness non ha risposto, ha fatto un’affermazione piuttosto precisa: «There is only one Internet. There is not an “Internet” and a “mobile Internet”», il che è confortante. Ha detto quindi che si tratta di «enabling the Internet to mobility», abilitare la Rete alla mobilità, che ancora non è chiaro ma è già qualcosa, specie considerando un’altra affermazione (tratta da un comunicato Nokia), secondo la quale nelle cosiddette “developing countries” la maggior parte di coloro che si collegheranno a Internet per la prima volta, nei prossimi anni, lo faranno con un telefono cellulare. Bisogna quindi pesare le parole, ascoltando Nokia, perché la loro visione è appena un po’ globale (in India, per esempio, ci hanno aperto una fabbrica l’anno scorso e hanno già sfornato tipo 20 milioni di pezzi, se non ho capito male).
Ha sottolineato in particolare due aspetti: “immediacy” e “localization”. Sul primo termine non si è soffermato, se non per accennare a una superiore semplicità d’uso, mentre sul “location based thinking” ha speso parecchio di più, riferendosi ai servizi di geolocalizzazione basati su GPS integrati nei cellulari (ma non solo), al concetto di “routing”, cioè seguire l’utente con diversi servizi (o lo stesso) lungo un percorso, e in generale ha affermato l’interesse verso l’idea di far sì che, tramite i localization services, l’uso del cellulare sia sempre più «connected to the Internet experience». Qui, ovviamente, è alter che deve dire la sua :)
Per dare un’idea dell’enfasi su questa direzione – per quanto, appunto, le modalità non siano affatto chiare, alla domanda su come vede lo sviluppo dell’HSDPA, Kallasvuo ha risposto qualcosa tipo “Oh sì, tra poco introduciamo l’N95, poi ne seguiranno altri. Ci sono delle opportunità lì”. Punto. Durante il keynote, però, aveva affermato anche che nel 2008 presenteranno un terminale Wi-Max, che si va ad aggiungere a quelli UMA (Unlicensed Mobile Access), in grado di saltare tra reti 2.5/3G e Wi-Fi. L’idea che un produttore di terminali si distacchi dalle problematiche di rete mi sembra interessante. D’altronde, per loro potrebbe essere indifferente, se non fosse che di mezzo ci sono gli operatori che rappresentano una clientela da non trascurare. Però mi sembra sacrosanto che – quantomeno in prospettiva – per un “terminalista” sia molto più importante il software che la rete. Il che rafforza l’idea di una vera proiezione (o abilitazione) mobile di Internet.
Ho girato la domanda a Stephen Johnston, senior manager business development corporate strategy, che mi hanno presentato come la persona in grado di parlare di Internet e del Web 2.0. Si è presentato come blogger, e ha detto che tutto l’evento ha un blog, il che è buona cosa (ma come al mio solito non so più dov’è l’indirizzo, sorry UPD l'indirizzo è www.nokia.com/fromthefloor. UPD UPD il blog ufficiale di Nokia è parecchio deludente, sul sito ho trovato solo il webcast dell'intervento di OPK a questo indirizzo, ma molto, molto meglio il reportage di Vpod.tv che ha anche un ottimo video sull'N95, e altro di interessante su RingNokia. Inoltre sto cercando il video dell'intervento di Alan Moore, che ha parlato di "Web 2.0 and mobile" dal punto di vista delle premesse culturali, ma non lo trovo. Questo comunque l'indirizzo del suo blog, personaggio interessante che parla di "engagement marketing").
Insomma gli ho chiesto “sta Internet mobile, che vor dì” e lui, interessante, «the first step is to do on the mobile what you do on the Internet», ha risposto. L’ha definita “Internet a due dimensioni”, mentre l’Internet tridimensionale sarà quella in grado di aggiungere «thinking, analysis, logic and design for mobility».
Per esempio l’estensione dei localization services al contesto: un’idea di applicazione di cui hanno fatto prototipo è quella di poter sovrapporre all’immagine ripresa dalla fotocamera un layer di informazioni scaricate da Internet relative a ciò che si sta guardando. Un’altra idea è un sistema di recommendation / suggestions stile Amazon (“people who do… also does…”), per esempio, sui locali, con il telefono che ti dice robe tipo “ehi hai appena mangiato in questo ristorante sai che di solito quelli con il tuo profilo poi vanno in quest’altro posto qui?”. Carino, dico io, però qui la storia del Web 2.0 è che sono le persone a dire, commentare, suggerire, segnalare, in una modalità “pull”. Quello che mi stava descrivendo erano invece applicazioni interessanti ma pur sempre “push”, cioè con il sistema che “spara” informazioni dall’alto. Sì, mi ha detto, però è ancora presto. Anche se «the Internet speed has now arrived to the telco world» (parole sue, io mi permetto di dissentire un po’), «the architecture of participation» sui mobile phones è ancora da costruire. Per cui, anche se è importante far sì che il cellulare venga usato per “parlare” (e non soltanto per leggere), per ora si lavora sui servizi di localizzazione estesa, ciò sensibili al contesto.
Poi ho parlato con Charles Chopp, manager media relations corporate communications ma che mi hanno presentato come spokeperson per i temi relativi agli sviluppatori. Sul tema della chiusura, della poca presenza nel mondo open source, eccetera, si è dimostrato sensibile, e ha sottolineato più volte l’iniziativa del browser per cellulari open source, basato su Safari, affermando che può anche essere la soluzione per facilitare lo sviluppo di applicazioni per cellulari da terze parti. Su quella base, infatti, si possono sviluppare applet Java che girano nel browser. Persona sensibile, preparata, intelligente, non ha fatto muro contro muro e ha ammesso anche certe problematiche di portabilità e di compatibilità tra le versioni di Symbian. Charles, niente da dire. Però resto dell’idea che da parte Nokia lo sforzo per facilitare lo sviluppo aperto di applicazioni mobile non sia per nulla sufficiente.
PS Mi hanno segnalato questi due siti ma non ho fatto a tempo a vederli: Comunità open source per il 770: www.maemo.org, e www.widsets.com
PPS Qualche foto messa su Flickr