Il primo risultato concreto comunicato da Working Capital, il fondo di Telecom Italia per start-up recentemente esteso a laureati e laureandi, è la borsa di studio per Andrea Lo Pumo, inventore di un nuovo modello di Rete: Netsukuku. Un PDF di intro, con interessanti considerazioni sui limiti della topologia dell’Internet attuale, si trova in questa pagina. In grossa sintesi si tratta di una architettura per convertire ogni punto di rete wireless Wi-Fi in un sistema di smistamento del traffico e di gestione della rete stessa. All’atto pratico si avrà un software in grado di generare reti paritetiche (Mesh Networks), in grado di operare indipendentemente dall’Internet attuale e che saranno tanto più efficenti e capaci tanto più crescerà il numero di utenti collegati – l’esatto contrario di quanto accade oggi. Andrea racconta qualcosa di sé in questa pagina e nel video sotto, di cui fenomenali i primi minuti, sulla concretezza matematica.
Domani, nell’aula magna dell’Università Bocconi, qui a Milano, ci sarà l’ultimo appuntamento 2009 con i Working Capital Barcamp. Sono 45 le presentazioni che si sono registrate. Altre info nella pagina su Facebook.

come ogni volta che si parla di netsukuku, l’ingegnere che è dentro di me è costretto a chiedere: nelle spec hanno finalmente messo almeno una stima di complessità?
Da quel che ricordo, nella documentazione c’erano un sacco di dimostrazioni, ma senza ragionamenti sul fatto che ciò sia implementabile (es: traffico, tempi, packet loss)
Comunque, è bello vedere assegnata una borsa a qualcuno che quantomeno ci prova :)
Sul sito di Netsukuku si dice che stanno completando una prima implementazione. Ma nel post ho dimenticato una info importante: la particolarità del sistema sta nella capacità di generare un numero virtualmente illimitato di indirizzi tramite un algoritmo basato sul modello dei frattali. Ora: io non ospito alcun ingegnere / matematico in me :) però un logico sì, e mi viene da pensare che se così fosse la complessità teorica del sistema si abbasserebbe. Nello stesso tempo, non riesco proprio a capire come se ne possa gestire la replica (degli indirizzi) tra reti remote senza un modello DNS… Insomma boh, aspettiamo approfondimenti
Inoltre: nel paper Andrea cita, tra i possibili campi applicativi, situazioni come quelle dei paesi in via di sviluppo. Ok, chiaro, capisco: per esempio, immagino si possa usare come struttura di condivisione di un accesso principale. Mi chiedo anche però se non abbia una prospettiva per creare reti di oggetti, tipo internet of things o nano-robotica… intrigante no?
Cmq alla fine il punto cruciale è il secondo che dici: l’importante è mettersi lì su modelli e algoritmi, da una parte, e che dall’altra ci sia qualcuno che riconosca il merito
Aggiornamento: giusto ieri sera mi hanno detto che le borse assegnate sono già due, e altre sette in fase finale. Oggi dovrebbero annunciarle
> ..ha scoperto che la vera realtà non è quella fisica
Uh, che scoperta. Dove l’ha recuperata questa, nel manuale delle giovani marmotte? :-)
Per quanto riguarda il resto, l’ultima stupidagine sulla velocita’ e i “ragazzi di oggi” dimostra quanto poco avveduto e fuori dal mondo sia il nostro Tim Berners Lee italiano: intorno a me osservo continuamente ragazzi così tristemente rincretiniti dalla dipendenza da internet e cellulari, vittime di un vuoto esistenziale indotto da una societa’ consumistica e superficiale, sempre piu’ irresponsabilmente pervasiva e grama di diritti, sempre meno libera. Andrea forse farebbe bene a parlare per se stesso.
Il vizio tipico di chi crede di interloquire con un “geniaccio”: chiedergli qualunque cosa e pensare che egli possa avere grandi risposte per noi, perche’ c’ha il pallino dei numeri, il geniaccio.. ma per favore.
Per adesso parlate di sogni di una nuova rete usando l’unica Web che avete.:) Il problema con questa roba non e’ che il sogno sia realizzabile o no , o che esso sia tecnologicamente superiore. La questione e’ che Internet, come il VHS or il DVD, non e’ una invenzione potentissima grazie alla sua (assai grossolana da un punto di vista efficientistico) tecnologia… essa e’ potentissima grazie alla sua diffusione.
Lo stesso per Facebook, che mi vedo ad es. spiattellato qui a destra. Tecnicamente FB, come il sistema DNS, ha sempre fatto c*****e (ad es. fino a 2 o 3 anni fa niente privacy, oggi vittima di elementari clickjacking etc). Ma, siccome per ragioni di fortuna e coincidenza ha fatto tendenza, ormai lo usano tutti….
Su FB (e sul web cosi come noi lo accettiamo) ci sono tutti i cani ed i porci dell’universo conosciuto… e dunque essendoci cani e porci, ci vanno anche le zecche e le pulci, facendo sempre piu’ massa critica a scapito di alternative in teoria migliori. Questo non rende FB o questa reta l’apoteosi della tecnologia, ma certo una superpotenza del marketing.
NEtsukuku non funziona perche’ non fara mai massa critica – anche solo perche’ l’Italia di Berlusconi e della LEga, ignorante provincia dell’Impero, aldila delle illusioni visionarie, non sara mai all’altezza.
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