Premessa: post molto, molto lungo. Di questo e molto altro si parlerà domattina all’incontro sul Mobile Social Networking, in cui Buongiorno annuncerà ufficialmente Blinko.com.
Ok. Passate le code di 60 ore per acquistare il primo esemplare, e mentre da noi siamo ancora nel pieno delle polemiche per le tariffe, volevo proporre un ragionamento più ampio sull’iPhone 3G. In estrema sintesi, rappresenta un momento di svolta importante per il mercato, un vero e proprio milestone. Cambiando il modello di sviluppo applicativo e, soprattutto, di vendita delle applicazioni, Apple sta dando uno scossone come mai visto prima al settore della telefonia mobile e a Nokia in primis, che ha davanti tempi davvero problematici. Il tutto, ovviamente, in my humble opinion, aspetto che darò per scontato nelle prossime righe. Il disclaimer, semplicissimo, è che io sono un utente Nokia e Windows, ho un MacBook che uso come secondo computer ma non sono per niente un Apple fan. Anzi, ho partecipato al Nokia University Program, per cui non è una posizione proprio comoda, la mia. Ma tant’è: quando la notizia c’è, va data, come si diceva un tempo.
A (closed) window of opportunity
Commentavo proprio ieri da
Mobile Opportunity come e perché Apple riesca ogni volta a “cambiare il mondo”. Simply put: “Natura non facit saltus”, ma la tecnologia sì. E Apple, nella attuale gestione Jobs, è sempre stata capace di saltare prima e meglio degli altri. Fuor di metafora, I “terminalisti” storici come Nokia, RIM (Blackberry) e gli altri, sono andati avanti sviluppando il mercato con un modello evolutivo: aggiungendo funzioni. Finché la complessità non è diventata impossibile da gestire, così come il
legacy (= i sistemi esistenti). Stesso problema di Microsoft sul desktop: Vista è una “evoluzione lineare” dei sistemi precedenti. Sorry, questo era il modello della tecnologia anni ’90: sviluppa per il futuro ma introduci le novità gradatamente. Non funziona più. La tecnologia è complessa, e così dispositivi e sistemi, e alla fine diventa inusabile. Bisogna reinventare i modelli. La risposta Apple a questo problema è "iTunes". Ma prima di arrivarci diamo un’occhiata ai problemi di Nokia (continua dopo il salto).
The software is the message
Questa
Telecoms.com (l’accesso può richiedere registrazione) risale al marzo di quest’anno. Che Apple avrebbe fornito un modello semplice (e per di più chiuso, ma questo è un altro ragionamento) agli sviluppatori era abbastanza palese. Così come è ovvio che gli sviluppatori sono il motore del software, e che il software è il motore di… tutto. O meglio: è il motore della cultura informatica, che non è quella dei telefonici (sia operatori sia terminalisti). Mentre in questi ultimi 18 anni (mettendo il 1990, data di lancio di Windows 3.0, come momento d’inizio dell’informatica personale) i sistemi pc si sono evoluti secondo livelli di astrazione sempre maggiore, allontanandosi dal ferro, i telefoni hanno invece sempre mantenuto una logica embedded, con funzioni sempre nuove implementate direttamente in hardware. Ed è invece il software, non l’hardware, il cuore e l’innovazione dirompente dell’iPhone (lo dice
anche la Reuters).
Dovendo segmentare il mercato per mille (validi) motivi Nokia è arrivata a una situazione così. Da confrontare con l’offerta Apple attuale, in questa pagina. Delle problematiche di sviluppo per Symbian abbiamo parlato con Marco Zamperini già nel 2003. Questo, negli anni scorsi, ha offerto un’opportunità per Microsoft Windows Mobile, ovviamente. E Microsoft, che con gli sviluppatori ci sa fare come pochi altri, è sempre un attore da tenere d’occhio.
Fatto sta che mentre Apple, annunciando l’SDK, creava anche un fondo di investimento per le nuove applicazioni ("To show support for the initiative, Apple unveiled an $100m investment fund from Kleiner Perkins Caufield & Byers that will be available to develop new iPhone apps”, recita la Telecoms.com citata prima), Nokia faceva… Niente. O quasi.
Sì, i BetaLabs e qualcosa in OpenSource (e, certo, i progetti europei, che restano i più avanzati del mondo, qui un assaggio, senza dimenticare che siamo noi ad aver portato Internet sui cellulare). Ma bisogna aspettare il 24 giugno di quest’anno, praticamente il giorno prima del lancio di iPhone 3G, per arrivare alla Symbian Foundation:
“Plans for the Symbian Foundation were announced on June 24, 2008 by the initial board members; AT&T, LG Electronics, Motorola, Nokia, NTT DOCOMO, Samsung Electronics, Sony Ericsson, STMicroelectronics, Texas Instruments and Vodafone, together with Symbian Limited. An additional 11 organizations supported the announcement on that day; today 9 further companies are confirming their endorsement of plans for the Symbian Foundation, including mobile operators 3, América Móvil and TIM, semiconductor manufacturer Marvell plus services and software providers Aplix, EB, EMCC Software, Sasken and TietoEnator”.
