Startup Italy

Programmare a Surat, Gujarat, India
22 August 2008 2,190 views One Comment di alberto dottavi SHORT URL
Condividi

Lo sapevo, lo sapevo che non sarei riuscito a star lontano. Sono ancora in giro ma non posso esimermi dal segnalare questo bel post di Gianluca: “Dal crowdsourcing allo schiavismo digitale“. Racconta una sua collaborazione con un gruppo di sviluppatori software in India. Un passaggio mi ha colpito in particolare:

Abbiamo convinto Rushi ad incorporarsi (e ci ha messo sei mesi) dopo aver scoperto che non aveva nemmeno una società. La mamma raccoglieva i pagamenti via paypal e a fine mese distribuiva la paga a tutti, incluso Rushi stesso. In contanti.

Rushi e i suoi hanno gli stessi trent’anni dei suoi colleghi sviluppatori di software in Italia. Ma a differenza degli italiani con 700 dollari al mese sono delle star. Possono pensare al loro futuro, sposarsi, comprare una Tata. Sono quelli che ce l’hanno fatta. E sono ipermotivati.

Con la tecnologia si possono organizzare processi prima neanche immaginabili e si può immaginare di scalarli in modo impressionante.

Mi sembra correlato al tema del technology leapfrogging: si salta una generazione tecnologica e, da quasi ultimi, ci si trova all’improvviso tra i primi. Mentre altri, che erano quasi primi, diventano all’improvviso obsoleti.

Salva o condividi il post come preferisci:
  • E-mail this story to a friend!
  • Segnalo
  • HelloTxt
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Posterous
  • Digg
  • Live
  • Wikio IT
/*

Lo sapevo, lo sapevo che non sarei riuscito a star lontano. Sono ancora in giro ma non posso esimermi dal segnalare questo bel post di Gianluca: “Dal crowdsourcing allo schiavismo digitale“. Racconta una sua collaborazione con un gruppo di sviluppatori software in India. Un passaggio mi ha colpito in particolare:

Abbiamo convinto Rushi ad incorporarsi (e ci ha messo sei mesi) dopo aver scoperto che non aveva nemmeno una società. La mamma raccoglieva i pagamenti via paypal e a fine mese distribuiva la paga a tutti, incluso Rushi stesso. In contanti.

Rushi e i suoi hanno gli stessi trent’anni dei suoi colleghi sviluppatori di software in Italia. Ma a differenza degli italiani con 700 dollari al mese sono delle star. Possono pensare al loro futuro, sposarsi, comprare una Tata. Sono quelli che ce l’hanno fatta. E sono ipermotivati.

Con la tecnologia si possono organizzare processi prima neanche immaginabili e si può immaginare di scalarli in modo impressionante.

Mi sembra correlato al tema del technology leapfrogging: si salta una generazione tecnologica e, da quasi ultimi, ci si trova all’improvviso tra i primi. Mentre altri, che erano quasi primi, diventano all’improvviso obsoleti.

Salva o condividi il post come preferisci:
  • E-mail this story to a friend!
  • Segnalo
  • HelloTxt
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Posterous
  • Digg
  • Live
  • Wikio IT
*/



Un Commento »

  • italoc ha detto:

    L’oggetto nel retrovisore è più vicino di quanto pensi… ormai le software factories indiane producono applicazioni verticali “best in class” a livello mondiale (per es. software per banche, mica uno scherzo) mentre noi “dormiamo” tranquilli. Dagli ancora 10 anni e il prossimo concorrente di Google sarà indiano.

Lascia un commento

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog supporta i Gravatar. Se ne vuoi uno lo trovi qui.

-->