(Era: Circa 100 – 150) Ben 180 persone, il 19 giugno, per la pre-sessione dell'EBA Forum. Si parlava della "Trasformazione dei media nell'era della partecipazione" con un panel eccezionale: Diego Bianchi, Alberto Cottica, Luca Galli, David Orban, Antonio Sofi e Luca Vanzella. Dovevamo collegarci anche con Robin Good e Tommaso Tessarolo, ma abbiamo avuto problemi tecnici – unbelievable. Io ho cercato di moderare, perché queste menti vulcaniche di essere stimolate non avevano certo bisogno, i racconti appassionanti di come video, musica e testo si sono e si stanno trasformando nell'era del Web 2.0. Di come i contenuti diventano liquidi e conquistano il tempo e l'attenzione delle persone che si spostano tra un sito e l'altro, tra una piattaforma e l'altra – blog, YouTube, Last.fm, cellulari, Second Life – come, appunto, l'acqua, che si infiltra in ogni fessura. Fessure, o forse meglio dire nicchie, che poi tanto piccole non sono, visto che oggi gli approcci tradizionali di mainstream media e marketing aziendali mostrano la corda, perdono pubblico e mordente.
Qui la raccolta ufficiale dei contenuti dell'EBA Forum, con anche alcuni contributi video. Presto Ecco i link al live blogging realizzato da David: prima e seconda parte. In fondo a questo post la presentazione di persone e argomenti, qui di seguito alcune mie segnalazioni.
Ha iniziato Diego a raccontare prima di Excite e poi delle sue esperienze di videoblogger. Da segnalare il suo video del LesBlog2, del 2005, che ancora raccoglie visite. Un tema, lo definirei "traffico in differita", che merita approfondimento: non bisogna mai considerare qualsiasi cosa che stia su Internet come "congelato" nel tempo. Diego ha anche sottolineato come quel video, in un ambiente internazionale, abbia raccolto più di un milione di visualizzazioni, quando la sua fantastica serie delle Cronache del Grande Fratello ne ha invece totalizzato poco più di 100.000. Un segnale per la blogosfera italiana? Forse.
E' stato Antonio, che più tardi ci avrebbe anche raccontato di BlogLab, a puntualizzare della liquidità dei contenuti, di come questi debbano essere "liberati" e lasciati andare "fuori dai recinti". Bellissima idea: i siti che facevano contenuti nel Web 1.0 si chiamavano "destination site", oggi appare palese si debba rovesciare l'approccio. Mia personale considerazione, ne deriva già un ottimo suggerimento per la Camera di Commercio di Milano, che della sua Impresa Live Tv lamenta poche visite. Che ci vuole: aprite. Mettete quei video su YouTube, e comunque consentite di fare "embed" del contenuto altrove. È questo l'ingrediente certo non più segreto e neanche magico, ma senz'altro "disruptive".
Bellissima testimonianza di Alberto Cottica, prima sulla storia dei Modena City Ramblers e poi dei Fiamma Fumana. Stretti tra il Festival di San Remo e MTV, semplicemente si sono trovati "senza media". Immediata quindi la scelta di Internet, che per i Modena avveniva anni fa e, presentimento del Web 2.0, ha visto come area di maggior successo del sito il "guest book", dove le persone hanno iniziato a comunicare tra di loro, organizzandosi per incontrarsi, conoscersi, eccetera. Oggi vediamo queste dinamiche portate all'ennesima potenza da strumenti quali YouTube o MySpace, che i Fiamma stanno sperimentando.
Dinamiche, anche, che conosciamo bene, come ci ha ricordato Luca (Vanzella): certo, questi fenomeni in Rete sono sempre esistiti. Ma neanche in Rete, sono sempre esistiti e basta: le persone sono curiose, parlano, comunicano, condividono. Fullstop. In Rete si trovano strumenti efficaci per farlo, e col Web 2.0 ancora di più. Mi ha un po' colpito il Vanz appassionato di Second Life, a raccontare che anche lì, come in qualsiasi altro "ambiente", si ricreano le solite, normalissime dinamiche sociali.
Ma non c'è motivo di stupirsi: David ha ben sottolineato come non si debba più parlare di mondi "virtuali" (e io sono particolarmente d'accordo) perché sono assolutamente reali, solo fatti di altro rispetto agli atomi di cui siamo abituati. Nella comunità di Vulcano che David anima ci si incontra in piazza a chiacchierare, senza limiti di tempo o spazio – o, perlomeno, con limiti diversi. E la creatività, ingrediente fondamentale del contenuto, trova espressioni anche diverse, non solo per come disegniamo gli avatar con cui rappresentiamo noi stessi ma anche per gli stessi ambienti che si vengono a costruire. Insomma, talmente reale che David presenta con un punto interrogativo quel che potrà accadere con l'introduzione della voce: rappresenterà correttamente l'identità che uno si è costruito nel secondo mondo? Vedremo.
Nel frattempo Luca (Galli), aka alter di Infoservi, ci ha segnalato altri tre punti importanti. Intanto di come la tecnologia sia effettivamente un differenziante. Ironizzando sui problemi tecnici (grazie Luca :) ci ha fatto ricordare come le tecnologie siano strumenti abilitanti, di cui si notano aspetti particolari anche quando vengono a mancare. Sul tema scetticismo / entusiasmo per Second Life ha sottolineato di come Internet, e tutto quanto collegato, abbia ormai una storia lunghissima, per cui non ci si può più dividere tra apocalittici e integrati, tra fanatici sostenitori e scettici dubbiosi. La tecnologia è una componente normale della nostra vita, che in altri Paesi anche molto vicini a noi rappresenta un campo di gioco – nel senso business del termine, of course – incredibilmente ampio e di valore.
E ha quindi chiuso con una prospettiva, raccontando come tutto quanto conosciamo sul web possa anche essere portato, magari trasformato, anche sull'oggetto che ci è più familiare, perché l'abbiamo sempre addosso: il telefonino. Che apre nuovi scenari pensando che possa generare del contenuto nuovo, derivante dal contento. Una persona, cioè, oltre a generare contenuto per atti volontari, appunto video, musica o testo, è anche immersa in uno spazio informativo definito dal contesto in cui si muove, e che potrebbe decidere di condividere. Context as content, quindi, intendendo queste come informazioni di presenza (luogo), attività (riunione, pranzo), partecipazioni (altre persone vicine) e anche derivanti da noi stessi, per esempio attività cardiaca o altri parametri sanitari (e qui si capisce meglio il senso di questo suo post).
In effetti, abbiamo messo davvero tanti argomenti sul piatto. Sono rimasto stupito, una volta di più, della qualità dei contenuti, anche se conoscendo i relatori non avevo dubbi. Una decisa soddisfazione aver portato questi temi davanti a una platea credo inusuale, e così ampia.
Hmm.. ecco il testo di liveblogging che ho fatto dell'evento: http://www.davidorban.com/blogit/2007/06/liveblogging_dalleba_forum_1.html http://www.davidorban.com/blogit/2007/06/liveblogging_dalleba_forum_2.html
:)
Platea sicuramente varia, che mi ha trattenuto con tantissime domande da farmi arrivare tardi da voi a pranzo! Vediamo se avranno anche la voglia e la forza di andare avanti nello sviluppare queste idee oppure se la quotidianità li riprenderà..
Sulla platea ho le mie riserve (le ho espresse nel blog di The Hub). Mi sono piaciuti i panelists, invece. Alberto, mi presenti sempre gente interessante! Grazie.