In Mediateca, Milano, aspettando l’inizio dell’ultimo Meet The Media Guru del 2008, con Joi Ito. Pubblico vario: un po’ habituee di questi eventi, un po’ del giro della Rete e qualche autorità – il che forse è buon segno. Un mixclaje che promette bene. Di Joi ho parlato spesso.
Il racconto che fa lui della storia e dei motivi dello sviluppo di Internet è impagabile. Giusto uno shot: “The reason why the Internet won is because it had a much better model for innovation”. Dice questo confrontando i modelli di innovazione giapponesi ed europeo, che nei primi anni ’90 prevedevano la creazione di mega-progetti con finanziamenti multimilionari. Il “costo del fallimento”, in quei casi, era straordinariamente alto, le barriere all’accesso altrettanto complicate, e lo sviluppo di un ambiente competitivo vivace (“vibrant“) impossibile.
Al contrario, grazie a tecnologie e modelli aperti, l’innovazione digitale ha creato dinamiche di sviluppo più veloci e dai risultati significativi. L’esistenza di standard non proprietari e i bassi costi all’ingresso ha permesso una sperimentazione continua, con bassissimi costi di fallimento. Quella che segue è la slide principale, che delinea gli “strati” della Open Innovation:

Da notare che Joi, che è oggi un venture capitalist, non fa queste affermazioni per questioni di principio, ma per puro business: in un modello di questo tipo si genera più ricchezza – non solo economica, ma soprattutto culturale e sociale, il che a sua volta alimenta lo sviluppo. Insomma i punti alla base delle sue considerazioni della validità di questo modello sono:
- Puoi essere molto giovane. Anche i ragazzi dell’università possono provare a realizzare le loro idee. Cfr. Sergey Brin e Larry Page.
- Non devi chiedere permesso. La Rete è “Open by nature“, per la sua peculiare architettura, e per funzionare deve rimanere così.
- Non c’è bisogno di controllo. Anzi: è controproducente. “Controllo” in questo contesto si riferisce ai mega-progetti top-down, in cui si pretende di definire cosa va fatto e come, da parte di gruppi estesi e strutturati. Non funziona. In un ambiente aperto in cui tutti possono sperimentare, invece, le idee nascono e si sviluppano in numero e qualità superiori.
- Devi provare. L’innovazione è spesso impredicibile, essendo spesso disruptive e non-lineare. Ma meno di quanto si possa pensare: segue cioè cicli e fasi. Per capirli e individuarli puoi solo provarci, farlo.
Vedi anche: Joi Ito a More Than Zero.
Nota: Dopo il salto i link ai commenti su Friendfeed e le slide di Ito.
Marco Massarotto ha fatto un Friendfeeding straordinario, ci sono tutti i punti salienti. A questo indirizzo.
Quelle che seguono non sono ancora le slide che ha presentato, ma le prime 50 più o meno coincidono.












[...] ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è [...]
[...] anche: Joi Ito a Meet The Media Guru. Salva o condividi il post come [...]