Startup Italy

Pensare business plan e creare significato
26 January 2008 856 views 3 Comments di alberto dottavi SHORT URL
Condividi

In quest’ultimo anno mi è capitato di conoscere molti giovani imprenditori digitali (o aspiranti tali), che tipicamente lamentavano l’assenza, in Italia, di capitale di rischio. Contestualmente, ho anche avuto la fortuna di frequentare alcuni venture capitalist, che, più o meno tutti, sottolineano un problema uguale e contrario: le proposte imprenditoriali italiane, di solito, non sono “finanziabili”, non reggono.

Il netto di questo credo sia che ci manca una cultura imprenditoriale diffusa, che sia presente in ogni settore industriale così che anche scienziati o stilisti, ingegneri o musicisti abbiano le basi del “fare impresa”. E’ il gap che abbiamo cercato di colmare con First Generation Network, e oggi c’è un bell’articolo di Fausto Boni su “Come preparare un business plan“. Credo si tratti di un contributo importante per chi è interessato al tema: non è facile leggere il punto di vista di un venture capitalist.

Mi piace affiancarlo a questo speech di Guy Kawasaki (thanks Bru), noto venture capitalist americano. Molto americano, perfino un po’ troppo. E il video è un po’ lungo. Ma nella parte iniziale dice una cosa molto interessante: “Make meaning“. Crea significato, crea valore. Non avere come obiettivo “fare i soldi”. Non funzionerà. Poniti l’obiettivo di “creare significato”. I soldi, eventualmente, verranno.

E’ esattamente questo che ha ammazzato ZDNet, ai tempi. Ho ancora le slide del CEO che, sotto “Mission”, aveva scritto “Make revenues”. Io ho ascoltato dubbioso. Poi, in separata sede, ho detto ai colleghi: “Ho un dubbio. Secondo me la nostra mission è fare “the best technology information site”, e poi i soldi verranno”. Mi han detto di lasciar perdere.

Salva o condividi il post come preferisci:
  • E-mail this story to a friend!
  • Segnalo
  • HelloTxt
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Posterous
  • Digg
  • Live
  • Wikio IT
/*

In quest’ultimo anno mi è capitato di conoscere molti giovani imprenditori digitali (o aspiranti tali), che tipicamente lamentavano l’assenza, in Italia, di capitale di rischio. Contestualmente, ho anche avuto la fortuna di frequentare alcuni venture capitalist, che, più o meno tutti, sottolineano un problema uguale e contrario: le proposte imprenditoriali italiane, di solito, non sono “finanziabili”, non reggono.

Il netto di questo credo sia che ci manca una cultura imprenditoriale diffusa, che sia presente in ogni settore industriale così che anche scienziati o stilisti, ingegneri o musicisti abbiano le basi del “fare impresa”. E’ il gap che abbiamo cercato di colmare con First Generation Network, e oggi c’è un bell’articolo di Fausto Boni su “Come preparare un business plan“. Credo si tratti di un contributo importante per chi è interessato al tema: non è facile leggere il punto di vista di un venture capitalist.

Mi piace affiancarlo a questo speech di Guy Kawasaki (thanks Bru), noto venture capitalist americano. Molto americano, perfino un po’ troppo. E il video è un po’ lungo. Ma nella parte iniziale dice una cosa molto interessante: “Make meaning“. Crea significato, crea valore. Non avere come obiettivo “fare i soldi”. Non funzionerà. Poniti l’obiettivo di “creare significato”. I soldi, eventualmente, verranno.

E’ esattamente questo che ha ammazzato ZDNet, ai tempi. Ho ancora le slide del CEO che, sotto “Mission”, aveva scritto “Make revenues”. Io ho ascoltato dubbioso. Poi, in separata sede, ho detto ai colleghi: “Ho un dubbio. Secondo me la nostra mission è fare “the best technology information site”, e poi i soldi verranno”. Mi han detto di lasciar perdere.

Salva o condividi il post come preferisci:
  • E-mail this story to a friend!
  • Segnalo
  • HelloTxt
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Posterous
  • Digg
  • Live
  • Wikio IT
*/



3 Commenti »

  • Riccardo Cambiassi ha detto:

    sì è il passaggio che colpì anche me di quel video.
    felice di non essere l’unico inguaribile sognatore ;)

  • alberto ha detto:

    ahi bru, “inguaribile” è la parola giusta – ma teniamo duro :D

  • leeander ha detto:

    Hai ragione: Guy è avantissimo. Visto che camicia?

Lascia un commento

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog supporta i Gravatar. Se ne vuoi uno lo trovi qui.

-->