Marilyn Monroe and James Dean, New York

Ora tu dimmi:

Thank you for your message. I am currently on [xyz] with no regular access to my emails. For any urgency please contact the switchboard and ask for my pa. Thank you.

This email is confidential and may well also be legally privileged. If you have received it in error, you are on notice of its status. Please notify us immediately by reply email and then delete this message from your system. Please do not copy it or use it for any purposes, or disclose its contents to any other person: to do so could be a breach of confidence. Thank you for your co-operation. Please contact our [contact] on [number] or [email] if you need assistance.

[Name] is a [something] registered in [country] with registered [number]. It is authorised and regulated by the [authority]. Its [country] branch office is registered with the [register] under [number]. For regulatory information please refer to [link].

A list of the [something] (and of the non-[something] who are designated as [something else]) of [Name] and their qualifications is available for inspection at its registered office [address]. Any reference to [something] means a [something], or [something else] or [even other something else] with equivalent standing and qualifications, of [name] or any of its affiliated firms or entities.

Con tutto questo solo per dire “Out of Office” hai accorciato proprio “pa”? Personal Assistant ci poteva stare.

brian-acton-whatsapp-facebook-turned-me-down-tweet

A parte la storia meravigliosa di questo Brian Acton che non è stato assunto da Facebook (e neanche da Twitter), è decisamente da leggere il post del 18 giugno 2012 sul blog di WhatsApp. Praticamente un manifesto in cui i fondatori spiegano perché non c’è la pubblicità e perché invece il servizio è a pagamento:

Quando tre anni fa ci siamo messi a tavolino per avviare la nostra azienda, volevamo fare qualcosa che non fosse semplicemente un altro punto di smistamento di pubblicità. Intendevamo investire il nostro tempo per creare un servizio che la gente volesse usare perché funziona, un servizio che consentisse di risparmiare soldi e che in qualche modo rendesse la vita della gente un po’ migliore. Se fossimo riusciti a fornire tutti quei servizi, sapevamo di poter far pagare le persone. Sapevamo che potevamo fare quello che la maggior parte delle persone cerca di fare ogni giorno: evitare la pubblicità.  Continue Reading…

Oggi esami in NABA per Media Design e Networking Media e così, cercando tra gli appunti, ritrovo Lost In Google, del 2011. Sempre valido, è stato un serial per YouTube tutto italiano fatto da TheJackal, agenzia che si è costruita una fama sui video per la Rete (e non solo). Interessante l’integrazione dei commenti tra una puntata all’altra. E simpatica narrazione circolare.

Ricevo e giro:

Milano, 19 febbraio 2014 – Google è lieta di annunciare la sponsorizzazione dell’VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, che prenderà il via il 30 aprile 2014.

L’edizione 2014 sarà arricchita dalla presenza di Richard Gingras, Senior Director di Google News e da una serie di “masterclass” su strumenti digitali per il giornalismo.

Abbiamo deciso di contribuire attivamente all’edizione 2014 del Festival Internazionale del giornalismo perché crediamo che il giornalismo possa avere un futuro brillante anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie” – ha commentato Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs di Google in Italia.  

Fw: Google Sponsor del Festival Internazionale del Giornalismo

Transmetropolitan comic - Spider Jerusalem - Give me information

Me l’hanno fatto conoscere da poco, e non ringrazierò mai abbastanza. Spider Jerusalem – il personaggio di Transmetropolitan – è semplicemente geniale, e totalmente unico. Non mi ricordo di un altro giornalista in una fiction, o in una novel. Ah, sì: Mikael Blomkvist in “Uomini che odiano le donne” (*). Ma lì era un giallo. Questa invece è politica. Guerra politica, per la precisione. Si convince che il nuovo candidato alla Casa Bianca è un fake, un seduttore delle masse che in realtà vuole il potere assoluto (ricorda qualcuno?). E quindi inizia a indagare. Ma “When I tell [someone] I’ll going digging, [they] think I mean I’m checking the press releases. [Instead] We are going to gather and sort vast amounts of information – and then we are going to do the story”, dice:

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the-shift-davide-folletto-casali-on-design-and-business

Basta guardare la slide copertina per capire quanto Davide “Folletto” Casali capisca di design, no? Nella presentazione qui a seguire, però, ragiona invece di business e intrapreneurship – che non è solo fare startup dentro le big corp ma un nuovo approccio allo sviluppo dei progetti nelle organizzazioni.  Continue Reading…

Nel commentare la sua prova degli Oculus Rift, “Next-generation Virtual Reality headset designed for immersive gaming”, Babele Dunnit scrive uno dei più bei pezzi mai letti sulla storia della tecnologia, dell’innovazione, della Rete, dei matti personaggi che queste cose le hanno fatte. Whatever. Uno dei più bei pezzi mai letti e basta.

