Marco Palombi (Splinder): “Web 2.0 vuol dire popolare la Rete solitaria”

dottavi —  8 March 2006 — 6 Comments

Questa la prima intervista a Marco Palombi, raccolta nei primi mesi del 2006. In questa pagina le novità relative all’iniziativa Face2Face presso l’Ambasciata Americana.

Web 2.0? “Si tratta di mettere assieme le persone, non fare client/server”. Potenzialità? “Sta nascendo un modello nuovo e diverso”. Splinder? “Un business ancora in cerca di un modello esplosivo”. E questo è forse l’unico vero e proprio understatement di Marco Palombi, fondatore prima di Tipic e poi, appunto, di Splinder, ovvero di quella che oggi è la principale piattaforma per blog in Italia, in grado di ben competere anche sullo scenario internazionale.

Understatement perché i numeri parlano da soli. Splinder, a febbraio, ha raggiunto i 170.000 blog, con cinque milioni di post, 14 milioni di commenti, 26 milioni di pagine viste, 250.000 utenti iscritti e 4,2 milioni di visitatori (utenti unici). Con un trasferimento dati di circa due terabyte al mese: 2.000 gigabyte plain text trasmessi tra chi legge o scrive e i server.

Sarà anche vero che il modo migliore per generare revenue è ancora – in parte – da definire. Però molte idee sono già pronte, e verranno introdotte nella nuova versione della piattaforma, proprio questo mese. Per esempio, oltre a estendere le funzioni base, Splinder offrirà anche nuove feature (per esempio pagine statiche per creare siti, o la moderazione preventiva dei post nei blog-multiautore) gratuitamente se si accetta la pubblicità, o a pagamento con l’abbonamento “Pro”.

Sarà anche vero. Ma l’importante, in questi casi, è aver chiara la strategia, i principi fondanti. E Ocrampal (il nickname con cui Marco blogga da tempo) ha le idee molto, molto chiare. Da anni. Si può dire dal 2001, giusto per fissare una data, che è quando ha scritto l’intervento dal titolo “The Lonely Net” sul suo primo blog. Ora si trova su The Internet Archive, linkato anche dal suo blog. È in quel periodo che gli viene in mente la necessità di unire le potenzialità comunicative dell’instant messaging (con i suoi soci aveva già sviluppato Tipic) al content management.

Più o meno da questo, salvo i dettagli, nasce Splinder, che, più che raccogliere, interpreta e guida il fenomeno blog: “Qui sta nascendo un modello diverso, fatto più dagli utenti che dagli editori. Prima era tradizionale, si era solo portato on-line il modello broadcast”, afferma. Il blog, l’Internet partecipativa, la Rete delle persone è invece un vero cambiamento. Si tratta di popolare la Rete solitaria, e ripensarla ribaltandola upside-down.

Quello che segue è un transcript più “classico” della piacevolissima chiacchierata che ho avuto modo di fare con lui e con Roberto Lo Jacono.

Come spieghi tanto successo?
In effetti, in termini di contenuti, numeri così sono paragonabili a quelli di Repubblica e Corriere on-line. Però loro devono sorreggersi con il marketing. Qui sta invece nascendo un web diverso, fatto più dagli utenti che dagli editori. Il modello di prima era tradizionale, broadcast. Qui invece sono gli utenti a produrre contenuto in prima persona, e inoltre si auto-creano il consenso [tramite i commenti, ndr].

Un’alternativa all’informazione tradizionale?
Non è questo il problema. Nei primi tempi del blog l’unico paragone era “cos’è il blog rispetto al giornalismo”. Invece questo tema interessa proprio poco. La maggior parte dei blogger utilizza questo sistema come strumento di comunicazione. È un altro modo, nuovo, di parlare di ciò che interessa. Si crea aggregazione con chi ha stessi interessi, si condividono esperienze, si trovano interlocutori e si fa amicizia. Ci sono persone che si sono conosciute sui blog e vanno insieme a cena. Si parla anche di free flirting, il corteggiamento gratuito in alternativa al dating a pagamento tramite Meetic e servizi simili.

