In Mediateca, Milano, aspettando l’inizio dell’ultimo Meet The Media Guru dell’anno, con Joi Ito. Pubblico vario: un po’ habituee di questi eventi, un po’ del giro della Rete e qualche autorità – il che forse è buon segno. Un mixclaje che promette bene. Di Joi ho parlato spesso. Problemi di banda, spero di riuscire ad aggiornare. Aggiungo qualche nota "a freddo".
Il racconto che fa lui della storia e dei motivi dello sviluppo di Internet è impagabile. Giusto uno shot: "The reason why the Internet won is because it had a much better model for innovation". Ha detto questo confrontando i modelli di innovazione giapponesi ed europeo, che nei primi anni ‘90 prevedevano la creazione di mega-progetti con finanziamenti multimilionari. Il "costo del fallimento", in quei casi, era straordinariamente alto, le barriere all’accesso altrettanto complicate, e lo sviluppo di un ambiente competitivo vivace ("vibrant") impossibile.
Al contrario, grazie a tecnologie e modelli aperti, l’innovazione digitale ha creato dinamiche di sviluppo più veloci e dai risultati significativi. L’esistenza di standard non proprietari e i bassi costi all’ingresso ha permesso una sperimentazione continua, con bassissimi costi di fallimento. Quella che segue è la slide principale, che delinea gli "strati" dell’Open Innovation:

Da notare che Joi, che è oggi un venture capitalist, non fa queste affermazioni per questioni di principio, ma per puro business: in un modello di questo tipo si genera più ricchezza – non solo economica, ma soprattutto culturale e sociale, il che a sua volta alimenta lo sviluppo. Insomma i punti alla base delle sue considerazioni della validità di questo modello sono:
- Puoi essere molto giovane. Anche i ragazzi dell’università possono provare a realizzare le loro idee. Cfr. Sergey Brin e Larry Page.
- Non devi chiedere permesso. La Rete è "Open by nature", per la sua peculiare architettura, e per funzionare deve rimanere così.
- Non c’è bisogno di controllo. Anzi: è controproducente. "Controllo" in questo contesto si riferisce ai mega-progetti top-down, in cui si pretende di definire cosa va fatto e come, da parte di gruppi estesi e strutturati. Non funziona. In un ambiente aperto in cui tutti possono sperimentare, invece, le idee nascono e si sviluppano in numero e qualità superiori.
- Devi provare. L’innovazione è spesso impredicibile, essendo spesso disruptive e non-lineare. Ma meno di quanto si possa pensare: segue cioè cicli e fasi. Per capirli e individuarli puoi solo provarci, farlo.
Nota: Marco Massarotto ha fatto un Friendfeeding straordinario, ci sono tutti i punti salienti. A questo indirizzo.
Sorry, ieri sera non riuscivo a collegarmi. Quelle che seguono non sono ancora le slide che ha presentato, ma le prime 50 più o meno coincidono.















Il post coglie solo alcuni degli aspetti della presentazione di Ito. E’ ovvio che ognuno guarda alla realtà con i propri occhiali. Penso valga la pena di aggiungere alcune notazioni di tipo “economico” sulla falsariga di quanto Ito ha detto nella sua presentazione.
1 – L’incapacità, quasi strutturale, di strutture governative o paragovernative, di generare e diffondere innovazione. L’esempio del protocollo X.25 per la comunicazione tra reti aziendali è stato portato come caso emblematico: lento, costo da organizzare e costosissimo da implementare da parte delle aziende. Gli utenti finali neanche presi in considerazione. Altro esempio lo sviluppo del sistema operativo Linux. Il messaggio quindi è: l’innovazione viene dal basso non dai programmi governativi.
2 – Il basso livello di investimento iniziale attualmente richiesto per partire con uno start-up nel mondo internet comparato con i costi di avviare aziende in altri settori o nello settore internet rispetto al 1998- 2000.
3 – Bisogna includere la possibilità di fallimento dell’iniziativa nel novero degli eventi altamente probabili senza per questo generare senso di negatività. Il 95% dei progetti opensource fallisce. Ma il 5% di successi in alcuni casi ha prodotto cambiamenti epocali.
Ritengo inoltre che le notazioni di Ito a riguardo della privacy e della piracy, pensando sopratutto ai ragazzi, dovrebbero il soggetto di una partecipazione riparatoria e benemerita a Porta a Porta, per tutte le rozze stupidaggini dette a riguardo di Internet durante questa trasmissione.
Bello il commento di Piero! Ma – a proposito degli occhiali con cui ognuno legge realtà e presentazioni di Joi Ito – io non ho letto nella discussione sulla struttura dell’innovazione una contrapposizione governativo-privato, ma una chiuso-aperto. Ehi, Internet è un progetto governativo! Internet non l’ha mica inventata un’azienda, l’ha fatta il governo federale americano. E infatti Ito ha citato, come esempi di sistemi chiusi, onnicomprensivi e non interoperabili, soprattutto le reti delle Telcom, che sono in maggioranza private.
Ola! Peccato non aver potuto partecipare!
Seguo Joi da molti anni ormai, ed è sempre un piacere ascoltarlo. Credo il punto focale di questo momento della sua evangelizzazione sia proprio l’apertura al fallimento.
ehila scusate ritardo
bru: c’è una legge matematica – ma vatti a ricordare dove ho scritto l’appunto – che tenta di descrivere una ratio sensata tra riuscita / fallimento di aziende in un sistema di innovazione. è sicuro che una percentuale di fallimento è congenita a questo tipo di sistemi. ma non si è forse sempre parlato di rischio imprenditoriale? la cosa interessante è che a livello di sistema hai MOLTA innovazione a BASSO COSTO, per i motivi che dici
Alberto: non so cos’ho combinato, ma io non volevo parlare di governativo / non governativo, bensì di progetti di innovazione top down vs. ambienti aperti in cui l’innovazione non è neanche gestita, perché emerge per dinamiche proprie. in Eu (ricordi che ha citato Int Telco Union etc) abbiamo visto invece grandi progetti che cercavano di definire quali fossero “le nuove frontiere” ma, a parte il caso isolato dello standard GSM, non hanno prodotto grandi risultati
piero: ehila, piacerissimo ritrovarti e grazie per le puntualizzazioni, preziosissime. si il post prende solo alcuni spunti, anche perché se davvero scrivevo tutto quel che mi veniva nn finimo più :D
Grazie dellink e dello “straordinario”, in realtà ho solo condiviso “live” le mie sensazioni per tutti gli amici che non c’erano e che tante altre volte lo hanno fatto per noi.
eh ma era bello :)
Sul tema dell’innovazione privata o governativa avete visto le dichiarazioni del ns. Presidente del Consiglio che vuole regolamentare Internet nel prossimo G8/G20. E’ fantastico pensare che un magnate televisivo e premier di un paese arretrato su Internet (ultimi dati Eurostat) voglia mettere in agenda questi temi. A Genova si chiama “cercare il male come il medico…”
[...] ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è [...]
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Ispirazioni
— Bertrand Russell
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A cura di Alberto D'Ottavi. Mi trovi anche su:
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