Oculus-Rift-virtual-reality-headset-immersive-gaming-babele-dunnit-test-review

Questo è un post che chiude un cerchio lungo 22 anni e decine di migliaia di chilometri.

Perché per me questa faccenda della Realtà Virtuale è iniziata nel 1992 e, fino ad oggi, mi era rimasta in sospeso. Son finito in posti buffi, inaspettati, improbabili ma anche no – da Legoland all’Havana alla RAI di Saxa Rubra al Movida al Cyberspazio nero e vuoto come quello di Gibson alle lussureggianti isole di Second Life alla VR Fair di New Orleans a un improbabile Bar Mitzvah a New York – e visto sfilare un’umanità davanti ai miei occhi che neanche il Nexus. Dal genio al cialtrone attraverso ogni possibile declinazione.

Emeriti sconosciuti e personaggi famosi, ladri patentati, milionari idealisti, modelle che si son rimboccate le maniche, inventori pazzoidi, imprenditori squalo e pecora e leone, professori universitari diversamente competenti sia nel bene che nel male, padri fondatori dell’Informatica italiana, gente che ha fatto i soldi senza volerlo e gente che avrebbe dovuto fare i soldi e invece niente, universitari in cerca di relatore, relatori che non han capito una cippa, neurofisiologi in grado di leggere cose imbarazzanti della serata precedente dal tuo EEG, autoproclamati artisti e scrittori che non hanno mai fatto o scritto nulla e militi ignoti del Metaverso che hanno costruito meraviglie con un mouse e una tastiera.

Gente incontrata per caso che ti illumina spiegando l’ovvio come nessuno prima aveva mai fatto e ti fa capire che quello è il genio e la poesia. Hacker autentici, che il Web ancora non esisteva Continue Reading…

È morto Freak Antoni, e se non sai chi è è inutile. Perché era proprio vero, è proprio così, “Siete un pubblico di merda, non capite l’avanguardia, applaudite per inerzia”.

E comunque tutto quello che c’è da dire l’ha detto Dgiluz:

Anni in cui essere “dementi” era probabilmente la maniera più sana per parlare ad un mondo che sembrava impazzito. Senza passare a menare la mani. E poi soprattutto un pò di sano, grezzo e puzzolente rock and roll autentico e Italiano, merce rara per quegli anni.

Io ho solo aggiunto un commento:

Non si poteva dirlo meglio di così. A Genova same shit: le BR sparavano alle gambe dei prof dell’università e i poliziotti buttavano gli operai giù dal terzo piano. Non ci si capiva un cazzo. E o si finiva o bombati di ero o a cercare di salvarsi col demenziale. E qualcuno c’è riuscito. Anche grazie a Freak.

Ma solo l’iconografia di Andrea Pazienza può dare l’idea:

è-morto-freak-antoni-può-spiegarlo-solo-andrea-pazienza

RebelsMarket Steampunk & Victorian's Photos 2

Quando dici “I mercati sono conversazioni”. Oppure le controculture, le niche communities, e cose così. Ecco qualche bellissima principessa steampunk da RebelsMarket, “World’s Largest Counterculture Inspired Marketplace”. Moooolto londinese, ma online. Can’t miss.  Continue Reading…

Humans…

twitter revenue vs net loss

Woooops! Ho sempre pensato che Twitter fosse un’azienda molto meglio gestita di Facebook. Crescita più controllata ma su metriche importanti, in modo da costruire con prospettiva di lungo periodo. Stiamo avvicinandoci ai dieci anni di vita del sito che ha inventato lo “Status Update” – quelli di Facebook sono appena passati. Ora la domanda è: chi resisterà nei prossimi dieci?  Continue Reading…