Una rivoluzione?
Internet è stato sempre così. Il blog ha portato la “piazza”, intesa come luogo di incontro, intorno a uno spazio virtuale. E’ il primo strumento che riesce a far venire fuori bene l’aggregazione. Anche perché è più facile aprirsi con persone lontane che con il vicino di casa. È più difficile che quest’ultimo abbia i tuoi stessi interessi.

Pensi che Internet cambi la vita delle persone? Come la tv che “rende famosi”?
Non farei paragoni diretti tra tv e blog. Nel primo caso l’editore decide il format, chi partecipa, chi vince e chi perde. Su Internet è l’opposto, perché tutto si crea sul momento, tramite l’interazione tra le persone. Ma certamente cambia la vita. Il blog ha una connotazione sociale, che puoi declinare in tutto: dai ragazzi che lo usano per organizzarsi le serate, a persone con interessi comuni, a professionisti che ne fanno uno strumento di lavoro.

Com’è nata l’idea di Splinder?
Nasce da un post che scritto sul mio primo blog nel 2001. Si intitolava “The lonely net”, la rete solitaria. Ragionavo sul fatto che visitando i siti si era soli, e veniva spontaneo chiedersi cosa stessero facendo gli altri. Nel frattempo, insieme ai miei soci, avevo già fatto Tipic e il suo instant messenger. Così ho pensato che il modo per risolvere il problema della “lonely net” fosse mettere insieme l’instant messenger e i contenuti, il web. Ed è questo il significato di ciò che viene chiamato “Web 2.0”: si tratta solo di mettere in contatto le persone, non fare “client / server”.

Ci saranno novità su Splinder?
Una nuova versione del sistema è prevista per marzo. Sarà possibile creare veri e propri siti con pagine statiche, e questo servizio sarà offerto gratuitamente se accetti la pubblicità, o a pagamento. Sarà possibile creare un sito professionale senza neanche far sapere che è su Splinder. Sui blog sarà potenziata la possibilità di avere più autori con la moderazione preventiva. E saranno aggiunte altre nuove feature.

In conclusione?
In conclusione, quando apri un blog, alla fine vuoi ricevere il primo commento, incontrare qualcuno. Su Splinder succede che se tu lasci un commento su un blog altrui, nel 50% dei casi il proprietario di quel blog lascerà un commento sul tuo.

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
6 comments
Giovanni B.
Giovanni B.

Scherzi a parte, nella mia ignoranza non ho mai dato un'occhiata sufficientemente approfondita a Gmail. Resta comunque il fatto che rimane essenzialmente un motore di ricerca, anche se mette una chat e o un forum. Continuo a non vedere il "perchè" ma soprattutto il "come" Splinder potrebbe diventare un "Virgilio", ma soprattutto non comprendo in quale ottica... forse è troppo futuro perchè riesca a fare una simile astrazione, eheheheh ;)))

hexholden
hexholden

tipo quella che hanno integrato in Gmail, dici??? ;)))

Giovanni B.
Giovanni B.

Mah, ti dirò che secondo me sì, è azzardato. In primis perchè obiettivi e presupposti sono differenti. Splinder è un sito specializzato che offre una piattaforma blog molto apprezzata, e lo stesso Blogger. Hanno la loro kill application nella piattaforma blog... Senz'altro ai portaloni piacerebbe avere la piattaforma blog di Splinder o Blogger, ma non penso che questi ultimi vogliano diventare dei portaloni.Non ne vedo l'esigenza e l'opportunità: tanto per incominciare perchè c'è troppo intorno da costruire... per cosa poi?E' un po' come chiedere a Google se è interessato a sviluppare una bella chat...

hexholden
hexholden

eheh. sacrosanto. c'e' qualcuno che potrebbe raccontarne di cotte e di crude su cosa succede nei grandi portali... ah.domanda: ma e' azzardato pensare che splinder, blogger e compagnia bella possano diventare i virgilio, aol del futuro?

Giovanni B.
Giovanni B.

Mi pare anche una dimostrazione e una rassicurazione del fatto che i servizi fatti bene riescono a battere i serevizi fatti meno bene, anche quando dietro a questi ultimi ci sono nomi altisonanti: Telecom Italia, Wind, Tiscali... che evidentemente in quanto a piattaforma blog non reggono il confronto con altre realtà come Splinder, Blogger, ecc.