Morozov l’Anti-Internet, Critica A Google e Altri Libri Per l’Estate

dottavi —  5 August 2014 — 2 Comments

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All’incontro con Evgeny Morozov, già noto come “Critico dell’Internet”, sono andato molto incuriosito ma anche, devo ammettere, più che scettico: prevenuto. Sono “Un po’ stanchino” delle solite critiche facilone. Ma non è il caso di Morozov. Le osservazioni che fa sono molto piccanti. Definito su Wikipedia “A writer and researcher of Belarusian origin who studies political and social implications of technology”, è un economista di studi americani (Stanford, tra le altre) ed è quindi anche un’interessante voce fuori dal coro, oltre che persona di argomenti importanti. Legge la Rete davvero in termini di Economia, Sociologia, Politica, perfino Religione. E soprattutto si è innervosito quando gli ho citato Mc Luhan, rispondendomi stizzito: “La lettura della Rete attraverso la Teoria dei Media è limitata e riduttiva”. Perdindirindina. Interessante.

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Il punto di partenza di Morozov è che i “Difensori dell’Internet”, “Webist” o comunque li (“CI”??) vogliamo chiamare in realtà non definiscono cosa effettivamente sia l’oggetto del discorso, quando si parla della Rete. Questa è tradizionalmente descritta (anche dal sottoscritto nelle lezioni che ho tenuto per sette anni in NABA e in altri testi che ho scritto tempo fa, devo ammettere) come “Piattaforma intrinsecamente democratica”, facendone una lettura architetturale. Non ha un centro definito, cresce dalle periferie, chiunque si può collegare a costi bassissimi e con quasi zero ostacoli si può creare quel che si vuole, che sia un business, un giornale o un’opera d’arte. Good.

Ora però Morozov punta il dito sulla quantità di “strati sociali” che si sono accumulati “sopra” questa piattaforma. Appunto economici, per esempio per le grandi aziende che ricreano online le mega-corporation a cui ormai abbiamo fatto l’abitudine in tv e nei centri commerciali. Oppure politici e di cittadinanza: per esempio non solo per lo spionaggio “dall’alto” stile NSA ma il controllo incrociato tra cittadino e cittadino o la sorveglianza continua a cui siamo soggetti. Psicologici e formativi: su Internet impariamo. O meglio, sviluppiamo pratiche che ci formano, ma non ne controlliamo più il metodo. Sostituiamo i nostri sforzi attivi di apprendimento, che coinvolgono delle nostre scelte, con una fruizione passiva. E questo è l’opposto di ciò che è sempre stata la promessa di Internet.

E quindi ecco il punto: dopo più di vent’anni di Web e quaranta di Internet la società si è ricreata sulla Rete, ma ancora non ne abbiamo coscienza e manchiamo di quell’approccio che applicheremmo a qualsiasi altra società – che so, ogni paesino ha un suo sindaco, no? E non semplicemente per “governare”, che su Internet è idea sciocca, ma proprio per far sì che ci siano meccanismi di partecipazione tra i cittadini e chi prende le decisioni. Cosa che tra noi e Google / Facebook / Apple / Amazon / Microsoft. Già nelle prime pagine Internet non salverà il mondo rifila delle frasi che sembrano frustate:

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E’ giusto indurre un insieme di cittadini a comportarsi bene perché c’è un altro insieme di cittadini che li spia? E’ giusto introdurre incentivi ludici in un meccanismo che prima funzionava sulla base dell’appello ai doveri e alle responsabilità di ognuno?

Oppure

Istruzione è l’addestramento necessario a far uso di informazioni e idee.

e

Tanto più le tecnologie diventano smart, tanto più lo spazio di manovra per l’interpretazione si restringe e tende addirittura a scomparire.

Sono sottolineature importanti quelle che fa Morozov. Porsi la domanda “E’ giusto” non ha niente a che fare con la celebrazione o il luddismo verso un certo strumento. Altrettanto spostare l’attenzione dalle informazioni alla conoscenza: istruzione è “Addestramento a far uso”, non un certo quantitativo di “Informazioni e idee”. Così come l’interpretazione. Ok, la Rete ci fornisce ogni tipo di dato e conoscenza. E’ un idrante, da questo punto di vista. Ma stiamo allenando la nostra capacità di interpretare e di capire? Capire è una nostra azione. Ed è alla base delle nostre scelte, di ogni tipo: appunto economiche, politiche e così via.

