Musica, che storie!
Attratto dal titolo, è stato il mio ultimo acquisto del 2007, al supermercato, appena prima delle casse. E’ "Storytellers – La musica si racconta" (scheda e breve), di Paola Maugeri e Luca De Gennaro (MySpace), di MTV. Incuriosito perché parlavo di un’idea simile proprio poche ore prima con Alberto Cottica e perché "Musicisti che posano gli strumenti e cominciano a parlare di come nascono le loro canzoni, del loro metodo di scrittura, dei libri che amano", recitava il risvolto.
(E perché "cantastorie" mi ha fatto scintillare un’ovvia associazione di idee. E’ da qua che ha preso titolo il post dell’altro giorno. L’idea di raccontare, dialogare liberamente è quella che mi affascina di più della Blogosfera, e che mi fa passar sopra – con fatica, ammetto – a certe polemiche)
Si tratta in effetti delle interviste raccolte durante l’omonimo programma televisivo (qui il link, ma i video non sono più disponibili). Leggere e veloci, con la musica quasi in background, hanno la qualità di assomigliare a vere conversazioni. Il libro migliora man mano, offre qualche punta qua e là, e si scalda per bene in uno degli ultimi capitoli quando Paola racconta della sua Catania, la "Seattle d’Italia", che ha prodotto anche gruppi che sono diventati "lu cchiù mpurtanti dâ scena nnipinnenti, e ‘n Amèrica macari". Ammetto, non lo sapevo, ed è stata una bellissima scoperta. Segnata tra le future destinazioni.
Insomma: 12 euro non sono pochissimi, ma è una lettura piacevole.
C’è solo uno scivolone nell’intro, in cui gli autori parlano, peraltro in termini condivisibili, della crisi dell’industria musicale. Si lasciano andare a una paternale su "Non pagare la musica è furto" appena due pagine dopo aver raccontato come le case discografiche, negli anni passati, avessero drogato il mercato dei CD alzando i prezzi con costi più bassi e riempiendo i dischi di "filler", brani di qualità secondaria rispetto ai "killer", le cosiddette hit.
Be’, l’avete detto a pag. 23, secondo paragrafo: "Dopo un po’ il pubblico cominciò a stancarsi". Esatto: per cui non prendetevela con noi, se le vendite di dischi calano del 20% all’anno, con previsioni in peggioramento: "The End of the Music Industry in 2008", titola Mashable citando Downhill Battle (in cache, ché il sito mi risulta ancora irraggiungibile, mentre di loro si legge su Wikipedia).
Ora: che la pirateria sia da perseguire non c’è dubbio. Ma cosa sia esattamente "pirateria" è un po’ da discutere. Per esempio, il peer-to-peer ha delle indubbie qualità, per quanto difficili da capire, all’inizio. Mi dispiace ripetermi, ma la chiave sta nel passare dal concetto di "serie" (= "scaffale", metti e togli) a quello di "ciclo" (= "sistema"). Un esempio sta proprio nel libro, con la descrizione delle "property" musicali come MTV Unplugged (format + brand + concerti + trasmissioni tv + CD/DVD, etc) . Perché "lasciare che tuo figlio scarichi" lo spiega benissimo il Vanz. E alla fine, dieci anni dopo, lo sta capendo la stessa industria musicale. Facendo esperimenti anche controversi, come il "canone di abbonamento per la musica" proposto dalla Songwriters Ass. del Canada, osteggiato dalle label (Reuters/Billboard).
Che però non possono sottrarsi: la decisione di Sony BMG di abbandonare il DRM (Business Week) è solo l’ultima di una lunga serie. Non che il DRM sia "male" sempre e comunque – Gianluca ne ha una visione diversa, e in questo pezzo racconta uno scenario spassoso ma molto efficace, e se lo dice lui c’è da fermarsi a pensare, vedi bene i commenti – ma è certo che finora è stato applicato male e in modo sbagliato (musica a pagamento che rischi di non poter usare), favorendo il P2P (musica gratis da usare ovunque).
Insomma, io non sono un esperto e mi piacerebbe sentire cosa ne pensa chi lo è. A me non sembra una tragedia, anche se capisco le difficoltà di chi ci sta lavorando. Certo, si tratta di cambiare, e questo è sempre traumatico. Anche se, voglio dire, dieci anni dopo Napster… ;)
PS La Maugeri, che dice di non credere alla Rete, ora sta conducendo Studio 76, che ha una bella presenza su Internet: blog, Flickr, Twitter, MySpace, Facebook, etc. Niente male, anzi direi ottimo. RAI batte decisamente Telecom / MTV, e proprio in Rete.
AGG Di "digital media transition" parla anche il blog Media Industry di Gartner in questo post.
PPS E per riderci su, non posso non ripubblicare questo spoof che ho trovato, di nuovo, dal Vanz :)



















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