Peccato che, nel frattempo, i buoi siano scappati.
Execution, execution, execution
Praticamente Nokia ha comprato le quote che gli mancavano di Symbian per renderlo “aperto” (
nel comunicato non si cita espressamente “open source”). Una mossa che in certi casi è stata salutata come una “risposta” ad Apple. Sì, però venendo dal leader indiscusso del mercato della telefonia mondiale, risulta tardiva e difensiva. Sempre il blog Mobile Opportunity offre
una bella riflessione sul tema.
Così come fuori tempo massimo è ciò che sta facendo Nokia su Internet – o, per la precisione, non sta facendo. Il che è doppiamente sconcertante. Ricostruiamo:
- Nokia afferma l’accelerazione verso Internet nel novembre 2006 (mio report dal Nokia World)
- Apple presenta il primo iPhone a dicembre 2006 / gennaio 2007 (mio post)
- Nokia ci pensa un attimo e, a fine agosto 2007, annuncia la nuova strategia, radicalmente basata sul Web (pre-news qua, giusto per cronologia)
Ora è passato un anno e... questo è Ovi. Ma è praticamente uguale a un anno fa. Era già tutto lì. Integrazione, basata su web, tra telefono e pc, con contenuti e dati che passano da una parte all’altra. C’era tutto, tranne... un Application Store come quello che ha fatto Apple e che, appunto, si usa tramite iTunes.
Che abbia avuto successo (al punto tale da non funzionare per le prime ore) non stupisce. Apple dichiara sì un milione di iPhone 3G venduti nel primo fine settimana, ma soprattutto dieci milioni di download dall’App Store.
Insomma: Apple ha fatto quello che (anche) Nokia ha pensato. Non solo i legacy system, ma soprattutto, credo, la corporate culture ha impedito a Nokia l'innovazione necessaria. E ora Apple ha campo libero. Il tutto, nonostante le ottime ragioni esposte dalla
Free Software Foundation a sottolineare
Cinque ragioni per evitare l’iPhone 3G:
- iPhone completely blocks free software. Developers must pay a tax to Apple, who becomes the sole authority over what can and can't be on everyone's phones.
- iPhone endorses and supports Digital Restrictions Management (DRM) technology.
- iPhone exposes your whereabouts and provides ways for others to track you without your knowledge.
- iPhone won't play patent- and DRM-free formats like Ogg Vorbis and Theora.
- iPhone is not the only option. There are better alternatives on the horizon that respect your freedom, don't spy on you, play free media formats, and let you use free software-- like the FreeRunner (ma vedi anche qui).
So what?
E quindi ora ce la giochiamo, ma per dirla sportiva gli yankee han guadagnato un bel po’ di iarde verso la meta. Non mi stupirebbe se nei prossimi mesi in Nokia ci fosse una pesante ristrutturazione. C’è in ballo anche il mercato business, che con logica perfettamente opposta agli anni ’90 scommetto che Apple prenderà a bersaglio dopo aver sistemato il mercato consumer. Giusto per citare un dettaglio, è chiaro che tool come
MobileMe hanno grandi potenzialità – e qui mi piace ricordare
MyFunambol dell’italiano
Fabrizio Capobianco (che ho conosciuto perché
membro di 1GN, tra l’altro), che sta lottando per le alternative open source, stavolta davvero, ad applicazioni come queste (
qui i dettagli).
C’è un’altra azienda italiana, tra quelle che lavorano sulle applicazioni mobili, che ha messo a segno un colpo degno di nota: è Neos Research, di cui avevo già parlato per Mobc3, una piattaforma per creare content channel mobile in modalità 2.0. Dario Melpignano, che ci ha raccontato l’Apple World Wide Developer Conference in diretta, in realtà era lì in qualità di primo partner italiano per l’iPhone, e questo è il risultato (comunicato stampa in PDF). Sul sito de Il Giornale un’idea di come funziona. Qui il video. Complimenti Dario!
Big future, anyway
Certo è che le prospettive sono interessanti. Se solo due anni fa
si contavano due miliardi di utenti mobile, quest’anno pare chiuderemo a tre miliardi e mezzo, con previsione di oltrepassare i quattro nel 2011. Non solo: i "mobile broadband subscriber" stanno raggiungendo la ragguardevole cifra di 100 milioni, con il traffico per dati mobile che è previsto passare dai 162 petabyte del 2007 a quasi due exabyte nel 2011. E le revenue? Da 1,8 miliardi di euro nel 2005 a 8,3 miliardi di euro nel 2010.
I driver di questa accelerazione saranno ovviamente web browsing e video, ma non solo, perché "In Europa, il 30% degli utenti di telefonia mobile che appartiene anche ad almeno un social network, usa il cellulare per accedere ovunque ai network e inviare messaggi, guardare immagini e perfino aggiungere amici alle proprie liste", dice Nielsen Mobile. Il che non stupisce affatto :)
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