Quindi Morozov (Wikipedia) alza una bandiera importante, e a prescindere dal mezzo. Ci ricorda che il nostro cervello sta nella nostra testa ed è opportuno mantenerne la proprietà. E tenerlo allenato.

– Evgeny Morozov, Internet non salverà il mondo, Mondadori Strade Blu.

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“E ora un po’ di pubblicità”, verrebbe da dire con stile televisivo anni ’60. Chi con la Rete ci porta a casa la pagnotta non può mancare i casi raccolti da Lorena Di Stasi e Leonardo Bellini. Il libro è la raccolta dei migliori esempi tratti dal loro Social Case History Forum, un evento che negli ultimi due anni ha avuto quattro edizioni.

– Leonardo Bellini, Lorena Di Stasi, Aziende di successo sui Social Media, Hoepli.

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Chi non ricorda il piccolo widget di ShinyStat? Be’ l’ha inventato Paolo Zanzottera. Oggi la sua è una affermata agenzia di Real Time Analytics con cui porta avanti anche molte altre iniziative. Quest’anno è stato Conference chair della prima edizione italiana di eMetrics – vedi – e in particolare sta approfondendo il tema della promozione delle mobile app.

– Paolo Zanzottera, Gudagnare con le Apps, Hoepli.

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Questo è perfetto per evitare i disastri di LinkedIn – vedi. Gianluigi Cogo e Simone Favaro raccolgono una serie di consigli su come interpretare gli strumenti web per gestire la propria identità in Rete. Che, nel loro caso, non riguarda solo il Personal Branding ma più in generale un uso business dei Social Media per fare, appunto, business networking. Per esempio, sei sei un Master in IT Management evita di contattarmi su LinkedIn solo per farti pubblicità. A meno che non ti piaccia quella negativa.

– Gianluigi Cogo, Simone Favaro, Business networking, Apogeo.

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Io quest’anno leggerò (anche) un libro sui pionieri della tecnologia nel… 2001. Sono le storie delle prime iniziative, o meglio persone di successo in ambito startup, innovazione, tecnologie, in Europa in quegli anni lì. Solo un nome italiano: Michele Appendino. Ricordate?

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Manca una cosa: la critica a Eric Schmidt di Google. E’ il caso del suo libro che parla della “Nuova Era Digitale” (vedi, guarda caso, su Google Books, dove se ne può leggere un estratto). Sta bene in chiusura perché perfetto contrappasso con Morozov. Quanto quello è affilato e analitico, questo è mielosamente retorico e fumoso in una serie infinita di sparate sul luminoso futuro che ci assicura il progresso (LOL) tecnologico. Schmidt, o meglio il giornalista che ha reclutato per farlo, racconta come vede il futuro degli Stati, del Terrorismo, delle Guerre, del Sè personale e delle Identità nei loro sviluppi tecnologici. Solo che nel farlo cerca di incantare: come se potessimo davvero avere i superpoteri o essere davvero in grado di controllare tutto. Insomma oltrepassa i tentativi di raziocinio del Positivismo Storico per assomigliare di più a propaganda vecchio stile, come quella Sovietica:

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Non sarà così banale. E’ importante leggere questo libro proprio perché dà un’idea, per quanto favolesca, di come Google si immagina il futuro. Schmidt si pone problemi a livello di democrazia mondiale, ha delle idee e sa cosa vuol fare. E’ oggi una specie di Soros. Per questo bisogna leggerlo: non per imparare DA lui ma per capire come ragiona e cosa dobbiamo aspettarci. Anche perché non dobbiamo dimenticare a cosa ci ha portato, giusto un secolo fa, la deriva anti-critica della celebrazione delle Macchine:

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Long live alle tinte fantasia, altroché. E, Marinetti, se potessi avrei piacere a premiare il tuo talento così:

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
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naqeb
naqeb

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