Patuano, Telecom: TIMVentures per Working Capital. Basterà?

dottavi —  8 July 2014 — Leave a comment

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Tra i molti interventi di #DigitalVenice non poteva mancare Telecom Italia, nella persona dell’amministratore delegato Marco Patuano, con relativi streaming e Twitter Time – ohibò, che termine – su #MoreDigital. Confesso di non aver studiato bene le strategie di Patuano ma ha fatto affermazioni che, personalmente, non ritengo convincenti. Una fra tutte quella di aver bisogno di operare sulla “scala del valore” di ciò che sta sopra le reti. Con riferimento esplicito a utilizzo dei dati degli utenti, Big Data e lagnanza (mi perdoni, Marco) sul fatto che Facebook può analizzare i comportamenti, le telco sono regolamentate, gli operatori hanno obbligo di number portability mentre le Internet companies no, la privacy in Europa è più stringente che negli Stati Uniti… eh, ok. Ci han fatto giocare all’una, in Brasile. Metti caso che eravamo svantaggiati. Ma rimane il fatto che non sapevamo correre. Così come non sappiamo ancora correre con la tecnologia.

Io ho lavorato in una società del gruppo Telecom nel 2000 – 2003. Ai tempi Colaninno spingeva la banda larga e ce l’aveva con l’unbundling. Poi Tronchetti Provera ha mollato i contenuti, si è rimesso sui cavi, due piroette, una scivolata e ha finito tornando indietro, cercando di fare una “media company” (testuali parole) e prendendosela con l’Autorità per le Comunicazioni per altre ragioni. Bernabé si è trovato a dover riallacciare i cavi e turare i buchi là dove possibile, poi ha iniziato a spingere sull’Over-The-Top. Entrando stavolta in rotta di collisione con il Digitale Terrestre televisivo.

Ora va bene tutto, ma possibile che a nessuno venga in mente che forse una bella strategia di telecomunicazioni, per le telecomunicazioni, può essere utile? E sopra non ci vai con una regolamentazione, ci vai col mercato. Con le applicazioni. Con i nuovi servizi web. Con le startup. That’s it. O almeno così sembra:

Working Capital, lo sappiamo, inizialmente è stato un grande progetto di comunicazione. E ha avuto i suoi effetti positivi. Patuano stesso ha ricordato che quando è iniziato, nel 2009/2010, raccoglieva qualche centinaio di idee e non erano sufficienti. Lo dicevo anch’io, proprio nel 2010 (video in fondo, verso la fine): il movimento delle startup, ai tempi, era appena partito. Allora si contavano circa 500 progetti. Oggi circa 2.500. 5x. Solo che non basta. Avremmo dovuto fare un 10x – e non solo in quantità, ma anche in qualità. Dovremmo avere non solo 5.000 progetti, ma 5.000 aziende solide. E per queste, di progetti, ce ne vogliono 50.000. E, certo, ci vogliono le exit. Maturazione e professionalità. Quindi non solo allargare la base della piramide, ma anche far crescere la pancia e il vertice.

E allora forse il problema è anche della maturazione delle istituzioni stesse. Proprio le grandi imprese e le università, le grandi famiglie (i wealthy people, come si usa dire in finanza) e i fondi stessi. I garage li abbiamo fatti. C’è pieno di ragazzi che ci provano, pur combinando grandi casini. E come al solito c’è una grande polemica, come i primi tempi di WCap, che fa avanzare a fatica quelli che ci stanno lavorando su davvero. Però dai, facciamo qualcosa sul serio. Qualcosa di grosso. Siete voi che potete scuotere l’albero, sollevare attenzione, strigliare chi deve essere strigliato – penso a qualche università, in primis.

Bene un nuovo fondo. Su che cicli lavora, quindici anni? Ovvio. Ok, va bene. Va bene così. Però spingete di più sugli interlocutori istituzionali. Basta salotti. Tavoli. Ma di lavoro. Mi torna in mente quell’altro hashtag: #salgaabordo…

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.