E’ una cifra di tempo che avevo in canna una puntata su Ning. E’ giunta l’ora, viste le novità che stanno per lanciare: applicazioni condivisibili di foto- e video-sharing. Qua lo scoop di OM (con una piccola svista), i commenti di Battelle. Ning è veramente la besta più strana della Rete. Si sarebbe portati a sottovalutarlo, se non fosse che il co-fondatore è Marc Andreessen, ricordate?[//]
Quel ragazzino che nel 1992 ha sviluppato Mosaic (Flickr foto qui), il browser grafico, aggiungendo colori e immagini all’HTML testuale di Tim Berners-Lee. Su Ning si sarebbe portati a scivolare, se i numeri che fanno non fossero incredibili, come mi ha raccontato il loro Chief Software Architect che ho incontrato alla Java Conference qualche mese fa… Davvero una bella bestia (Ning, non lui).
Ning è l’estremo limite del social sharing – e nello stesso tempo incredibilmente “etica hacker”, là dove è cominciato tutto. Permette la condivisione di applicazioni. Ne trovi una che ti piace, te la “cloni” creandone un’altra personalizzata che viene ri-condivisa, e via. E’ il massimo possibile del “dare la piattaforma”. E funziona, stando a quel che mi ha detto Brian McAllister, appunto il loro CSA: sono andati on-line nell’ottobre del 2005 con circa 21 applicazioni scritte da loro. Quando ci siamo parlati, all’epoca della Java Conference (giugno?), ne avevano 14.000. La piccola svista di OM riguarda il fatto che in realtà è da mesi che offrono servizi Pro a pagamento, però a Ning pensano che il grosso delle revenue verranno dalla pubblicità.
Ma la chiacchierata con Brian merita un post tutto suo. Ormai che ci sono, colgo l’occasione per lanciare in the wild una robina che ho fatto giusto per sperimentare: Web20ita.Ning.com. Mi serviva come blocco d’appunti per tener traccia, in un listing italiano che mi risulta non esista ancora, delle applicazioni Web 2.0. Il bello delle cose Ning è che sono aperte, nessuno ne ha esattamente la proprietà. Perché farlo, quindi? Ma per partecipare, of course. Mi sembra molto più divertente sbattersi a inserire i dati in un’applicazione la cui proprietà è diffusa, di ciascun utente, di tutti, che in una, per esempio, di un portale.


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