LeWeb07 – Seconda giornata

dottavi —  13 December 2007 — 1 Comment

Anina Ieri ho avuto da fare – anche per scrivere questo e questo, che sarebbe un’intervista a Dan Rose (foto), vp business development di Facebook – e ho perso molti interventi. Sono riemerso a fine giornata in tempo per sentire Joi Ito (blog) fare un appassionato intervento su World of Warcraft e i MMPORG – Massively MultiPlayer Online Role Games, ne parla anche Kurai. Avevo letto di Ito e lo conoscevo per temi di progettazione in senso esteso, ma non capivo bene il perché della sua insistenza su WoW. Poi la frase illuminante:

These environments are metaphors. We look at new behaviours, like the ones from kids, and then try to apply them to humans“.

Bam, fulminato. Magari succedesse anche da noi. E il bello è che lui l’ha presentato come se fosse la cosa più semplice del mondo: “Non possiamo mica applicare ai giovani i modelli degli adulti, no?”. That’s it. Ciò che lui studia, quindi è la “Amateur revolution“, il mondo che sta spuntando dalla Coda Lunga.

Stamattina ho avuto la fortuna di fare incontri interessanti. Il primo è stato con Anina, ragazza fantastica e geniale (mie foto qui, altre qui), tale da meritare un post a parte. Ne aveva parlato alter qui.

Me and Loic Le Meur Poi Loïc Le Meur, organizzatore della conferenza, che si è detto soddisfatto di come è andata. “I think it has an impact”, ha affermato. “There are lots of companies from many countries, speaking different languages”, un tema a lui caro anche perché non manca mai di ricordare i business nati qui, nelle passate edizioni. Gli ho chiesto se secondo lui c’è il pericolo di una “bolla 2.0″ e ha affermato con convinzione “No”. Le 33 start-up della competition sembrano dargli ragione, ma, anche se non smetto di ricordare che tecnicamente di bolla non si può parlare, io mi permetto di dissentire. Ora le iniziative tendono a verticalizzarsi sempre più, e anche se in questo modo possono guadagnare in efficacia, rischiano di sovrapporsi sul mercato e non raggiungere così economie di scala. Mi domando quindi quante start-up di oggi ritroveremo come aziende consolidate domani.

Sempre illuminante David Weinberger, anche per la disponibilità e l’ironia. Su stabilità e validità del momento che stiamo vivendo si è limitato a ricordare come i cambiamenti avvengano prima lentamente e poi rapidi, con il punto di domanda sul quando si verifichi il cambio di ritmo. In ogni caso, ha continuato “There’s a lot of people moving in the same direction”. E una certezza: che “The tail is just a fact, it’s a market, it’s inevitable”. Ci stavamo riferendo ovviamente alla teoria della Long Tail di Anderson. Affermazione che potrà far inarcare le sopracciglia agli scettici, ma che invece è sempre più ovvia, è che oggigiorno Business models comes second. Increduli? Ahah. Invece funzionerà.

Doc Searls E’ stato Doc Searls, tra le altre cose co-autore di Cluetrain Manifesto con Weinberger, a darmi la chiave per capire (anche) questo. “The value chain”, ha affermato, “will be replaced by the value constellation. Fantastico, anche perché, scusate se me lo dico da solo, mi capita spesso di fare lo stesso ragionamento, con clienti, partner, amici etc. Oggi non si può ragionare facendo riferimento a un “segmento lineare” di realtà, lungo il quale compiere delle azioni e aspettandosi delle immediate reazioni. Metti il pacco sullo scaffale, fai pubblicità, vendi i pacchi, e ricominci. Non funziona più così. Oggi bisogna ragionare in maniera sistemica, in cui ogni elemento partecipa a un ciclo o, appunto, fa parte di una costellazione. Ecco quindi perché, ha continuato Searls, nasce il Because effect: “Capiterà più spesso di fare soldi “a causa di” qualche azione che compiamo, piuttosto che “con” ciò che facciamo”. E il concetto è simile a quello che ho definito il “marketing ortogonale” dei blog.

Be’, mi fa piacere aver capito qualcosa ed essere riuscito anche a fare qualche addizione per conto mio. Searls, che invece è migliaia d’anni avanti, ha esteso il concetto. Premesso che il suo ragionamento verteva su una sua predizione, e cioè che “La pubblicità come la conosciamo ora è destinata a sparire”, modello Google AdSense compreso, ha affermato che Dovremo far incontrare “The living web” con la value constellation, e trovare quindi forme completamente nuove. Anche perché il centro dell’attenzione non sono più il prodotto, il brand, l’azienda, bensì “The individual is the real platform”.

Ora si capisce perché i business model, i conti a brevissimo termine, non sono sempre importanti? Perché qua si tratta di ridefinire le logiche. Si tratta di uscire definitivamente dal ‘900. Un compito arduo ma inevitabile.

Ho aggiornato le foto, che si trovano a questo tag.

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
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