Live from Web 2.0 Expo Berlin

dottavi —  5 November 2007 — 5 Comments

Web 2.0 Expo BerlinUPD Stanno arrivando le presentazioni, su SlideShare. Qui le mie foto., da cui si trovano anche quelle del tag ufficiale web2expoberlin. Di seguito il report della prima giornata.

Arrivati, preso posto, siamo con David Orban, Luca Conti e Giorgio Montersino alla session “Be like the Internet: Collaborative, Disruptive, Networked” di Scott Hirsch di Mig5. Workshop molto basico: da Google ai principi del Web 2.0.

David nel suo live blogging segnala anche una presentazione di argomento affine. Altro da Luca. Nel frattempo incontro Luca “Hikari” Sartoni. Sabato ho anche incontrato Luca Zappa.

Grazie a un twit di Marco Formento lo raggiungo alla sessione “Building Social Applications” di Stowe Boyd. Ammetto che non avevo mai visto il suo blog, e me innamoro subito. Ecco perché la sala è affollata, siamo seduti per terra.

12:15 Stowe è coinvolgente ed esplicativo, da vero “guru”. Qualche frase a effetto: “you don’t have to make money… first”; “large groups produce a lot of ideas, small groups produce good ideas”; “dont’ call it user-generated content, we’re not “users”: let’s call it indigenous content”. Durante il suo speech ottimi spunti sull’importanza del design di interfaccia, sistemi e, soprattutto, delle interazioni tra utenti, il tutto improntato a semplicità, immediatezza, efficacia. Ora, alla fine della mattinata, ha diviso i partecipanti in gruppi dando il “compito” di fare reverse engineering di Dopplr. Ora una affollata line di “spokepersons” improvvisate stanno presentando le loro idee in modalità “elevator’s pitch”.

12:40 Ancora da Stowe, si sta parlando dell’integrazione di funzionalità transazionali all’interno di comunità 2.0. In effetti questa è roba sottovalutata, a occhio. Ma l’idea qui (il che spiega il perché di “don’t need to make money at first”) è capire davvero il profilo dei partecipanti a un network. Non rispetto alla loro descrizione, ma alle loro attività. Piccola soddisfazione personale: mentre parla io penso a Last.fm, e lui la cita la slide dopo :). Penso anche a come funziona bene Gmail (da usare sempre via web, sennò che senso ha), e di come sia davvero pertinenti le pubblicità là sopra. Così mi viene in mente questa frase: “The next magic will be to know what you want without knowing who you are”, come approccio opposto al profiling classico. Make sense?

13:45 Alla sessione di Dion Hinchcliffe su “What is web 2.0″. Nuova “working definition”, Tim O’Reilly: “Networked applications that explicitly leverage network effects“. Ora sta parlando – con una decisa intensità, direi appassionatamente – del “remix di Internet”, la creazione di applicazioni mash-up e tramite widget (eheh :)

17:15 Comincia O’Reilly. Incredibile quanto sia “passionate”, ha il carisma di un grande. Stile californiano moderno, pantaloni con i tasconi e maglione, ha iniziato raccontando quante siano le innovazioni che vengono da una cultura “hacker” in senso esteso e originario, spinto dal desiderio di capire come funzionano e migliorare le “cose”.

PS Nota di colore: fa un po’ effetto veder funzionare tutto. arrivi in Fiera con la metropolitana, fai pochi passi ed entri, e tutto è chiaramente indicato con dei cartelli. Sinceramente credo che la cultura dei cartelli – un’importante interfaccia anche quella, no? – in Italia manchi un po’ :)

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
5 comments
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alberto
alberto

ehila ciao, grazie a tutti :)su stowe boyd ammetto di aver forse peccato di superficialità, gli ho dato solo un'occhiata veloce, my fault, anzi grazie mille per la correzione - uau, l'intelligenza collettiva :DDD

Dario Salvelli
Dario Salvelli

Ti leggo con piacere,peccato non esser lì. Nel blog di Boyd trovai anche io qualcosa di interessante,qualche spunto,ma per il resto concordo un po con Alberto pur precisando che non sono un suo assiduo lettore (non si possono leggere miliardi di feed).

Alberto Cottica
Alberto Cottica

Wow, bel reportage, grazie! (ma il blog di Stowe Boyd mi sembra un po' aria fritta, cos'è che ti piace tanto?)

alberto
alberto

trying to do my best, pal... :)

antonio
antonio

go on reporting, my friend :)