Pickwicki + Il futuro del libro

2.0, Interviews and Encounters, Startup Italy

22 September 2008 6,283 views 3 Comments di dottavi SHORT URL
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28 anni, caschetto sbarazzino, occhi sempre in cerca di qualcosa, il trolley in una mano e il computer, collegato, nell’altra. E’ Chiara De Caro, l’ho conosciuta ad Aosta in questi giorni per Open Your Mountains (di cui sto finendo di sistemare il materiale), e ha fatto Pickwicki.com.

Coraggiosa. Con una gran voglia di realizzare la propria idea e farcela. E’ da tempo che ci lavora – da prima che arrivasse notizia di Anobii – nei ritagli di tempo e soldi. Ed è lei la prima a sentire l’urgenza di sviluppare velocemente l’idea. Che ha comunque una particolarità: quella di poter condividere le librerie, e non solo i libri. Chi tra noi non ha una libreria preferita, intesa come luogo fisico, il negozio? Ed è vero anche il contrario: che aspettano le librerie e gli editori a uscire dai propri muri per venirci a cercare? Noi divoratori di libri siamo venuti a rintanarci qua su Internet proprio perché stufi di cercar da soli tra gli scaffali. Fai un evento, inventa qualcosa: non aspettiamo altro che un’occasione per incontrarci. Di corsa, ci veniamo, in libreria.

Il futuro del libro
Coincidenza. Marco posta sul futuro del libro. A me stamattina hanno installato altre due scaffalature perché i libri non so più dove metterli, ma non posso non concordare:

"The comparison between supports, paper vs e-reader, is a wrong one. The real comparison should be done between formats. Books are essentially static… The new format will be something not static at all, maybe a collaborative effort, completely integrated with the NET through links, and it will use audios and videos and who knows what else. The new format will be very hard to be printed on paper, and that’s what will make the book, as we know it today, truly obsolete". [grassetti miei]

Bum. Come si fa a non essere d’accordo. Però propongo un’altra visione del problema in un commento al suo post. Be’ l’ho scritto lì, inutile ripetere. Un bel tema, mica da poco.

Credo interessi senz’altro a Tombolini, ma forse anche a Federico, Stefano e Gianandrea (ehi, a proposito, dove sei finito? :)

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3 Commenti »

  • Federico Bo ha detto:

    Tanto mi interessa che rilancio (sperando che non mi torni indietro) con Bookerang.it, con una filosofia simile (molto simile…) a Pickwicki.

    Rimangono alcune mie perplessità sulla proliferazione di siti cloni di servizi già famosi: vista l’esigenza di raggiungere una massa critica di utenti la frammentazione e la conseguente disintegrazione dell’attenzione dell’utente non giova a meno di non puntare sull’interoperabilità (in questo caso il trasferimento automatico delle proprie librerie da un sito all’altro), sullo sviluppo di funzionalità particolari od idee originali da sviluppare senza dover ricostruire tutta l’infrastruttura di un sito come aNobii (o LibraryThing).

    La tua riflessione sul libro ultimo baluardo del ragionamento lineare e custode dei saperi “profondi” è molto lucida ed acuta: sviluppala in un post!

  • Antonio Tombolini ha detto:

    Anch’io sono molto perplesso quando vedo realizzazioni italiane (quando non… all’italiana!) di cose già esistenti e ben piazzate in inglese.
    Epperò credo che per i libri possa essere diverso: nel caso dei libri, la lingua non è solo una modalità di interfaccia, per così dire, ma è l’oggetto specifico stesso, in quanto linguaggio, del “prodotto” di cui si tratta. E quindi penso che un book social network italiano possa avere un senso. Se è poi interoperabile ecc…, tanto meglio. E Pickwiki potrebbe essere quello giusto, perché no. Quindi butto lì: e se Simplicissimus volesse investirci su un po’ di risorse? Nel caso scrivetemi…

  • alberto ha detto:

    Antonio grazie, che piacere. Giro subito l’info a Chiara, se non l’ha già trovata. Speriamo di trovare occasioni di incontro

    Sulla “proliferazione”: Chiara mi ha detto di aver cominciato prima di Anobii, e non stento a crederlo. Ma anche a prescindere da questo, credo che la verticalizzazione (apposta NON ho detto “localizzazione”) di modelli generici come Anobii sec me può sempre funzionare. Anobii è carino ma, così, un po’ appeso lì. Come al solito, non sono tanto le funzionalità quanto le capacità di far community, di rendersi destinazione gradevole per le persone. E secondo me l’idea delle librerie non è niente male

    In ogni caso complimenti a Chiara anche solo per il fatto che ci sta provando

    PS Federico: grazie troppo buono, raccolgo e rilancerò :)

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